Rispondi a: UN THREAD SENZA TITOLO X UN “SOCIAL” SUI GENERIS

Home/Il Forum della Schola/UN THREAD SENZA TITOLO X UN “SOCIAL” SUI GENERIS/Rispondi a: UN THREAD SENZA TITOLO X UN “SOCIAL” SUI GENERIS

Home Page Forum Il Forum della Schola UN THREAD SENZA TITOLO X UN “SOCIAL” SUI GENERIS Rispondi a: UN THREAD SENZA TITOLO X UN “SOCIAL” SUI GENERIS

garrulo1
Partecipante
Post totali: 325

Utilizzo questa filo “Thread” per tentare di riallacciare i contenuti di una conferenza a cui ho partecipato in settimana, dedicata alla conoscenza di Torino al tempo dei Romani. Non ricordavo radici celtiche nelle popolazioni Taurine, la cui etimologia con la radicale taur (monte in aramaico), viene individuata nella voce “popolo dei monti”. In tale etnia, si sono confuse parimenti propaggini di Boi provenienti dalla Gallia, Taurisci Bavaresi, Tirreni Italici i quali nel tempo, pare abbiano concorso a determinare una profonda sintonia con le radici etrusche della conoscenza e dell’impostazione sociale. Qualche audace archeologo, si è spinto fino al punto da agganciare l’etimologia dei Taurini proprio a quella dei Tirreni, per ragioni profonde che non sono in grado di descrivere, ma mi limito al dato. La prima capitale dei Taurini, Taurasia e poi Taurinum, era situata logisticamente nel delta tra Po e Dora Ripaira, ora quartiere della Vanchiglietta. Tale centro agro-silvo-pastorale prosperò per parecchi secoli, distrutto poi da Annibale nel 218 a.C, ma la prova di coraggio e resistenza di ben 3 giorni alle truppe cartaginesi, determinò le attenzioni di Roma che provvide ad integrare i superstiti della sfida ad Annibale concedendo la cittadinanza romana. La città venne rifondata in pianura e non il altura, in quanto gli avanposti romani erano strategici più dal punto di vista commerciale che militare, anche se le città romane presentavano la disposizione geometrica tipica di un accampamento militare quadrilatero, con le relative strade intersecantesi continuamente ad angolo retto. Tale processo di integrazione progressiva con l’Impero, porta, nel 27 a.C., (anno in cui ad Ottaviano Imperatore il Senato Romano gli conferì il titolo di Augusto), Torino a prendere il nome di Julia Augusta Taurinorum e si entra in un lungo periodo di pace e prosperità, ricordato dai posteri quale “Pax Augustea”. Mi ha però decisamente colpito l’analisi di un tema durante la serata, per forza di cose sintetica ma interessantissima, relativo alla costruzione della cinta muraria con le 4 porte di ingresso in Torino, avvenuta nel decennio tra il 50 ed il 60 d.C., con l’estrema importanza in ambito sacro attribuita a tale opera, in quanto manu facto che andava a definire un vero e proprio spazio sacro, inviolabile senza il consenso degli aventi diritto. Il concetto di spazio sacro, è filtrato direttamente dagli Etruschi, in quanto presso tale popolo presentava in primis una connotazione rituale, e, si denota un potenziale aggancio a questa immagine proprio nella “favola” della fondazione di Roma, dove, in dissenso nell’interpretazione dei segni augurali, con gli aruspici diversamente schierati sul diritto di primogenitura vista la connotazione biologica gemellare in questione, al varco delle mura o del solco sacro che fosse (pomerium?) ad opera di Remo, il gemello Romolo lo interpretò in primis come profanazione, e poi come sfida, e si passò alle ben note “vie di fatto”. Si è parlato infine dell’inclinazione di Roma a mutuare tradizioni e riti e ad aprirsi ad altre culture, cosa che traspare in parecchi reperti rinvenuti nel Torinese, ad esempio, nell’attuale Monteu da Po, un tempo sorgeva la Città di Industria, più volte citata dal latino Plinio, fondata nel II sec. a.C. e decaduta nel V secolo d.C., che presentava un antico Tempio dedicato alla Dea Iside e un Tempio più piccolo sorto in seguito in onore a Serapide, Divinità Egizia custode dei segreti della Medicina Sacerdotale. Tali culti, prendevano corpo in determinati centri logistici, proprio perché situati sulle rive di un grande fiume, percorso all’epoca da commercianti, saggi navigatori e mecenati di varia natura, accolti sempre in ottica di scambio culturale, commerciale e forse sopratutto panteistico, caratteristica quest’ultima, completamente andata “all’aceto”, man mano che Roma dimenticava le radici di res-publica, si fiondava sempre più nei fasti imperiali, aprendo il fianco alla barbarie ed all’ingresso nella triste età di mezzo caratterizzata da corruzione e roghi.
Un caro saluto ed una buona domenica a tutti.

Iscriviti alla Nostra Newsletter

Normativa Privacy