Rispondi a: Attività delle Accademie Pitagora e Porfiriana

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Buteo
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Noi, come i leoni e tutti i carnivori, per nutrirci uccidiamo animali e, se proviamo un sentimento di pena per la gazzella che sta per essere sbranata, altrettanta pena dovremmo provare per il vitello che arriverà in bistecca sulla nostra tavola. Facile l’empatia verso esseri che percepiamo simili a noi, assolutamente non immediata verso esseri da noi così differenti come i vegetali, ma forse anche verso uccelli, pesci, insetti.
Ci siamo mai chiesti se la pianta d’insalata prova dolore quando è sradicata, se soffrono le sue foglie, vive mentre sono masticate, e i chicchi di grano sotto la macina?… Troppo differenti da noi, per poterci immedesimare.
Ora emerge, lo leggiamo nei post di guglielmo tell (14 nov.) e holvi49 (15 nov.), che la scienza può dimostrare la sensibilità delle cellule vegetali e che tutto in Natura è interconnesso e vivo, cosa di cui la nostra tradizione ha sempre avuto consapevolezza.
Come risolvere il problema sollevato da Holvi49: ‘a chi si può far del male e a chi no?’, quando è legge di Natura cibarsi di esseri vivi, e quando, proprio perché legge, non è permesso sottrarvisi? Penso che sia opportuna una riflessione.
È solo degli ultimi 40 anni avere a disposizione cibo in grande quantità. È prodotto in eccesso, pescato, macellato in eccesso, portato sulle nostre tavole in eccesso e buttato. Ed è usanza tutta nuova nella storia dell’uomo e che non ci fa onore. Si lascia nel piatto la mezza bistecca, la crosta della pizza quasi non fosse commestibile, l’olio considerato condimento anziché alimento e tutto quanto è stato messo di troppo nel piatto. Se fino al dopo guerra sarebbe stato un sacrilegio buttare anche un pezzo di pane, ora buttare il cibo è la norma, senza considerare che ciò che ora è cibo per noi, prima era vita, vita animale o vita vegetale, comunque vita. Non solo, la nostra tradizione ci trasmette che tutta la materia ha inscindibile in sé il principio divino: non esiste quindi materia inferiore che l’uomo, anch’egli materia, possa manipolare a proprio piacimento, non esistono, per Natura, esseri ‘da macello’. La Natura tutta si rinnova e rigenera in continuazione cibandosi di se stessa. Saremo anche noi a nostra volta cibo, nella decomposizione post mortem.
La tradizione ermetica kremmerziana non ci costringe a un regime vegetariano o a regimi alimentari particolari (fatto salvo quanto previsto nei rituali), ci dice di nutrirci di tutto in modo parco, di allenarci a prendere e a non prendere per educare il nostro ‘saturno’. Penso che non parli del macellare o pescare animali a piacimento, del raccogliere frutta verdura e cereali oltre le nostre esigenze, come di una prevaricazione verso la Natura, semplicemente perché a quei tempi ciò non era ipotizzabile, buttar via il cibo impensabile. L’animale macellato o le verdure raccolte erano consumate e utilizzate in ogni loro parte. A quei tempi perché il cibo era prezioso in quanto scarso, oggi così deve essere per il doveroso rispetto verso tutto ciò che vive (la materia tutta) e per gratitudine verso ogni forma vivente sacrificata, per noi ‘sacra’ perché immolata per la nostra vita.

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