Segnalazioni a cura della S.P.H.C.I.
| “Come alla corte di Federico II, ovvero parlando e riparlando di scienza”. Danilo Mainardi: Gli animali sono intelligenti? – 14 Gennaio 2010 | |
L’idea che gli animali non abbiano intelligenza e pensiero è ormai superata. Danilo Mainardi, professore emerito di Ecologia comportamentale all’Università di Venezia ne ha parlato al Centro Congressi Federico II di Napoli. Non esiste però una definizione unica per intelligenza, anzi vi è una propria e vera difficoltà degli scienziati a definirla: come è successo già per l’istinto la gente comune sa di che cosa si tratta ma gli studiosi non riescono a mettersi d’accordo. Per gli scienziati che studiano l’intelligenza artificiale i comportamenti adattativi all’ambiente sono un sintomo di intelligenza.
Agli scienziati tradizionali e agli etologi, la definizione pur risultando limitativa, appare funzionale allo scopo e, sebbene valga per tutte le specie del regno animale, vi sono tuttavia molti parametri per classificare l’intelligenza animale, così diversificata a seconda della specie. Vi è una sapienza della specie (istinto) e una degli individui, che sono però complementari perché se cresce l’una, cala l’altra. Le specie più ricche di intelligenza sono povere di istinti, quelle ricche di istinti hanno minori capacità intellettive, e ciò risulta facilmente comprensibile in quanto gli istinti, intesi come risposta prefabbricata, funzionano nelle specie che vivono in ambienti stabili ove i problemi sono quasi sempre gli stessi. Vi sono quindi animali che ricevono istruzioni ereditate geneticamente (sapienza degli istinti), come ad esempio i bivalve (cozze, ecc.) che vivono in ambienti prevedibili, altri che invece dimostrano straordinaria intelligenza come polpi, calamari e seppie, poco dotati di istruzioni genetiche perché vivendo in ambienti mutevoli, o essendo specie colonizzatrici, hanno una vita per così dire “avventurosa” e necessitano di maggiore creatività individuale per escogitare le risposte giuste a stimoli poco prevedibili. Fra le due categorie, cioè fra i bivalvi e i cefalopodi si inseriscono i gasteropodi come categoria intermedia che possiede sia la sapienza della specie, sia dell’individuo. Si è notato che dai bivalve privi di capo (quindi senza mente a dire degli scienziati) si passa ai gasteropodi, ad esempio le chiocciole, con una progressiva diminuzione del guscio fino ai cefalopodi che sono sprovvisti di guscio ed hanno sviluppato la testa e quindi dotati di intelligenza individuale. Da ciò si è evidenziato che vi sono due tendenze primarie in Natura: la prima è la capacità generalista di adattarsi, propria delle specie colonizzatrici (come i ratti o i polpi) che devono saper fare un po’ di tutto e si adattano alle diverse situazioni.
La seconda è degli animali specialisti, cui necessitano comportamenti stereotipati (come le cozze); questa categoria di animali va incontro però a serie difficoltà se l’ambiente cambia perché è incapace di adattarsi alle mutate condizioni. La lumaca è in una situazione intermedia, poiché ha un apprendimento da assuefazione. Gli esperti hanno fatto ricorso ad una convenzione per stabilire cosa sia la mente e se l’animale sia dotato di intelligenza: l’esperimento detto di detour. Se si pone una ciotola di cibo al di là di una parete trasparente, l’animale cercherà prima di scavalcare l’ostacolo poi, come nel caso del gatto, starà lì a pensare e infine aggirerà l’ostacolo raggiungendo la ciotola. Il cane, invece, chiederà aiuto allo sperimentatore, essendo un animale sociale. Il gatto ha risolto il problema – dicono gli scienziati – nella sua mente, cioè attraverso la capacità di crearsi una mappa mentale del territorio, o “teatro mentale”. Gli animali che sanno costruire una mappa cognitiva mentale, che riescono ad immaginare la soluzione, possiedono l’insight, ossia la capacità di pensare una soluzione del problema e metterla in atto nella realtà. In genere, gli animali che sognano hanno la capacità di insight, perché sognare è creare un mondo dentro la nostra mente.
Tra questi ci sono molti mammiferi, delfini, cani, gatti, scimmie, polpi, alcuni uccelli, corvi e pappagalli, api, e molti insetti sociali, come i grilli. Addirittura alcuni mammiferi hanno la consapevolezza di sé stessi, come delfini, scimpanzé ed elefanti. Ma se animali così diversi sanno fare il detour, deve esserci una capacità mentale comune a tutti. Allora l’etologia cognitiva introduce un ulteriore concetto: la convergenza evolutiva che riguarda, ad esempio, due specie non parenti che risolvono lo stesso problema. I ratti però usano l'ippocampo per risolvere il problema di detour, ma le api, che non hanno nulla che possa assomigliare all'ippocampo, risolvono lo stesso problema egregiamente.
Quindi cos'è la mente? Non riuscendo a trovare una risposta unitaria, perché sembra agli scienziati che le varie menti animali abbiano strutture diverse qualcuno ha pensato di abolire il termine. Già per il termine istinto è da cinquant'anni che gli etologi vorrebbero non adoperarlo perché non corretto, ma si continua a farlo per abitudine o per comodità. Se si vuole definire l’ala, che è propria degli insetti, aeroplani, pipistrelli e uccelli, bisognerà dire : qualcosa che serve per volare, così potremo dire per la mente: serve per pensare. Per concludere la sua conferenza Mainardi ritorna alla definizione iniziale di intelligenza come capacità adattativa e sostiene che non sia poi così riduttiva, perché riferibile a tutte le specie. E ciò anche in relazione alla convinzione che in Natura ogni forma di sapienza è valida nella misura in cui concorre alla vita sana ed equilibrata della propria specie, perché l’unico principio che davvero conta è il perpetuarsi della vita. E per l’uomo? Anche l’uomo rientra nella categoria dei mammiferi, ma con la differenza, La differenza con gli animali sta – a detta degli studiosi - nella tensione verso il sacro (L. Caramiello- G. Borzacchiello). “L’animale, per dirla approssimativamente, resta coscienza-senso, senza elevarsi a coscienza del senso...Nell’uomo è riconoscibile quell’attività dello «spirito» che costituisce un vero «salto» rispetto alla natura… In tale capacità di trascendere la propria situazione e di proiettarsi in territori alternativi, di guardare alle cose non solo in bianco e nero, ma secondo una più ampia scala cromatica, è da riconoscere l’intelligenza propriamente umana ( Donadio)”.
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