Pragmatica Fondamentale della Scuola Ermetica Fr+ Tm+ di Miriam

 

 

 

 

 

 

 

 

(Breve relazione ai Dodici supremi Vecchi Maestri del Collegio Operante)

Saggissimi e Venerandi,
Dopo una preparazione a volte incerta, a volte ostacolata dalla mitezza dei mezzi disciplinari, sempre oscillante per il selvaggio desiderio dei primi venuti di denudare l’Iside e prostituirla allo scherno plebeo, all’alba del secondo decennio del secolo nuovo, ho compiuto con questa Pragmatica Fondamentale la sistemazione della nuova Scuola per la famiglia degli aspiranti alla eterna sapienza dell’Arca.

Le idee non sono mie, ma Vostre. La copia grande delle imperfezioni è mia.
Voi, lontani dal turbinio della vita terrestre, aspra e faticosa, dove gli uomini lottano tra la passione e la necessità, tra il pane della terra e l’ignoto misterioso e divino, Voi non preoccupati dai preconcetti delle umane dottrine investigative, dalle superbe riserve degli stanchi, Voi potete guardare dall’alto dei Vostri seggi le tragiche miserie delle anime senza meta – e avete pronunziata la Vostra parola, di cui il Valore è assoluto per verità sapiente.
Ma io, discepolo Vostro, vivo in una società della terra la piccola e orgogliosa terra che è una cellula pensante dell’Universo, tra uomini che ricercano la divinità perduta, ancora assonnati dalla schiavitù cieca dei sensi più gravi. E’ questa una società in cui l’assoluto non è concepito né nell’espressione artistica del Bello, né nell’immagine del Vero nell’enigma delle prime cause; insofferente di ogni attesa, avvicenda corse pazze e furiose per trovare il segreto della vita. Mondo relativo innanzi alla Vostra concezione assoluta, io ne vedo le ombre in me, fuori di me, nei vicini, nei lontani.
Quaggiù la parola ha preso la quasi possanza dell’artificio dei giganti; la forma grammaticale, la dialettica, il sermone non lasciano campo all’alta meccanica dell’organismo mentale di concentrarsi fuori il turbinio relativo delle menzogne mascherate di verità.
Quaggiù i suoni sillabici vengono editi a generare le idee volute e cesellate, il magnete dell’incanto si sperpera nella manifestazione musicale dei concetti provocati e il relativo inonda e affoga i tentativi della libertà mentale per assurgere al sublime silenzio dove è possibile solo di raccogliere il seme apollineo nella sensibile antera delle conoscenze causali.
In questo campo relativo, tra il fragore delle tempeste dei sentimenti, di orgogli, di povertà, di paure, di dubbi, ho dovuto tradurre la Vostra parola assoluta in un linguaggio improprio a renderne anche il lontano profumo. Ecco l’involontaria serie di errori che appaiono macchie enormi su una trama di verginale candore.
Nell’Oceano luminoso, dove la Vostra intelligenza aspira i fiori delle creazioni elette, obliate le parvità degli umani, e io a Voi ricordo di abbondare nell’indulgenza nell’ascoltare questa esposizione degli errori impossibili a curare per l’ora nella quale comincio la interpretazione pei profani.
Quaggiù, in questa ora, domandano la prova alla sapienza per rinnegarla. Domanderanno a me: chi sei tu? Potrò io dire dove Voi siete? E non si convinceranno di Voi se nell’affanno della ricerca non avranno occhi per vedervi? Potrò confessare chi io mi sia senza celarmi nei più semplici pronti al sagrificio dell’Idea?
Di qui origina l’adattamento. Questa pragmatica è compilata con parole improprie prese a prestito or dai ruderi pestiferi delle religioni volgari, or dal linguaggio dei profani ricercatori di arcani naturali, or dalle consuetudini e convenzioni di pedagoghi. Per esprimere idee occorre un linguaggio ancora tra i terrestri ignorato.
Ho dovuto bandire le parole abusate per non essere malinteso. Non ho potuto dire: questa è la scienza della carità che nessuno intende; questa scienza è amore. Chi mi avrebbe compreso se non l’adepto ermetico che già ne conosce la radice? Chi avrebbe osato una definizione nuova della carità e dell’amore dopo il dilagare dei secoli di eresia cristiana?
E ho tradotto la Schola che è il profondo insegnamento degli abissi mentali in cui infallibile e eloquente si affaccia il Nume, ai confini di una voragine immane, indescrivibile, nella quale il filosofo audace trova gli spettri della follia – l’ho tradotta col concetto umano della Scuola, riducendo le incognite delle sublimi equazioni alla vilissima aritmetica del mercante.
Non ho saputo far di meglio che evitare profanazioni nuove, con idee già profanate alla fiera dei furbi innocenti della ricerca umana.
Né dovrò qui arrestare l’apparente equivoco.
Dovrò continuarlo nel concedere i riti pratici e tradizionali per la formazione delle catene invocative ed evocatorie. Come non servirsi della parola magia che è l’unica la quale contenga la scienza delle cause virtuali e la potenziale effettiva delle realizzazioni? Come definirla?
Le forme magiche più recenti sono ebree e cristiane, le meno prossime le caldee – come le
spiegherò a quelli che hanno fretta e sono impazienti di aspettare l’idea ermetica? Ora che le più sciocche cose sono temi di diatribe? Come dire ai neofiti che il cristianesimo e il giudaismo, religioni o sette o eresie, non hanno niente a vedere coi salmi dividici, le croci, le parole schematiche che abbonderanno nelle operazioni iniziatiche? Come spiegare che la Miriam non è la Concezione del cattolicesimo e che la sua luce è nera? Come indicare che l’Ermete è uno stato di luce e vibrazione incendiva e che più che un’immagine è una beatitudine?
Quaggiù mi diranno: perché una scuola che non insegna? Non definisce? Non polemizza e non predica e converte? – E mi troverò di nuovo alle prese con la relatività terrestre per fare intendere che la parola pronunziata impedisce lo sviluppo della penetrazione intellettiva per la quale anche gli ideogrammi più semplici sono un lusso prevaricante? E mi crederanno se confermo che una biblioteca di mille volumi non vale un atomo della Vostra luce?
O Saggi Venerandi
Gli ostacoli hanno impedito che io facessi l’ottimo, e l’imperfetto lavorio mi è parso il più acconcio
a questa ora di triboli della mente dell’uomo avido di sapienza, in ispecial modo dove io intendo di
costituire l’integrità della dottrina ermetica, precludendo agli indecisi, ai mal preparati, ai loquaci le
porte di questa famiglia ideale.
Io, delegato da Voi a costituirla solidamente, so che non è una confraternita religiosa che si avanza
per convertire le bestie parlanti la voce dei desideri e delle ambizioni, e non pretendo informarla ai
vecchi concetti messianici, in cui ogni piccolo profeta assume la tonalità vocale di chi parla alle
razze e ogni eresiarca diventa un pontefice. Io so che non le turbe son chiamate agli arcani
sacerdozii della Verità fuggevole, e inibisco che chi leva la mano in alto mi venga già viziato dai
pascoli delle piccole religioni nascenti per rinverdire le antiche eresie della conoscenza pura.
La conversione alla verità scientifica dell’Incognita divinizzata verrà nei maturi, senza che si rinnovino le polemiche e le controversie parolaie dei primi secoli dell’eresia volgare, ma non ho esitato per ora a custodire il recinto della casa con una leggenda che proibisca gli adulteri di pensiero e di tendenze.
Escludo buddisti spuri che vivono della fatalità del pensiero e dell’atto anteriori; che non
comprenderebbero l’unico adattamento permesso a questa schola, la purificazione del mono, mentale e corporale, da ogni causa e procedenza di dolore, ed essi sorriderebbero, se sinceri, innanzi allo sforzo di un ermetista terapeuta di sollevare sull’ara di Diana un’anima inaridita dalla negatività alla vita individua, nell’umanità di ogni Terra dell’universo. Come, perverso il senso della vibrazione visionale, nell’incandescenza di una beatitudine di ritorno necessario, sarebbe possibile inoculare nel suo animo notomizzato e ricostituirvi il trionfo della volontà sul non volere? Come preporlo alle confessioni di credi impressionanti le volgarità ignoranti, passive alle correnti di sagrificio e di dolore?
Chiudo le porte, se alla loro rinunzia non sostituiscono la volontà dell’essere per sé e pei simili a redimersi dal grande fascino dell’immolazione eretta a legge sterile di un egoismo sublime ma egoismo sempre. La legge sagrificale eretica passata alla setta cristiana, dove il movente sintetizza la negazione di ogni virtualità ermetica o magica, si riallaccia al paganesimo semipolitico dei cattolici romani e alle interpretazioni bibliche del protestantesimo di ogni chiesa, e mi fa severo colle anime asservite al paolottismo pratico, pretenzioso, egoarchico in nome di una pazzia mitica.
Così nettamente escludo dalla famiglia che nasce alla conoscenza di leggi divine, i necrofori nuovi che ammettono come indiscussa la sopravvivenza di tutte le anime terrestri al disfacimento del corpo saturniano e vile, ignorando la legge della evocazione delle forme e dei pensieri vissuti, possibile ad ogni creatura dell’adamo cabalistico.
L’ermetismo intessuto di battaglie dialettiche, armato di penne e di eloqui, per combattere le follie contagiose, che hanno la pretesa e la intolleranza del domma scientifico, sarebbe opera di battisti e di missionari, rinneganti la sua origine eccelsa.
Quindi pochi semplici, senza impegni profondi di coscienza, mossi dal desiderio della ricerca soggettiva e obbiettiva, nella purità di una concezione ideale di fraterna confidenza nel sentimento del bene di chi dà senza chiedere e senza sperare.
Questo ho compiuto sicuro di interpretare il Vostro Volere, che è la semplice idea di quell’amore e quella carità che non ho osato consacrare nel testo della regola fondamentale, spogliando l’esteriore di ogni abbreviatura settaria, mutando le logge in accademie, statuendo la festa solare come disperdimento di tenebre angosciose che s’addensano sulla grande coscienza dei popoli sottratti ai templi prostituiti.
Lieto per questo che ho compiuto, nella certezza che mi concederete la forza di completare il resto del cammino, io invoco da Voi, eccelsi occhi di luce, la parola che Voi direte sul secreto dei mondi e sul potere di concedere l’amore, perché un giorno non lontano i popoli possano issare sui pinnacoli dei templi di tutti gli dii, il vessillo di pace tra Cielo e Terra, e la Taumaturgia diventi il potere di ogni umano su questo scheletro di pianeta che rotola le nostre piccole e ambiziose miserie intorno alla luce ammonia del grande Osiride.
I.M. KREMM-ERZ

CAPO I
Scopo, gradi e noviziato

1
Scopo di questa Scuola è :
1° Lo studio delle scienze che si occupano dei poteri non ancora ben conosciuti dell’organismo umano, animismo, attività mentale, chiaroveggenza, previsione, telepatia e tutti i fenomeni supernormali e spirituali.
2° L’investigazione sui documenti classici, opere, memorie, scienze alchimiche e magiche,
religioni, riti, tradizioni popolari, mitologie delle verità occultate dagli antichi o per ostruzionismo religioso o per regola settaria.
3° L’affratellamento di tutti gli studiosi di buona volontà e l’allenamento alle pratiche per
conquistare possibili attività dell’organismo mentale e psicofisico tali da spiegare col proprio controllo gli effetti e i fenomeni non comuni.
4° L’applicazione di queste forze alla medicina, alla terapeutica e alla psicurgia e taumaturgia.
2
Questa Scuola segue un doppio metodo di cultura: uno di letture, conferenze, pubblicazioni intese a dare un corredo di cognizioni di tutto ciò che è argomento di ermetismo e magia antica e di psichismo moderno – l’altro di pratiche tradizionali per provocare la propria educazione ascensionale e dirigerne in senso utile ai dolori umani l’esplicazione.
3
Non essendo le cose, di cui la scuola fa materia di sua investigazione ed insegnamento, tali da paragonarsi alle scienze sperimentali fisiche e matematiche, adotta un metodo di insegnamento e di esplorazione tutto differente da quello adoperato finora dalle società di ricerche psichiche e sopranormali, sviluppa le attitudini occulte di ogni allievo ed esperimenta le correnti di volontà collettive per ottenere fenomeni benefici controllabili da tutti.
4
A questa scuola possono appartenere tutti gli uomini di buona volontà che si impegnano a seguirne gli insegnamenti pratici, a obbedire alle regole di ogni classe, a rispettarne l’organizzazione gerarchica e a rivolgere nell’unica applicazione delle forze psichiche alla cura delle infermità ogni manifestazione del proprio ascenso.
Sono pregati di non domandare l’iscrizione quelli che appartengono a società di studi psichici, teosofici, spiritisti o i praticanti fervidi di religioni o i facenti parte di sette mistiche. La nostra scuola deve considerarsi dal punto di vista della sua organizzazione come una famiglia col diritto di primogenitura dei più avanzati e l’autorità patriarcale dei preposti alla sua direzione.
5
L’idea generale della Scuola è compresa in cinque circoli o classi.
Il primo – (circolo esterno) comprende due sezioni: i novizi praticanti e gli anziani.
Il secondo (circolo interno) è formato dai discepoli propriamente detti integrali.
Il terzo – (circolo interno) dai terapeuti.
Il quarto – (circolo interno) dai maestri ermetisti.
Il quinto – (direzione) dal Collegio degli Operanti.
6
Ogni iscritto è considerato come un numero, cioè una quantità concreta di forza, ed è l’unità minima di una catena di volontà.
Il Collegio Operante è l’unità più alta e si fa rappresentare da un delegato all’insegnamento
generale e alla propaganda, il quale può avere nello archivio centrale uno, due o più segretari o dirigenti.
7
Per essere ammesso alla iscrizione bisogna farsi presentare da un iscritto quando non si sia conosciuti dal Delegato Generale, ed avere i requisiti di rettitudine che rendono rispettabile ogni uomo nella società in cui vive, la coltura anche elementare delle materie che formano lo scopo dei nostri studi e poi farne domanda con:
1° Nome, cognome, maternità e paternità, data e luogo di nascita.
2° Promessa di seguire le regole e le pratiche della scuola.
3° Dichiarazione di non appartenere a società come al secondo capoverso del n°4.
4° Impegno di tenere riservate le istruzioni pratiche e gli insegnamenti particolari che dalla direzione gli saranno concessi.
8
Accolta la domanda l’iscritto riceverà una pagella di ammissione contenente il numero
determinativo che gli spetta, la sua serie o categoria di tendenza generale, e una cifra ideografica indicante lo sviluppo geniale cui deve aspirare, un quaderno di istruzioni particolari al grado e un rito o regola da seguire come novizio operante.
L’iscritto deve provvedersi di un camice di lana rosso con cappuccio e un cordone di seta, che rappresentano il tipo uniforme di ogni numero della catena psichica della scuola.
9
Il novizio deve formare intorno a sé un gruppo di dodici nuovi iscritti per ottenere l’anello di anziano – e dopo di aver mostrato di ben dirigerli potrà aspirare a diventare del circolo interno col grado di discepolo.
10
L’iscritto che si renda socialmente indegno della stima pubblica, o subisca condanne degradanti è radiato dai numeri componenti la nostra scuola; ma violando le regole subirà le punizioni disciplinari che il collegio dei dirigenti vedrà giuste.
11
Al novizio praticante saranno consigliati i libri da leggere o studiare o commentare, e saranno concessi aiuti in ragione della solerzia e degli studii che compie.
12
La Scuola non domanda il rimborso di nessuna spesa. Costituita intorno ad un ideale di Bene, tutti gli ascritti sono considerati come stretti da un patto affettuoso di famiglia. Chi può concorra alle spese generali, chi può meno paghi le sole spese di invio, i poveri non saranno in debito con nessun dovere di contribuzione.

CAPO II
Carattere generale della scuola

13
La Scuola nella sua forma esteriore non ha simbolo – ma l’insieme delle volontà ed anime che compiono i riti in tutti i cinque circoli in una catena o comunione di identità è conosciuta come Fratellanza Terapeutica, magica o ermetica, di Miriam – e ogni iscritto è un fratello, a qualunque circolo o classe appartenga.
Le abbreviazioni sono indicate da una croce, così Fr+ Tm+ di Mir+.
14
Esteriormente i gruppi di iscritti che si riuniscono autorizzati dal Delegato Generale sotto la direzione di un anziano, in sede fissa, con programma speciale di studio, istituzioni di carità, devono presentarsi al pubblico sotto il nome di Accademia seguita da un appellativo speciale scelto dai fondatori e approvato dalla Delegazione Generale, così accademia Lulliana, Della Porta, Paracelsiana o semplicemente accademia scientifica, psichica, filoterapica, etc.
15
Ogni gruppo di non meno di cinque iscritti può riunirsi in accademia, purché tra i componenti vi sia almeno un anziano o un discepolo e siano tutti di accordo per sostenere a proprio carico ogni spesa occorrente ad una sede particolare con modesta dignità.
16
Ogni Accademia deve avere tre offici elettivi, un Preside, un Archivario e un Censore. La nomina del Preside cade di spettanza su chi tra gli associati ha grado più avanzato, e tra quelli di pari grado per elezione, salvo l’accettazione della carica da parte dell’eletto o il veto della segreteria generale. L’Archivario ha officio di segretario e il Censore di cassiere ed economo.
17
I fondatori di ogni Accademia sono liberi di stabilire uno statuto o regolamento interno,
determinare il modo o il tempo di elezione degli offici, le contribuzioni degli associati alle spese di mantenimento dell’Accademia, casa, illuminazione, suppellettili, spese di segreteria etc. le attribuzioni particolari di ogni ufficio, i giorni di riunioni particolari, obbligatorie o libere, la fondazione di sale di lettura, di dispensari medici quando tra i soci vi sia un medico legalmente esercente, e per fino di sale ospedaliere ove il numero dei soci o i fondi lo permettano.
18
E’ obbligatoria in ogni Accademia l’esistenza regolamentare di tre registri:
1° Uno pei verbali delle sedute di spettanza del segretario o Archivario.
2° Uno per le spese, gli incassi e le oblazioni di qualunque specie, e che sarà tenuto dal Censore.
3° Uno pei certificati originali e documentati di tutte le guarigioni ottenute o propiziate e deve essere tenuto, custodito e redatto sotto la assoluta responsabilità morale del Preside.
19
Le regole pei lavori collettivi o conferenze o insegnamenti verranno comunicate volta per volta dalla direzione generale, la quale conserva assoluta autorità gerarchica come su tutti i soci, su tutte le accademie, e dove non creda regolari le gestioni, può incaricare d’ufficio un iscritto di altra sede perché ispezioni e riferisca per provvedere alle irregolarità.
Però in massima, quando non siano violate le disposizioni di studi, pratiche e lavori, la Delegazione Generale assicura la più ampia indipendenza alla vita ed espansione locale delle accademie che devono comparire innanzi al pubblico come istituzioni indipendenti e profane, ma escludere assolutamente la partecipazione ad esse di soci non iscritti alla scuola.
20
Quando una Accademia affidi ad uno dei soci, medico esercente legalmente, l’istituzione di una clinica gratuita pei poveri o ricchi che si presentino, il medico deve essere assistito da due fratelli per turno tra i soci e tutti devono indossare la vestaglia o camice rituale. Tutti i rimedi farmaceutici o del Laboratorio Ermetico devono essere dati gratuitamente, però le Accademie nella loro personalità collettiva possono accettare donazioni o oblazioni di qualunque specie.
21
Un novizio può indicare la sua qualità facendo precedere il suo nome da una croce; l’anziano da tre croci; tutti del circolo interno da un punto circolare nero • , il segretario generale da due linee parallele tagliate da una perpendicolare, e il delegato generale dalla croce egiziana o da cinque punti o cinque croci.
22
Tutti i soci sparsi in una regione devono essere ascritti come corrispondenti all’Accademia più vicina stabilita e riconosciuta; devono accettare le condizioni fatte dall’Accademia ai soci corrispondenti, hanno il diritto di aver comunicate le relazioni più importanti e il dovere di assistere una volta almeno all’anno ad una riunione plenaria dell’Accademia di cui sono corrispondenti.
23
E’ obbligatoria in ogni Accademia una festa annuale, con un pranzo rituale collettivo e una riunione plenaria nella sede sociale con conferenza del capo, il giorno del plenilunio della costellazione di leone. In tale circostanza possono partecipare alla festa persone estranee alla scuola, con regolare permesso dell’ufficio presidenziale.
24
L’Accademia che voglia ergersi ad ente morale secondo le leggi dello stato, deve presentarne domanda alla Delegazione del Collegio o Capitolo operante.
La chiusura di un anno accademico è fissata al 21 Marzo di ogni anno; in tale giorno si rinnovano o si confermano gli uffici elettivi.

CAPO III
Il circolo interno – Il discepolo integrale

25
Ai due gradi accademici del circolo esterno (novizi praticanti e anziani) si dà il carattere di
preparazione degli elementi numeri alla iscrizione nel circolo interno, dove veramente comincia la pratica integrale dei poteri umani e si seguono i metodi tradizionali della educazione magica, cioè del gruppo di conoscenze accertate o trasmesse nei libri e oralmente da chi ha preceduto, con adattamento esclusivo allo sviluppo dei poteri terapici. Non si accede al circolo interno se non dopo esame dell’anziano come coltura generale e come condotta morale di vita sociale, e con iniziatura rituale che è data dal Delegato Generale o dai suoi procuratori, e si conferisce o pubblicamente nelle accademie tra i già facenti parte del circolo interno, o in forma privata.
Per considerazioni speciali l’investitura del grado di Discepolo può essere conferita anche a chi non abbia formato intorno a sé un nucleo di dodici iscritti, ma solo come eccezione e per servizi resi alla scuola.
26
Non diventa regolare l’investitura del Discepolo se non dal giorno in cui questi riceve la Pagina o diploma dal Delegato Generale o dal suo Procuratore, e previa dichiarazione dell’investito di non appartenere a nessuna Scuola di psichismo, setta, società o circolo che si occupi di scienze delle religioni, di pratiche religiose, di riunioni mistiche e di forme massoniche con concetti iniziatici. Sarà dato con riserva l’elenco delle società del genere, alla cui iscrizione il discepolo può partecipare.
27
La domanda di iniziatura al circolo interno deve essere scritta e presentata il giorno precedente al plenilunio di ciascun mese al Segretario della Delegazione Generale, e le investiture concesse non possono esser compiute che tra il 3° giorno del novilunio e la vigilia del plenilunio seguente nelle ore di Mercurio propizie del calendario astrologico della scuola, e l’aspirante alla investitura deve presentarsi con almeno tre giorni di preparazione.
28
Il Discepolo riceverà gratuitamente dalla Delegazione Generale carte, diploma, pagina,
comunicazioni, quaderni senza avere altro obbligo che di rimborsare le spese postali, e nel caso sia decisa la pubblicazione di opere, stampe o bollettino della scuola, di acquistarne un esemplare che può essere gratuitamente concesso a chi non possa in alcun modo pagarne l’importo. Si firmerà nei rapporti con la scuola facendo precedere il suo numero da un punto circolare nero. (1)
29
Il Discepolo di primo grado deve formarsi un corredo di cognizioni proprie a spiegare a se stesso e non ad altri, le pratiche che sono speciali al suo grado. La nostra regola non proibisce anzi facilita a tutti, promovendo l’impianto di biblioteche nelle accademie, la lettura di libri di ogni genere attinenti alle scienze che studiano l’anima umana, e vuole che tutto venga appreso con criterio e discernimento positivi, ma impedisce assolutamente che si adoperi nelle relazioni scritte ed orali fra gli ascritti di qualunque grado, una logologia diversa da quella adoperata nei quaderni di iniziazione che saranno dati manoscritti o stampati nell’insegnamento delle classi.
In pari tempo è proibito di eseguire pratiche magnetiche o far parte di sedute spiritiche e
sperimentali, o praticare riti che non siano direttamente autorizzati in via gerarchica.
30
Il Discepolo deve in modo concreto raggiungere la prova che egli è numero di una Scuola Unica, perché Uno è l’Ermete Universale e il Nume, e che la sua compagine consacrata in questo statuto fondamentale non può né deve essere scrollata con innovazioni di forme, solo perché a qualcuno non chiamato a questi studi o non comprendendone il nobile fine, non possa piacere la rigida istituzione gerarchica, fondata sul governo dei più evoluti, nelle anime magicamente oranti in catena per un fine comune.
31
Il Discepolo, oltre al completo adattamento esteriore alle leggi morali della società in cui vive, deve:
– rinunziare ad ogni vanità di eccellere in apparenza nella stima del volgo e non dimenticare che è un numero il cui valore è dato dal Nume e non dalla società umana;
– non imporre la propria fede, coscienza e opinione se non con l’esempio e l’esercizio delle
virtù acquistate. L’intolleranza deve essere bandita da ogni cuore ed anche dinanzi all’errore di quelli che negano la Luce;
– non mancare alla promessa e non dimenticarla;
– non rifiutare mai il suo aiuto a colui che glielo chiede e ricordarsi che dove non può con la persona bastano le parole, e se non ha parole basta un pensiero – e se a lui un suo simile
s’inchina è il Nume o l’Ermete che glielo manda, e contemporaneamente gli dona il potere
di aiutarlo, consolarlo o sanarlo;
– non sognare in vana fantasia che egli possa sanare tutte le infelicità umane, poiché l’umanità è fatta di uomini simili a lui in apparenza, a lui uguali in elementi virtuali, ma differenti da lui e tra loro stessi per grado di sviluppo e di virtù in atto, dalla quale cosa emergono i mali sociali, per sanare i quali egli non ha missione universale se non quando diventerà l’incarnazione di un nume.(2)
32
Il Discepolo deve compiere verso la sua donna compagna, se non ha scelto a tempo la via del celibato, missione di padre prima che di sposo, e considerarla come simbolo della donna nella umanità universale, fonte di tutto ciò che è nobile e bello, se in lei, matrice della società maschia, egli semina nobiltà e bellezza; guidarla, amarla, perdonarle generosamente ogni errore dovuto alla sensibilità del suo organismo, poiché Ermete predilige il profumo delle anime sensitive; sostenerla nelle sue debolezze, perché di lui più debole e soggetta al governo della luna; non offenderla, non disprezzarla, non imprimere sul suo animo le stimmate dello spavento; e pensare che quello che egli fa sulla donna si riproduce nelle generazioni nelle quali egli deve vivere fino alla fine dei secoli.
33
Il Discepolo verso i figli deve esercitare non solo ogni cura che impone l’affetto e la società umana, ma ogni vigilanza perché prima di una maturità intellettuale riconosciuta, non siano avvinti a società religiose. Ai figli deve insegnare con l’esempio che ogni atto della vita ha origine nelle nostre azioni, nelle nostre parole, nei nostri pensieri;
che il dolore nella carne e nello spirito umano è come l’ombra e l’oscurità in un oceano di luce; che la morte non deve far paura, perché la vita è nel rinnovarsi perpetuo delle forme;
che qui siamo sempre gli stessi e raccogliamo, soffrendo e godendo, quello che abbiamo seminato e seminiamo; che gli dei si manifestano in noi e per mezzo nostro e che l’unico grande Dio dell’Universo è la Legge per la quale l’Universo è.
34
Il Discepolo, oltre che le cose che potranno essergli comunicate oralmente, ha l’obbligo di copiare di suo pugno, nel tempo assegnato, i quaderni necessari alla sua istruzione, né comunicarli neanche a condiscepoli, né farne oggetto di discussione pubbliche. Deve eseguire con solerzia le pratiche assegnate a lui dal suo procuratore o maestro e compiere ogni sua azione con solerzia e puntualità, avere un giornale intimo dei progressi fatti e dei fenomeni ottenuti, e riferirne per iscritto se richiesto dal Capo della Scuola o dalla Segreteria centrale.
35
Il Discepolo può aspirare al grado di terapeuta dopo almeno un anno di grado, e appena in lui si presenta la certezza di poter compiere guarigioni nella corrente della catena della Fratellanza; a tal punto deve informare con rapporti quindicinali la segreteria del Delegato Generale di ogni cosa ottenuta e provata e tali rapporti saranno acclusi alla sua storia nella scuola e protocollati.
36
Quando la domanda del discepolo è presa in considerazione, il capo del Circolo o il Delegato Generale, gli assegna per controllo due condiscepoli e, risultato esatto alla prova, passa al circolo dei terapeuti.

CAPO IV
Circolo interno: i terapeuti e maestri ermetici

37
Il grado di terapeuta è conferito con anello d’oro massiccio di forma rituale. Deve esser acquistato o fatto costruire da chi è insignito del grado e consegnato alla Segreteria Generale perché siano incisi i caratteri talismanici, poi gli sarà riconsegnato con un breve rito da un Procuratore o dal Delegato Generale.
38
Assieme all’anello di grado, verrà data scritta od oralmente l’istruzione per adoperarlo
efficacemente. E’ proibito al terapeuta di fare dell’anello di grado segno appariscente e ordinario di decorazione personale, e lo conserverà con le disposizioni che gli saranno comunicate alla consegna.
39
Il terapeuta nella scuola comincia ad esercitare officio di istruttore o di docente e gli possono essere affidati più novizii che egli deve curare e far progredire, e non può rifiutarsi a tale ministero, perché per lui questo insegnamento è una prova
40
Il terapeuta deve esercitare praticamente tutti i poteri animici e psichici acquistati, consolidare la sua coltura, e tentare la manifestazione diretta del Kons o Dioscuro e vederne la faccia o sentirne la parola ed avere la chiave delle tre forme del serpente del male.
41
Il terapeuta passerà alla conoscenza dell’Unica Sorgente da cui emanano i poteri guaritivi dei dolori della carne e dello spirito umani, e delle tre forme di emanazione dei poteri curativi e miracolosi: la preghiera, la incantazione e lo scongiuro o carme.
42
Il terapeuta acquisterà conoscenza della Rosa nella corrente delle anime, per intendere i principi della terapeutica ermetica adattabile alla elaborazione dei medicamenti e su che riposa la fallacia di tutte le scuole mediche profane rispetto alla terapia magica; imparerà l’applicazione del magnetismo animale fuori l’empirismo delle scuole note; e conoscerà senza parlare i centri emanatori di vita e di morte; intuirà la possibilità di una terapia assoluta senza medicinali, nella psicurgia e taumaturgia.
43
Al terapeuta saranno impartite solo comunicazioni orali a periodi fissi e passerà senz’altro nella categoria dei Maestri Isiaci o di Miriam appena avrà intravisto la conoscenza dell’arcano simbolizzato nella tradizionale clavicola salomonica ed il suo uso.
44
L’investitura dei maestri è data con la stola nera dei necrofori sacerdoti isiaci e la stola bianca e oro dei celebranti; essi si daranno esclusivamente allo studio alchimico per la ricerca del secondo arcano conosciuto tradizionalmente coi nomi di Elisir di Lunga Vita, Medicina Ermetica, Polvere di proiezione, Trasmutatore alchimico e altri caduti in dispregio per non avervi gli studiosi profani voluto vedere l’artificio di nascondimento di poteri ignoti, per analogia e non per similitudine.
45
I maestri saranno chiamati a perpetuare la scuola, a formare i laboratori ermetici, ad essere in missione di propaganda e ad eligere tra essi un capo, che sostituirà l’attuale Delegato Generale preposto ora alla scuola ed entrerà direttamente in contatto coi dodici vecchi maestri del Collegio Operante.
46
Ai Maestri è confidato il mandato di mantener salda la compagine della Scuola e assicurarne la continuità; a prendere iniziative per la sua sistemazione avvenire come ordine laico di vera scienza delle anime adattata ad un fine di utilità umana; a renderla strumento di progresso scientifico e fonte di luce su ogni tirannia tenebrosa dell’ignoranza sacerdotale delle vecchie religioni monopolizzate con intendimenti oppressori degli spiriti e della scienza.
47
Il Delegato Generale è il più giovane dei maestri scelto dai dodici vecchi formanti il collegio o capitolo operante. Apparisce come fondatore di questa Scuola, ma deve essere considerato come uno strumento della Mente del consesso da cui è scelto.
Il Delegato Generale manterrà coi mezzi consentitigli dal suo ufficio la disciplina e la osservanza delle regole e non verrà meno al suo mandato.
Gli ascritti che violano i regolamenti o dimenticano le promesse o che in modo qualunque si rendano indegni della scuola saranno puniti con l’interdizione negligente o la punitiva.
L’una e l’altra importano la sospensione dei poteri acquistati, temporaneamente o definitivamente o con l’aggravante di altri provvedimenti di ordine morale.
48
Il Delegato Generale può lasciare il suo ufficio per ordine del Collegio o Capitolo Operante, suo giudice diretto e suo mandante. Può, autorizzato, farsi sostituire temporaneamente o delegare a sua volta un rappresentante diretto per una regione o stato, può conservarsi anonimo o manifestarsi apertamente. In caso di morte, dal circolo dei maestri sarà eletta una terna su cui cadrà la scelta del Collegio Operante, secondo speciale regola che il circolo dei maestri conoscerà a suo tempo.

CAPO V
Disposizioni complementari
49
La Scuola Ermetica deve essere considerata da ogni ascritto come un Ente Benefico, alle cui simboliche fonti ogni ascritto deve sapienza e grazia – e la Fratellanza una immensa corrente di bene e di Luce. La personalità collettiva e grandiosa di questa Fratellanza Ideale, famiglia di perfettibili senza altra pretesa che di progredire e spandere dovunque e comunque l’esempio di una grande opera civile, che si manifesta con un insegnamento progressivo a tutti gli uomini di buona volontà, non deve essere menomata, posposta o impersonata da un nome o da alcuni nomi, anche che questo uno o questi più ripetano i miracoli taumaturgici dei grandi iniziati di tutti i tempi e di tutte le razze. Ogni adepto di questa scuola, quindi non può emergere né lo deve a detrimento della personalità
collettiva della Scuola e Fratellanza, anche che il Nume lo renda degno di riverenza e fama. Non per principio di falsa umiltà comune a diverse sette, ma perché ognuno di noi deve considerarsi un numero, che tanto esplica le sue funzioni virtuose nella realtà della vita per quanto il proprio valore è originato, aumentato e intensificato dalla grande corrente psichica di una catena di volontà che può diventare immensa, pur passando ignorata dalla folla.
50
Onde non si stabiliscano viziose abitudini fin dal suo inizio funzionale, si vieta di attribuire al nome del Delegato Generale ogni successo che stia per ottenere riconoscimento di un pubblico più o meno ristretto, e si fa ordine esplicito di riferire e addebitare ogni cosa riuscita alla Scuola Ermetica o Fratellanza di Miriam.
51
La Scuola conserva i suoi insegnamenti secreti, non perché sia o aspiri a diventare una setta, ma per l’indole stessa dei metodi e procedimenti di educazione psichica degli iscritti. Se oggi questi metodi paiono non scientifici ai volghi e rifuggenti la luce della pubblicità, appena le scienze psichiche studiate dai singoli cultori delle università europee saranno per poco avanzate, si troverà opportuno che una scuola della nostra indole non possa servirsi di altri metodi. Poiché gli insegnamenti e le pratiche variano spesso non solo da gruppi a gruppi, ma da uomo a uomo, per differenza di preparazione, di carattere, di tendenze, di costituzione di ogni allievo.
52
La Scuola Ermetica nata integrativa pei poteri dell’organismo fisico e psichico dell’uomo,
tendente ad acquistare qualità supernormali, non è una Fratellanza mistica nel senso ovvio della parola, perché non fa procedere dall’ignoto – il Grande Ignoto padre di ogni religione volgare- per grazia la concessione delle qualità superiori alle medie della umanità contemporanea, ma allena le potestà virtuali dell’organismo vivente e vitale alla produzione di effetti vari o non comuni, materia di miracoli attribuiti agli dei sacerdotali e se i suoi discepoli arrivano alla conoscenza di vere entità (eoni) individue fuori la sensibilità umana, lo devono non all’avvicinamento fortuito o impreciso e
eccezionale di quelle a noi, ma per lo studio di leggi conosciute da certi sacerdozi speciali per le quali, se queste entità esistono, si devono rendere sensibili e intelligenti a noi.
53
La Scuola Ermetica Fr+ Tm+ di Miriam proibisce a ogni ascritto, di qualunque grado, di tentare realizzazioni fuori l’unico intento di curare o sanare infermi; quindi saranno disciplinarmente puniti coloro che si occupano di ricerche a scopi diversi, o cercano di abusare della libertà dell’intelligenza dei meno evoluti, o prevaricano per adattare le doti acquisite per procurarsi ricchezze o vincere in competizioni commerciali, o sopraffare in modo qualunque i disarmati alla lotta. Anzi si fa obbligo a tutti di denunziare qualsiasi persona fuori gruppo che, esercitata nelle pratiche di alcuni segreti psichici, tenda a violare la incolumità delle persone e delle famiglie.
54
Si fa obbligo a tutti gli ascritti di non modellarsi su alcune scuole di empirismo medico che
denigrano tutti gli studi moderni e le investigazioni dei pazienti scienziati glorie contemporanee, col pretesto che, non essendo credenti nelle leggi dello spirito, non sono giovevoli alla società umana come dovrebbero.
Essi ascritti devono invece considerare che la Scienza Umana è il risultato dei contributi di tutte le intelligenze, e il secolo passato e questo che comincia hanno contribuito ad essa in copia maggiore dei diciotto secoli d’ignoranza precedente in cui l’Occidente diventò mancipio della tirannia spirituale esercitata dal fanatismo cristiano cattolico sugli sperimentatori liberi asserviti al pregiudizio di un sacerdozio indotto nelle cose che sono oggetto di osservazione e sperimentalismo. Essi ascritti, più che vedersi in conflitto con un medico che cura un infermo, devono comprendere che l’opera del medico non manca di intenzione benefica accoppiata ad una osservazione sperimentale chiara, imperfetta solo nel rendere il rimedio virtuoso; essi quindi comprenderanno ancora che se a donare questa virtù concorrono coi mezzi psichici che sono loro a disposizione, faranno bene ugualmente a chi si ha il dovere di soccorrere.
55
A tutti gli ascritti si richiede la libertà assoluta da ogni impegno precedente o contemporaneo all’affiliazione nella Scuola Ermetica, ma s’intende per ogni qualsiasi società religiosa, mistica, iniziatica. La nostra Fratellanza è e sarà come è stata nei secoli dei secoli, non ha pretesa di apostolato unico, ma vuole raccolti e raggruppati, col vincolo dell’Ideale santo della Scienza e della Verità, pochi ma saldi elementi che ne assicurino l’esplicazione e la realizzazione fuori ogni lotta politica, sociale e religiosa. Poiché la Scienza deve essere considerata di là dai confini delle nazioni e delle razze, e patrimonio dell’Umanità intera.
56
In base al concetto fondamentale formulato nel paragrafo precedente, la Fratellanza si intende esclusa da ogni preconcetto che determina le lotte di opinioni nella politica e si afferma come strumento solo di scienza libera dai vincoli della superstizione ignorante, monopolizzata da questa o quella forma religiosa, e generante l’idra ostacolante il libero sviluppo dell’anima umana alla conquista del suo diritto all’ascenso: esempio di tolleranza per ogni opinione, si circoscrive nel risultato delle proprie esperienze.
57
La Fratellanza Ermetica come nella sua entità collettiva esclude ogni servitù di spirito, e prescinde dalle divisioni occasionali delle società umane, così tende a formare di ogni suo numero un uomo integrale, cioè un individuo completo nella famiglia umana, prototipi di cittadini della Città Civile Umana, dominatori delle passioni bestiali, correttori della asprezza nei conflitti delle idee umane, pionieri di quella Pace tra i Popoli, che deve preparare il simbolico avvento di un giorno di giustizia e di paradiso senza limiti di ore.
Quindi il simbolo della Matriarchia di Miriam valga ad essere interprete di un programma di Amore, in cui la formula matematica arida ed inesorabile della filosofia maschia si umanizza nella sensibile dell’ ideale di affetto della madre, della bellezza nella forma e della delicatezza nell’essenza muliebre.
58
Scuola e Fratellanza si presentano al candidato senza la pompa della dovizia esteriore, poiché di mezzi e pecunia umani esse son povere, il loro tesoro è un’Idea, alla quale tutti i fratelli devono concorrere perché diventi una realtà e spanda il bene comunque e dovunque, nelle anime e nella carne umana. Ricchi o poveri, gli aspiranti di buona volontà e di retto sentire sono accolti nello abbraccio fraterno. La pecunia non mancherà, perché i Numi provvidenti suppliranno alla povertà del contributo umano, ma il tesoro della scienza deve essere alimentato e consolidato col tributo di tutte le forze intelligenti chiamate a raccolta.
59
Il segno esteriore di riconoscimento e affermazione della Scuola, come la croce pel cristianesimo, è la destra mano aperta in alto, con le dita separate. E’ il riconoscimento dei cinque elementi costitutivi dell’uomo integralizzato, e il segno della costituzione quinaria della scuola e della liberalità in alto, nel mezzo e nel basso.
60
Questo programma non deve restare infruttuoso tra i libri documentali delle poesie e dei sogni. Si affida alle anime buone, come il seme alla terra fertile, perché generi un albero robusto dal fogliame spesso, che offra ricovero contro le tempeste della vita agli umani che, perduta la fede, ricercano la verità nell’Amore che è la Scienza della Luce.

Nota 1:  Così • 121 segno di Giove.

Nota 2: La tua missione, dice Ermete, è nell’additare la via, non nell’obbligare a seguirla, poiché faresti non solo opera scellerata di costrittore della volontà altrui, ma imiteresti lo sciocco che voglia insegnare il linguaggio umano all’asino cui sono sufficienti tre vocali.
======================
(Approvato nei suoi 60 commi nella convenzione del 22 Dicembre 1909 dell’era volgare cristiana, restano annullati i 33 articoli della istruzione generale approvata il 20 marzo 1896, tenuta al Grande Ordine Egiziano sotto la quale alta protezione la Scuola Ermetica è posta. Ne assumo la direzione, nella forma più semplice e modesta, quale delegato generale e segretario del Collegio Operante. Tutti i fratelli preghino perché io abbia la forza, l’attitudine, la perseveranza e la virtù per compiere la Piccola e Grande Opera di salute e sapienza).

14 Responses to Pragmatica Fondamentale della Scuola Ermetica Fr+ Tm+ di Miriam

  1. fler95

    Parlando della Schola, Kremmerz diceva che è “il profondo insegnamento degli abissi mentali in cui infallibile e eloquente si affaccia il Nume” (e dato che era Kremmerz a dirlo e non Ciro Formisano, c’è da credergli!).
    Così, anche se ovunque intorno vedo e sento celebrazioni della Pasqua – forse un po’ più sottotono degli altri anni data la congiuntura economica del periodo – mi domando quanto sia rimasto nel sociale dell’arcano insegnamento legato a questo rito antico e precristiano.
    Quegli abissi della mente sono tali da operare ogni notte una vera e propria resurrezione del nostro principio vitale, naturale quanto misteriosa risintonizzazione dell’ asse magnetico del corpo umano a quello di Madre Terra e, per suo tramite, a tutto il sistema solare e al cosmo. Abissi talmente potenti da risanare, mediante il coma, anche i traumi peggiori, tanto che oggi si parla sempre più sovente di coma farmacologico per indicare l’affidamento a Madre Natura da parte della medicina ufficiale quando non sa che pesci pigliare.
    Nondimeno, per reiterati apprendimento e memorizzazione di quella che Kremmerz definì ‘eresia’, ci siamo fatti convinti che gli abissi siano una caduta e il dolore strumento di creazione insieme allo sfinimento, alla stanchezza e alla pena.
    Oggi una scoperta: uno studio della celeberrima rivista scientifica “Nature” conferma che nel mantello terrestre, in uno strato tra i 400 e i 670 km di profondità, c’è acqua, tanto abbondante da pareggiare quella di tutti gli oceani di superficie messi insieme. L’aveva già immaginato 150 anni fa Jules Verne nel suo romanzo Viaggio al centro della Terra, però oggi ioni idrossido, composti da un atomo di ossigeno e uno di idrogeno e finora rinvenuti solo nei meteoriti, sono lì, nel minerale detto ringwoodite e trovato in Brasile: diamante residuo di un’eruzione vulcanica.
    Forse, dopotutto, l’esperienza insegna che l’idea che si ha del Nume stando in superficie è diversa dalla realtà del Nume stesso: situato là negli abissi e in fondo al cuore.
    Rigenerante e rigeneratore e genitore che sta nei cieli.

    • wiwa70

      A proposito di Pasqua, in seguito alle benedizioni nelle case, che i preti di quartiere si affannano a compiere per racimolare questue magre in tempi ancora più magri, mi è arrivato un libricino sulle sette in Italia e tra quelle esoteriche, con mio grande stupore, vi era la Fratellanza di Miriam, la quale è stata collocata in mezzo ad un elenco che parta dalla New Age e arriva ai satanisti! Nel libretto inoltre, diceva che bisogna conoscere le realtà al di fuori della Chiesa e non giudicarle ma rimanere accoglienti nei loro confronti! Ho trovato un controsenso tra ciò che dicevano e come hanno strutturato il libretto: metterci insieme ad un calderone non aiuta l’accoglienza e poi per accogliere qualcosa devi conoscerla! Se avessero indagato meglio avrebbero scoperto che non siamo una setta! Qualcuno una volta ha detto :”Beati loro che non sanno quello che fanno” Ma mi chiedo chi sa invece? Di quale beatitudine si potrà fregiare? Un caro saluto a tutti

      • m_rosa

        Come hai potuto verificare tu stessa, cara wiva, il fine delle benedizioni è ben altro che quello di raccogliere elemosine, secondo me, e non voglio essere polemica né offendere nessuno, è penetrare surrettiziamente nella sfera privata della gente per instillare dubbi su tutto ciò che non rientra nella “grande madre chiesa”. E qui mi fermo, contenendo la mia indignazione, ma mi chiedo se si è riaperta la caccia alle streghe o se forse non si è mai conclusa!

      • A.Detommaso

        Se invece lo sanno peggio per loro!
        Non dico che gli autori del libiccino in questione debbano eseguire investigazioni approfondite nel vasto mondo della letteratura esoterico/ filisofico/ermetico/scientifica x acquisire informazioni pressoché corrette sulla Fratellanza di Miriam; ritengo però, che uno scrittore o giornalista serio, oltre ad essere imparziale e disinteressato nell’esperire il suo lavoro, tende ad approdare a fonti attendibili, eseguendo preliminarmente alla redazione di una carta , quanto meno, dei controlli incrociati – per esempio – e lo sostengo da “non addetto ai lavori” quindi ignorando quella che è la deontologia – l’etica di questi professionisti che certamente risulterà più rigorosa delle poche indicazioni che denuncio.
        Tenuto conto della disamina di cui sopra, sono purtroppo costretto ad osservare che nella fattispecie segnalata dalla rispettabile wiwa70, che ringrazio, senz’altro desta sospetto, denotando nella migliore delle ipotesi, disinformazione e faziosità nella diffusione di tali notizie, almeno per quel che riguarda la Schola!

  2. Sol 78

    Non amo la festa della donna. Il buon senso rende le motivazioni scontate.

    Ma, in questo giorno in cui tutto il mondo si “ricorda” di noi,
    dedico un pensiero grato al Maestro M.A.Iah-Hel , DONNA Tramite e custode di quella Pietra d’Inciampo contro cui hanno franato le mire ambiziose e prevaricatrici di molti;
    e a un UOMO, il Maestro Kremmerz, che, in un momento storico socialmente tutto al maschile, salvo eccezioni privilegiate,e dire controcorrente è dir poco!, ha fatto con ardire, ardore e …AMORE… per le donne al servizio dell’I-Dea.

    Buona giornata a tutte/i

  3. filosobek

    Sapere – saper fare – saper essere, non sono termini presi a prestito dal linguaggio dell’industria ma, al contrario, il secolo della produttività li ha rubati alla tradizione millenaria di quella ‘scienza delle scienze’ alla base di ogni sapere umano. Mentre i contemporanei vantano certificazioni e standard qualitativi, il più antico manuale di qualità sorrride sornione dall’Egitto e vanta i suoi 3500 anni: la verifica era allora sulle opere e non sulle teorie, in quanto queste derivavano dalla pratica e non viceversa. Fu la scrittura a cambiare tutto e, per quanto se ne faccia risalire l’invenzione alla fine del IV millennio a.C., esiste prova cartografica di mappe dell’Antartide anteriori alla scoperta del continente stesso e con linee che rivelano una mappatura già nell’8.000 a.C.: è difficile definire il tempo di questo passaggio epocale, ma si può convenire che la scrittura segnò l’inizio dell’immaginazione codificata e pose i germi di quella apparentemente libera dalla prova. Di fatto, l’immaginazione libera è come un astronauta abbandonato nello spazio e destinato a gonfiarsi e scoppiare per assenza di pressione esterna.
    Ciò premesso, e per doveroso riconoscimento di Cosa è all’origine di cosa, nella nostra società, per quanto finalizzati sempre e unicamente agli affari (business) e ai capitali, i concetti di sapere-saper fare-saper essere sono ormai di portata comune e comprensibili anche dalla massa. In campo produttivo è dunque accettato e assunto per logico che conoscenza, abilità ed esperienza rappresentino un valore concreto, per quanto immateriale. Altrettanto si dà per scontato che tale valore possa essere compreso appieno e, nel caso, misurato, solo da ‘esperti’, cioè da individui che, per esperienza, sappiano e sappiano fare. Tutto ciò mentre è comunque opinione, sentita e generale, che quando una struttura ‘funziona’ questo si vede, anche se non si sa definire esattamente come e perché.
    Giuliano Kremmerz, molto prima che il XX secolo ponesse a oggetto dei propri studi e investigazioni il termine know-how, ne poneva l’equivalente a contenuto dell’Articolo 1 della Pragmatica Fondamentale della Schola dove i punti 1 e 2 possono essere letti come SAPERE (1° Lo studio delle scienze che si occupano dei poteri non ancora ben conosciuti dell’organismo umano… 2° L’investigazione sui documenti classici..)
    il punto 3 può essere letto come SAPER FARE (3° L’affratellamento di tutti gli studiosi di buona volontà e l’allenamento alle pratiche …)
    e il punto 4 come SAPER ESSERE (4° L’applicazione di queste forze alla medicina, alla terapeutica e alla psicurgia e taumaturgia).
    La valenza di Verità, di cui parlano Gelsomino e Ippogrifo, Intelligenza arcana, è quindi la voce dell’esperienza di centinaia di millenni della materia umana, voce che come Luce si fa sentire e liquidamente insinua il proprio raggio non appena si verificano le condizioni adatte alla sua manifestazione. Luce che non si può fingere e che, come un Sole, domina ogni fievole lampadina teorica presuntuosamente accesa a sfida delle Stelle.
    Ed è una Luce Solare quella che si percepisce nella Schola.

  4. catulla2008

    Certo Kremmerz ebbe per mandato proprio la costituzione di un organismo adatto a sviluppare in maniera consona l’Idea della Luce in pro della Salute. Infatti, nella Pragmatica Fondamentale della Schola, Egli statuì che lo scopo fosse di indagare le scienze “che si occupano dei poteri non ancora ben conosciuti dell’organismo umano”, di investigare “documenti classici, opere, memorie, scienze alchimiche …”, di affratellarsi e allenarsi per prima conquistare attività dell’organismo mentale e psicofisico e poi applicarle alla medicina, terapeutica ecc.
    Insomma, un vero e proprio programma di lavoro che era (ed è) anche recupero di conoscenze nostre, intime, della materia umana fino nella sua parte più profonda, molecolare, atomica e – oggi si può dire in senso anche scientifico – particolare.
    Ed era (ed è) Pro Salute Populi in senso lato.

  5. sal

    Ogni volta che leggo questa Relazione ai dodici supremi Vecchi Maestri, non posso fare a meno di provare una commozione profonda e, questa volta, ho voluto soffermarmi a capirne il motivo. Ed è che essa trasuda AMORE in ogni parola: Amore per gli uomini, Amore per la Terra, Amore per la Vita.
    Ed è un tipo di Amore avulso dai soliti singhiozzanti luoghi comuni: ricorda la condizione che avevo colto anche nelle parole di una famosa mistica, Teresa di Calcutta quando invitava ad amare gli uomini anche se irragionevoli illogici ed egocentrici.
    Kremmerz, con la condizione del santo e lo sguardo ermetico, addita non l’essere umano mitizzato ma quello vero: in tutte le sue miserie e debolezze e, ciò nonostante, Bello nel pensiero (del Maestro).
    Il suo Amore considera la realtà della condizione nostra e tuttavia ne coglie il rivolo di luce. Lo protegge. Lo auspica.
    “Vivo in una società della terra la piccola e orgogliosa terra che è una cellula pensante dell’Universo, tra uomini che ricercano la divinità perduta, ancora assonnati dalla schiavitù cieca dei sensi più gravi”.
    Mi vengono in mente, senza ragione apparente, lo sguardo e le mani di mio nonno mentre coltivava le piante. Ricordo le sue parole quando, nell’essenzialità di un’istruzione elementare, mi insegnava che “La vera ricchezza è la terra. Chi ha la terra ha tutto.” E lui, nella terra, vedeva ciò che dà materia alla Vita, sintetizza la Luce e l’Acqua, fornisce corpo al seme.
    Dice Kremmerz “Questa società … insofferente di ogni attesa, avvicenda corse pazze e furiose per trovare il segreto della vita”.
    Ci siamo allontanati troppo dalla Terra, dalle sue leggi, dai ritmi della coltivazione. Eppure il segreto è proprio in Lei, nella “nostra” Terra, nella fiammella inafferrabile che ci anima e impregna le cellule.
    Dopo tanti anni – ne son passati trenta dacché mio nonno è morto – quel suo sguardo che è pure nel mio DNA ha trovato la strada. Grazie alla Schola, pure io oggi coltivo la terra: la vera ricchezza di cui spesso non ci si rende conto e che, invece, è TUTTO.

  6. segezia

    Da tanto tempo è difficile la condizione sociale femminile nonostante le dichiarazioni di intenti di maschi moderni e ‘buoni’. Fatto è che il predominio maschile si è talmente inciso nel DNA di tutti – uomini e donne – da inficiare spesso e volentieri anche i meglio disposti al cambiamento. La voce grossa, la minaccia, il gesto stizzito, agiscono ormai in maniera automatica su un tessuto che ha memoria cellulare di come la brutalità possa agire in un attimo e distruggere nel fisico e nella speranza… e non si parla necessariamente e soltanto di paesi del terzo mondo, né di contesti poveri economicamente o culturalmente, anche se i medesimi facilitano la manifestazione di un’aggressività sempre latente.
    Più ancora, la violenza produce violenza perché il rancore di chi l’ha subita, in qualsivoglia modo, presto si trasforma in altrettanta aggressività, assumendo le fattezze di un’onda che si propaga e segna anche chi guarda (non dimentichiamoci i famosi neuroni specchio che ci fanno ap-prendere anche solo osservando una scena o ascoltando epiteti o invettive!!!).
    Ecco perché la Pragmatica Fondamentale non è un codice morale, quantomeno non solo: è, soprattutto, un codice basato su verità scientifiche quello che sollecita ad essere di esempio ai figli e ad imporsi solo con quello, a considerare il dolore nella carne e nello spirito come oscuramento, a non offendere, né disprezzare, né imprimere sull’animo femminile quelle che non casualmente vengono definite ‘stimmate’ dello spavento e che portano la donna a diventarne matrice (vedi art. 31 – 32 – 33).
    Quasi sempre ciò che scatena la rabbia è la delusione delle proprie aspettative che trova più facile e immediato cambiare il prossimo piuttosto che recedere da un desiderio: e quante volte per pigrizia, vigliaccheria o semplice egoismo si preferisce archiviare le cose storte, proprie e altrui, fingendo che non esistano?
    La violenza non è eclatante, contrariamente a quanto si è portati a pensare: proprio come ogni mattone della vita, l’impulso aggressivo si cementa nell’emozione e entra a far parte poco a poco dell’edificio del nostro corpo, delle nostre cellule: è nelle letture che scegliamo, nei film che ci attirano, nel commento spontaneo ai fatti quotidiani. Considerava Kremmerz (art. 33) che “ogni atto della vita ha origine dalle nostre azioni, dai nostri pensieri, dalle nostre parole”.
    Predominio maschile è, quindi, sinonimo del predominio della forza fisica, muscolare, su quella intellettuale, intuitiva, emotiva: e ci vorrà tutto lo sforzo possibile per rovesciare la polarità e costruire una società nuova, con solidarietà laica e illuminata.
    Il lievito che scorre copioso nella catena miriamica aiuta… ma per fare il pane non basta il lievito, ci vuole il lavoro di chi impasta e lo incamera in ogni molecola! (Diceva Il Maestro “qui siamo sempre gli stessi e raccogliamo, soffrendo o godendo, quello che abbiamo seminato e seminiamo”…).
    I Maestri, nella tradizione della Schola, additano un cammino e sostengono nel compierlo: non camminano al posto di altri, sopra gli altri, malgrado gli altri. Nella Loro compostezza e nel Loro esempio, ancora oggi, sta la forza di una tradizione che si mantiene viva e intatta nonostante le becere caciare e gli schizzi acidi di chi non recepisce la sostanza di un Amore sempiterno.

  7. centauro

    Eccomi come promesso, per esporre al blog la prima delle innumerevoli domande che mi sono sorte visitando il vostro sito .Non ho potuto fare a meno di notare il post di Guglielmo tell riguardante il 14 febbraio dove riporta la notizia che uomini e donne si sono uniti in quel gesto simbolico per denunciare la violenza alle donne. Proprio poco prima stavo leggendo la Pragmatica Fondamentale , non avevo mai avuto l’ occasione di leggerla e devo dire che mi ha molto colpito per molteplici aspetti che poi man mano andrò ad esporre, ma la cosa che mi torna alla mente è l’articolo 32 , nella parte finale , dice “ non disprezzarla, non imprimere sul suo animo le stimmate dello spavento; e pensare che quello che egli fa sulla donna si riproduce nelle generazioni nelle quali egli deve vivere fino alla fine dei secoli.” Io come ripeto sono totalmente a digiuno di concetti filosofici ed ermetici , ma da quello che emerge da quelle frasi , sembrerebbe che tutto quello di prevaricatorio che si compia sul femminile , si ripercuoterà nel proprio cammino e non solo. Quindi nella società attuale priva di ogni etica e senso civico come intendere quelle parole?

    • fulva11

      Credo, caro centauro, con molta umiltà e senso di responsabilità, certi che ogni atto produca un effetto inevitabile con tutte le conseguenze relative e inarrestabili del caso. Lo dice la scienza attuale. Lo dice la Scienza Ermetica millenaria. Ecco perché bisogna tendere. Il Maestro dice che può essere sufficiente questo sforzo di tensione. Mi sono chiesta perché è sufficiente a prescindere dalla realizzazione. Poi ho riflettuto e sperimentato che se tendi intanto ti agganci attivamente e non sei un peso morto. Come quando una parte più sottile ma fisica di te, è oltre superando sé stessa. Sia l’allenamento costante verso la metà, che lo stato di crisi improvvisa crea un’ apertura all’andare oltre. Questo succede a tutti, ma nella Schola è una pratica costante e sempre più cosciente di tensione terapeutica verso l’evoluzione come superamento delle prevaricazioni storiche sedimentate nel dna, e riconquista di uno stato di equilibrio.

  8. lupetta2020

    Leggevo alcune parti della P.F. In particolare l’articolo 32 è importantissimo e credo contenga il perchè dello squilibrio dell’Umanità.
    Certo che se le prevaricazioni sul femminile e sulla donna non cessano, l’effetto a catena è un dramma senza fine!

    • fulva11

      Pienamente d’accordo con te, cara lupetta2020, è un dramma per ora senza fine, perciò bisogna incentivare l’azione qualitativamente efficace della terapeutica ermetica. Conservo nella memoria le parole che una volta un Maestro mi ha detto: “quello che non si realizza faticosamente in tanto tempo” al momento giusto, basta poco e si realizza tutto insieme”. Perchè non sperare che il male frani totalmente su se stesso come un castello di carte e splenda finalmente la luce dell’Amore e della Giustizia? Io voglio essere ottimista.

      • alchemilla68

        voglio ringraziare Fulva per aver condiviso con noi Parole così importanti che a me francamente aiutano un po di più a capire il valore di tendere sempre verso il Centro, perchè anch’io CREDO nella realizzazione del Bene

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