Rispondi a: La Scienza Ermetica nelle Arti

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holvi49
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Mi permetto di riportare una sintesi del pensiero di un egittologo, John Anthony West, circa il modo di intendere l’arte. In molti non saranno d’accordo, però è interessante questa visione oltre il convenzionale. -Lo scopo di ogni esistenza umana consiste nel tornare all’origine: questo è il messaggio veicolato da tutte le tradizioni iniziatiche, inclusa quella egizia. Siamo al mondo per impegnarci a recuperare uno stato di coscienza superiore che ci appartiene per diritto di nascita. Qualunque cosa che contribuisce a farci attingere a questo stato di coscienza è buona e vantaggiosa. Questo era il senso dato all’arte dagli egizi. Nel nostro mondo la parola “arte” significa cose diverse per diverse persone: c’è chi la ritiene un’espressione del tutto individuale, chi la descrizione dei rapporti sociali, chi una disciplina autonoma ( la cosiddetta “arte per l’arte”), chi un mezzo per influenzare le masse o uno strumento per offrire piacere estetico. In breve, per noi l’arte è molto raramente ciò che dovrebbe essere e quello che è sempre stata in tutte le grandi civiltà: : un mezzo per incentivare la conoscenza, per condurre gli uomini a un’esperienza della realtà superiore a quella a cui potevano attingere individualmente. L’arte non serve a divertire, ma a illuminare. Dal periodo del Rinascimento, che fu una “rinascita” come l’Illuminismo fu un’ “illuminazione”, non vi è mai stata vera arte nel senso tradizionale. Solo pochi individui di genio, in seguito a enormi sforzi personali, sono riusciti a infrangere la barriera e a raggiungere la trascendenza. Le loro opere eguagliano in intensità, ma non in grandezza, il Taj Mahal, la Cattedrale di Chartres e i monumenti di Luxor. Tuttavia, mentre i più semplici contadini e artigiani percepiscono l’impatto provocato da quelle antiche strutture, le più grandi opere dell’arte occidentale moderna sono incomprensibili per le grandi masse ( e, a giudicare dalle spiegazioni degli ” autorevoli critici d’arte”, sono inaccessibili anche agli specialisti). Non tutti sono in grado di capire un romanzo di Dostoevskij. E’ possibile ascoltare attentamente uno degli ultimi quartetti di Beethoven per ore e ore senza mai percepire altro che vigorosi stridii finchè un giorno “scatta” qualcosa e ci si accorge di essere nel bel mezzo di una tensione drammatica in cui si contrappongono inesorabili forze cosmiche. Il resto dell’arte occidentale non tocca mai tali vertici, del resto non pretende neanche di farlo. Nei casi migliori, si tratta di un’onesta riproduzione di acute osservazioni, proprio la glorificazione di quegli aspetti di vita quotidiana che, secondo tutti gli insegnamenti iniziatici, vale la pena osservare solo per riconoscere che sono ostacoli da superare. Nei casi peggiori, che sono preponderanti, l’arte occidentale non è altro che esaltazione dell’ego o nevrosi individuale, o entrambe le cose. –
Ecco, secondo quanto esposto sopra, l’arte dovrebbe mirare alla crescita dell’individuo, alle sua evoluzione; dovrebbe tendere a innescare in lui dei processi che lo portino a superare i propri limiti e dovrebbe parlare il linguaggio dell’eternità. Posso ritenere, allora, che tutta l’Opera del Kremmerz , e le realizzazioni fin’ora attuate dalla Delegazione Generale, rispondono a queste premesse? Si può riconoscere l’Arte in tutto ciò?
Un caro saluto

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