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Diogenonn–
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Nikola3 pone alla nostra attenzione che “Molti prodotti lievitati possono essere prodotti con lieviti che contengono addittivi ricavati da elementi animali”.
Premesso che nella Schola vige il buon senso, è presumibile che, come del resto oggi quasi tutti fanno, si controlli l’etichetta dei prodotti confezionati in generale e più specificatamente, nei giorni di regime strettamente vegetariano previsti, che si consumino alimenti di cui si abbia ragionevole certezza della non provenienza da animali morti.
Vorrei fare però una piccola osservazione che passa per la mia esperienza sia diretta sia per relata refero dei miei nonni che, avendo origini contadine, mi raccontavano di tempi non troppo andati in cui alcuni cibi, considerati indenni da contaminazione animale, in realtà non lo erano certamente in senso assoluto e forse non lo sono a tutt’oggi.
Ad esempio il miele, quando avveniva la smielatura, era “contaminato” da residui di api morte che volere o volare, anche se in piccolissima percentuale, potevano e possono ancor oggi essere rimaste attaccate o volare sui telaini dell’arnia.
Il latte poi, anche se oggi viene munto con tecniche meccaniche, proviene ovviamente dalle mammelle e si sa come queste siano, seppur limitatamente, in contatto con le parti posteriori della mucca. Anticamente era necessario fidarsi del buon lavaggio delle mammelle operato dal contadino e qui sicurezze assolute certamente non ve ne erano, viste le mosche morte attratte dal fatidico profumo che il contadino si premurava di togliere dal secchio, filtrando il latte. Ed anche oggi le cose non penso siano di molto cambiate.
Pure la farina del mugnaio doveva essere liberata dai vermi, vivi o morti, che proliferavano nel “buratto” del mulino con sicurezza di purità pari a zero. E mi limito a questi pochi esempi ma ve ne sarebbero tanti da citare.
Per dirla in breve, nel passato come oggi, le modalità per rispettare la regola di non cibarsi di cibi provenienti o contenenti animali morti erano e sono due: o ci si nutre bevendo solo buona acqua direttamente dalla sorgente, oppure si fa il meglio che si può secondo coscienza.
La Regola miriamica infatti non impone, specie all’inizio del cammino, di controllare i cibi attraverso lenti diagnostiche o esami di laboratorio per dirimere il problema in senso assoluto, ma semmai di richiamare in noi, con buon senso Italico, ben altro “crivello” certamente diverso da quello degli apparecchi di “volgare concezione”. Questo al fine di propiziare sempre più nel novizio una feconda messa in fase ai ritmi naturali e quindi una sempre maggiore possibilità di essere tramite attivo e consapevole della Luce e della Salute provenienti dal Centro Operante della Miriam. E, qualora le sue azioni siano mosse da sincerità, accortezza e prudenza, il metodo ermetico della Schola, che è pure “elastico”, solleverà il novizio volenteroso nel rispettare la Regola, da eccessive ed inutili responsabilità che gli farebbero solo condurre la mente verso uno sterile e illusorio perfezionismo, con il rischio di distoglierlo dalla vera finalità in atto che è quella ben nota e sinteticamente accennata poco sopra.

  • Questa risposta è stata modificata 2 anni, 10 mesi fa da Diogenonn--.

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