Rispondi a: ECCE QUAM BONUM ET QUAM IUCUNDUM HABITARE FRATRES IN UNUM

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ippogrifo11
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Purtroppo, essendo per naturale inclinazione “serioso”, anche se mi riconosco una discreta propensione all’ironia, devo ammettere che non mi diverto nel leggere sproloqui dettati dall’ignoranza più becera e spesso dalla malafede, specie quando a esser presa di mira è la storia della nostra Schola; così come non mi diverto nel prendere visione di video farneticanti e farciti di falsità sia storiche che concettuali. Quasi sempre, in queste circostanze, quando non si tratta di indifferenza, il sentimento prevalente è quello della commiserazione, mentre la conseguenza è il rafforzamento della convinzione a tirare diritto. Tuttavia non posso non raccogliere l’invito dell’amministratore e così provo a muovere qualche passo sul terreno del semi-serio ma non troppo, ricordando e raccontando un aneddoto estratto dal sacco dei ricordi della mia esperienza massonica, vissuta e conclusasi molti anni addietro. Riporto l’aneddoto perché credo che non sia poi del tutto estraneo a certe situazioni che si possono registrare al giorno d’oggi. L’aneddoto è il seguente: nel corso di una cerimonia di iniziazione, dove l’aspirante neofita, rigorosamente bendato come voleva la cerimonia, era una persona di una certa età e di nazionalità non italiana, quindi con qualche comprensibile difficoltà linguistica, alla domanda del Maestro Venerabile: “Profano, cosa avete sugli occhi?”, il malcapitato, male intendendo il suggerimento che gli veniva sussurrato all’orecchio dal suo accompagnatore, rispose senza esitazione: “Una belva”, invece che “una benda”.
Ora, al di là del lato umoristico della cosa, riporto l’episodio perché lo stesso mi induce a una riflessione:la “benda” che, come è facile intuire, doveva rappresentare l’ignoranza che ottenebra la vista del non iniziato, si trasformò, per mero fraintendimento, in una belva, ossia nell’emblema di quanto c’è di più aggressivo in natura. E non è forse vero che l’ignoranza porta non di rado a diventare aggressivi, specialmente quando si sa o si “sente” che non ci è dato di mettere le mani su qualcosa che non ci appartiene? Il web, e non solo, mi pare ci offra numerosi esempi di come la benda si trasformi in belva affamata che però, assai verosimilmente, è destinata a rimanere tale.
Buona serata a tutti i frequentatori del sito.

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