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garrulo1
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Ho letto e più volte il post di Bell del 25 novembre u.s., davvero interessante nella trattazione del glaucoma sotto diversi punti di vista. In famiglia, è la mamma che ne soffre, ma fortunatamente è ad angolo chiuso, meno grave di quello aperto, e più volte, accompagnandola a visite di controllo o terapie laser, i sanitari hanno raccomandato anche a me controlli preventivi, sostenendone comunque la familiarità in relazione a tale pathos. Il particolare degno di attenzione che compare nel post, è però l’affermazione che a ragion veduta sostiene una diretta incidenza tra una patologia degenerativa glaucomatosa e l’intero sistema nervoso centrale, evidenziando di fatto una reciproca influenza tra sistema visivo ed extra-visivo, palesando inoltre una relazione tra la progressiva atrofia dell’ippocampo, che caratterizza le prime fasi del morbo di Alzheimer, con la progressione del glaucoma stesso. Nel Tempio dell’Uomo, di R.A. Schwaller de Lubicz, nel Volume I, compaiono alcune citazioni che provo, per quanto posso, a sintetizzare: in primis, l’occhio parrebbe essere un nervo unico nel suo genere, in quanto unico in rilievo, quindi osservabile direttamente nell’espletamento delle sue funzioni. E’ sensibile alla luce, quindi reagisce all’effetto del fuoco ed all’intensità dei colori. Di conseguenza, il fenomeno della visione consiste in una forma di reazione alla luce, ed è la vista che mediante la luce, da l’informazione sul volume, quindi sul senso concreto delle cose e della realtà. D’altronde, nell’Egitto Faraonico, l’Occhio di Rà, era simbolo di conoscenza della Luce, ed era rappresentato dal disco solare ricompreso nell’occhio del Falco Pellegrino, l’animale dal “cervello ottico” per eccellenza. Inoltre, l’influenza tra sistema visivo ed extra-visivo di cui sopra, credo potrebbe essere racchiusa proprio nella percezione dei volumi tipizzata nella principale attività visiva, dimostrando una delle innumerevoli capacità dell’intelligenza (e non solo umana, anche se ovviamente, nell’essere umano tale funzione è esaltata nella sue massime potenzialità), nel sintetizzare il meccanismo di incrocio dei dati sensoriali, quindi scambio ed unificazione al tempo stesso circa le informazioni innumerevoli (cioè non numerabili per l’intensità di frequenza progressiva con la quale si presentano), che simultaneamente entrambi gli occhi percepiscono ma che rimandano in sintesi al cervello per la codificazione ovviamente unitaria dell’immagine. Lo scambio tra i due organi, è diagnosticabile anche in termini clinici, tenuto conto che, un’infezione ad esempio ad una delle mucose può contagiare in pochissimo tempo anche l’altra, ed il passaggio batterico può essere sia esterno ad esempio per contatto, che interno, quindi passante per altra via. Aggiungo che, l’evocazione citata circa la percezione del senso del senso del volume, rimanda alla figura geometrica tridimensionale del cubo, che, come compare nel Quaderno dell’Accademia Pitagora, era già al tempo di Platone rappresentativo dell’elemento terra, fondamentale campo di lavoro su cui investire per coltivare l’evoluzione dell’essere, ed ancora ai primi del ‘novecento continua ad essere indicato come “effetto finale della realizzazione iniziatica”. Ed ancora alla pagina 65: ”il quadrato è anche la proiezione del cubo (aggiungo io, visione del volume nella realtà ordinaria) nel piano, anch’esso simbolo fondamentale della scienza iniziatica, dell’universo, cioè della pietra lavorata partendo da quella grezza”. In conclusione, pare proprio che, la progressiva conoscenza della luce, attraverso una sommatoria di conoscenze esperienziali (maieutiche), deve per forza di cose passare attraverso il meccanismo di sintesi cognitiva filtrata dagli organi visivi, e forse, l’Occhio di Rà o il corrispondente Simbolo della Genesi raffigurante l’Occhio, rappresentano con modalità ideografica la nodale funzione dell’occhio, indispensabile per attivare il meccanismo evolutivo.
Un caro saluto ed una buona domenica a tutti.

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