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tanaquilla9
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Una figura della tradizione popolare, di cui scrive anche il Kremmerz, è il Monaciello. Mi sono ricordata dell’Agape di due anni fa quando furono recitati brani relativi ad ogni timbro accademiale e, fra di questi, uno molto bello sulla Sirena Partenope di Matilde Serao. Così ho cercato la sua storia nelle Leggende napoletane della scrittrice. La riassumo perché molto lunga. Nell’anno 1445 Caterina Frezza, figlia di un mercante di panni, si innamorò di un nobile garzone, Stefano Mariconda che la ricambiò di grandissimo affetto. Ma mani traditrici lo uccisero e Catarinella, pazza di dolore, fu piamente ricoverata in un monastero di monachelle. Là dette alla luce un bimbo piccino, pallido e dagli occhi sgomentati che in seguito non crebbe che di pochissimo e fu simile ai graziosi nani. Poiché la madre lo vestiva da piccolo monaco la gente cominciò a chiamarlo ‘o munaciello, e ben presto si iniziò a dire che egli avesse qualcosa di magico e soprannaturale. Se portava il cappuccetto rosso era un buon augurio, ma se era nero l’augurio era cattivo. Una sera ‘o munaciello scomparve, ma con la sua morte nulla è finito, e tutto è ricominciato. “La borghesia che vive nelle strade strette e buie e malinconicamente larghe senza orizzonte, che ignora l’alba, che ignora il tramonto, che ignora il mare, che non sa nulla del cielo, nulla della poesia, nulla dell’arte; questa borghesia che non conosce, che non conosce se stessa, quadrata, piatta, scialba, grassa, pesante, gonfia di vanità, gonfia di nullaggine; questa borghesia che non ha, non può avere, non avrà mai il dono celeste della fantasia, ha il suo folletto”… “Dove è stato vivo, s’aggira come spirito… Chiedete ad un vecchio, ad una fanciulla, ad una madre, ad un uomo, ad un bambino se veramente questo munaciello esiste e scorazza per le case, e vi faranno un brutto volto, come lo farebbero a chi offende la fede. Se volete sentirne delle storie, ne sentirete; se volete averne dei documenti autentici, ne avrete. Di tutto è capace il munaciello… “.

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