Rispondi a: La Scienza Ermetica nelle Arti

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tanaquilla9
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Un libricino “Il senso artistico degli animali” di Etienne Souriau suggerisce che la Vita sia la prima artista. Vi sono fenomeni estetici-artistici di cui l’animale è individualmente causa e produttore. Queste attività affondano le radici nella vita organica il cui il fatto estetico è già presente. Riporto, sintetizzando, alcune considerazioni interessanti. “Non è all’istinto artistico del pavone che bisogna rendere gli onori. Tutto ciò è opera in lui della natura, il pavone utilizza la sua bellezza come un coreografo. Con l’attività del ragno, che trae dalla propria sostanza la seta di cui è fatta la sua tela, si inaugura la separazione fra l’opera e l’artista (l’artigiano se preferiamo): il ragno è l’artista, la tela è l’opera. Il canto dell’usignolo non è innato né ereditario ma appreso e talvolta individualmente migliorato e diversificato. Esso è per funzione rivolto verso un ascoltatore reale o virtuale. Molti indizi sostengono la sensibilità dell’animale alle forme buone del ritmo, come nella corsa del cavallo, o nei giusti cerchi su una colonna d’aria ascendente o sull’appoggio del vento, della poiana; la loro sensibilità alla bellezza, all’armonia, e alla coordinazione all’opera del fare comune oltre ad un istinto alla teatralità e alla mimica, come simulazione espressiva. Il senso artistico è evidente negli uccelli sia per la realizzazione di alcuni loro nidi, sia per la costruzione di giardini. Il Ptilonorhyncus violaceus ad esempio porta nel suo giardino (spianando, nei pressi del nido, una lunga superficie di terreno) tutto ciò che trova di azzurro: piume, pezzi di carta o di vetro. Poi coi rami appoggiati o legati dalla cima intorno ad un alberello costruisce un pergolato e lo dipinge col succo di una pianta tintoria stemperato nella sua saliva, tenendo nel becco un pezzetto di scorza per guidare il colore. Fatto questo (alcuni si dipingono il pezzo di azzurro) emette lunghi fischi ed altri uccelli della stessa specie vengono al “ricevimento”, si salutano, danzano e le coppie si formano. Sembra quasi ciò che narrano i poeti dei giardini della Regina Sibilla o di Alcina”. Il libricino conclude così: “L’uomo di oggi ama ripetersi di essere divenuto non solo padrone del mondo, ma padrone del suo destino. E questo errore, questa ingratitudine verso la vita, può costargli caro. Checché ne pensi egli è profondamente e fondamentalmente tributario del modo in cui la vita, misteriosamente, agisce in lui… E’ bene che egli resti in armonia con essa”.

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