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garrulo1
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Ho letto quanto pubblicato sabato 15 09 u.s., area dedicata ad eventi e segnalazioni, in cui compare l’invito al pubblico che fa la Schola, nella sua entità collettiva, presso il Museo del Sigillo della Città di La Spezia, per il prossimo mese nelle date del 13 e 14 ottobre c.a., Museo tra l’altro primo in Europa, ad ospitare l’esposizione di antichissimi sigilli, matrici e timbri dall’inestimabile valore storico, antropologico ed ermetico. L’evento sarà parimenti contraddistinto anche dalla presentazione dei cinque Quaderni che caratterizzano le Accademie miriamiche individuate nella Tradizione Ortodossa: Sebezia, Giuliana, Vergiliana, Pitagorica e Porfiriana. Con l’ultima pubblicazione contestuale all’equinozio di primavera di quest’anno 2017, relativa ai quaderni delle Accademie Pitagora e Porfiriana, sto procedendo nella lettura di quello della Porfiriana, e voglio sottolineare un particolare che mi ha colpito l’attenzione: mi riferisco alla specularità tra i programmi che contraddistinguono l’Accademia Porfiriana, logisticamente ancorata a tutt’oggi alla parte più a sud dell’Italia (in primis avente sede a Taranto), e l’Accademia Giuliana, “Porta del Nord”, orientata all’apertura del dialogo ermetico con la vicina Francia, il mondo anglosassone e gli abitanti delle terre dell’Europa del Nord. I personaggi ai quali le due Accademie sono dedicate (innanzitutto etimologicamente), cioè Porfirio, filosofo e pensatore di origine fenicia, nonché Giuliano, ultimo imperatore dichiaratamente politeista, orientale per nascita (Costantinopoli in Tracia), pagano per inclinazione sincera ed orientamento filosofico/religioso. Circa 100 anni è l’arco temporale che separa la nascita dei due Filosofi (Porfirio 233 d.C. Tiro- Libano, Giuliano 330 d.C. – Costantinopoli), ma il comune denominatore che caratterizza il pensiero dominante di entrambi è radicato nella profonda convinzione della necessità del restauro dei culti e delle tradizioni pagane, recuperando a tutto tondo il “Mito” nei suoi vari aspetti. D’altronde, la penisola salentina, terra di interscambio tra le tradizioni più o meno occulte di Oriente ed Occidente, Porta del Sud “aperta agli immortali”, sede di Accademia Ortodossa, pare sia lì ad ulteriore testimonianza del dato di fatto che, la traiettoria che contraddistingue e contraddistinguerà il ciclo della Miriam, uno e immutabile da tempo immemorabile (tempi passati di arcane officine Isiache, ove già si praticava la sublime Terapeutica pro-salute-populi) e di cui non se ne può intravedere la curvatura, non declinando mai, come sottolineato, se mai ce ne fosse stato per alcuni il bisogno, nella Circolare del 1950, proprio dal Maestro Hahajah, a proposito della “proiezione nel tempo” dell’Ideale Miriamico. Pertanto, anche dal punto di vista geografico, ricordando innanzitutto che le Cinque Storiche Accademie presentano una posizione sul territorio Italiano a Croce, dove Giuliana a Nord e Porfiriana e Pitagora al Sud costituiscono i due poli estremi dell’asse in verticale, mentre Sebezia e Vergiliana ne caratterizzano la linea orizzontale, parafrasando per quanto possibile Porfirio nell’Antro delle Ninfe, dalla “Porta del Nord” citata in precedenza a proposito del programma in capo all’Accademia Giuliana, entrano gli aspiranti ad un percorso di conoscenza, con la speranza, supportata da volontà e disponibilità alla fatica tipica del percorso in gioco, di ritrovarsi un giorno più o meno lontano, nei dintorni della “Porta del Sud”, camminando però rigorosamente sotto la protezione di quell’albero robusto e dal fogliame spesso, deputato ad offrire ricovero contro le devianti tempeste della vita, che inesorabilmente si presentano lungo il tragitto, come opportunamente menzionato nella Pragmatica Fondamentale (Fascicolo A della Schola – 22 dicembre 1909) al comma 60. La riflessione finale è in sintesi che, il Timbro della Schola, presente sulla parte retrostante dei Quaderni di ogni singola Accademia, che saranno oggetto di trattazione nella Convention sui Timbri che individuano e caratterizzano le Accademie miriamiche ortodosse, ci riconducano all’idea che ogni singola cellula all’interno di un Organismo (in questo caso rappresentato dalla SPHCI quale entità collettiva), deve necessariamente concorrere con specificità di programma e di funzione ad una finalità omogenea, di cui, come da locandina presente nella Home Page del sito, vi sarà occasione di trattare compiutamente.
Un caro saluto a tutti ed un arrivederci a La Spezia.

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