S.P.H.C.I.

La fratellanza di Miriam

“La nostra Fratellanza è e sarà come è stata nei secoli, non ha pretesa di apostolato unico, ma vuole raccolti e raggruppati, col solo vincolo dell’Ideale santo della Scienza e della Verità, pochi ma saldi elementi che ne assicurino l’esplicitazione e la realizzazione fuori ogni lotta politica, sociale e religiosa. Poichè la Scienza deve essere considerata di là dai confini delle nazioni e delle razze, e patrimonio dell’Umanità intera” – J.M. Kremm-Erz

La S.P.H.C.I. Fr+ Tm+ di Miriam, fondata da Giuliano Kremmerz alla fine dell’800, è stata ortodossamente traghettata dai Suoi Dirigenti Responsabili sino ai giorni nostri. Ha quindi oltre un secolo di vita e di operatività ininterrotta. Si regge sulla Pragmatica Fondamentale (Statuto) approvata nei suoi 60 commi nella convenzione del 22 dicembre 1909, tenuta al Grande Ordine Egiziano sotto la quale alta protezione la Scuola Ermetica è posta. Giuliano Kremmerz ha statuito che la Fratellanza segua un doppio metodo di cultura: uno di letture, conferenze, pubblicazioni intese a dare un corredo di cognizioni di tutto ciò che è argomento di ermetismo, scienze antiche e psichismo moderno; l’altro di pratiche tradizionali per provocare la propria educazione evolutiva e dirigerne in senso utile alla medicina, alla terapeutica ermetica e alla psicurgia e taumaturgia, l’esplicazione, attraverso una sperimentazione scientifica controllabile da tutti. La Fratellanza ha infatti esclusiva finalità terapeutica e concorre ad alleviare e guarire le fisiche sofferenze di coloro che ne fanno richiesta, attraverso l’operatività dei componenti la sua Catena animica, che attingono alla forza inesauribile di cui il Centro dispone. All’estrema disponibilità verso chiunque voglia entrare a farne parte, corrisponde però un altrettanto automatico allontanamento di chi, fra gli iscritti, deviasse dai suddetti presupposti. Va inoltre chiarito che la Schola del Kremmerz non è una chiesa, perché non dogmatizza né pretende di convertire, lasciando libere le coscienze di professare la propria fede religiosa o il proprio credo filosofico: esempio di tolleranza per ogni opinione si circoscrive esclusivamente nel risultato delle proprie esperienze. Non è una setta perché non nasconde nulla che possa offendere le leggi della società civile anzi tende a sollecitare nei suoi aderenti oltre l’ovvio rispetto per le leggi dello Stato, quello per i più alti valori umani, al di là di ogni preconcetto. Non pretende di impartire insegnamenti di alcun tipo ed è da intendersi in questo senso l’adozione del termine Schola usato dal Kremmerz; si avvale altresì di un metodo di sperimentazione, soggettiva e oggettiva, delle potenzialità dell’intelligenza umana applicate esclusivamente al mantenimento o ristabilimento dell’equilibrio psicofisico e, senza modellarsi su scuole di empirismo medico denigranti gli studi moderni e le investigazioni degli scienziati contemporanei, tende a coadiuvare idealmente, e attraverso la sperimentazione degli strumenti virtuali e tradizionali tramandati dall’ermetista napoletano, l’operato della medicina ufficiale.

Non è chiesa, non è setta, non è scuola, non è una congrega di guaritori.
Pertanto, coloro i quali ne condividessero il programma di AMORE, di BENE e di SALUTE, sappiano che alla Fratellanza di Miriam possono liberamente aderire, previo domanda d’iscrizione, TUTTI gli uomini e le donne di buona volontà che s’impegnino a seguire gli insegnamenti pratici di ogni grado trasmessi dalla direzione o da chi per essa, e a rivolgerne all’UNICO FINE della TERAPEUTICA ERMETICA ogni manifestazione evolutiva.

N.B. Per una sintesi dettagliata della vera storia della S.P.H.C.I. Fr+ Tm+ di Miriam dalle sue origini ad oggi, consultare la pagina: TRADIZIONE STORICA/LA STORIA.

Concetti generali e finalità della Schola Hermetica di G. Kremmerz

La S.P.H.C.I. è un’unità iniziatica con finalità terapeutica. E’ strutturata come Catena Iniziatica allo scopo di incanalare e far fluire la forza terapeutica proveniente dal Centro nei vari anelli che, gerarchicamente, la compongono, fino alla periferia e all’esterno della Catena stessa.
Come vi è gerarchia di classi (Circolo esterno e Circolo interno) vi è gerarchia di organizzazioni. La Miriam non è un’organizzazione chiusa in se stessa, ma collegata alla Catena iniziatica di cui fa naturalmente parte tramite la Delegazione Generale. Non per niente il Maestro Kremmerz pose la Fratellanza sotto l’alta protezione del Grande Ordine Egiziano, e non è stato mai revocato il Patto stipulato in solido tra Kremmerz e l’Ordine Egizio nella Pragmatica Fondamentale del 1909.
Ogni numero della Catena è una quantità concreta di forza, unità minima di volontà, ricetrasmittente della forza volta alla terapeutica proveniente dal Centro, ed è tenuto a seguire gli insegnamenti pratici indicatigli secondo il proprio livello evolutivo. Ogni numero è perfettibile al fine di diventare uomo o donna integrale. L’evoluzione, infatti, comporta un livello sempre maggiore di integrazione del proprio mono mentale e corporale e di convibrazione sempre più intensa con il trasmissore fino all’omologia, cioè per avvenuto stato di osmosi.
L’Organigramma della Schola è quinario, diviso in cerchi concentrici relativi a classi o gradi, tutti finalizzati ad un unico Ideale, in sintonia e comunicazione tra di loro, reciprocamente ricetrasmittenti. Il I, esterno, corrisponde simbolicamente allo stazionamento fuori dal recinto del tempio e comprende Novizi praticanti ed Anziani. Il II,III,IV rappresentano nell’insieme il Circolo Interno e corrispondono all’ingresso nel tempio. Il V è il Collegio Operante, la Direzione, l’Unità più alta. Si fa rappresentare da un Delegato all’insegnamento generale e alla propaganda che può manifestarsi o rimanere incognito e può avere, nell’archivio centrale, uno o più Segretari o Dirigenti. E’ il più giovane dei Maestri scelto fra i 12 Saggi formanti il Collegio o Capitolo Operante.
Per gli iscritti alla Schola evoluzione e terapeutica sono legate a doppio filo: perseguire l’una senza l’altra non ha senso perché i meccanismi evolutivi sono terapeutici e viceversa. Nel 1906 Kremmerz chiariva i concetti fondamentali alla base della S.P.H.C.I. Fr+ Tm+ di Miriam, ancor oggi della massima attualità: “La Schola è scuola di miglioramento e perfezionamento dell’essere umano… Miglioramento psichico e fisico. Il valore della parola miglioramento sta nell’importanza dello scopo pratico a conseguire. Questo scopo è un’intensificazione e quindi un abbreviamento dell’evoluzione naturale individuale; sicché miglioramento fisico deve intendersi come conseguimento di uno stato fisiologico di perenne armonia con lo sviluppo psichico, così da ottenere un continuo equilibrio psico-fisico, cioè lo STATO DI SANITÀ. Ogni individuo ha il diritto di lavorare per il proprio miglioramento; ma per la legge stessa di evoluzione, che governa la vita universale, egli è legato strettamente a tutto l’esistente; legame indissolubile di cui l’uomo in genere non si da conto, perché il progresso di una cosa dipende dal progresso di altre, e produce il progresso di altre ancora. Dunque accanto al diritto di accelerare la propria evoluzione, sta il dovere di non ostacolare volontariamente il progredire degli altri esseri, ma di aiutarli amorosamente a migliorare. Man mano che l’uomo evolve, diventa più altruista, perché sente maggiormente questo legame che lo avvince al resto del mondo…Il discepolo di ermetica lavora dunque per sé e per gli altri. Egli sposa una missione che per lui è un dovere, e i suoi condiscepoli diventano commilitoni, fratelli stretti da un patto, che è un patto di amore; e questo patto egli accetta e non romperà giammai obbedendo coscientemente alla forza unica che tutto anima, stringe e sospinge verso la perfezione. Ma questo lavorio di perfezionamento prepara una grande realizzazione. La legale costituzione cioè di un ordine sanitario per lo studio e la pratica della medicina ermetica a benefizio dell’umanità. Ecco lo scopo supremo umano della nostra opera. I diritti ed i doveri del discepolo verso la MIRIAM e verso i condiscepoli sono così ben delineati.”
D’altra parte non vi è niente che si opponga a che un ammalato sia curato da un medico e che una catena di anime, una corrente di forze psichiche aiuti coi mezzi di cui può disporre ammalato e medico. Ora quali sono gli effetti della catena? Primo: sui singoli individui. Secondo: sull’ammalato che domanda un aiuto terapeutico. Osserviamo il primo effetto. Molti accedono alla Fratellanza con idee personali ed egoistiche e, non conoscendo nulla della scienza occulta, vogliono apprendere le nozioni, le regole, le applicazioni per sé soli, per il proprio avanzamento, per una più rapida e perfetta evoluzione: essi non vogliono altro che diventare superuomini. Ma, la nostra Schola non si propone il compito di popolare il mondo superuomini. Essa da all’individuo il mezzo di progredire personalmente ma in ordine alla Catena iniziatica e rituale che li riunisce, li determina, li affratella in un circuito di scambio energetico di forze in chi dormienti, in chi assonnate, in chi più vigili e coscienti. Come in aritmetica le frazioni sono ridotte a un denominatore comune per farne la somma, gli elementi della stessa catena si equilibrano in una fisionomia comune e in una somma di vibrazioni omogenee, che danno ai meno abbienti il superfluo delle nature più ricche, senza pertanto squilibrarle e/o impoverirle. Il circolo diventa compensatore dei valori disuguali, donatore di forze ed energie e questa forza della catena immette gradualmente nella condizione di sviluppare l’interiore e prepararlo a stati nuovi e integrati dell’essere. Come forza collettiva può essere sorgente di energia benefica verso l’ammalato che ne ha fatto richiesta. E’ la catena ideale delle anime che unisce tutti gli individui operanti con lo stesso scopo e animati dalla stessa fede nell’opera buona e grandiosa che compiono: porgere a chi ne richiede la forza vitale che si accumula a suo pro. Questo è il fondamento della Myriam. Tutto il resto è accessorio, se ben si comprende questo.
Molti si chiedono cosa significhi il nome di Miriam. Nel 1898 Kremmerz spiegava : “A questo nome cabalistico di Miriam e alla sua secreta significazione corrisponde una coorte di intelligenze che hanno una diretta influenza nella evoluzione animica degli uomini, e quindi sulla salute della carne”. Inoltre chiariva che la medicina ermetica “non ha influenza che sulla infermità del corpo fisico, quando l’ora di sua separazione dal corpo spirituale non è arrivata; in altri termini, l’occulta medicina magica non salva dalla morte quando l’ora della nascita dell’uomo al mondo invisibile è suonata, ma impedisce le morti premature alla evoluzione dell’anima, e allevierà le sofferenze o sanerà i dolori e le infermità di chi ad essa ricorra”. “Su queste basi – aggiungeva – è fondata la resurrezione di questo rito magico di Miriam, la cui rievocazione è tutta una benefica corrente di sanità della carne, per mezzo della potestà spirituale del fratello sullo spirito del fratello che ne aspetta il beneficio”.
Va ricordato anche che l’articolo 57 della Pragmatica Fondamentale recita: “…il simbolo della Matriarchia di Miriam valga ad essere interprete di un programma di Amore, in cui la formula matematica arida ed inesorabile della filosofia maschia si umanizza nella sensibile dell’ideale di affetto della madre, della bellezza nella forma e della delicatezza nell’essenza muliebre”. Nella nostra tradizione ermetica, per Matriarchia (da non assimilare al termine: matriarcato) va intesa la Matrice o Utero universale quale Principio e Origine della Vita Universa in ogni sua manifestazione.
Nella S.P.H.C.I. gli studi e le pratiche sono eseguiti alla luce del metodo ermetico. In sintesi esso si basa sui seguenti criteri:
non credere a niente e a nessuno senza prima verificare, al di fuori di ogni preconcetto e attraverso l’esperienza;
valutare i rischi di una sperimentazione strettamente soggettiva: primi fra tutti l’orgoglio e l’autosuggestione;
tenere ben presenti le differenze fra realtà oggettiva, senso comune delle cose, consuetudini e convenzioni sociali;
la Verità è una conquista individuale, ma a cosa servirebbe questa conquista se non fosse condivisibile, e soprattutto utile anche agli altri?
essere sempre sé stessi: rifuggire ogni modello precostituito e soprattutto l’imitazione, anche di chi ci sembra migliore di noi;
rifuggire ogni forma di misticismo e non pensare, misticamente, che per evolversi si debba rinunciare alla gioia, all’amore, alla libertà, alla dignità e al rispetto per sé stessi;
considerare l’umiltà come la consapevolezza dei propri limiti: nessuno è perfetto, ma tutti siamo perfettibili;
coltivare in sé la consapevolezza di essere l’artefice del proprio bene ed aspirare a diventare niente più che un tramite per quello altrui;
rifuggire ogni prevaricazione e non coercire mai la volontà di un altro essere, nemmeno per il suo stesso bene, ma semmai testimoniarlo “sempre” con le parole e con gli atti.
essere sempre disponibili verso chi chiede, ma considerare che l’atto del donare è proprio solo di chi ama e possiede per conquista, e dispensa nella giustizia.
Si ribadisce che chiunque può richiedere l’iscrizione alla Fratellanza di Miriam, purché entri personalmente in contatto, secondo la propria ubicazione geografica, con un iscritto regolare e operante che ne controfirmerà la domanda d’ammissione da presentare alla Direzione per l’accoglimento di rito.

37 Responses to S.P.H.C.I.

  1. sal

    I Quaderni delle Accademie appaiono per la prima volta in tanti anni di vita della Schola. Sui timbri – i tanto canzonati timbri dai volgari considerati poco più che mezzucci per pavoneggiarsi – viene sollevato il velo che li copriva e, per il lavoro paziente degli appartenenti alla Schola emerge, per quanto possibile all’intelligenza dei tramiti, l’Idea che li ispirò nel momento della costituzione delle Accademie.
    E c’è qualcosa di grandioso in questo insegnamento antico, maieutico, assolutamente rispettoso delle qualità e delle prerogative di ciascuno e ciononostante classico, immutabile pur nella sua adattabilità ultramillenaria.
    La Direzione, che ha ispirato lavoro e modalità, ancora una volta dimostra come il linguaggio sincretico ed ermetico abbia valenze che non possono essere confuse con i cerchietti inchiostrati della profanità, e come nulla sia lasciato al caso o al ghiribizzo di un momento. Tanto che mi domando come sia possibile non intuire, nell’Associazione culturale, proprio l’aspetto colturale e con esso l’enormità della Tradizione che la muove, la Sua saggezza senza tempo non accentrata né accentrabile in questo o quel Maestro, per quanto grande fosse o sia, riconducibile invece a un Centro di cui è emanazione…
    Come pensare e scrivere ancora oggi, dopo tante evidenze, che questo o quel tizio sono i discendenti di Kremmerz, confondendo il ramo con la pianta e pensando che qualche foglia secca conservata in una teca valga quanto l’Organismo vivente che quella foglia aveva prodotto: verde e vegeta e nel contesto del fogliame?
    Nei Quaderni si sente il respiro di Pitagora, con le sue numerose valenze nella misura degli astri, dei ritmi, della Natura; si ode l’eco incantatrice di Virgilio, legata ai frutti del lavoro e ai semi del sapere, e si assumono il sincretismo tentato da Giuliano filosofo e il nutrimento rituale e purificatore narrato dall’esperienza Sebezia. E chissà quante e quali cose ancora in arrivo col lavoro dell’Accademia Porfiriana e con i futuri Quaderni! Tutto originato, legato, sancito da quel programma di lavoro e dal segno di quei timbri, facce infinite di una medesima stella a nome S.P.H.C.I.
    Guardandomi intorno, invece, vedo lo slittamento continuo di tanto sforzo intellettuale che come la frizione di una macchina vecchia non riesce ad agganciare la marcia seguente e mi rammarico che non possano godere di tanta utile bellezza. In fondo, basterebbe poco: appena due passi senza orgoglio, due minuti senza farsi prendere da tutte le vicende nostre e pensando al Nulla da cui veniamo e cui ritorneremo. Solo due minuti e già percepiremmo l’aria pura di una Verità senza padroni venire dal contenitore voluto e creato perché quell’aria pura circolasse ancora e sempre, in pro di una Salute la cui percezione è già Luce di per sé.

    • tanaquilla9

      Si, è vero: si intravede, per quanto è possibile al proprio limitato sguardo, un progetto, una motivazione, una Idea che è sempre stata sin dagli inizi dei tempi e che ha raccolto intorno a Sé i migliori fra gli esseri umani quali Suoi portavoce. Da che si può avere memoria o conoscenza della storia umana, ci si rende conto che questa Idea c’era già, seppure tratteggiata dagli sforzi umani in modo diverso e adattata allo spirito dei tempi. E questa Idea porta intrinsecamente congiunto a sé un programma evolutivo-terapeutico compendiato nella S.P.H.C.I.. Tutto ciò non può non emergere anche dai Quaderni delle Accademie della Schola, che per volontà e sostegno della Delegazione Generale stanno vedendo la luce in questo periodo. La nostra Schola essenzialmente pitagorica vuole riuniti intorno a sé – e queste sono le Parole dei Suoi Maestri di tutti i tempi – pochi che riescano a tradurre in carne l’Idea. Il tentativo di ognuno è questo. Concepito così il programma e stabilito che le chiacchiere sono solo “iridate farfalle”, se ne deduce che i “venditori di fumo”, riescono bene solo in tentativi risoltisi in grandissimi flops (fiaschi).

  2. mandragola11

    “Coltivare in sé la consapevolezza di essere l’artefice del proprio bene ed aspirare a diventare niente più che un tramite per quello altrui”: assioma semplice, tuttavia difficile da realizzare, ecco perché ci si coltiva, ci si prepara, secondo istruzioni che ci aiutano a scartare il misticismo e i pregiudizi che ci allontanano dalla strada maestra.

    • m_rosa

      L’assioma riportato dall’amica mandragola con la sua disarmante chiarezza ci ricorda la semplicissima rotta da seguire, non tanto e non solo per gli iscritti alla Fratellanza che su tale modus operandi dovrebbero fondarci la vita, ma anche per tutti quelli che nella confusione dei momenti che stiamo vivendo vogliono trovare significazione e scopo alla propria esistenza. Cosa è più semplice da comprendere che perseguire ll bene per noi e per gli altri è l’unica strada percorribile dall’essere umano che vuole che la Vita si perpetui, e, nel contempo, cosa è più difficile?

  3. ippogrifo11

    Scartabellando fra i ricordi di vecchie carte e di riviste più o meno datate, mi è venuta in mente quella che deve il titolo al mitico uccello di imprecisata ubicazione geografica, “La Fenice”, a proposito del quale, sotto lo pseudonimo di Belfegor, il Maestro Benno – Delegato Generale della Fr+ Tm+ di Miriam tra il 1947 e il 1951 – scriveva: «Nel simbolo della Fenice stanno la chiave e la parola di passo per comunicare con l’OCCULTO SINEDRIO, la cui Gerarchia non si estranea dai suoi dipendenti ed è la sola DOMINANTE.
    Pertanto, chi non sia un venditore di fumo, o uno dei tanti ciarlatani che infestano noiosamente l’approccio ai confini del sacro recinto, ha il dovere di invitare i preparati a non rivolgersi vanamente all’oriente o all’occaso, ma a stabilire il proprio, indistruttibile contatto. Allora soltanto, sapranno se trattisi di un cavo transatlantico o di un filo della tessitrice Aracne, avranno risposta ai loro molti pensieri che, sotto l’aspetto di iridate farfalle o di notturne falene, vanno sciamando intorno ai consapevoli [corsivo mio], e capiranno pure perché fanno una grandissima pena».
    Mi è venuto da rflettere che se già i “preparati” con i “loro molti pensieri” “fanno una grandissima pena”, cosa dire allora, non dei venditori di fumo, personaggi sul cui squallore non vale la pena di spendere un solo istante, ma dei “cercatori di fumo”, di quelli cioè che, come se giocassero con una porta girevole, entrano ed escono per non aver trovato di che dare sostanza alle proprie velleitarie e fumose aspirazioni. Non fanno anch’essi una grande pena?

  4. filosobek

    Il tempo speso insieme durante la riunione di sabato e domenica è stato contrassegnato da momenti in cui , come in un’orchestra ben accordata dal Direttore, si potevano sentire il Fratello o la Sorella prima ancora che parlassero o, comunque, di là da quanto dicevano. La sensazione era di essere uniti, come accade talora nelle famiglie più fortunate quando si ritrovano per affinità e si riagganciano alle origini.
    Bello ascoltare il Maestro e abbandonarsi – almeno per una volta senza filtri – all’ascolto della Sua testimonianza, delle Sue indicazioni, della prospettiva che rende profonda l’esperienza del vivere una vita. Bello intendere e ascoltare Fratelli e Sorelle di ogni ordine e grado aprirsi alle Parole emananti dal Centro – vero cibo per cui molti si sono messi in viaggio. – e scoprirsi famiglia nel senso genetico del termine. Generati e rigenerati dalla stessa Madre.
    Richiuso alle spalle il portone di legno, ecco il viaggio di ritorno e il bisogno di darsi e di dirsi e di far sapere…: cosa esattamente?
    Che vale la pena vivere.
    Che la Natura ha i suoi perché e vale la pena cercarli.
    Che è scientifica come lo sguardo al passato la speranza che, un giorno, la Madre Patria sia Terra Comune.
    Che dopo tanta Parola, il silenzio luminoso è il custode più adatto di quanto raccolto nel cuore mentre si riprende la solita vita con una dose di Amore in più.

  5. sal

    La forma delle cose nel tempo dei millenni è diventata sinonimo di etichetta, quella che notoriamente sta ‘fuori’ dalle cose stesse per quanto ne indichi il nome. Così anche il nome non è più stato il ‘Nome’ ma una convenzione facilmente sostituibile con un’altra. La sacralità insomma ha ceduto il posto alla secolarizzazione e la gerarchia al dogmatismo.
    Ma, alla fine degli anni ‘70, alcuni studi alla Berkley University condotti da due neurofisiologi – Russel e Karen DeValois – dimostrano che le cellule cerebrali della corteccia visiva decodificano le linee di frequenza trasformandole in immagini olografiche e che quindi la nostra ‘visione’ – sino ad allora considerata oggettiva – è invece data dalla nostra ‘produzione’ ciò che rende la realtà molto più soggettiva.
    In pratica le cose SONO la forma che NOI diamo alle cose.
    Il noto biologo Bruce Lipton spiega che, successivamente alla decodifica, la costruzione del significato delle percezioni rilevate avviene in noi in forza di quello che è il DNA: sia quello derivante dalla genetica che quello derivante dall’esperienza (da cui l’epigenetica).
    Se andiamo a considerare la Pragmatica Fondamentale e i metodi della Schola, ci accorgiamo tuttavia che al Suo interno e da sempre c’è educazione continua e costante alla costruzione della forma: non dell’etichetta. E quindi che la Tradizione ortodossa agisce sia sulla costruzione della nostra materia grave (leggi alimentazione) che sulla costruzione della materia più sottile (leggi corredo di nozioni) ma anche e soprattutto su quel ‘potente processore a 40 milioni di bit’ per dirla con Lipton, che interpreta e risponde a più di 40 milioni di impulsi nervosi al secondo.
    La Miriam ‘rifà’ interamente e – in ipotesi – integralmente.
    Ed è così che, con gli anni di pratica e di lavoro, ci si ritrova diversi e in qualche modo migliori.
    La prospettiva del quotidiano assume contorni che prima non aveva, un po’ come accade quando si contempla un paesaggio da un elicottero rispetto al piano di strada.
    Appare quella nidificazione gerarchica che caratterizza l’olismo anche scientifico, per cui cambiando l’ordine di realtà si accede a un’identità che è superiore rispetto alla somma delle sue parti. Insomma una sorta di ‘maggiore realtà’.
    Il concetto di sacro, perdutosi dalle maglie di una religione sempre meno intelligente, ritorna per la finestra della ricerca e della scoperta scientifica e l’etichetta delle cose scolorisce restituendone piano piano l’idea di nome.
    Ma la Tradizione Iniziatica – quella VERA – in quanto tale si conferma e riafferma uguale a sé stessa.

  6. miranda

    A proposito della Luna ho trovato una bella riflessione che volentieri condivido con gli amici del blog.
    “….quel satellite era sempre stato un prezioso alleato del genere umano. La sua luce era un regalo caduto dal cielo. Prima del fuoco, degli attrezzi, del linguaggio, la luna rischiarava il buio del mondo e calmava la paura degli uomini. Le sue fasi avevano insegnato agli umani il concetto di tempo…Tengo ebbe l’impressione che ogni uomo avesse fortemente impresso nei propri geni un sentimento di gratitudine nei confronti della misericordia disinteressata della luna.”
    L’ultima frase mi commuove, la misericordia disinteressata è quella che riceviamo dalle Superiori Gerarchie, è quello stato d’amore puro al quale aneliamo, è il programma d’Amore della nostra Fratellanza

    .

  7. filosobek

    Inutile girarci intorno: oggi, un po’ ovunque, c’è la commemorazione delle operaie morte nel 1908 nel rogo della fabbrica in cui erano state chiuse dai proprietari in risposta alle loro rivendicazioni per una migliore qualità del lavoro. Nel tempo, il tono commemorativo ha ceduto il passo all’idea della festa (forse per l’esigenza popolare di riappropriarsi del significato arcaico che vede nella mimosa l’eternità dell’anima che rifiorisce analogicamente alla primavera) e all’idea dell’omaggio alla donna (modo spiccio per riconciliarsi con un femminino violato, misconosciuto e mistificato). Ma siamo sicuri che la Giornata Internazionale della Donna possa essere liquidata nell’abbraccio intenso ed olezzante di un fiore giallo oro?
    Iside aveva volto di donna, le apparizioni mariane hanno i tratti della madre di Dio, i riti cerealicoli del mediterraneo inneggiavano alla madre Demetra… Ma l’uomo di oggi come concepisce la donna? E le donna stessa, ha coscienza di sé?
    Giuliano Kremmerz di Lei diceva che “se ne dite bene o male, se l’elogiate o la vilipendete, è sempre la dominatrice di tutti gli esseri creati”: ma in che senso va inteso tale dominio? Non in quello sociale, dove appare piuttosto il contrario. E dunque?
    Guardiamo all’icona della Madonna, guardiamo alle Dee del paganesimo e notiamo che esse hanno in comune l’attenzione all’umanità e usano l’incantesimo dell’effetto che suscitano in pro della salute e del benessere generale: in pratica, dirigono l’attenzione che ricevono verso la costruzione di un bene collettivo. È il caso anche di personaggi contemporanei, da Teresa di Calcutta a San Suu Kyi… Alla nostra attuale Direzione, aggiungo, di cui posso testimoniare l’impegno costante a volgere la propria azione pro salute populi e nel nome della Miriam.
    Inserendomi quindi nell’ondata commerciale della giornata di oggi, auspico un momento di riflessione per tutti sul proprio femminino così che pure gli uomini, guardando alla volpe di cui sono anch’essi portatori, scoprano come “lasciando sperare e desiderare si possa portare Ercole armato di clava a fare il giro di una piazza vestito da pulcinella” (vedi in questo sito web “La donna e l’uomo secondo la filosofia ermetica di Giuliano Kremmerz”) in pro di una umanità nuova. E senza bisogno di evirarsi!…come facevano gli imitatori ignoranti lasciando allibiti i saggi figli di Roma.

    • Buteo

      8 marzo 2013 Corriere della Sera (p.35): “.. Norvegia e Svezia assicurano ai loro neonati rispettivamente 100 e 68 settimane di congedo per maternità” .. “ divisibili fra madre e padre” .
      9 marzo 13 Corriere della Sera (p.28): Marco Del Corona ‘La paternità impossibile’ : “..generosa disponibilità di padri .. pronti a chiedere il congedo di paternità” che “fa bene a tutti” .. “perché la coppia va fatta sopravvivere allo sconquasso di un bimbo che arriva e si installa in casa, vorace di cura” (è così che vivono i neogenitori italiani la nascita del loro figlio?). Padri “sfavoriti dal penalizzante accordo retributivo” che inoltre “pagano diffidenza e stupore. Quasi che la cura dei figli fosse poco virile”.
      ‘La cura dei figli’, e qui si parla del bimbo piccolo, non è ‘poco virile’. Non è compito del padre: la cura del bimbo piccolo, il maternage, non è in Natura affidato al maschio.
      Ogni mammifero si accresce nell’utero materno. L’embrione, poi feto è nutrito dai metaboliti prodotti dalle cellule materne. Quando nasce, ogni mammifero è nutrito dal latte e il latte è prodotto dalle cellule della madre: vuol dire che il mammifero, una volta nato, non può sopravvivere senza il corpo della madre, che è fonte del suo nutrimento e della sua protezione. Il lattante (animale o umano che sia), entra in simbiosi col corpo della madre, o di una femmina che gli faccia da madre, per un periodo di tempo, differente per ogni specie, stabilito dalla legge naturale. E la madre accompagna i suoi cuccioli fino al raggiungimento di quell’autonomia, che consente loro di essere individui capaci di provvedere a sé. La madre è in Natura colei che trasmette al figlio quel bagaglio di conoscenze, indispensabili per la vita.
      Mi si dica, per favore, perché la società spinge le donne, uniche femmine, in questo mondo a noi conosciuto, a chiedere di derogare a questa legge, che è la legge che le qualifica tali? E perché ciò è espresso con tale vigore proprio l’8 marzo, giornata dedicata alla donna?
      Perché la società vuole delegare al maschio la funzione che a lui non appartiene? E perché il maschio umano vuole appropriarsene? Perché la donna è spinta a rinunciare alla procreazione? Procreazione che non si esaurisce nell’atto della messa al modo: un neonato lasciato a sé muore. Gli occorre il corpo della mamma o un corpo femminile che gli faccia da mamma per sopravvivere prima e per vivere dopo.
      Rivediamo, se volete, il film ‘Profumo di donna. Storia di un assassino’ cercando di resistere fino alla fine. Lì è magistralmente espresso cosa succede a un individuo che riesce a sopravvivere nell’assenza totale di amore della madre e guardiamo di cosa va in cerca alla fine e, poi, come finisce. Lì è racchiusa la chiave di lettura di efferati omicidi, che tali non sono nella mente di un essere a cui il mondo non si dischiuso attraverso gli occhi e il cuore della madre.
      Poi, per cortesia, se volete, fatemi sapere.

  8. ippogrifo11

    Il richiamo di Sannitica al “do ut des”, quale condizione atta a scongiurare il rischio di rioccultamento della Tradizione e delle Gerarchie che la custodiscono, viene quanto mai opportuno. L’attivazione individuale, lo slancio fattivo verso l’Opera, in qualunque forma esso intenda esplicarsi, beninteso nel rispetto irrinunciabile delle esigenze e degli obiettivi generali della Schola gerarchicamente trasmessi, rappresentano il modo più efficace per non segnare il passo in un ristagno passivo che alla lunga rischia di ridurre anche la pratica individuale a un esercizio di mera abitudine. Ricordo che diversi anni addietro, quando ancora la Delegazione Generale di P.V. Rosar non aveva concesso l’autorizzazione alla riapertura delle Accademie, nel corso di una delle indimenticabili esperienze collettive condotte sotto la guida del Maestro Jah-Hel, espressi il mio rammarico perché il particolare “stato di grazia” che accomunava in diversa misura tutti i partecipanti a quei momenti di “vita miriamica” si sarebbe poi affievolito, fino a diventare solo un ricordo, una volta che fossimo stati riassorbiti dalle quotidiane contingenze della vita ordinaria. Mi fu risposto che il segreto per non perdere quella condizione, anzi per alimentarla e tenerla viva, stava tutto nel restare quanto più possibile agganciati idealmente e fattivamente al Centro. Col tempo ho capito, almeno così credo, il senso profondo di quelle parole. In realtà, ho cominciato a capire a mano a mano che il mio impegno verso la Schola è andato facendosi concreto, offrendo disponibilità per qualunque esigenza e nella forma che poteva essere ritenuta utile all’obiettivo generale. Ecco, così facendo, mi sono sentito sempre più collegato – oggi si direbbe connesso – al Centro e via via il “lievito” da Esso proveniente ha preso a diventare vivo, palpitante, fino a trasformarsi in vero e proprio stato fermentativo. “Cercare il contatto per stare in contatto”, ravvivando la tensione verso il Centro della Rosa sempre e comunque, questo vorrei dire ai Fratelli. Come? Vi sono tanti modi, ad esempio partecipando ai lavori della propria Accademia rendendosi disponibili anche per le cose più semplici, perchè non vi è gerarchia di contributi che origini poi gerarchia di meriti. Lavorando per tutti si lavora innanzi tutto per sè stessi. E poi, come fa osservare Sannitica, questo sito è una opportunità in più che viene fornita ai Miriamici, a tutti i Miriamici di ogni ordine e grado. Certamente esso non è nato per andare ad aggiungersi ai tanti che proliferano in rete, ma è nato per noi tutti, a beneficio nostro ma anche a beneficio di quelli che vogliono seguirci con sincerità e trasparenza di intenti. E questo i Miriamici non possono né devono dimenticarlo.

  9. sannitica2011

    “E SE COSI’ FOSSE, COSA SI POTREBBE FARE PER SCONGIURARE IL PERICOLO ?” (ultima frase del post di Gelsomino del 6 febbraio)
    Penso che ciò che si può fare, con modestia, impegno e senso di responsabilità, è restituire all’Opera di Miriam almeno una parte del grande bene che si è ricevuto e che continuamente si riceve. Ovverosia operare e lavorare per la Schola e per l’opera di Bene che ne è la radice . Ad esempio abbiamo un sito, frequentarlo e contribuirvi. Nella vita profana la regola è: prendere e portare a casa, a volte anche rubando e ingannando, quanto più si può, senza condividere. Nella vita evolutiva siamo ab eterno debitori nei confronti di Chi ci da i mezzi, gli strumenti e ci consente di collegarci. Ciò non ha prezzo ne è quantificabile. La Miriam ci aiuta a maturare, a crescere, a mantenerci in salute, ci avvia verso livelli di coscienza, prima mai né intravisti né conosciuti, ci consente di poter aiutare terapeuticamente chi lo richiede, di affratellarci e vivere una compagine – quella appunto miriamica – che è un isola felice al di fuori delle brutture della società cosiddetta civile, ci accorda la possibilità di vivere nella carne l’ideale di Bene. Che sarebbe la vita priva di tutto ciò? Non si tratta di essere riconoscenti, ma di restituire al mittente sotto forma di “Servizio”, in forma attiva e al meglio che si può. E, se ciò non bastasse, non c’è altro che potremmo fare.

  10. catulla2008

    Purtroppo in questo periodo sono molto assorbita dal lavoro e non mi resta un granché di tempo per le divagazioni in rete ma, in seguito al post di Sannitica, ho rapidamente fatto un giro per documentarmi sulle ‘ultime’ giunte da ‘quei’ siti (cioè …uno!) in cui si manifesta la malevola attenzione nei confronti nostri e della nostra tradizione (ivi compresi Maestri passati e presenti).
    Devo ammettere che ogni volta mi fa sempre un po’ pena vedere quanto il bisogno di apparire (?) e l’invidia (?) o altri corrosivi dell’anima possano produrre in termini di elucubrazioni e cantonate, ma… che fare? Come aiuti chi si ostina a sbattere la testa contro il muro di casa tua dicendo che gli fai male?
    Nella mia vita ho avuto la ventura di incrociare varie tipologie di livorosi e tutti, proprio tutti, avevano in comune la frustrazione per un obiettivo mancato o un desiderio insoddisfatto: dai sedicenti ‘kremmerziani’ (autodefinitisi tali per aver ‘letto’ –e neppure bene – le opere del Maestro Kremmerz) a quelli che, dopo anni di accattonaggio nei vari circoli e collezione di debite imitazioni timbrate, non avevano ancora strappato la miracolosa ricetta (!) per trasformare in oro sé stessi e il proprio codino; dagli ermetisti autoelettisi eredi di qualche ‘grande vecchio’ ai genii ispirati che degnano la volgare umanità della loro preziosa attenzione e presenza… Insomma, pare che il sottobosco occultista abbia fatto almeno tanti psicopatici quanti ne ha fatti la religione male interpretata, a conferma che l’essere umano è bravissimo a dannarsi la vita.
    Non credo tuttavia che vi sia rimedio al proliferare di tali esaltati: la società attuale, con le sue ingiustizie sociali e i miraggi di opulenza, è di certo l’ambiente adatto alla moltiplicazione di agenti patogeni produttori di rancori assurdi e diffamazioni protette dall’anonimato (anche se, alla fin fine, non è difficile trovare nomi e cognomi e fosche storie di chi starnazza in rete…).
    Nondimeno, quella Legge di Giustizia che ha consentito alla Tradizione Ermetica Ortodossa di sopravvivere ai secoli e tra-mandarsi “Ordinata-mente” da Mandanti a Mandatario/a, continua ad accogliere chi chiede aiuto alla Medicina ermetica e, anche, tutti i ricercatori di buona volontà disposti a fare più che a chiacchierare.
    Il Bene, contro ogni strazio del dolore nei mali umani, procede da una Terapeutica che è dell’Essere e, in quanto tale, non bisognosa né di ‘avere’ né di sembrare.
    La Schola di cui J.M.Kremmerz appare come fondatore, è anzitutto sostanza, prima che forma. E per quanto povera di mezzi finanziari, grazie all’ortodossia dei suoi Maestri è giunta al XXI secolo intatta e ricca del suo tesoro più prezioso: l’Idea.

    • sannitica2011

      Se il “sottobosco occultista (ha) fatto almeno tanti psicopatici quanti ne ha fatti la religione male interpretata” voglio aggiungere che le varie branche orientali sbarcate in Italia hanno fatto ancora peggio. Per quel che mi risulta personalmente molte ingenue persone si sono rovinate la vita a furia di rinunciare, di sottomettersi ad un fato inspiegabile, e di credere di aver raggiunto obiettivi importanti nella crescita “spirituale”, per ritrovarsi poi con le…..a terra alla prima occasione. A quel che mi risulta esistono fratture incolmabili e lotte fra le diverse linee del buddismo che si perpetuano e si accrescono nei secoli. A quel che mi risulta molti praticanti di queste discipline mirano, senza neanche nasconderlo, a fare soldi, o con la palestra, o con i massaggi, o con altro…e fra danze di contorno, meditazioni collettive sull’erba bagnata (per poi lamentarsi dei dolori), innamoramenti di insegnanti di “bocca buona”, a 60 anni sembrano ancora dei bambini presuntuosi.

      • unicorno013

        Che meraviglia il dato apparso nella Home. L’ho appena commentato anche di la. Questo per rispondere a quanti si riconoscono nelle categorie che avete appena citato sopra. Sono dei poveri a loro che denigrano perché non hanno altri argomenti se non il bla bla che nutre la loro intrinseca cattiveria e interesse molto, ma molto personale, quello si di infimo profilo. E fortunatamente per l’umano genere sono sempre i soliti: una sparuta pattuglia di frustrati.

  11. ippogrifo11

    Possedere la certezza di ciò che si è e della storia dalla quale si proviene, avere chiara la consapevolezza delle ragioni per le quali si opera, prendere atto senza orgoglio dei riscontri oggettivi prodotti dalla pratica esercitata con esclusiva finalità di bene e senza alcuna aspettativa di ritorno, ecco gli argomenti, indiscutibili per chi li vive nella propria carne, che conferiscono al Miriamico regolare e ortodosso quella serenità indefettibile che nessun vociare urlante, volgare, rabbioso e sgangherato potrà mai scalfire. “La Fratellanza […], esempio di tolleranza per ogni opinione, si circoscrive nel risultato delle proprie esperienze”. Tanto deve bastare. Dunque il Miriamico non ha necessità di cercare altre dimostrazioni e, soprattutto, non ha necessità di darne.

    • sannitica2011

      E’ vero. Tuttavia la morbosa e malevola attenzione di cui ci “onorano” alcuni siti è – se non ridicola – sicuramente ossessiva.

      • sannitica2011

        …degna dell’interesse, oltre che della magistratura, di un buon neuropsichiatra…

        • GELSOMINO

          RIFLETTEVO SU QUANTO SIA STATA E SIA ARDUA LA VIA DEI MAESTRI DELLA SCHOLA , CHE BEN LUNGI DALL’ESSERE OSANNATI O RICONOSCIUTI DAL GRANDE PUBBLICO , SONO STATI , A PARTIRE DAL KREMMERZ , SEMPRE ATTACCATI , INFAMATI ED OFFESI NELLA LORO PERSONA UMANA.
          SONO SICURAMENTE DEGLI ESSERI SUPERIORI PER NON ESSERE MINIMAMENTE TOCCATI DA TUTTO QUESTO.
          MI CHIEDO : IN NOME DI COSA QUESTI ESSERI SOPPORTANO QUESTO FARDELLO ?
          DI UN PATTO SANCITO ?
          DELL’AMORE E DELLA CARITA’ VERSO I FRATELLI MENO EVOLUTI ?
          MA C’E’ UN LIMITE A QUEST’AMORE E A QUESTA CARITA’ ?
          A PIU’ DI UN SECOLO DALLA RESTAURAZIONE DELLA FRATELLANZA DI MIRIAM GLI ATTACCHI CONTINUANO .
          I TEMPI FORSE NON SI SONO MATURATI ?
          IO PENSO CHE GLI ESSERI EVOLUTI NON HANNO BISOGNO DI NOI ; AL CONTRARIO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO.
          MI CHIEDO SE NON CI SIA IL RISCHIO CONCRETO CHE QUESTA TRADIZIONE TIRI I REMI IN BARCA E SI OCCULTI, DOVE RITENESSE CHE NON C’E’ MATERIALE UMANO SU CUI OPERARE.
          E SE COSI’ FOSSE, COSA SI POTREBBE FARE PER SCONGIURARE IL PERICOLO ?

          • fulva11

            Condivido la tua preoccupazione caro amico e fratello nell’ideale di giustizia.
            Anch’io penso che gli esseri evoluti agiscano spinti dall’Amore con la “A” maiuscola per il quale dedicano la vita, lavorando indefessamente all’Opera di Miriam e per la salute degli afflitti che ricorrono a Lei.
            E di questo Amore ne siamo testimoni in tanti.
            Speriamo che la Miriam aiuti il Maestro e lo sollevi da tutti questi attacchi di cattiveria, e preghiamo ermeticamente che il Bene trionfi al più presto.

  12. catulla2008

    Come può ricordare chiunque fosse convenuto alle celebrazioni per il Centenario della Pragmatica Fondamentale a Vico Equense, alla base della Fondazione della nostra Schola vi è il mito dell’incontro fra la Sacerdotessa Myra l’Assira e il Sacerdote Mamo Rosar Amru. Il delicato tocco del Maestro Kremmerz, tra scienza e poesia, così recita a un certo punto: “Myria assira è l’eco della Dea e vive nel mondo… porta al braccio un gioiello che non ha prezzo, uno scarabeo che racchiude l’occhio della grande sacerdotessa di Menfi…”.
    Ebbene oggi sappiamo che gli Antichi Egizi, i quali veneravano il simbolo dello scarabeo stercorario al punto di metterlo sulle mummie per simboleggiare la rinascita del defunto, avevano ragioni assolutamente scientifiche per collegare la palla di sterco, che l’insetto fa rotolare dinnanzi a sé, al disco solare.
    Infatti, uno studio della dottoressa Marie Dacke dell’Università svedese di Lund, pubblicato su Current Biology, ha dimostrato che lo scarabeo stercorario si sposta di notte seguendo le stelle e facendosi guidare dalla luce della Via Lattea per procedere in linea retta. Già studi precedenti avevano evidenziato che questi insetti usano Sole e Luna come bussola e che, in presenza di un ostacolo, salgono sulla palla di sterco ed effettuano una specie di danza acrobatica che consente loro di riorientarsi e rilocalizzare la fonte di luce. Tuttavia, ad un’osservazione attenta di come gli scarabei riuscissero a trovare la strada anche in diverse condizioni di luminosità, è emerso che essi usano la Via Lattea come bussola, sintonizzandosi come ago al gradiente di luce generato dalla galassia.
    Noi, e-dotti fanciulli dell’ingenua umanità, possiamo quindi concludere che non a caso il Fedele d’Amore Dante – alla fine del proprio percorso dall’interno della Terra al Cielo – concluse che ad ognuno dei tre livelli è il medesimo cuore pulsante che guida l’uomo, portandolo ad amare la Causa che lo ama, Quella che gli ragiona nella mente, e Quella che muove il Sole e le altre Stelle in una sintesi Unica della medesima Forza dal Volto triplice.
    La Luna, il Sole e, più oltre, le Stelle, rimandano al medesimo Occhio al braccio della Dea: “Maga, sacerdotessa, zingara, cartomante, medichessa, astrologa, divina — seduttrice ed ammaliatrice sempre…” che passa “attraverso al labirinto delle vittime di due estremi, la fede ignorante e la boria scientifica dei terrestri”. Nella perfetta identità tra la forza d’Amore umanizzata e quella Universa, posa il piccolo grande simbolo di uno scarabeo stercorario.
    Forse, prossimamente, gli scienziati troveranno che la Luce di cui si pasce, è una Luce Nera, Matrice delle Forme universe. E che lo scarabeo si sintonizza a ciò che oggi chiamiamo Black Hole.

    • fulva11

      Forse non a caso Mirya reca proprio al braccio lo scarabeo con l’occhio della Sacerdotessa di Menfi. L’occhio sacro significava il terzo occhio, o sole occulto, al centro del cervello in diretta corrispondenza con la glandola pineale, l’epifisi, a forma appunto di mandorla, fotosensibile per eccellenza e aggancio nei rapporti tra l’individuo e l’ambiente.
      Lo scarabeo è per vocazione naturale fotosensibile e foto amante al punto di stare con lo sguardo al cielo stellato, se non vede perde il contatto come è stato dimostrato dall’esperimento riportato da Catulla: bendato smarrisce la rotta.
      Osservandone il comportamento mi pare il trionfo di un “fare” instancabile: lavora la materia più greve e rigettata, gli escrementi, fra l’altro prodotti da altri; protegge in ogni modo questo suo “tesoro” dai predatori e dagli stessi scarabei; quindi lavorandolo ad arte si crea il contenitore funzionale a covare e nutrire le uova.
      Quella piccola sfera rotolata lungo le direttrici celesti riflesse sul suolo, è la sua Terra, sintetico microcosmo, di generazione e rigenerazione.
      Come le farfalle subisce le metamorfosi dallo stadio di verme alla pupa, ma quando ha infine messo le ali per volare libero in cielo, ecco che torna al suolo nel fimo e nel limo terrestre per compiere la sua opera naturale, il suo canto d’amore alla vita!
      Non vorrei sembrare romantica, ma a me pare bellissimo!

  13. Segezia

    Davanti agli occhi, l’immagine di due bambini, al mare, che giocano sulla sabbia. Una dei due passa la mano: e la scritta e l’immagine tracciate si dissolvono. Poi, una nuova idea e, con la punta delle dita, l’immediatezza di una forma e la suggestione di un altro concetto. E poi via di nuovo, con la mano che cancella tutto.
    Ecco, mi sono detta, questa è la nostra quotidianità e così è, comunemente, spesa l’esistenza.
    A un certo punto della mia, ho incontrato la Schola e, piano piano, dopo aver cancellato dalla sabbia un po’ di cose, mi sono resa conto che quello che scriviamo viene impresso nelle nostre cellule e non sulla rena di un lido qualsiasi. L’onda del mare porta via le impressioni buttate a caso, ma in noi rimangono; e qualcuna, ripetuta più volte, passa il confine della memoria temporanea per scivolare in quella permanente legata alla matrice dell’essere.
    Che incessantemente ci crea.
    Kremmerz sosteneva che “ogni abitudine è una schiavitù”: infatti ogni abitudine ha la potestà di forgiare, come ben sanno coloro che usano pubblicità, spot, e ripetuti consigli per gli acquisti atti a penetrare le menti e condizionarci in misura direttamente proporzionale all’insistenza con cui vengono proposti e alla forza con cui il messaggio è costruito: modulato sulla cultura che si propone di penetrare, il seme suggestivo giocoforza asserve il ricevente alla volontà di industriali e commercianti. Codesta nuova religione (etimologicamente leggibile come RES = cosa LIGAMEN = legame) è quella che, per dirla con i termini usati dal Maestro “attualmente ci rende servi dei corollari di filosofie parolaie”.
    Ma, come dimostra pure la folta letteratura sull’argomento da parte di sociologi-psicologi-giornalisti, fino alle ultime istruzioni sul come-si-deve-vivere propinate dalla divetta o lo sportivo del momento, ognuno davvero PUO’ rifare sé stesso secondo una nuova matrice.
    Ecco dunque la Schola e la Sua Tradizione.
    Come alla bottega di un valente artigiano, di un sapiente scultore, di un mastro panificatore, si impara a modellare la materia del proprio corpo perché sia in equilibrio fisio-psichico, ricettacolo delle forze propizie alla specie umana – di cui siamo elementi – e allo sviluppo armonico della Natura di cui siamo espressione.
    “Il problema che si propone il magismo e l’enigma che l’alchimia risolve è un secreto riformatore e trasformatore di tutta una civiltà e protesa civiltà storica”.
    È una nuova epoca quella che stiamo vivendo all’alba del XXI secolo lungo una curvatura infinita.

  14. ippogrifo11

    Leggevo, o meglio rileggevo, nell’Area Riservata del sito l’articolo a suo tempo pubblicato in “La Via della Rosa” dal Maestro M.A. Iah-Hel, intitolato “La generosa e solare missione di un italico Maestro di ermetismo”. Fra i tantissimi punti, tutti degni della massima attenzione, uno in particolare mi ha agganciato con forza, forse per la contemporanea intrinseca convibrazione di una parte del mio essere con l’argomento ivi trattato, argomento che voglio sottoporre alla riflessione dei frequentatori del sito. Il passo è il seguente:
    “…tutto quanto in tal senso proviene dalla tradizione miriamica, […] essendo finalizzato esclusivamente agli scopi fin qui ampiamente espressi, anche se arbitrariamente utilizzato da chicchessia, non produce alcun effetto inaspettato, e tanto meno negativo, e qualunque ipotetica manifestazione sensibile ne fosse riscontrata dall’eventuale autonomo operatore va attribuita esclusivamente a fattori di autosuggestione o agli effetti del magnetismo animale e personale proprio a ogni forma vivente. Anzi, dirò di più: ciò che proviene dalla nostra tradizione autenticamente kremmerziana è garantito nella finalità terapeutica di bene, fino al punto da riuscire incompatibilmente praticabile anche da eventuali regolari numeri o anelli della Catena che volessero utilizzarlo per altri scopi o mire, più o meno confessabili; e ne è riprova la folta schiera di ex iscritti di ogni grado erranti alla ricerca di quanto più confacente alle loro umane aspettative.”

  15. sannitica2011

    Mi riallaccio a quanto tempo fa è stato discusso sul blog con numerosissimi interventi a favore della S.P.H.C.I. e della sua terapeutica ermetica, sia di iscritti, sia di simpatizzanti, circa i tentativi di diffamazione perpetrati da alcuni siti. Oggi vi è finalmente una sentenza al proposito, ed è storica. E’ stata infatti condannata una donna al risarcimento pecuniario dal Tribunale di Livorno che ha equiparato la diffamazione su Facebook a quella tramite mezzo stampa. Questo in quanto: “La comunicazione con più persone alla luce del cennato carattere ‘pubblico’ dello spazio virtuale in cui si diffonde la manifestazione del pensiero del partecipante che entra in relazione con un numero potenzialmente indeterminato di partecipanti e quindi la conoscenza da parte di più persone e la possibile sua incontrollata diffusione”.
    Mi auguro che questo provvedimento possa fermare al più presto una condotta davvero immorale e pericolosa molto diffusa nel variegato mondo del web, ove – come si sa – chiunque si può credere nel diritto (salvo piccoli e meschini accorgimenti) di diffamare e insultare chiunque. Stiano perciò un po’ più attenti tutti quelli che senza prove e senza conoscenza vogliono, per subdoli scopi, macchiare la rispettabilità di uomini e donne del passato e del presente. Io spero vivamente che questo fenomeno triste e vergognoso sia interrotto dalla Legge.

    • ippogrifo11

      La sentenza del Tribunale di Livorno cui accenna Sannitica2011 indubbiamente viene a colmare un vuoto giuridico che ha finora lasciato troppo spazio alle esternazioni incivili di quanti hanno pensato e ancora pensano di potersi nascondere dietro l’anonimato illusorio offerto dalla rete. Personalmente non credo che questo basti per indurre gli habitué della diffamazione strumentale in rete ad astenersi dal prodursi ancora in comportamenti tinti di miserevole squallore, specialmente quando la calunnia gratuita e indiscriminata si fa serva di inconfessate mire personali. Tuttavia, v’è da sperare che quanto meno la summenzionata sentenza cominci a far riflettere sulle possibili conseguenze a oggi non più così remote. Ed è opportuno che vi riflettano in primo luogo gli amministratori – non ignoti – di siti e forum che pervicacemente si ostinano a ospitare interventi e commenti aventi carattere di diffamazione generalizzata e sistematicamente postati da personaggi – non ignoti anch’essi – evidentemente refrattari alla permeabilità del senso civico e dell’etica.

    • diogenonn

      Mi avvalgo di uno dei tanti siti in cui vengono analizzate le normative inerenti la diffamazione online:
      “Il terzo comma dell’articolo 595 c.p contempla la diffamazione online come circostanza aggravante della diffamazione perché realizzata tramite internet che viene considerato un mezzo di pubblicità, perché idoneo e sufficiente a trasmettere un messaggio diffamatorio a una pluralità di soggetti. Perché il reato si realizzi è richiesta la presenza necessaria e contemporanea dei seguenti elementi: l’offesa alla reputazione di un soggetto determinato o determinabile, la comunicazione di tale messaggio a più persone e la volontà di usare espressioni offensive con la consapevolezza di offendere (c.d. dolo generico).”
      Era ora che la magistratura desse seguito a quanto stabilito dalla normativa. E pur notando il ritardo con cui si è mossa, in un terreno sia pur relativamente nuovo e pieno d’insidie, finalmente, come più sopra detto, gli alfieri della denigrazione cominceranno a vedersi franare il terreno sotto i piedi iniziando a rispondere dei loro atti alla legge degli uomini. Ed anche la Polizia postale avrà così un input in più per sollecitare i provvedimenti del caso ai quali il magistrato non potrà non dar seguito.

  16. catulla2008

    Secondo il mio punto di vista, una formula matematica arida escluderebbe qualsiasi cambiamento nella struttura dell’essere umano: non sarebbero possibili evoluzione, riscatto, cambiamento, ascenso, solidarietà né alcun sentimento e, soprattutto, la SCHOLA. Infatti, se ciascuno di noi dovesse scontare la vita come in un karma fino all’ultimo dei suoi atti senza possibilità di scampo, non sarebbe neppure possibile concepire una terapeutica dell’essere, una redenzione e così via. L’umanizzazione nella sensibile, l’amore della madre che pre-siede alle forme (nel bene e nel male) rendono invece possibile alla volontà intelligente dei Maestri della S.P.H.C.I . la Direzione in pro salute populi delle forze della Natura: a volte anche contro ogni apparente linearità di decadimento e/o distruzione, purché l’essere umano si apra come un bocciolo alla fecondazione d’Amore e chieda. Con il cuore.
    Ecco la grandezza della MIRIAM…!

    • ulisse

      Sono in perfetto accordo con le Vs. conclusioni. Moltissimo è mutato nel corso del tempo. I termini che una volta indicavano discipline tendenti all’unità della conoscenza, oggi esprimono realtà diverse e frammentate. Accade sempre così: il significato originario della parola si dimentica man mano che esso si accorda all’orientamento, spesso artificiale, di epoche diverse. Ed è tradita la radice, da cui la parola stessa ha tratto vita. L’età di Pitagora vedeva nel matematico l’adepto cui erano rivelate le verità più profonde, colui che si occupava di studiare la natura ed era amico della sapienza; la matematica consisteva dunque in tutto ciò che era da studiare, senza fratture, e non si discostava affatto dall’esperienza estetica.

      • sannitica2011

        Si, ma mi pongo questo interrogativo: oggi, come ieri, quanta forza e quanta INTEGRITÀ sono necessarie per preservare da contaminazioni e difendere dalle “iene” umane la realizzazione, nel mondo di “quaggiù”, della “scienza sacra di reintegrazione nell’Unità”, e della Schola che ne è il crogiuolo? Se la Sfinge egiziana, come scrive il Maestro Kremmerz, è il simbolo di tutte le possibilità di pervenire dell’uomo, della sua divinizzazione, pur tuttavia essa ha artigli da leone. Il nostro amato Maestro M.A. Jah-hel ha difeso la Miriam dagli aggressori, dai mercanti e dagli impostori. Una Donna ha messo in scacco l’intero “sottobosco kremmerziano”e ha consentito la prosecuzione ortodossa della Schola. Forse solo una Donna Integrata poteva farlo.

      • fler95

        Come non essere d’accordo con Sannitica? “Una Donna ha difeso la Miriam”: ma è l’umanità che se ne avvantaggia; sono i malati, gli esseri umani dove la Divinità è ancora in embrione, i ricercatori e gli studiosi seri che traggono profitto da un contenitore ‘sacro’ dove la Scienza dell’uomo fluisce ancora incontaminata a disposizione di tutti i praticanti di buona volontà. Una Donna, in nome di quell’Amore su cui Kremmerz fondò la Fratellanza, ha protetto i “numeri” e il diritto alla terapeutica ermetica di quanti si sono rivolti e si rivolgono alla Schola: e la curvatura della Miriam non ha fine in quanto i Maestri che si succedono ne portano avanti il lungimirante Disegno di salute globale. Ragion per cui il ‘sottobosco’ detiene mera funzione di concime…

  17. ippogrifo11

    Non funzionando ancora il blog perfettamente, inserisco qui, nella sezione dedicata alla Schola, il commento all’ultimo post di Catulla.
    Ha ragione Catulla: il privilegio di essere entrati in contatto con la Schola, di farne parte, seguirne le indicazioni di metodo e quelle sperimentali, praticare nella consapevolezza della propria evoluzione e per il bene di chi viene in nostro contatto, verificare giorno dopo giorno il progressivo allargamento del nostro orizzonte etico, percepire, o per lo meno iniziare a percepire, nella vibrazione delle proprie cellule quella dell’amore disinteressato e munifico che i Maestri hanno trasmesso senza interruzione sino a noi, sentire sulla Schola tutta – e dunque su tutti noi – la vigile cura di una Gerarchia Mater-na, prima ancora che garante di ‘Ordine’ nella Regola, sì questo è davvero un privilegio del quale forse ci si rende conto soprattutto quando e quanto più si alza forte il vociare caotico, supponente e inconcludente della pletora miserrima dei denigratori della prima e dell’ultim’ora. Ma forse tutto questo era stato messo in preventivo quando il Maestro J.M. Kremm-Erz ricevette il mandato di fondare la Miriam. E forse fu messo nuovamente in preventivo quando la Delegazione Generale di M.A. Iah-Hel ricevette, dalla stessa e Unica Fonte di sempre, quello di traghettare la Schola nel nuovo millennio.

  18. mara329

    Non ho parole adeguate per esprimere l’ammirazione e l’amore per questa Schola e per i principi su cui si basa. Capisco che ogni affermazione andrebbe compresa a fondo per le sue implicazioni profondissime e vissuta nella propria carne. Avrei molte domande. Ad esempio Il Maestro J.M. Kremm-Erz scrive della “resurrezione” del rito magico di Miriam. Allude a qualcosa che già è esistito nella storia dell’umanità? I riti isiaci egiziani? O qualcosa di ancora precedente?
    Nell’articolo 57 della P+F+ si parla della “formula matematica arida ed inesorabile della filosofia maschia”. Che cosa è precisamente? Il dogmatismo? La mancanza di elasticità? L’assetto piramidale?… Da questo articolo comprendo la fortuna che abbiamo oggi ad avere un Maestro e Delegato Generale in una Donna.

    • m_rosa

      Cara mara, mi sembra che tu ti sia risposta da sola, un Maestro e Delegato Generale Donna ci preserva da tutto questo. Solo una donna che sia venuta a contatto con la propria natura più profonda, dunque più sintona alla Natura, dunque più in armonia con il Principio Unico, può, proprio in virtù di tale sintonia, vivere e operare in concordanza con tali Leggi e più efficacemente lottare contro l’aridità, il dogmatismo, la gerarchia piramidale, le lotte per il potere, e tanto altro ancora, purtroppo!

      • mara329

        Si, m_rosa, si intuisce bene ciò che dici e proprio per questo la “formola matematica arida e inesorabile della filosofia maschia”, mi sembra avere a che fare anche coll’assolutismo del metodo oggettivo della scienza che pretende ogni fenomeno spiegabile e certo, solo se si verifica sempre allo stesso modo. Inoltre, facendo un volo, mi pare da attribuirsi alle varie dottrine religiose e filosofiche che nel corso dei secoli hanno tentato ovviare alla “mancanza d’istruzioni”, sin dalla nascita, su cosa devono fare gli esseri umani, generando inevitabilmente, (perché a volte non compatibili fra di loro), guerre, massacri, discriminazioni e crudeltà. Da ciò, e questo è uno dei motivi che mi hanno attratta, si discosta l’Ermetismo del Maestro Kremmerz, che – cito dallo stesso articolo 57 della Pragmatica Fondamentale – “…esclude ogni servitù di spirito e prescinde dalle divisioni occasionali delle società umane…”. Comunque mi chiedo: in che differisce la dottrina pitagorica, pure basata sulla matematica – dalla formola matematica arida della filosofia maschia?

        • alchemilla68

          il post di Mara mi fa riflettere che forse il problema è la visione arida della filosofia maschia (fine a se stessa ed estrapolata dal principio femminile, dalla visione della unità) che si concretizza quindi in in una formula matematica arida, e non su di un metodo espresso attraverso la matematica come quello pitagorico

          • m_rosa

            Forse perché la matematica pitagorica è nata come via iniziatica e non come metodo per spiegare in modo sperimentale, asettico, impersonale, la realtà che ci circonda ponendosi sempre un gradino sopra, in una visione che più antropocentrica (leggi maschia) di così non si può. Pitagora invece, comprende crescendo, la comprensione arriva contestualmente ad una evoluzione dall’essere che di quella conoscenza non è spettatore estraneo, ma attore intrinseco. Che è poi quello che accade nella nostra Schola!

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