“Associazione Culturale” a S.P.H.C.I. Fr+ Tm+ di Miriam

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Segnalazioni a cura della S.P.H.C.I.

 
Dalla Rivista HERA – Anno VI – N° 69 – Ottobre 2005.
Marco Merlini: “La più antica civiltà europea” (pp.52-57)

- “Ex Occidente lux?”. Questo l’interrogativo proposto dall’interessante articolo di M. Merlini, direttore dell’Institute of Archaemythology di Sebastopol (USA), che illustra ampiamente le scoperte e gli studi relativi alla più antica civiltà d’Europa: quella del Danubio. Tali scoperte minerebbero “le convinzioni tradizionali circa l’avventura umana e i percorsi della storia euroasiatica. Mostrano infatti l’Europa neolitica sud-orientale abitata da popolazioni ricche, evolute, vivaci e per alcuni versi in anticipo rispetto a quelle della Mezzaluna fertile”, civiltà alla cui radice domina un divino femminile. Strano, però, che l’autore non menzioni l’archeologa Marija Gimbutas che, già nel 1989, pubblicava nella sua opera “Il linguaggio della Dea – mito e cultura della Dea Madre nell’Europa neolitica”, con introduzione di J. Campbell, i suoi studi su questa civiltà prepatriarcale che si incentra intorno all’esistenza di un culto della Dea Madre, rivelando la genesi autentica del patrimonio culturale dell’Occidente.
- Hannes Schick : “La nuova fisica incontra la filosofia antica”. (pp.64-66)
I concetti della nuova fisica sollevano dubbi sul fatto che “fu l’atto di un creatore supremo, o un casuale brodo primordiale a renderci consapevoli e a condurci nell’esistenza del qui e ora”. Questo perché, si evidenzia nell’articolo, dati i presupposti della nuova fisica, “se è la consapevolezza della mente a trasformare l’energia in realtà fisica, allora ognuno diventa il creatore della propria realtà, utilizzando l’energia dell’infinito campo quantico come potenziale. Esattamente come dicevano, migliaia di anni prima, scienziati e pensatori dell’antichità, come Pitagora ed Hermes Trismegistos”. E come il fisico E. Schrödinger ha affermato: “L’Io nel senso più vasto del termine è Dio, perché sono io che controllo il movimento degli atomi, in concordanza con le leggi naturali”.
- Molto interessante l’intervista all’antropologo Jeremy Narby (pp.68-73) che studia lo sciamanesimo e autore dei libri “Intelligence in Nature” e “Cosmic Serpent: DNA and the origins of knowledge” (inedito in Italia), il quale sostiene che lo sciamanesimo possa meglio far comprendere l’unità dell’esistente e intravede molti punti di contatto tra questo e la biologia molecolare in vista della formulazione di un’ipotesi che sostiene che gli sciamani in stato alterato di conoscenza possano ottenere informazioni verificabili scientificamente. “Può aiutarci – dice – a interpretare e comprendere i dati della scienza, non a trasformarli in una religione, ma in una forma di comprensione”.

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