Rispondi a: NUOVE FRONTIERE DELLA MEDICINA

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ippogrifo11
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Quello sulla obbligatorietà dei vaccini è un argomento quanto mai attuale sul quale, fino a questo momento, non mi sono ancora formato un’idea definitiva. È indubbio che il retropensiero, circa possibili condizionamenti esercitati attraverso una campagna di informazione ad hoc da potenti portatori di interesse, esiste eccome, tuttavia nessun retropensiero autorizza a decisioni avventate, prese sulla base della spinta emotiva e non della razionalità supportata da argomentazioni scientificamente consistenti e da una corretta informazione. Bisognerebbe, ad esempio, in pro delle argomentazioni di coloro che sostengono la dannosità delle vaccinazioni, che tali argomentazioni poggiassero su accertate correlazioni determinisctiche tra vaccini e danni collaterali. Attenzione, parlo di correlazioni deterministiche, ossia correlazioni causa-effetto, perché la semplice correlazione statistica non basta e può addirittura essere ingannevole. Mi spiego.
Se provo a mettere in correlazione statistica i danni che restano dopo un incendio e il numero di pompieri accorsi sarei indotto a pensare che quanto più è numeroso il drappello di pompieri tanto più sono i danni che restano a incendio domato. In realtà, la correlazione causa-effetto è quella che lega i danni all’entità dell’incendio e non al numero di pompieri chiamati in azione, il quale numero, semmai, è da correlare appunto dall’entità dell’incendio.
Nel caso dei vaccini, pertanto, una semplice correlazione statistica, ove mai sussistesse, tra vaccini e danni collaterali è e sarà fuorviante fino a quando non si dovessero scoprire evidenti meccanismi di causa-effetto tra inoculazione del vaccino e conseguenze dannose. Mi pare, invece, che al momento siano largamente disponibili correlazioni significative tra il numero delle vaccinazioni eseguite e i bambini resi immuni da pericolose malattie, quale ad esempio, la temibile poliomielite.
Mi piacerebbe, perciò, che su questo specifico tema della correlazione i medici dicessero la loro sulla base delle informazioni in loro possesso, così da consentire a me come a tanti altri di maturare un’idea meno legata al sentire comune, di una parte o dell’altra, e maggiormente aderente a un’impostazione scientificamente sensata. Del resto, il buon senso italico da più parti evocato sta anche nell’essere disponibili ad acquisire quante più informazioni possibili con la massima apertura mentale. O no?

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