“Associazione Culturale” a S.P.H.C.I. Fr+ Tm+ di Miriam

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Segnalazioni di settembre 2006

 
 

settembre 2005

in ordine cronologico

7 settembre 2006
Da Scienza e conoscenza - III trimestre 2006 -Anno 5 – Numero 17
“IL POTERE IMMUNOSTIMOLANTE DELL’AMORE” di B. Boniardi p. 58 – 61

L'articolo riassume gli studi recentemente pubblicati dal Prof. Paolo Lissoni, medico e direttore del Corso di Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) dell'Università Ambrosiana di Milano, circa i rapporti tra mente, emozioni, sistema endocrino, sistema immunitario e stati di coscienza e le loro mediazioni chimiche al fine di dimostrare la loro interdipendenza psico-chimica.
Il Dott. Lissoni ha individuato a livello cerebrale due sistemi neurochimici polari e complementari fra di loro: il Sistema Oppioide e il Sistema Cannabinoide. Il primo, che regola lo svolgimento della vita inconscia, fa capo all'ipofisi e si attiva in condizioni di stress,dolore, ansia, irritabilità, inducendo immunosoppressione, mediata da catecolamine, steroidi surrenalici e oppioidi (endorfine e dinofine). Conseguenza di tutto ciò è una maggiore fragilità nei confronti di agenti infettivi esterni e una ridotta vigilanza nei confronti delle cellule neoplastiche.
Il secondo è connesso alla vita cosciente e supercosciente e fa capo all'attività dell'epifisi, essendo coinvolto nell'induzione della percezione del piacere, della gioia e dell'espansione della coscienza nella spiritualità dell'Amore. Queste esperienze sono connesse con uno stato di immunoattivazione, da cui risulta una maggiore resistenza alle malattie infettive e all'insorgenza dei tumori.
Secondo la PNEI, il Sistema Oppioide attraverso l'ipofisi (che significa sotto la natura), regola l'organismo secondo le leggi della natura biologico-metabolica mentre il Sistema Cannabinoide attraverso l'epifisi (che significa sopra la natura) lo regola secondo le leggi universali e spirituali.
La ghiandola pineale, che Galeno e Cartesio riconoscevano come la sede dell'Anima, “rappresenta il punto di unione relazionale fra spirito e corpo fisico, consentendo di sperimentare l'espansione di coscienza.
Dal rapporto fra epifisi ipofisi e attività endocrina cardiaca, di recente scoperta, si potrà un giorno stabilire quanto un soggetto sia aperto all'Amore perché ogni stato di coscienza riconosce al contempo una mediazione chimica”.
Malattie come cancro e psicosi sono sostanziate dalla perdita dell'armonia fra uomo e Universo, documentabile chimicamente dall'alterata funzionalità epifisaria, per cui “ è l'Amore a strutturare la biologia dell'uomo, che raggiunge, proprio nello stato di Amore, la sua assoluta perfezione psicoendocrinoimmunologica, quindi la perfetta salute”.
A riprova che l'Amore si prova nel cuore fisico, secondo il ricercatore, stanno le nuove evidenze scientifiche sull'attività endocrina di quest'organo, che secerne in stato di non Amore, l'endotelina-1 (ET-1), inibente l'epifisi e stimolante il sistema simpatico, con rischio di ipertensione e infarto del miocardio, e immunosoppressione, causa questa di predisposizione ad infezioni e tumori.
Invece nel cuore che ama, viene prodotto l'ormone natriuretico atriale (ANP), che stimola la pineale e attiva il parasimpatico, antagonista del simpatico, con immunostimolazione e quindi maggiore resistenza a infezioni e tumori.
Inoltre, la stretta relazione che esiste tra natura umana-vissuto sessuale e spiritualità viene dimostrata dall'identità delle sostanze interessate nella psicochimica della sessualità e dell'espansione spirituale della coscienza. E' solo la separazione indotta da una cultura sbagliata, che impedisce di vivere pienamente lo stato d'Amore, perchè “la fonte cui attingere l'energia psichica dell'espansione estatica della coscienza non è che lo stesso vissuto sessuale con tutta la gamma delle sue sfumature erotiche.
L'autore specifica che con la parola Amore non intende significare “il semplice desiderio o una pulsione emotiva, che può essere solo lo stimolo iniziale o il carburante necessario ad alimentare la Fiamma Divina situata nel cuore. La scientificità dell'Amore è documentata dal fatto che tutti coloro che lo vivono, anche se in epoche diverse e differenti culture, lo descrivono nel medesimo modo, vale a dire come senso di calore nel cuore fisico, calore che è gioia, compassione e misericordia”.

 

07 settembre 2006

Da Venerdì di Repubblica del 21 luglio 2006
“IL FINTO INTERVENTO CHIRURGICO, ULTIMA FRONTIERA PSICOSOMATICA” di Alex Saragosa- p.78-79

Jane, un’anziana signora di Denver, non poteva quasi più muoversi a causa dello stato molto avanzato del morbo di Parkinson. Un giorno la neurologa Chintya McRae, della locale Università, le propose un rivoluzionario intervento chirurgico che le avrebbe potuto di molto alleviare i sintomi. Nel suo cervello sarebbero state inserite cellule embrionali produttrici di dopamina, in grado di sostituire quelle distrute dalla malattia. Jane accetò, fu operata e, dopo pochi giorni, il tremito e la rigidità muscolare erano così diminuiti da permetterle di camminare quasi normalmente. Un anno dopo l’intervento Jane è tornata adirittura ai suoi hobby, il pattinaggio sul ghiaccio e il trekking nei boschi.
Un trionfo della moderna neurochirurgia? Tutt’altro.
Il successo di Denver si deve ascrivere alla straordinaria, e ancora misconosciuta, capacità di autoguarigione del nostro organismo, che è poi quelle che la McRae intendeva in realtà esplorare.
L’intervento cui è stata sottoposta Jane, come altri diciannove malati di Parkinson, era pura finzione, un placebo chirurgico, e non ha comportato alcun inserimento di cellule. Altri venti malati, invece, sono stati sottoposti all’intervento reale. A un anno di distanza tutti i pazienti ( che non sapevano in quale gruppo fossero stati inseriti), sono stati esaminati da neurologi a loro volta all’oscuro della divisione. E’ risultato che il miglioramento, confermato dagli esami clinici, non dipendeva tanto dall’essere stati o meno sottoposti alla terapia, ma dalla convinzione di essere stati davvero curati. Insomma, pura psicosomatica: chi era convinto stava meglio di chi riteneva di essere stato sottoposto a un falso intervento, a prescindere da quanto era accaduto davvero.
Questo esperimento dimostra la potenza, e la durata, dell’effetto placebo, la capacità di avere effetti positivi sulla salute dei malati anche con trattamenti medici teoricamente inefficaci. Fino ad oggi si riteneva che quest’effetto fosse limitato alla riduzione del dolore.(...) C’è chi sostiene, tra gli studiosi, che l’influenza dei processi psicologici sulla salute potrebbe estendersi, arrivando a determinare il decorso di patologie infiammatorie, infettive e tumorali.
Ne è convinto il prof. Enzo Soresi, autore del libro Il cervello anarchico “ La mia lunga esperienza clinica mi fa dire che a regolare il rapporto fra mente e salute è il sistema immunitario, quello che ci difende da infezioni e tumori, la comunicazione tra questo sistema e il cervello avviene attraverso un linguaggio fatto di semplici molecole proteiche- interleuchine, interferoni e alcuni neurotrasmettitori- tutte molecole prodotte e riconosciute tanto dalle cellule nervose che da quelle del sistema immunitario.” L’ipotesi di Soresi è che i due sistemi comunichino tra loro influenzando la produzione di queste molecole. In modo positivo o negativo: di qui l’idea di un cervello anarchico.