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Buteo
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In merito alla domanda di Mandragola11 (post 25/02) segnalo il link a un’intervista rilasciata dal Premio Nobel Max F. Perutz (1914-2002), scopritore della struttura della molecola dell’emoglobina.
https://docs.google.com/file/d/0Bybx8srgUdAYUHdnbG14ZWFLdzQ/view
Lo scienziato riconosce, tra un sasso e l’uomo, una differenza soltanto nell’ordine della complessità: molecole semplici, con numero limitato di atomi, nella materia ‘inorganica’ versus molecole pesanti e complesse nella materia ‘organica’.
Il criterio con cui le scienze biologiche differenziano il vivente dal non vivente è essere strutturato in cellula. La cellula consiste in un’entità funzionale, dotata di un patrimonio genetico, inscritto nel DNA, per la codifica delle molecole necessarie a tutti i processi metabolici che avvengono nei vari organuli citoplasmatici (lisosomi, reticolo endoplasmatico, vacuoli, mitocondri, cloroplasti, ecc.) e per la riproduzione cellulare.
Gli organismi unicellulari consistono in una sola cellula; gli organismi pluricellulari formano un’unità complessa con organi apparati tessuti, come vediamo negli animali e nell’uomo.
È considerata vivente quell’entità che nasce, che possiede un corredo genetico atto alla sintesi proteica, che ingloba nutrienti, che è strutturata per generare, al suo interno, energia e molecole per le proprie funzioni metaboliche, che cresce, si riproduce trasmettendo i propri caratteri e muore.
Strutture quali i virus, che sono formati da DNA o RNA, ma privi di citoplasma, i prioni, che sono complessi proteici (responsabili di malattie del Sistema Nervoso Centrale, come il ‘morbo della mucca pazza’), i plasmidi, che sono filamenti di DNA in grado di diffondere tra le cellule batteriche, non sono nella tassonomia classica ricompresi fra gli esseri viventi, perché non godono di queste caratteristiche.
Il limite fra organico e inorganico è una convenzione, nota Ippogrifo11 (post 26/02), che individua nel moto la possibilità di ‘assemblarsi in forme e strutture funzionali via via più complesse, sino al punto di riprodurre sé stesse’.
Per Perutz, e per la scienza, rimane l’enigma di fondo: ‘come si poterono sviluppare molecole di acido nucleico senza le proteine, e come si poterono sviluppare proteine senza l’acido nucleico?’ essendo la sintesi proteica e la struttura cellulare nel suo insieme determinata dal DNA, e il DNA sintetizzato dalla cellula. Wiwa70 ci segnala (post 24/02-scienza) la recente scoperta per cui la proteina amiloide sarebbe in grado di riprodursi indipendentemente dal DNA. Notizia che, se confermata, lascia sperare in un passo avanti nel comprendere cosa portò la materia a strutturarsi in ‘quelle particolari aggregazioni atomiche e molecolari cui diamo il nome di “materia organica”, substrato indispensabile alla manifestazione dei fenomeni vitali’ (Ippogrifo11), come per convenzione definiti.
Scoprire le cause e le trasformazioni che portarono gli atomi ad assemblarsi nelle forme particolari della cellula è ciò a cui mira la scienza.
Riguardo alla vitalità della materia, se l’Ermetista afferma ‘che tutto è vita’, lo Scienziato deve dimostrarlo. Può intuirlo ma non può asserirlo se non dopo aver prodotto risultati controllabili o aver sviluppato una teoria empiricamente significativa.
A noi, ai quali sono date ‘le chiavi per acquisire attraverso la pratica la coscienza del perché e del percome’ (Mandragola11) si apre la possibilità di verificare che quanto trasmesso dal Maestro Kremmerz e riportato da Tanaquilla9 (post 26/02) sia vero, perché oggi possiamo osservarlo nella materia svelata dall’indagine microscopica e ultramicroscopica, in cui riconosciamo come ‘gli elementi che costituiscono la materia in tutti i regni siano sempre gli stessi’ (Flewrdelys 26/02).

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