Rispondi a: NUOVE FRONTIERE DELLA MEDICINA

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Diogenonn–
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Continuando sull’argomento dei “neuroni specchio” da altra angolatura, stralcio da un articolo on-line su un sito di neuroscienze che ho trovato interessante: “L’intenzionalità delle azioni consente di chiamare i movimenti come atti e lo spazio in cui ci muoviamo uno spazio d’azione condiviso” in cui “Osservando e quindi anticipando le intenzioni o le emozioni degli altri grazie alla scarica dei neuroni specchio, lo spazio si trasforma infatti in una condivisione dinamica di spazi possibili. E’ vero, questi sembrano dei ragionamenti più degni di un filosofo che di un neuroscienziato: ma ormai questa ossequiosa distanza tra la filosofia e la scienza si è ridotta e c’è molto dialogo tra le due materie. Più semplicemente, ogni volta che ci muoviamo con uno scopo, lasciamo che chi ci osserva, in virtù della comune compatibilità ideomotoria, comprenda il nostro movimento grazie alla funzione riflessa dei mirror neurons. Muoversi significa dunque comprendere l’intenzione dei movimenti degli altri per modificare di conseguenza il proprio spazio…
Le persone molto affini sono quelle che in virtù della condivisione di uno spazio d’azione comune, mettono in risonanza i propri neuroni a specchio: quante volte un amico ha intuito perfettamente una vostra intenzione ridendo solo qualche millisecondo prima di voi? Goethe le chiamava affinità elettive, noi meno poeticamente, cerchiamo di sperimentare l’organicità delle emozioni condivise, senza però spogliarle del loro fascino. Al contrario ogni allontanamento implica un istinto di evitamento e di non condivisione degli spazi. Una risposta poco empatica ad una discussione potrebbe essere infatti quella di separarsi al fine di non vedere le proprie emozioni riflesse nell’altro. “
Al di là della veridicità o meno dell’esistenza dei neuroni specchio (la teoria pur largamente condivisa è stata anche contestata) da questi concetti, per estensione e traducendoli nei nostri, mi sono scaturite alcune riflessioni che vi partecipo e che ulteriormente avvalorerebbero:
– Quanto sia importante per ognuno di noi tentare di avere negli atti e nei fatti della vita quotidiana un’etica ideo-motoria coerente e condivisa, l’Etica Miriamica.
– Di concerto avere un’ulteriore ragione del fatto che nell’ambito di questo Campo (quello della Medicina Ermetica) chi è attivo tramite possa, entrando in risonanza empatica ideo-motoria con chi è in stato di squilibrio, innescare in tempo reale ed in modo naturale e spontaneo meccanismi sia di prevenzione delle patologie che di auto recupero dell’altrui principio vitale. Comprendendo maggiormente quanto sia inopportuno sottrarsi all’aiuto terapeutico nel momento in cui non si coglie la richiesta di aiuto impedendo cosí di veder riflesso nell’altro lo stesso meccanismo di terapeutico contatto con il Centro di cui dovremmo essere attivi tramiti in primis per noi stessi e poi per chi ci chiede aiuto; impedendoci così di nutrire quell’atteggiamento dativo pro salute populi alla base del “do ut des” con il risultato di privarci così della possibilità di rettificare sul “campo” errori e atteggiamenti sbagliati.
– Hanno chiesto al prof Rizzolatti se questo processo potesse attivarsi anche via web e lui non ne ha negato la possibilità. Noi sappiamo, e ce lo insegna la sperimentazione della Medicina Ermetica a distanza, che ogni volta che si genera un “campo di risonanza empatica” di qualunque natura, anche via Shype o nel Forum quanto questo possa essere veicolo di ineludibili scambi energetici che, nel caso nostro e proprio perché regolato da una legge di corrispondenza analoga per capirci a quella dei simili, come condivisione di una comune progettualità ideo-motoria, i partecipanti non possono che accrescersi reciprocamente nutriti dallo stesso lievito, immesso continuamente in circolo dalle Superiori Gerarchie, veicolo di Luce e Salute.
Come per tutti i nostri propositi anche in questo caso, come hanno sottolineato in tanti sui vari thread, vi è un’ulteriore conferma del fatto che senza attivarci non si realizza nulla e al limite, quando va bene, si segna il passo.
Che ne pensate?
Un abbraccio a tutti i naviganti.

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