Rispondi a: NUOVE FRONTIERE DELLA MEDICINA

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garrulo1
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Nel post di Tanaquilla del 6 febbraio, compare una estrapolazione dei “Pensieri” di Marco Aurelio nei quali, il terapeuta, è nella vita pratica l’uomo “attento alla sola divinità che abita in lui per circondarla di un culto sincero”, e, come logica conseguenza, la therapia è il “conservarsi puro da ogni passione, dall’irriflessione e dall’umore per ciò che proviene dagli dei e dagli uomini”. Pare proprio che tale modo di concepire esistenza e terapeutica, sia in perfetta sintonia con la Scuola Pitagorica, perché mi ha fatto tornare in mente un passo dei Versi Aurei, che cito per come rammento: “e poi avvezzati nel dominare (in sequenza) e il ventre, e il sonno, e la lussuria e l’ira”. Sicuramente l’ordine progressivo delle temperanze in questione ha una sua logica, la presa di distanza dalle passioni in gioco sono presenti in entrambi i contesti, e, nella Terapeutica Ermetica, il ruolo di tramite è di volta in volta più conforme alle Leggi di Natura, per quanto ogni Essere in Cammino è stato in grado di purificarsi, eliminando fisicamente le ostruzioni/sovrastrutture, che possono creare qualche costrizione nella naturale fluttuazione dell’energia terapeutico evolutiva, finalizzata, proveniente dal Centro Emanatore, ma che appunto, Ritualmente finalizzata, raggiunge sempre il bersaglio, rappresentato dalla persona che ha coscientemente richiesto l’aiuto terapeutico.
Buona serata a tutti.

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