13 Dicembre: Santa Lucia

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13 Dicembre: Santa Lucia

“Venne una donna e disse: I’ son Lucia,
lasciatemi pigliar costui che dorme;
sì l’agevolerò per la sua via.”
(Dante: IX Canto del Purgatorio)

“Ogni Taumaturgia ha il suo fondamento nella Luce”.
(J. M. Kremm-Erz)

La notte fra il 12 e il 13 dicembre, per tradizione, pare sia la più lunga dell’anno. Ma con l’alba del giorno 13, Santa Lucia, il giorno inizia ad aumentare di un “pelino”…
Anticamente il Solstizio d’Inverno era calcolato intorno a questa data proprio per indicare il procrastinarsi, benché ancora per brevissimi secondi, del tramonto del sole all’orizzonte.

E accompagnati da Lucia, simbolo di Speranza nel Diritto all’ascenso, afferriamo dunque, come se fossero micro-semi da mettere a dimora, questi atomi di luce che Osiride, Sole occulto, ci porge nell’attimo fuggente e serbiamoli gelosamente come si confà per un dono che tanto è più prezioso, quanto più è raro e incommensurabile.

E che l’occhio di Horus, uno dei più potenti simboli egizi, possa impetrare per tutti quella seconda vista atta a conquistare, squarciato il velo delle nebbie passionali, “l’Intelligenza arcana che da all’essere la coscienza del Vero”.
Fiat Lux!

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15 Comments

  1. admin 21 Dicembre 2012 al 13:49 - Rispondi

    Originariamente postato da tanaquilla9
    Il 15 Febbraio 2012 alle ore 18:00

    Caro Alfiero l’immagine descritta dal Maestro Kremmerz, cui fai riferimento, è metaforica e attinge al patrimonio mitologico greco-latino. Non vale certo per il Delegato Generale della Schola.
    Il Maestro scrive infatti di formulare concretamente le proprie richieste sulla salute e sull’ascenso nel rito quotidiano perché solo così diventano efficaci e prima o poi si realizzano. Ciò sia perché penetrano nell’interiore di chi le formula in forma concreta e adeguata (non sono dunque illusioni o sogni irrealizzabili), plasmandola con l’andare del tempo, sia perché il meccanismo proprio al rito e alla Catena mette direttamente in comunicazione iniziatica con il Centro erogatore della Miriam.

  2. admin 21 Dicembre 2012 al 13:48 - Rispondi

    Originariamente postato da alfiero21
    Il 15 Febbraio 2012 alle ore 13:02

    In questo momento ho letto, da ” la parola al taumaturgo, le virtu’ trasmutatorie della parola ecc…” le magistrali e a dir poco bellissime parole del Maestro, mi chiedevo, se lecito, nel punto in cui scrive ” vi e’ un coppiere ai piedi del trono del sole ecc….. E’ corretto pensare al D. Generale…..

  3. admin 21 Dicembre 2012 al 13:47 - Rispondi

    Originariamente postato da seppiolina74
    Il 22 Dicembre 2011 alle ore 14:36

    Un augurio di cuore a tutti i Fratelli e le Sorelle Miriamici! Una riflessione vorrei farla a proposito del Vischio,della sua vischiosità (consistenza appiccicosa) come scriveva catulla e della sua valenza simbolica in relazione al rito di Passaggio e rigenerazione, come scriveva diogenon. Mi è sembrato di cogliere una similitudine con le “condizioni” di generazione della vita stessa. Infatti l’humus vischioso,cioè appiccicoso, in cui la vita si forma (concepimento) è importante ( i fratelli ginecologi lo sapranno più di me!) e mi colpisce il fatto che la funzione dei liquidi femminili sia essenzialmente quella di “accompagnare”, “invischiare” quelli maschili ;tale condizione biologica nella donna, infatti, avviene soprattutto in giorni particolari del ciclo di fertilità. Il fine, ovviamente, come diceva diogenon, richiama il matrimunium tra il (caldo e secco) principio maschile e l’umido-humus femminile, mare magnum in cui il miracolo della Vita solo può avvenire.

  4. admin 21 Dicembre 2012 al 13:47 - Rispondi

    Originariamente postato da wiwa70
    Il 22 Dicembre 2011 alle ore 10:54

    Molto bella l’immagine che ha dato fulva del ceppo che arde nelle 12 notti tra il natale e la befana!
    Mi ha ricordato, a proposito di tradizioni, una consuetudine della filosofia antroposofica detta “le 12 notti sante”, in cui ogni giorno dal 26\12 al 6\1 corrisponderebbe ad un mese dell’anno e ad una virtù da sviluppare(ad es.il 26=gennaio=il coraggio e così via) e per farlo si visualizza non un concetto astratto di virtù ma azioni ben precise da compiere in quella direzione di virtù! Una sorta di “programmazione”annuale interiore!
    Voglio ringraziare chi ha ideato e progettato questo blog e chi come me vi partecipa, perchè è un elemento importante di condivisione fraterna della mia ricerca e mi fa sentire parte di un Tutto in una catena di Amore e Conoscenza!
    Auguro a tutti un buon tempo di Solstizio, con le parole di un poeta che amo molto,Rainer M.Rilke:
    “Ed ora accadrà una cosa nuova,
    e per essa il cerchio della terra crescerà lottando.
    Dio nel grembo di una Vergine se stesso riconosce.”
    Un saluto a tutti

  5. admin 21 Dicembre 2012 al 13:47 - Rispondi

    Originariamente postato da fulva8
    Il 22 Dicembre 2011 alle ore 01:23

    Qualche giorno fa mi trovavo in una macelleria sperduta fra le montagne, alcune signore dicevano dei “faoni”, i fuochi per l’Immacolata. “Almeno purificano tutto” fa una con il gesto di chi spazza via ogni cosa.
    “Signora lei che ne pensa?” mi chiese il macellaio, “che sono perfettamente d’accordo!”, risposi suscitando una gran risata.
    Quel “così purifica tutto” pragmatico e concreto trasmetteva la consapevolezza della funzione efficace “a largo raggio” di azioni in determinati momenti e contesti.
    Come anche l’usanza del ceppo che citava Catulla. Ricordo molto bene la consuetudine del ceppo, il toscano ciocco, che non è un grosso pezzo di legna da ardere e basta, ma quella parte scelta per bene che sta alla base del fusto sopra la radice (nel castagno si chiama “ceppa”).
    La tradizione lo avrebbe voluto acceso per le dodici notti tra Natale e la Befana come atto purificatorio e propiziatorio dei 12 mesi a venire.
    Non lo ricordo acceso così a lungo, però che andasse avanti per giorni sì, ed era una bella sensazione vederlo ardere lentamente, mantenuto come una fonte di energia speciale.
    Il ceppo, non a caso forse, era tagliato nel bosco della propria terra, ovvero delle stesse zolle da cui era scaturito il ceppo originario o stirpe della famiglia.
    Nel periodo dell’anno dedicato al grande ciclo lento di Saturno il ceppo in fiamme diveniva, in sintonia perfetta con i ritmi naturali, atto purificatorio del seme/dna dell’intera discendenza. Gesti semplici per luminosi significati della tradizione agraria popolare da tenere bene in considerazione ( come il Maestro spesso ricorda!).

  6. admin 21 Dicembre 2012 al 13:46 - Rispondi

    Originariamente postato da catulla2008
    Il 21 Dicembre 2011 alle ore 18:07

    (Virgilio, Eneide, Libro VI, vv. 124-155) “Un aureo ramo, con foglie e gambo flessuoso, consacrato a Giunone infera, si nasconde entro un albero ombroso: lo copre tutto il bosco, lo chiudono le ombre in valli oscure. Né si può accedere ai secreti della terra senza prima aver colto dalla pianta il ramo d’oro, lo stesso che Proserpina bella comandò le fosse portato … strappalo con la mano secondo il rito…”.
    Sono rimasta incantata e incuriosita dal post di Diogenon sulla storia del vischio… Così ho approfondito e ho scoperto che il vischio rosso (crociatum) esiste solo nel bacino del Mediterraneo e in Palestina mentre i Celti avevano quello “album” (dalle bacche, ovviamente, bianche). Pare che i druidi usassero un falcetto d’oro (simbolo lunare?) e che all’occasione venissero ritualmente sacrificati tori bianchi. Nella sua “Naturalis Historia” Plinio riferisce che la cerimonia avveniva al sesto giorno della Luna nuova di ogni mese a partire dal solstizio d’inverno. Le bacche venivano raccolte da sacerdoti vestiti di bianco in una candida pezza di stoffa e prima che cadessero a terra.
    C’è da dire che le bacche – bianche o rosse – una volta inaridite, hanno quel colore d’oro che ha originato leggende e simbolismi, ma sono tossiche… (sebbene studi recenti ancora sperimentali pare ne abbiano rilevate le proprietà antitumorali e la capacità di agire sull’attività del timo).
    Da queste piante viene l’aggettivo (vischioso) in entrambi i sensi: sia come sinonimo di appiccicoso che di immutabile.
    Spero quindi che il tradizionale passaggio beneaugurale per questo Vischio di leggendaria nomea possa, come auspica la nostra Direzione, valermi l’incommensurabile dono della seconda vista e la conquista dell’Intelligenza arcana, e …di accedere quindi entro l’anno, come ogni brava fanciulla nella tradizione popolare, all’indissolubile Amore del matrimonium !

  7. admin 21 Dicembre 2012 al 13:46 - Rispondi

    Originariamente postato da diogenon-
    Il 20 Dicembre 2011 alle ore 23:06

    Quanto è dolce, l’immagine dei rami di vischio flessuosamente incespugliati alle “forcelle” delle grandi querce. Nei punti ove la luce penetra con difficoltà, e il sottobosco tripudia di un humus che risale lungo la corteccia delle maestose piante il vischio trova il suo habitat ideale. È vero cara Catulla, anticamente si credeva che ia folgore ne provocasse la nascita, frutto del mistico matrimonium fra l’arido Principio maschile e la fertile e muliebre “Madre Terra”. E questo rendeva il Vischio sacro alla druidica dea dell’Amore quale simbolo di generazione e rinascita e da cui si riteneva di estrarre il “medicamentum” per eccellenza atto a guarire tutti i mali … però i frutti sono bianchi non rossi.

    Un grazie di cuore alla Direzione per il luminoso augurio

  8. admin 21 Dicembre 2012 al 13:45 - Rispondi

    Originariamente postato da catulla2008
    Il 20 Dicembre 2011 alle ore 11:40

    In epoca antica questo era il periodo dei Saturnali: infatti, nei giorni che precedevano il solstizio, il dio Saturno, mitico sovrano dell’Età dell’Oro, presiedeva alla funzione rinnovatrice e alla sorte che il nuovo anno destinava a ciascuno. Proprio per questo era consentito, volgarmente, il gioco d’azzardo che ancor oggi si tramanda nelle lotterie e nella tombola di Natale.
    Natalis Solis Invicti venne istituita come festa dall’imperatore AURELIANO nella seconda metà del III secolo per celebrare il nuovo sole: “rinato” dopo il solstizio invernale.
    E sempre in tema di rinascita, sulla via Sacra dedicata alla dea Strenia (di origine sabina e portatrice di fortuna) c’era un boschetto dal quale era uso staccare un ramo affinché fosse propizio alla nuova vita. Nella medesima prospettiva dei Romani, anche i Celti vedevano nel vischio una pianta donata dagli dei per mezzo della folgore: come l’agrifoglio romano anche il vischio ha infatti bacche rosse ed essendo senza radici pare sceso dal cielo.
    Legata ancora alle piante è l’usanza dell’Italia centrale di accendere il ceppo: il rosso della sua fiamma annuncia il giorno del pane. L’odierno panettone o pan dolce trae origine da quelle frittelle natalizie che già Plinio il Vecchio descriveva come tipiche del periodo solstiziale.
    Anch’io, in questa Luce e verso questo pane, spero che “questi atomi che il Sole occulto porge nell’attimo fuggente” possano – come auspicò per tutti il Maestro Kremmerz “spazzare le tenebre della gran notte dei fantasmi passionali, degli spettri delle concupiscenze più sfrenate, delle superbe creazioni dell’orgoglio umano” e “illuminare l’ignoranza di chi, mondo dai fremiti della voluttà delle cose temporanee, ha sete di verità eterne…”.

  9. admin 21 Dicembre 2012 al 13:45 - Rispondi

    Originariamente postato da wiwa70
    Il 17 Dicembre 2011 alle ore 21:05

    E’ veramente toccante ed appropriato all’occasione questo verso di Dante!
    Credo che il nostro poeta vate italico abbia sempre avuto il dono di parlare all’essenza dell’uomo e della sua Verità con un linguaggio semplice, naturale ed efficace, oggi come allora, nonostante siano passati svariati secoli, le sue indicazioni sulla condizione umana sono più che mai attuali!
    Mi ha colpito questo verso perchè è come se la Luce avesse avuto “mandato” di “pigliar colui che dorme e agevolarlo per la sua via” elevando così la nostra condizione di “sonno”,ombra e miseria umane. E’ così bello ed emozionante sapere che per l’Uomo è previsto un progetto di Luce e Amore e allora accolgo con gioia l’accorato augurio della Direzione:”Fiat Lux!” e che sia così per tutti.
    Un saluto di cuore

  10. admin 21 Dicembre 2012 al 13:45 - Rispondi

    Originariamente postato da filosobek88
    Il 17 Dicembre 2011 alle ore 12:06

    Amo il sole, il calore, la luce. Ma i suoi raggi possono anche essere impietosi in quanto ogni forma diventa nitida e dà evidenza di sé.
    In più la materia acquisita – anche e soprattutto quella delle idee, dei sogni e dei sentimenti che forgiano il nostro io – tende magneticamente a conservare la propria disposizione e non la cambia sino a quando una magnetizzazione più forte interviene a trasformarla.
    La consuetudine lega il lavoro alle ore di luce e il riposo alle ore di buio. Dunque il buio è anche un riprendere forza, come lo è il sonno. Il sonno è lo stato di Lete che si colloca tra il ritorno all’Inferno delle nebbie passionali e l’ascesa al Purgatorio.
    Il canto IX della Divina Commedia si svolge nell’Antipurgatorio. Lucia, che trasporta Dante dalla pianura ove riposa fino al Monte del Purgatorio, viene nell’alba che procede al giorno… ma subito Lui non la percepisce quale “Speranza nel Diritto all’ascenso” (come ci spiega la Direzione della nostra Schola) bensì la vede come un’aquila d’oro, terribile quanto folgore che lo incendia del suo medesimo fuoco. E solo più avanti dice “alla scoperta della verità mi rinfrancai come colui che smorza i suoi dubbi e muta la propria paura in conforto” (“A guisa d’uom che ‘n dubbio si raccerta e che muta in conforto sua paura, poi che la verità li è discoperta, mi cambia’ io”).
    È difficile quindi il passaggio alla Luce, proprio come lo è una nascita in cui occorre imparare a respirare in modo diverso (non più trarre ossigeno dall’acqua ma dall’aria); nutrirsi in modo diverso (non più trarre alimento istintivo e spontaneo ma impegnarsi per sorbirlo, prima, e prepararselo e procacciarselo a misura che si cresce); muoversi in modo diverso (non più fluttuare in preda alla corrente ma poggiare su qualcosa di solido e imparare ad adattarvisi e usare di sé e di ogni mezzo possibile per cambiare di posto a seconda dell’intenzione).
    Proprio come per Dante, senza una guida non potremmo mai farcela. In questo senso il padre della lingua italiana ci rimanda alla Madre per eccellenza, a quel Femminile che è faro lungo il cammino e che comincia per Lucia.
    E che, per noi, è Miriam. Ancora e sempre.

  11. admin 21 Dicembre 2012 al 13:43 - Rispondi

    Originariamente postato da mandragola11
    Il 16 Dicembre 2011 alle ore 12:21

    Un carissimo saluto a tutto il Blog e tanta riconoscenza alla S.P.H.C.I per i continui aiuti.
    C’è così tanta sofferenza nel mondo e tanta cecità! Speriamo di renderci sempre più tramiti atti a restituire tutto questo bene!
    Buona giornata.
    Mandragola

  12. admin 21 Dicembre 2012 al 13:43 - Rispondi

    Originariamente postato da seppiolina74
    Il 15 Dicembre 2011 alle ore 12:07

    Buongiorno a tutti ! A me questa immagine dell’occhio mi ha subito richiamato alla mente l’immagine (che ultimamente mi ossessiona….) dell’aratro.Un aratro sormontato da un “occhio”.
    La parte che viene giù dritta ricorda il coltro dell’aratro, cioè la parte che entra nella terra incidendola verticalmente, mentre la…”coda” sembra la bure (cioè “la spina dorsale” dell’aratro).E non finisce qui!! Come nel sigillo dell’Accademia Vergiliana, incui si vede un aratro munito di due estremità sormontate da una sfera e da una spirale, anche qui è presente il simbolo ciclico e perpetuo del movimento. Insomma, il tutto sembra dire: solo con il duro lavoro di aratura della propria terra ( aratro) vengono dati gli strumenti (l’occhio) per assurgere alla Luce (l’aratro si trova infatti alla “base” dell’occhio).

  13. admin 21 Dicembre 2012 al 13:43 - Rispondi

    Originariamente postato da GELSOMINO1
    Il 13 Dicembre 2011 alle ore 16:58

    Ringrazio la S.PH.C.I. per questo bellissimo augurio , che accolgo con tutto il cuore sperando di riuscire a metterlo a frutto.

  14. admin 21 Dicembre 2012 al 13:35 - Rispondi

    Originariamente postato da segezia810
    Il 13 Dicembre 2011 alle ore 10:49

    Che bello l’occhio di questa immagine scelta dalla Direzione! Ricorda i semi nel baccello e l’embrione nell’utero. La nostra pupilla, buco nero verso il fondo dell’occhio, è come i buchi neri dell’universo: attira luce che non restituisce e non riflette.
    Poi, anche quelle linee che spuntano di sotto l’occhio di Horus (e si attorcigliano) paiono stelli sotterrati che – nel buio – iniziano a manifestarsi.
    Mi sarebbe piaciuto riuscire a ‘leggere’ i geroglifici che circondano questo ideogramma e di cui la SPHCI fa una sintesi commovente e grande.
    Si, proprio come il piccolo filo d’erba che a Primavera riesce a vincere perfino il cemento spero proprio che la Luce possa aver ragione di tutto il mio Caos e regalarmi una Vita Nova, intelligentemente numinosa!
    A questa speranza Luci-ia mi unisco dunque con tutto il cuore.

  15. admin 21 Dicembre 2012 al 13:35 - Rispondi

    Originariamente postato da fulva11
    Il 13 Dicembre 2011 alle ore 00:57

    (Nel mentre mi accingo a postare vedo un nuovo post di SPHCI con un bellissimo augurio al quale mi associo invocando “l’Intelligenza arcana che da all’essere la coscienza del Vero”. Grazie!)

    Seguire questo blog è un arricchimento continuo.
    Hai ragione m_rosa59: senza “la successione ininterrotta di Maestri che hanno accettato di fungere da testimoni viventi” non ci sarebbe trasmissione di istruzioni e soprattutto non avremmo conferma e oggettivazione dei risultati che crediamo di aver conseguito.
    Anch’io riflettevo sulla concezione immacolata e lo stato di purità. Nella Schola possiamo testimoniare che la purificazione dell’essere è fatta di tappe concrete e di azioni mirate. Nessun misticismo, ma un processo reale e fisico in linea con la Pragmatica Fondamentale.
    L’ultima Parola al Maestro “La Concezione Immacolata commentata da Giuliano Kremmerz” e il post della Direzione sono un caldo dono del fuoco di Amore della Miriam, di cui nutrirsi e metabolizzare nel periodo invernale, adatto ai buoni nutrimenti “ricchi e calorici”!
    Grazie
    p.s.
    Leggendo i post precedenti mi sento molto in sintonia con le similitudini agricole. Pensavo al contadino, l’uomo di fatto più sintonizzato ai cicli naturali.
    Con l’inverno alle porte ha finito di seminare.
    Inizia il periodo “buio”.
    Domina in lui l’incognita su come andrà l’esito del raccolto.
    Questa preoccupazione sarà una costante nelle prossime settimane invernali.
    E riflette che ogni semina è un investimento al buio.
    E’ un salto nel buio.
    Infondo, in quelle zolle scure, insieme ai piccoli semi c’e un pochino finito anche lui.
    Si è sparpagliato in tante piccole parti, un tutt’uno con quei piccoli semi che le sue stesse mani hanno gettato nella terra.
    Qual è la fiaccola che lo mantiene lucido?
    Personalmente credo che sia l’affidarsi alla natura, non ciecamente ma con cognizione di causa, cioè con la consapevolezza dell’esperienza, quel “il tanto che mi deve dare tanto” che scaturisce dal buon senso, buon senso di azione e di movimento di un fare educato e allenato, con fatica, sudore e disciplina.

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