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Buteo
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Come si sviluppano le funzioni che consentiranno a un nuovo essere, a un bambino, di vivere integrato nell’ambiente?
È uno dei più affascinanti misteri della natura. La scienza studia, sperimenta, formula ipotesi e cerca conferme, teorizza… I Maestri ci dicono di estrapolare la teoria dalla pratica, di stare coi piedi a terra. Guardiamo allora agli eventi, come rilevati dall’osservazione scientifica.
Due gameti generati in due organismi ‘separati’, uomo e donna, due cellule particolari perché hanno un nucleo dimezzato rispetto a tutte le altre cellule dell’organismo, con 23 cromosomi fra loro corrispondenti, ad eccezione di un unico cromosoma a forma di X, nell’uovo o femmina, e a forma di Y, nello spermatozoo o maschio, si cercano, si attraggono per fondersi in un’unica cellula completa e totipotente. Quali i salmoni, che il Maestro ha citato ad esempio di percorso controcorrente, gli spermatozoi dalla vagina sono risaliti attraverso il canale cervicale, hanno attraversato tutta la cavità uterina, imboccato e ripercorso la tuba fino al suo terzo esterno, dove finalmente si realizza, come per i salmoni, il loro fine nel luogo in cui è stata l’origine. Le due ‘mezze’ cellule si sono riunite nell’uomo sferico di Platone? È il matrimonio mistico nel microcosmo? Noi sappiamo che nelle due cellule, fuse insieme, c’è tutto l’essere in potenza.
Dalla tuba, in fecondo e indissolubile abbraccio, percorrono come in viaggio nuziale la tuba verso l’utero, dove giungeranno in forma di proliferante morula per aggrapparsi e incistarsi nella parete uterina a nutrire l’opera verso cui inesorabilmente procedono. Qual è il primum movens ovvero come è possibile che ciò avvenga? Non lo sappiamo. Possiamo assistere a ciò che accade all’interno della cellula, alla ricostruzione del corredo diploide (46 cromosomi) al susseguirsi di separazione e duplicazione cromosomica, ai processi molecolari, alla creazione di membrane, organuli e organelli, alla proliferazione e differenziazione delle cellule, all’assemblaggio in strutture sempre più specializzate… Tutto ciò si realizza perché ogni molecola, ogni componente cellulare sa quello che deve fare, compie la propria funzione perché la sua struttura materica è in sé la funzione stessa. La sua forma, cioè la materia, è la funzione: ‘spirito e carne sono una cosa sola’ (Kremmerz).
Come un gruppo di ricamatrici esegue di concerto il ricamo per quanto a ognuna compete con le stoffe e i filati di cui dispone, seguendo il disegno che è nella loro mente e che si realizza nelle loro mani, così agiscono le molecole utilizzando i sostrati che sono a loro disposizione. E il paragone è con le ricamatrici e non con le macchine per ricamare, perché, per fattore intelligente, le ricamatrici adeguano la propria opera al mutare di stoffe e filati. Così è in natura: se mancano o se si modificano i sostrati, le molecole proseguono nella loro funzione utilizzando ciò che è diventato disponibile, comportasse anche uno svantaggio al programma finale, ignoto alle singole molecole. Ogni molecola sa e fa solo ciò che compete alla sua struttura (materia). E così accadrà che tessuti o organi presentino quello che noi interpretiamo difetto o malformazione, ma che in realtà è una delle possibili realizzazioni, anche quando il risultato sia incompatibile con la vita dell’essere in formazione. In nessun caso il lavoro molecolare si ferma.
Dalla ‘totipotenza’ iniziale della blastocisti, per successive mitosi, le cellule vanno differenziandosi nelle cellule costituenti i tre foglietti embrionali ectoderma, endoderma, mesoderma, riducendo la potenzialità a ‘multipotenza’, per la capacità di differenziarsi ora in tutti gli organi e apparati, ma non più di dare origine a un organismo a sé. Completata la struttura di organi e apparati, le cellule staminali avranno solo il carattere di ‘oligopotenza’, quindi in grado di generare alcuni tipi di cellula, rigorosamente nella linea del foglietto embrionale da cui derivano, o, più facilmente, di ‘unipotenza’, capaci di differenziarsi nel solo tipo di cellula del tessuto di appartenenza. (v. Bell, post 08/12)
Tutto il processo di generazione del bimbo ci svela che madre e padre hanno insieme la funzione di fornire ciascuno la metà di un seme, il quale assemblatosi in seme intero diventa ‘vivo’, ovvero avvia in sé il processo di evoluzione e crescita, servendosi del corpo della madre solo per trarre tutte le sostanze nutritive che gli occorrono in un contenitore sicuro e, possibilmente, amorevole. Il nuovo essere forma se stesso da sé.
Completata la formazione dell’organismo a un livello compatibile con l’ambiente fuori dall’utero, il bimbo nascerà alla vita con un insieme di organi e apparati, che matureranno verso un’autonomia funzionale, e totalmente rivestito da un apparato sensitivo atto a interagire con l’ambiente perché si avviino i processi di cui parla Bell nel post del 12 dicembre. Ma la funzione di madre quale contenitore sicuro, nutrimento e filtro del mondo esterno, non si esaurisce qui.

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