Segnalazioni a cura della S.P.H.C.I.
| Da Repubblica del 18 novembre 2005
pag. 35 UN SUPER GENE COMANDA LA PAURA di Elena Dusi |
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Una generazione di topi impavidi. Incuranti degli shock elettrici somministrati loro in laboratorio e capaci di indugiare in quegli spazi aperti da cui i roditori fuggono in genere a gambe levate. È bastato toccare il gene giusto, e un gruppo di ricercatori della Rutgers University è riuscito a cancellare una delle sensazioni più ancestrali e radicate nel cervello di tutti gli animali. La paura: se da un lato ci tiene lontani dai guai ed è indispensabile per la sopravvivenza, dall’altro può sfuggire dall’alveo della normalità e debordare in comportamenti ansiosi immotivati o in sindromi da panico. Obiettivo della ricerca americana è per il momento gettare luce sul meccanismo dello spavento e su quel complesso di reazioni che si scatenano nel nostro organismo di fronte ad una minaccia incombente . Ma in controluce si intravede un fine più pratico: agire sulle proteine che dal gene della paura sono codificate , produrre una molecola che le inibisca e mettere sul mercato una pillola antiterrore. Un farmaco di questo tipo è già in sperimentazione da poco più di un anno. Un gruppo di neurobiologi dell’università di New York sta testando il propranolo - un medicinale già utilizzato per abbassare la pressione sanguigna - come strumento per cancellare la memoria degli shock subiti. Somministrato ad alcuni pazienti arrivati in pronto soccorso dopo un’esperienza traumatica, è riuscito a bloccare il consolidamento del brutto ricordo. E poiché una buona parte delle nostre ansie deriva da episodi avvenuti nel passato, il propranolo è per il momento il primo candidato tra i farmaci antipaura. A lui si sta interssaando anche la D’arpa, il centro studi dell’esercito americano, che punta ad ottenere soldati intrepidi con l’aiuto di una pillola. Il gene identificato dai ricercatori della Rutgers, università che si trova nel New Jersey, si chiama Stathmina ed è stato selezionato perchè si mostrava particolarmente attivo in un’area del cervello chiamata amigdala. È qui che i segnali di spavento che arrivano dai sensi (la vista di un serpente e il rumore di un tuono) vengono recepiti e smistati a cuore, polmoni e muscoli perché preparino l’individuo alla difesa o alla fuga. Nei topi in cui questo gene è stato disattivato i segnali dei sensi arrivano normalmente all’amigdala, ma questa piccola zona profonda del cervello a forma di mandorla non fa nulla per innescare il comportamento tipico dello spavento. A differenza di tutti i meccanismi cerebrali legati al timore scoperti fino ad oggi, il gene stathmina regola sia le paure causate dai brutti ricordi (il topo che ascolta un suono, riceve la scossa elettrica ed impara a tremare ogni volta che quel suono si ripete) sia quella innate (non c’é bisogno che il roditore abbia incontrato un gatto perché abbia terrore degli spazi aperti). E infatti i topi senza il gene agivano senza inibizioni in entrambe le situazioni. “Abbiamo scoperto - spiega Gleb Shumyastsky , coordinatore della ricerca che viene pubblicata oggi dalla rivista Cell e alla quale ha partecipato anche il premio Nobel per la medicina nel 2000 Eri Kandel - che stathmina gioca un ruolo chiave sia nella natura appresa che in quella innata. I topi privi del gene non serbano ricordo degli episodi che li avevano spaventati e non riconoscono il pericolo di situazioni che possono mettere in repentaglio la loro sopravvivenza”. “Le applicazioni pratiche di questa scoperta non mi sembrano comunque vicine” commenta Piergiorgio Strata, neuroscienziato dell’università di Torino e autore di ricerche analoghe sulle proteine responsabili del consolidamento di ricordi negativi. “Un conto è individuare una proteina - spiega - e un altro creare un farmaco capace di bloccarne l’azione . Ben vengano nuove strategie per la cura dei disturbi ansiosi, ma cancellare la paura tout court è un’operazione estremamente pericolosa”. Pagine:
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