“Associazione Culturale” a S.P.H.C.I. Fr+ Tm+ di Miriam

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I documenti - quarto quesito

 

appendice parte 1
appendice parte 2
provenienza carteggio


APPENDICE - parte 2

continua da Magia Alchimica degli Effetti:

...Questa Maria di ogni uomo ha, secondo il grado di sviluppo, potere rudimentale od immenso. Può essere amorfa al punto di non impressionarsi dei segni e dei suoni esteriori, e può acquistare la forma angelica di montare e discendere dal mondo delle cause.

Fare la Magia per mezzo della Maria di un individuo vivente significa sostituirsi all’Io di questa persona e imporre la propria volontà alla Maria Altrui, e aspettare la realizzazione. Questo comunemente si ottiene con la ipnotizzazione od il magnetismo – ma è magia condannata esclusivamente come adultera, poiché in essa tutto è adulterio spirituale, per modo di dire, giacché il sostituirsi allo sposo legittimo per ingravidare la sposa legittima di (con) un’idea è un furto di volontà. Ecco perché in nessun caso e neanche nelle infermità ricorreremo a questi mezzi che sono gli unici di cui dispongono gli stregoni veri e falsi di piazza. E’ magia di servitù l’obbligare la Maria di una persona a compiere un dato fatto, quantunque il potere di qualunque Maria sotto l’ordine di un Osirideo possa raggiungere un grado illimitato.

Ammesso che un uomo si profferisse volontariamente a compiere cosa qualunque con la Maria propria, come avviene tra iniziati ed iniziabili, questo praticamente è sempre rifiutabile in tutte le applicazioni particolari ed operazioni a scopi determinati e noti: poiché il carattere specifico di ogni Maria è modificabile dal potere volitivo dello stesso soggetto che volontariamente  si è convinto a volere una realizzazione qualunque – e comeché a noi non è permesso di annullare nessuna volontà libera, neanche degli inferiori volontari, ne consegue quasi sempre la non riuscita della cosa proposta, con l’aggravante di reazioni psichiche, le quali cadono sull’operatore osirideo in maggior parte.

Mi dilungo di proposito su questo primo argomento di magia iniziale, perché è quello da cui tutti cominciano, come del più semplice; e volta a volta compaiono nella stessa periodi in cui sorgono scuole di magia basate interamente sulla probabilità di servirsi della Maria altrui per fini generali o particolari. Ed è facile capire la ragione di questa preferenza, poiché è più difficile – molto difficile – persuadersi in coscienza che in noi abbiamo una parte femminina che obbedisce alla nostra volontà in tutto e per tutto, mentre è molto facile vedere in un altro uomo, od altra donna, un’anima che per magnetismo e simpatia si mette a nostra disposizione. Ieri ed oggi, in Francia e in Inghilterra, in Germania e in America (qualcuno anche in Italia) fa dei tentativi di Magia Isiaca servendosi di questo mezzo semplicissimo. Classico nel genere fu nel secolo scorso lo sperimentalismo del Cahagnet, un quasi Swedemborghiano, la cui pratica si riduceva a questo: “Prendete un soggetto sensibile, ponetelo a sedere dinnanzi ad un vaso d’acqua (od una caraffa sul genere di quella di Cagliostro), poi poggiate la vostra destra sul suo capo e pregate lo spirito o l’Angelo Custode del soggetto (Maria) che gli faccia vedere la determinata cosa” La superficie lucida generava uno stato di prima ipnosi e si manifestava la veggenza. Basta leggere i 32 volumi di comunicazioni del Cahagnet per formarsi un’idea esatta delle visioni e delle comunicazioni dei soggetti: vero spiritismo medianico accidentale, dove se ne vedono di ogni colore!

Ma questi seguaci di Alfonse Cahagnet si limitavano e si limitano ancora alle comunicazioni, mentre altri, come una piccola sinagoga di Lione, invece di fare lo spiritismo e la telepatia, fanno addirittura della magia rudimentale e della stregoneria. Essi operano così: “…” (N.B. per non assumerci responsabilità nei confronti di chi legge, si omette la notizia riportata fra virgolette dal Kremmerz). Il risultato in questo caso è 80 volte su cento efficace, perché il comando si rivolge alle Marie singole di cento persone (per esempio), di cui 30 bastano a portare a termine una operazione. Ma se per ottenere questo stesso risultato bastasse un’anima sola, si vede ad occhi chiusi l’inutilità dell’osceno conciliabolo per ottenere cose anche di breve portata. Senonché bisogna anche riflettere che questi Baiis si indirizzano nei loro comandi alla Maria collettiva di cento passivi e fanno quindi una astrazione fantasiosa come il loro rituale.

Il risultato di queste operazioni fatte su soggetti sensibili o volontari è aleatorio, perché qualunque passione umana del soggetto può influire sulla sua propria Maria e modificarne gli accessi al fine determinato. Per esempio la gelosia, l’avarizia, la libidine, l’antipatia, l’odio che molte volte si sviluppa per reazione; tutto questo può modificare la Maria che sta svolgendo una missione, e può o arrestarla o deviarla. 

Ho detto che il pensare che noi abbiamo tutto in noi stessi è molto difficile: però si sono trovati praticamente diversi mezzi per renderne concreta in noi l’idea. Cito alcuni esempi:

1° Noi abbiamo vicino un angelo custode (cristianesimo)

2° Noi abbiamo un genio (paganesimo greco)

3° Noi possediamo un demonio consigliere (Asuf dei Babilonesi)

4° Noi abbiamo lo spirito di un amante dal di là che ci consiglia ed aiuta in questa vita (fata)

5° Noi siamo amati da un Eone che tutto ci porta e ci suggerisce (manicheismo)

6° Noi siamo aiutati dagli spiriti dei morti che ci suggeriscono e ci guidano (spiritismo)

In verità e per la Santa Verità della Legge, noi non siamo che uno nell’Universo. Siamo noi stessi. Siamo tutto e parte. Non comandiamo forse alla mano di stringere? Così comandiamo alla nostra Maria di fare, e di dire, e di riportare. Perciò siamo tutti fratelli, perché beviamo tutti alla stessa fonte universale. La nostra Maria in noi è una sposa, fuori di noi è un angelo che corre al mondo delle cause e si abbevera alla Luce di Miriam dove convergono tutte le Marie Universali. E come non siamo che una cosa, un’unità androgina, così non esiste che un sol mezzo veramente osirideo che conduca direttamente al fine, e questo è l’Arcano dell’Alchimia.

Quante fatiche, quante ricerche, quante trepidazioni, quanti momenti di ribellione contro il vostro iniziatore nei momenti di sconforto; e di questo me ne sarete grati fra breve che potrò farvi sedere alla mia destra come arrivati alla vetta dell’Ararat! Quanti inviti a parlare, eppure non me ne sarete grati domani comprendendo che a voi ho portato, rompendo il silenzio, più male che bene! Intanto riflettete, perché mi rivolgo a voi che avete lavorato lunghi mesi il Mercurio degli Dei, e leggetemi.

Il lavoro lungo e penoso di Ercole volge od è volto a termine. Le continue imbibizioni Saturniane vi hanno divisi come nell’uovo della gallina in un tuorlo e in un bianco albume che il guscio bianco rinchiude. Ora è tempo di provare, e dove voi non credete di essere giunti, siete giunti. Sa forse l’uovo che se si mette sotto una chioccia, schiude un pulcino? Così non sapete voi che la vostra Maria non attende che una preparazione aleatoria e breve perché si muova.

Qual è questa operazione?

Il modo di servirsene – Diversamente resterà in eterno nello stato virtuale e non volerà mai.

Qual è questo modo di servirsene?

Eccovi: ossidare il mercurio, accoppiandolo ad un corpo volgare che costa pochi centesimi e di non difficile rinvenimento: Questo corpo volgare, che di fronte al corpo mercuriale fa opera di maschio, non aspettate che io ve lo dica, perché mille volte ve l’ho ripetuto, e poi è continuamente, in molte occasioni, e in mille guise trasformato sempre lo stesso. È un corpo saturniano anche esso, viene emesso da profonda miniera, come il latte che si spreme dalle mammelle della vacca. E conserva il carattere di un minerale così come si vede grezzo in natura; è pietra dicevano argutamente gli alchimisti che ne scrissero a lungo, eppure è un vegetabile, poiché alla vita vegetativa non ripugna:

Ora se lo avete capito o se lo andate a comprare questo ingrediente, badate che il modo di prepararlo è circondato da moltissimo mistero da tutti i classici. Deve dividersi, purificarsi della parte inutile, deve essere preparato di un calore esterno che lo metta nelle stesse condizioni di caloria del mercurio in elaborazione e dell’athanor, e quindi deve essere nel buio più assoluto messo nel centro del fornello a continuità di calore. Ripeti da 1 a 9, al massimo 10, e poi aspetta e vedrai che dalla fiamma e calore del forno schiudesi l’Araba Fenice, l’uccello strano e raro della favola che esce dalla fiamma cioè dalla cottura.

Questo Arcano praticato segna il principio della fine e del primo maestrato. 

A questo uccello quando è ancora in embrione date l’impulso di una prima missione: se sarà nero, come il corvo uscito dall’Arca, non tornerà più; e se bianco come colomba porterà il ramoscello di olivo per annunziarti che la pace è fatta con le anime dei tuoi morti – Allora ripeti in numero di 3 a 6. e una seconda missione è compiuta; ripeti ancora da 2 a 3 ed una terza missione diventa fatto: e poi 1. basta ogni volta fino al momento che l’Araba Fenice diventata adulta non ha bisogno che di sentire la tua voce e si move.

Non compio la mia missione di iniziatore se non avviso i pericoli. I quali predominanti sono due:

1° La paura.

2° La indeterminazione di ciò che si vuole.

La Paura. Quando si comincia non comincia la paura. Tutto è facile e piano. Ma può avvenire (e non sempre) che dopo la prima, seconda e terza infornata comincia un tal stato di negritudine dello spirito che l’alchimista si sente preso dall’idea della certezza del suicidio. È una paura così intensa che arriva a presentarsi sotto le forme più acute della demenza – qui parrà la tua nobilitade; prosegui impavido.

La determinazione della volontà – Se non hai l’idea concreta l’uccello non obbedisce. Ricordati che quando nasce il bambino è ignorante. Tu lo devi educare e istruire come si fa coi bambini. Idee semplicissime prima, poi più complesse, poi complessissime. 

Resta da avvisarti di un fatto che tu potresti fraintendere.

Nell’operare, la prima volta sia separata dalla seconda in tempo uguale della terza, e della terza dalla quarta, e così fino alla nona o alla decima, cioè fino al completo disseccamento del lambicco. Pensa che io non ti segno il tempo tra la prima e la seconda che è uguale ai tempi successivi, perché questo intervallo può essere a tuo beneplacito accorciato e allungato dalle dodici ore alle settantadue o più. Bisogna però in questo intervallo conservare esatto il regime: che il fuoco non si spenga e non aumenti ne scemi, e che i carboni che introduci nel fornello non siano tali da alterare il calore, o rompere, o fendere il vaso.

Ne basta. Rifletti che il miracolo si compie nel silenzio di morte. Non parlare, se no l’uccello non obbedisce. Dì ciò che vuoi all’uccello, ma al mondo dei profani non dire ne’ ––

ciò che vuoi,

ciò che pensi,

ciò che fai,

ciò che vuoi fare,

ciò che aspetti.

I risultati che puoi ottenere sono di due specie:

1° Modificazioni in te e su te – spiritualmente e fisicamente. Vuoi renderti invisibile e camminare col tuo corpo astrale? Vuoi modificare il tuo spirito? Vuoi ascoltare le cose lontane? Vuoi sapere e consumare l’ostia del patto?

2° Fenomeni fuori di te – Conoscere le cose altrui – Modificazione delle cose lontane o esteriori – Conoscenza delle cose avvenire conseguenza di cose casuali – Generazione di idee in persone lontane – Visione di persone lontane – Notizie di anime dei morti – Riconoscimento delle reincarnazioni – etc, etc.

Verità intera ti ho detto e sii giusto e secreto, non fare mai il male ed anche nel fare il bene non costringere mai l’altrui volontà, perché anche a scopo di bene la volontà altrui è sacra.

N.B. Abbi nella libertà il grande equilibrio del desiderio. Non prevaricare. E pensa che se prevarichi vi è un serpente che nasce dal mare (acqua) ed uccide per sempre l’uccello del Fuoco.

Nizza 30 Giugno 1908

Giuliano Kremmerz

 

 

L’originale di questa lettera, la quale ho avuta dal F∴ Crisogene ho spedita col n°8/7/08 al Dottor Giacomo Iccarrob Via Abate Gimma 109 a Irab – J.

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76° punto delle Note Magistrali

Gli originali qui di seguito documentano che Luciano Galleani, Jesboama (come pure Cajetel e Benno, rispettivamente Giacomo Borracci e Domenico Lombardi) nel 1912 non avevano ancora realizzato “in atto” il Maestrato di I grado.


N° 76 - Da una Lettera del Kremmerz a Jesboama in data 22/7/1912

Si, ti ho chiamato Maestro, ma intendiamoci. Il Maestrato di primo grado voi (tu, Caetel e Benno) l’avete raggiunto in virtù e incompletamente in atto. Non vi resta che completare l’atto con la pratica e gli sforzi continuati.

Da una Lettera del Kremmerz a Jesboama in data 28/7/1912 

Ti ho detto Maestro in virtù e non interamente in atto. Infatti la tua attitudine per ora è parziale non completa, se no io non ti sarei necessario 

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92° punto delle Note Magistrali

Questi appunti, stilati di suo pugno da Galleani, documentano, che nel 1916 né lui né Abeon né Crisogene avevano realizzato la chiusura del Maestrato di I grado, avendo erroneamente confuso il simbolismo dell’UOVO con l’uovo stesso, utilizzandolo come secondo elemento utile all’opera.


Tale erronea interpretazione, diffusissima, ieri come oggi, fra gli pseudo-alchimisti del bricolage, nullifica l’operato degli altrettanti pseudo-maestri che l’anno perpetrata unitamente al trasferimento a caro prezzo di altrettante pseudo-istruzioni ad altrettanti pseudo-discepoli gabbati e contenti, generando una morbosa catena (aviaria?) di oltraggi al Kremmerz, alla Miriam e all’intelligenza umana. 

Ma se errare è umano, (e non inficia ma ritarda, se mai, il cammino iniziatico specie quando lo sguardo amorevole del Maestro Iniziatore veglia sull’aspirante al Maestrato, come per Galleani) perseverare nell’errore e trasferirlo ad altri è folle quanto perverso. 


Si può inoltre desumere da questi appunti che Benno, di cui il Galleani non fa parola, fosse invece in altra condizione (egli, infatti, aveva rapporti diretti con i Vertici dell’Ordine Egizio e col Segretario Generale dello Stesso, Maestro Ottaviano come già da noi documentato nel 3° quesito cui si rimanda). 


E in chiosa, siano non solo di monito ma soprattutto d’insegnamento le parole del Maestro Kremmerz, riportate fra virgolette, specie a coloro che, rinvenuti carteggi privati, hanno creduto di poter enucleare dai travagliati percorsi di discepoli del Kremmerz, istruzioni, segreti e quant’altro, travisando la verità e l’insegnamento ortodosso per sole mire di potere. Si ribadisce, rimandando alla lettera del Kremmerz in apertura a questa “appendice” che:

“Il parlare ad enimmi, a rebus, ad indovinelli è necessario perché le lettere, i libri, le carte di qualunque specie possono essere oggetto della indiscrezione altrui…” e qualunque istruzione “scritta” rimane sterile, quando non deviante, senza la chiave interpretativa che solo la Tradizione ortodossa orale può trasmettere attraverso i Veri Maestri Iniziatori.

Pertanto, intenda il lettore della n/s  sezione “documenti” che tutto quanto è stato e verrà da noi trasferito sul web non ha valore di istruzione, né tanto meno di rivelazione, ed è divulgato - disinteressatamente - pro Schola e pro Salute populi e per smentire categoricamente ogni strumentalizzazione dell’opera di Giuliano Kremmerz e della sua Schola ortodossa.


N° 92 - Dagli appunti di Jesboama (in data 10/8/1916)

Sono passati degli anni e ci troviamo al punto 10.8.16; ma tanto quanto i Fr. Abeon, Crisogene e Cajetel non avendo (io) ottenuto colla pratica dell’ovo, abbiamo dovuto persuaderci che questi non era la vera materia da addizionare al Mercurio, ma solo un simbolo di essa. Per conto mio ne ho scritto al K ed egli il 29/8/16 mi ha dato la seg. Risposta alla proposta dell’assorbimento diretto del mercurio magistrale. 

“La soluzione che mi proponi non è nuova, perché pur non avendola detta chiaramente avanti, me l’hai nelle ultime tue fatta intravedere – Ricordati che la nostra è Iniziazione. Il Maestro apre la porta e avvia, non completa perché materialmente non può dire l’ultima cosa. Ma tanti e tali e così copiosi indizi ti ho dato di quello che completa che siamo arrivati al punto che non posso dirti altro – Abeon e Crisogene hanno avuto torto ad allontanarsi, perché loro ho dato a larga mano come a te, come nessun altro avrebbe mai fatto. L’ultima volta, oramai è molto tempo che Abeon mi scrisse voleva sapere se l’elemento decisivo che mancava doveva cercarlo nell’uomo od altrove. Fatti comunicare la risposta – Sii semplice di una semplicità infantile nel ricercare, e vedrai che io non vi ho negato e non vi ho apertamente dato, ma il tutto con un velo talmente tenue che se diventi fanciullescamente semplice lo apri – Ricordati tutto ciò che ti ho scritto chiaramente e più chiaro non posso né scriverti, né dare, né dire. La ragione di questo non possumus il giorno che avrai raggiunto la soluzione dell’enimma sfingetico la capirai contemporaneamente. Mando un affettuoso bacio ed abbraccio a te – Tuo sempre aff. K”.


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