“Associazione Culturale” a S.P.H.C.I. Fr+ Tm+ di Miriam

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Recensioni a cura della S.P.H.C.I.

 
Amir D. Aczel : Le cattedrali della preistoria – Il significato dell'arte rupestre
(Raffaello Cortina Editore, Milano 2010)

La S.P.H.C.I. Fr+Tm+ di Miriam nel tempo, attraverso le sue ricerche e grazie alle chiavi di lettura che possiede provenienti dalla tradizione iniziatica ortodossa, ha sempre portato avanti da un punto di vista scientifico tesi, idee e concetti all’avanguardia, molto spesso anticipando l’affermarsi di quegli stessi contenuti all’evidenza della collettività. Un esempio ne è la ricerca sul “Principio Femminile” anni prima che venisse pubblicato il famoso testo della Gimbutas , con gli studi e il dibattito che si sono susseguiti o le ricerche, ancora in corso, sull’ antica tradizione primigenia.   Anche nel caso degli studi preistorici,  già nel 1996 Marco Carobbi della S.P.H.C.I. Fr+ Tm+ di Miriam negli atti del seminario “Tradizioni e culti pagani di primavera”, organizzato da “Progetto Elissa” dell’Editrice Miriamica, (al quale seminario appunto la S.P.H.C.I. aveva partecipato, offrendo un suo contributo di ordine terapeutico-iniziatico) aveva affrontato l’argomento delle pitture rupestri del Paleolitico, in un articolo intitolato: “Disamina di uno dei più arcaici riti di rigenerazione artisticamente codificati”. Era stata presa in esame una enigmatica pittura della Grotta “dei tre fratelli” a Lascaux in Francia per mostrare come fosse stata codificata simbolicamente , dall’uomo di Cro-Magnon,  la pratica di rigenerazione, nella caverna-santuario di Lascaux, a testimonianza dell’estrema antichità di una tradizione sapienziale iniziatica tesa a integrare l’essere umano nell’Unità con la Natura cosmica. Oggi è stato tradotto e pubblicato un bel testo di Amir D. Aczel, divulgatore scientifico e insegnante presso la Boston University, già autore di “Entanglement”, circa gli studi preistorici sull’arte rupestre europea e sul suo significato. “Uno dei più grandi misteri dell’esperienza umana sulla Terra – se non il più grande di tutti – è la comparsa, circa 32.000 anni fa, di imponenti dipinti, disegni e incisioni di animali entro profondi e spesso quasi inaccessibili recessi di ampie caverne dell’Era glaciale in Francia e in Spagna (con qualche caso anche in Italia meridionale)”.  Così inizia l’autore, per spiegare poi che tale arte è rimasta immutata per 20.000 anni: da 32.000 anni fa fino a circa 12.000 anni fa quando giunse a una conclusione improvvisa con l’avvento del Neolitico. Attraverso un percorso descrittivo delle singole grotte e delle loro pitture, nonché dei diversi studiosi che le hanno esaminate, Aczel non nasconde la sua entusiastica adesione alle teorie di Andrè Leroi-Gourhan (1911-1986), un gigante intellettuale degli studi preistorici che aveva portato avanti le idee di Annette Laming-Emperaire (1917-1977) . Secondo la studiosa, che escludeva interpretazioni di rituali di caccia (l’archeologia ha dimostrato che la dieta dell’uomo di Cro-Magnon era costituita da renne, pesci e piccoli animali (che appaiono molto poco nell’arte delle caverne) e non da animali di grossa taglia), nei lineamenti dell’arte rupestre vi è un antichissimo sistema metafisico del mondo, ove alla divisione sessuale delle creature è assegnata una funzione primordiale. Vi è inoltre “un mondo mitico che già abbondava di tradizioni, le quali indubbiamente erano precedute da altre tradizioni più antiche, ora perdute per sempre. Per la prima volta nella storia dell’umanità, gli artisti delle grotte del quaternario fissarono sulla roccia le loro rappresentazioni degli esseri umani e della Terra…Tutt’altro che vano è il tentativo di decifrare questo primo trattato della Natura”. Leroi-Gourhan, sviluppando le innovative teorie della studiosa, e considerando che i Cro-Magnon non avevano mai vissuto nelle loro grotte decorate, che gli animali rappresentati dall’arte paleolitica non coincidevano con quelli più cacciati, formulò uno schema complessivo: “l’arte delle grotte segue regole di composizione precise e prefissate che non mutano nel corso dei millenni…l’arte parietale paleolitica possiede una struttura interna profonda”. Inoltre egli concluse che “tutti i segni nelle grotte (che accompagnano le figure) sono sostituti di rappresentazioni sessuali umane… I segni stretti sono maschili, quelli larghi femminili”. Gli animali figuravano come simboli e la loro disposizione sulle pareti non era mai casuale. Come non casuale era in ogni grotta paleolitica una parte d’ingresso con disegni minori mentre nella parte più profonda della caverna – il vero santuario -  quelli importanti. Due erano gli animali principali: il cavallo e il bisonte (toro- bovino), mentre gli altri, felini, orsi, mammut, stambecchi, cervi e pesci costituivano figure secondarie di contorno; tutti erano legati a simboli sessuali: il bisonte ad esempio era un simbolo del femminile, il cavallo del maschile. Le grotte hanno dunque un’organizzazione spaziale conforme a un sistema che riflette un pensiero metafisico, i Cro-Magnon hanno sviluppato un pensiero simbolico: la vulva così spesso raffigurata doveva corrispondere all’origine del mondo e a tal proposito Aczel si domanda: “è un archetipo del femminile per sempre innestato nella coscienza umana da tempo immemorabile, motivo per cui è stato ritratto da un artista antichissimo?...è un simbolo primordiale incastonato nella nostra coscienza umana collettiva?”.  Secondo lo studioso Emmanuel Anati gli artisti del Paleolitico “avevano una visione assoluta. (Le loro scene) rappresentano verità eterne”. In effetti aggiunge Aczel “stando alla teoria di Leroi-Gourhan e Laming-Emperaire, c’è un linguaggio – un codice – che gli artisti delle caverne hanno incorporato nelle opere come messaggio universale” Questo, nascosto nelle viscere più profonde e inaccessibili delle caverne è scritto in codice binario, “proprio come i codici impiegati dai programmi informatici: per i Cro-Magnon le cifre dell’informazione erano i simboli femminile e maschile”.  “L’idea di Leroi-Gourhan circa il codice incorporato nei segni (il codice binario dei segni maschili e femminili) merita certamente parecchio credito: è una teoria straordinariamente acuta dell’arte e dei segni delle caverne e può stimolare ulteriori ricerche”. Rispetto all’arte delle grotte del Paleolitico emerge  una visione diversa da quella attuale: essa fu ideata in modo che si cogliessero tutti i dipinti in un unico contesto: in tal modo gli artisti Cro-Magnon facendo combinazioni che trovavano significative tra diversi animali,  miravano alla creazione di un ordine o armonia. E aggiunge :  “ Sono fermamente convinto che gli artisti delle caverne paleolitiche possedessero una vasta comprensione e forse persino una concezione cosmica della Natura”.  Pochissimi specialisti odierni – per Aczel - primi fra tutti Henri Breuil e Andrè Leroi –Gourhan hanno avuto la ventura di capire qualcosa del significato supremo dell’arte rupestre europea, e l’autore si augura che il futuro riservi ricerche più intense e più serie sulle idee e la vita del Paleolitico, perché purtroppo oggi si è ritornati alle vecchie teorie interpretative dell’arte rupestre vista come rituale di caccia (influenze sciamaniche), e sull’ipotesi dell’arte per l’arte.

 

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