“Associazione Culturale” a S.P.H.C.I. Fr+ Tm+ di Miriam

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Segnalazioni terapeutiche a cura della S.P.H.C.I.

 
Da “Repubblica “del 9 settembre 2005
IL CERVELLO DELL’UOMO È ANCORA IN EVOLUZIONE di Elena Dusi (pag. 25).

Due geni ci dividono dagli scimpanzé. Almeno per quanto riguarda le dimensioni del cervello, che nella nostra specie ha iniziato a crescere quando sono entrati in funzione i frammenti di DNA battezzati Microencefalino e Aspm. I due geni sono comparsi nella nostra specie rispettivamente 37mila e 5.800 anni fa. Cioè molto recentemente, se si considerano i ritmi dell’evoluzione delle specie. Il secondo dei geni coinvolti, come fanno notare i ricercatori dell’università di Chicago che pubblicano oggi la ricerca su Science, è apparso nella nostra specie contemporaneamente alla fondazione delle prime città e alla nascita della scrittura. Una coincidenza probabilmente non casuale. La scoperta non si ferma qui. I ricercatori sono andati a vedere come si stanno comportando Microencefalino e Aspm oggi e hanno notato che la spinta verso l’evoluzione, un ulteriore perfezionamento dei due geni, è ancora in corso. Prelevando il Dna di un gruppo di individui di 59 paesi diversi hanno notato che i geni si presentano in versioni leggermente diverse. Ma una in particolare sta prendendo il sopravvento sulle altre: quella vincente dal punto di vista dell’evoluzione. L a variante avanzata di Microencefalino e Aspm è ormai diffusa in Europa, Nordafrica, Medioriente e Asia del Sud, mentre meno frequente in Estremo Oriente, nell’Africa Subsahariana e fra gli indiani d’America. “La sorpresa più grande - sottolinea Giovanni Lavorgna, ricercatore del laboratorio di genetica molecolare umana dell’istituto scientifico San Raffaele di Milano - è la rapidità con cui questi due geni stanno premendo per evolversi. La loro comparsa risale a meno di 6 mila anni fa, un tempo infinitesimo quando ci riferiamo alle tappe dell’evoluzione umana”,. Lavorgna nel 2001 fu coautore di una ricerca che spiegava come il nostro organo del pensiero si sia sviluppato in maniera rapida, ma un po' caotica e con parecchie falle. “La neocorteccia - spiega - sede delle operazioni più raffinate del pensiero, è sproporzionata rispetto al cervello viscerale, quello più antico. È come se avessimo montato il motore di un aereo su una vecchia carretta. E anche i due geni appena scoperti spingono per perfezionare l’aeroplano”. A questo disordine l’uomo deve pagare un prezzo: solo alla nostra specie per esempio sono toccate in sorte malattie come l’Alzheimer. “Gli stimoli dell’ambiente cambiano e il cervello vi si adatta con una velocità sorprendente, ma senza avere il tempo di sedimentare l’evoluzione. La neocorteccia e il cervello viscerale non sempre riescono a trovare una convivenza pacifica e le attività più nobili finiscono con l’essere anche le più vulnerabili”.

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