Rispondi a: Attività delle Accademie Pitagora e Porfiriana

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wiwa70
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Interessante e molto articolato il quesito sull’alimentazione vegetariana\vegana proposto da holvie a proposito del mondo vegetale e mi ha suscitato molte domande visto che ogni essere vivente ha in sé il principio vitale intelligente e quindi funzionale a qualcosa e ci si chiede se è giusto cibarsene laddove si crea sofferenza nell’altro. Mi sono chiesta in prima battuta, se l’uomo è nato onnivoro, all’inizio della propria evoluzione, per avere magari più chance di sopravvivenza oppure semplicemente in quanto organismo complesso al vertice della catena alimentare e come tale massimamente articolato; in secondo luogo,se la tendenza al veganesimo\vegetarianesimo è segno di evoluzione dei tempi in senso di maggiore consapevolezza e vuol dire quindi che potremmo cambiare il nostro DNA di onnivori (e confesso che la cosa non mi dispiacerebbe!) e poi c’è il discorso che non volendo arrecare danno e sofferenza a nessuno, significa che noi dovremmo mangiare frutti già caduti dall’albero e\o semi oleosi e poco altro ma questo poco male…saremmo tutti più magri e forse più sani??!!. La funzione quindi della Natura Madre che nutre i suoi figli andrebbe un po’ a ridefinirsi del tutto in quanto Essa è varia e molteplice nelle sue manifestazioni, non univoca, unidirezionale e verticistica ma, come spesso è stato sottolineato, a forma di rete: la Rete della Vita. Credo però che da tutto questo ci possa essere una scappatoia, almeno ideale, che ci viene suggerita da esperienze antiche e moderne dell’Umanità in evoluzione:forse la chiave è sempre la stessa e cioè non dimenticarsi mai che siamo tutti Uno e che alla base di questo principio ci deve essere il rispetto per l’anello della catena del vivente a cui siamo agganciati, gli uni agli altri, a cominciare da come ci relazioniamo col mondo e come utilizziamo le risorse a nostra disposizione, se con l’abuso o con criterio e consapevolezza: ad esempio mangiare la frutta e verdura di stagione, del proprio territorio d’appartenenza, senza aver avvelenato la terra con pesticidi e senza sprecare il cibo prodotto, può equivalere a un atto d’Amore per la Natura anche se dobbiamo strappare un frutto\ortaggio dalla Terra o macellare un animale domestico, geneticamente predisposto a questo dall’inizio dei tempi??
Gli antichi aborigeni lo sanno bene questo, perchè ancora oggi quando tagliano un albero o uccidono un animale, fanno dei riti di ringraziamento alla Terra Madre(nella Ande prima di cominciare a mangiare o bere si offre un sorso di vino alla Pacha Mama, imbevendo il terreno)…forse è solo questione di tornare a considerare il cibo come un momento sacro, quando di norma si mangia oltre che per fame, per noia, per disperazione in modo distratto o per sfogare frustrazioni di varia natura, svilendo la nostra umanità.. del resto noi abbiamo un rito(l’Agape) che si basa su un pasto virtualizzato da cui nulla viene escluso e infine mi chiedo se un cibo diventa una Tradizione o Patrimonio dell’Umanità (vedi Dieta Mediterranea) in quanto codificata da millenni può considerarsi anche questo un atto terapeutico? E se mangiare così fa bene, può ancora considerarsi in termini di danno o sofferenza? Non ho le risposte ma come dice una nota pubblicità alimentare “Per noi italiani ,mangiare non è solo mangiare” e anche se non sono sicura se viene detto in senso di pregio o difetto, mi viene da pensare che qualsiasi sacrificio se sublimato può diventare un atto d’Amore… forse allora è da qui che dobbiamo ricominciare,rivedendo il nostro modo di pensare e di agire per modificare ciò che siamo anche attraverso il nostro rapporto col cibo. Buon appetito a tutti!

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