La mitologia pagana greco-romana in alcune interpretazioni del Kremmerz

luglio 11, 2016  |  11 Comments  |  by admin Kremmerz  |  La Parola al Maestro

La mitologia pagana greco-romana in alcune interpretazioni del Kremmerz

… in Occidente si è dimenticata la mitologia e la mitografia greco-latina che sono un tesoro di sapienza semplice, naturale e sottile.

Bisogna invece tener presente che la civiltà occidentale si chiama Roma, che l’occidente è Roma… perché dovrei pentirmi di aver trovato nelle cosiddette favole mitologiche e nei simboli di essi addotti, espressioni ben chiare adombranti i poteri naturali occulti alle plebi dei misti? (D,188) – Il paganesimo in molti miti personificò o, meglio, fotografò le diverse forme dell’anima umana. Satiri, ninfe, nereidi, najadi…sono simboli e realtà. Il cristianesimo ha calunniato troppo il paganesimo e le mitologie sapienti. (A,595 nota  2) – L’intelligenza umana rende beneficamente o maleficamente la potestà dei Numi. I quali – vedi il paganesimo – si vestono di corpo umano per compiere opere umane e qualche volta di corpo animale. Giove si trasformò in Cigno per godere dell’amore di Leda. Il prendere ciò alla lettera, come Tertulliano e i più celebri pazzi dei polemisti di suo genere, dimostrerebbe che gli autori delle favole ieratiche furono delle bestie; ma dalla struttura artistica di tutta la mitologia greco-romana appare che i cerebri dei volgarizzatori dei secreti, rivelatori dell’arcano, dovevano pesare in valore ogni parola che esprimeva un atto divino. Gl’iddii guaritori, come Esculapio e consimili, si manifestarono per la prima volta benefici quando gli uomini doloranti vi fecero ricorso – e si manifestarono attraverso l’umana intelligenza. La qual cosa oltre a stabilire l’antico primato dell’arte divina del sanare, deve all’uomo che alle divinità dei Numi non crede, far supporre che dall’intelligenza umana si sprigionò la favilla del miracolo quando la guarigione si ritenne miracolo. (C,II,257 nota 1) – Se l’Urbe occulta conobbe in eredità etrusca e greco-egiziana, gli arcani della scienza della psiche umana, la mitologia poetica dei nostri progenitori non può aver celato le verità di una scienza concreta dello spirito dell’uomo? … Io non affermo, né incenso alla mitologia come religione, come ispiratrice di stati mistici dell’anima umana, come educatrice e moralizzatrice della massa; non solo questo non ci riguarda, ma non credo che siamo in grado di evocare l’esatta influenza che il cumulo delle favole e dei miti abbia avuto sui popoli antichi, precedenti la inondazione cristiana, e sotto il solo aspetto religioso. I miti delle favole divine o eroiche del cielo greco-latino non potrebbero essere un velo grossolano o tenue delle conoscenze di una scienza dell’animo umano la quale s’insegnava a una piccola schiera di menti più aristocratiche e si nascondeva alla plebe? Noi constatiamo una abitudine della antichità: che misteri, sette, religioni conservavano, e ben conservavano, il secreto iniziatico. Bisogna arrivare alle Metamorfosi di Apuleio per sentire un’indiscrezione, mentre nell’opera attribuita a Petronio, il Satyricon, vi scorge qualche chiaro indizio di profanazione solo chi già legge nel buio classico degli occultatori delle ragioni dei misteri. Lo stesso cristianesimo nei primi tempi fu secreto. Dunque, seguendo il naturale sospetto di un contenuto magico dei miti e della mitografia, non vale la pena tentare un sondaggio? In altri termini addito lo studio della mitologia, nella sua essenza, come contenente la iniziazione dei poteri dell’organismo nostro; ricerca di una scienza rara nella possibilità di mettere a nudo un arcano integrativo. (D,19) – L’antica mitologia, ritenuta finora come un grande ammasso di favole senza significato alcuno, imbastite come i racconti pei bambini, è una enorme enciclopedia teologica in cui le divinità rispecchiano forze ed energie della natura, intorno alla quale si addensavano tutte le splendide personificazioni della sua potenza. Mercurio o Ermete, ambasciatore tra le divinità e l’uomo, rappresenta il vero legame tra il finito e l’infinito, tra il mistero della Natura e la comprensione umana a cui l’Idea nuova arriva come un messaggio della intelligenza universale. La nostra scuola si chiama dal suo nome, come se portasse il discepolo in contatto delle forze divine dei cieli dove risiedono gli Dei… Mercurio portò all’uomo la scoperta dei secreti più necessari, dalla maniera di accendere il fuoco al riscaldamento elettrico, al gas per illuminazione e a tutte le invenzioni meravigliose di oggi. Il metodo di insegnamento è non altro che un avviamento perché il discepolo possa entrare nel pieno possesso dei poteri divini che sono nascosti nell’organismo umano. (D,30) – Se state a riflettere alle piccole cose che qui e là la iconografia religiosa degli antichi vi rivela, finirete col sospettare anche voi che abbiamo ragione di supporre che le vecchie mitologie non erano sicuramente delle frottole. Tutti gli iniziati della Grecia, dell’Asia Minore, della Sicilia e della Magnagrecia, parlo dei pezzi grossi, non desideravano che di andare a visitare l’Egitto, Menfi o Tebe, e abboccarsi coi sacerdoti egiziani. Erano ricevuti con ospitalità dignitosa; ma il sacerdote, dopo di aver scandagliato che cosa i visitatori sapessero, si lisciava la barba e, sorridente, faceva mossa come per dire brava gente voi avete la conoscenza degli dii minori, dii piccoli, ma noi abbiamo da fare coi più grandi dell’Universo, con quelli che fanno il caldo ed il freddo e che, se si sentissero solleticare da qualcuno poco riguardoso, potrebbero con uno starnuto distruggere un mondo! … E se questi dii nascosti nel più remoto dei Cieli, presenti in apparenza umana o in forma di animali, o in sembianza mista di uomo e bestia, adombravano il possesso di conoscenze delle forze supreme della natura e la maniera di avvincerle e comandarle? (D,172) – Vi siete meravigliato di Marte, o caro ed irritabile amico, di questo fegatoso dio che sotto un sembiante o una maschera un po’ differente tutte le antiche religioni possedettero, per determinare in lui non solo la forza o energia o violenza nel quadro generale e prospettivo della Natura, ma le energie e le reazioni provocate dall’uomo, coscientemente o brutalmente incosciente, nell’agitazione delle sue ricerche e dei suoi capricci. Quando qui e là ho scritto in difesa delle antiche mitologie, nel mio orecchio risuonavano ancora certe spiegazioni che nelle scuole ho sentito ripetere da maestri che sdegnavano di prendere sul serio qualunque simbolo di religioni antiche, rileggendo alla cianfrusaglia del Parnaso tutte le immagini cultuali di popoli e stati, tramontati e scomparsi che vissero per lunghi secoli di vita magnifica. Ecco perché alle esagerazioni barbariche e alla sconfinata intransigenza dei primi secoli del cristianesimo, addebito questo dispregio sistematico di tutto ciò che appartenne a civiltà ancora poco studiate, nei loro simboli religiosi pieni di misteri e significati reconditi, che finora si attribuiscono ad una rappresentazione degli elementi, come rudimentalmente ancora oggi si crede di rinvenire nelle tribù selvagge dell’Africa centrale e nelle isole dell’arcipelago australiano. Non comprendo come sia sfuggito agli studiosi moderni armati di un sistema critico alla Frazer, che ricerca il primitivo nel mondo dei selvaggi, contemporanei alla civilizzazione nostro, il fatto molto appariscente che le mitologie classiche di tutti i popoli antichi contengono gli stessi elementi simbolici e immaginativi come zampillanti da una sorgente unica originale e ignota storicamente a noi… mi è parso di leggere nelle personificazioni simboliche delle religioni antichissime la sapienza enciclopedica dei popoli che le avevano adottate. Fisica, chimica, filosofia, segreti naturali, evocazioni di forze della natura o provocazioni di misteriose energie terrestri o cosmiche, tutto mi pare di leggere attraverso storielle e iconografie religiose di popoli scomparsi da più millenni, di cui non abbiamo oggi il sospetto che siano esistiti. Inoltre, leggendo nei libri e nei monumenti residui di questa antica gente, l’investigatore, l’rcheologo o lo storico dimentica che noi viviamo di una psicologia di profanazione, che non è affatto della mentalità antica… Io voglio spiegarvi il mio modo di vedere e di leggere nella mitologia che comprende i simboli della più vicina antichità: la greco-latina, sfiorandone il senso per quanto è possibile dalle conoscenze moderne, e… se non vi stancate… Comincio da questo padre dei tafferugli umani, che è Marte… Egli, dice la favola, fu figliolo di Giunone che, a sua volta, era figliola di Saturno… Ma Giunone era moglie di Giove, il supremo possessore dei fulmini, un dio elettrico: saette, lampi, tuoni di Padre Giove. Interpretazione comune ed accettata che Giove disponesse dei fulmini secondo si vedono nelle tempeste e le masse umane dovettero credere che chi veramente maneggiava le forze meteoriche era il padrone di tutto. Spiegazione elementare e logica.  Ma io posso anche supporre una cosa verosimile, che il potere e la scienza dell’elettricità fossero posseduti da Uno dei supremi sacerdoti o da una speciale categoria di sacerdoti… Allora ritorniamo a Marte… Ovidio racconta che Giunone si era arrabbiata che il suo divino consorte avesse da solo creato Minerva… E la dea irritata andò a consultare Flora per vendicarsi, cioè per fare un figlio senza il concorso del marito, né di alcun altro maschio… Flora la contentò perché possedeva, tra i fiori della terra, uno di meravigliosa creazione. Chi glielo aveva dato l’aveva avvisata della sua virtù… Come questo fiore toccando una giovenca, questa diveniva incinta, Flora toccò con esso la nobile moglie di Giove e il ventre di lei cominciò a ingrassare, con un inquilino più irrequieto di lei, che fin dal primo mese dovette dar saggio del suo carattere litigioso e impertinente. Ed era il figlio di una Dea e di un fiore! La vostra scienza positiva faccia ricerca di questo fiore oleonico e i problemi della depopolazione e quello dei mariti perseguitati dalle mogli, saranno di un colpo risoluti… Una dea che si fa incingere da un fiore e con una paternità così olezzante e vegetale, dona all’Olimpo il più focoso e manesco e metallico degli dei. Non solo, ma causa della sua nascita è la reazione di Giunone al suo Giove che aveva generato Minerva. Giove se la procreò nel suo capo. Vulcano, quando Giove non potette più contenerla, con un colpo di scure, gli aprì il cranio e la dea venne alla luce bella, armata di scudo e lancia. Dicono Minerva dea della intelligenza: ma no, Minerva è il pensiero armato, il pensiero energia e il pensiero non solo intelligente, ma volitivo, creatore, cosciente che si esteriorizza, individualizza, agisce, impera, domina. Concezione che dovette essere etrusca di origine. Posteriormente assimilata con Athena greca – coincidenza impropria – Minerva è idea viva e vivente in azione; l’arma è difesa e resistenza… Quindi luce omnisciente quando in noi è armata, quando si muove e esplode in Giove, luce divina, Monitum (il verbo caro) dei magi, partorita è sapienza in atto; l’idea realizzata. Minerva Medica ebbe tempio, ex voti, adoratori, guariva. Quando vi ho palato della Myriam vi ho figurato Minerva Medica. Se il signor Giove, è il tipo maschio creatore della dea luciferiana e sanatrice, la Signora Giunone è femmina con tutte le virtù della consorte tradita, e per vie naturali, per quelle che son comun a tutte le donne, regala anch’essa un rampollo extranaturale e costui non ha niente a che vedere con la bontà di Minerva. Vir, maschio, aitante, gagliardo, corazzato, diventa un sanguigno capitan Tempesta… Il curioso è che nella Etimologia Latina del Brozzi ho trovato una ricerca sulla radicale Ma; come principio di illustrare, celebrare, rendere clamorosamente famoso… Però, per me, se la regola aretea e la grammatica dei numeri… Marte con elmo scudo e spada ha il suo corrispondente, la sua figura, la sua rappresentanza in tutte le mitologie antichissime…dovette avere la sua realtà corrispondente in una forza agitante della Natura che realmente determina uno stato di essere speciale della materia così detta bruta e di riflesso sugli organismi animati di tutte le classi inferiori ed elevate… Se la forza iperenergetica della Natura, in tutta la sua magnificenza la chiamiamo Marte, nella sua azione fecondativa Venere, o nel suo irraggiamento creatore Giove, o nella morte rinnovatrice Saturno, noi non aspettiamo e non crediamo che tali astri siano i possessori intelligenti e animati che, con incostanza di umori, ci gratificano del loro influsso speciale, che scaturisce a volontà spruzzante come dal becco di un sifone di Acqua di seltz. (D,209-215)

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11 Responses to La mitologia pagana greco-romana in alcune interpretazioni del Kremmerz

  1. Laura

    Intrigata dalla questione ho fatto ulteriori indagini sui miti che vengono proposti allo studio dei nostri ragazzi undicenni. Dunque, c’è quello di Deucalione e Pirra (legato al diluvio universale ma con il gustoso particolare delle pietre che diventano persone); c’è quello di Prometeo (inutile dire che tutti i ragazzi pensano che il Zeus sia antipatico e condividono il fatto di parteggiare per gli uomini e non per il re degli dei); c’è quello di Paride (sono quasi sempre d’accordo con lui i maschietti nel scegliere la bellezza e solo un’esigua percentuale preferisce il potere e la ricchezza; nessuno opta per la somma sapienza); ci sono inoltre inoltre il mito di Aracne (la solita dea che fa la gelosa e ha la meglio solo in quanto più forte), quello di Efesto (ma come ha fatto a sposarselo Afrodite brutto com’era? il minomo che poteva capitare era che lo tradisse…); quello di Persefone (la solita storia che somiglia a Cappuccetto Rosso: se non si fa attenzione c’è sempre qualche tipo brutto e cattivo o falso amico che se ne approfitta per fare cose brutte alle ragazzine).
    Ma i genitori che vanno a prendere i figli a scuola e che alla domanda “come è andata?” si sentono rispondere “tutto bene” sanno quali mondi attraversa la mente dei loro figli? e quali risposte si danno? quali vengono date?
    E a loro, a noi, gli “adulti” che reazioni provoca il mito?

    • wiwa70

      L’unica differenza è che noi adulti abbiamo la possibilità e gli strumenti per poterci trovare fonti di saggezza alternative, sollevando la testa dalla corrente comune, i nostri figli si “abbeverano” a fonti del sapere preordinate e precostituite in quanto non hanno ancora sviluppato un proprio pensiero critico e disincantato e quando entreranno nel mondo saranno ben bene confezionati a puntino per la nostra civile società e con le proprie sovrastrutture tutte al giusto posto, in quanto figli del nostro tempo storico! Detto questo, mi piace pensare che dentro di noi esista un Quid che, nonostante tutte le sovrastrutture, un bel giorno si sveglia e si mette a cercare, senza sosta e ovunque, la Verità, imparando a leggere nella realtà le leggi universali e quando trovi il tuo, lo riconosci poichè ti senti a casa e non più un extraterrestre e cominci a spiegarti tante cose che non avevi neanche osato sperare di sapere o che Qualcuno ti prendesse amorevolmente per mano e ,in modo del tutto disinteressato, ti aiutasse a capire, senza dovertela finalmente ancora raccontare! Per fortuna, questo Quid ha dimostrato di essere più forte di qualsiasi altra sovrastruttura spazio-temporale, laddove si dovesse cominciare a “pulire” quello strato, più o meno spesso, che ci avvolge da tanto tempo….da quasi un’Eternità!

  2. laura

    Forse pochi sanno che la conoscenza di miti e leggende e la loro interpretazione costituisce ancora oggi uno degli obiettivi di apprendimento della scuola dell’obbligo (materia ‘italiano’).
    C’è da chiedersi quali miti vengano scelti e che interpretazione venga data e in base a quali criteri.
    Si usa il mito per insegnare che la disubbidienza può essere mortale? (Fetonte cade dal carro celeste perché ha disubbidito al padre)
    Che resistere allo stupro da parte di un potente può procurare guai? (Apollo e Dafne)
    Che da sempre la furbizia aiuta a cavarsela anche nelle situazioni più difficili? (Ulisse e Polifemo)
    Questa enorme ‘enciclopedia’ teologica, sebbene inquinata da tante storpiature religiose e politiche, resta gravida di suggestioni anche quando il mito presenta versioni diverse dei medesimi fatti e non è facile isolarne gli aspetti caratterizzanti.

    • wiwa70

      A proposito di miti sul mondo vegetale, sono rimasta colpita da un documentario sulle Ninfee, di cui non sapevo nulla e, incuriosita, ho scoperto che esiste una leggenda che narra che “una Ninfa bellissima viveva presso un lago, un raggio di sole la vide e se ne innamorò perdutamente, così scese dal cielo e le si avvicinò. Il raggio di sole aveva un abito lucente tutto d’oro e la Ninfa se ne vergognò poiché indossava un abito di perle. Sentendosi non adeguata dalla ricchezza del raggio di sole, decise di scendere sul fondo del lago dove era nascosto un immenso tesoro e di portare in superficie dell’oro da mostrare al raggio di sole. Ma nell’atto di portare in superficie l’oro, quest’ultimo era così pesante che lei ne fu trascinata in basso e e fu ricoperta dal fango. Il raggio di sole la cercò ma non la trovo più lì: la sua amata Ninfa si era trasformata in un bellissimo fiore acquatico, Ninfea, che si apriva non appena lui spuntava e si chiudeva quando lui tramontava”. Qualche dato scientifico dice che è un fiore ermafrodito, i cui petali sono a disposizione spiralata\ciclica così come tutti gli altri elementi del fiore(calice e componenti riproduttivi)sono a forma spiralata e la particolarità dei frutti è che maturano sott’acqua,immersi nel fondo fangoso. Si apre solo quando il cielo è sereno. Infine anche l’impollinazione è singolare: nella prima fase il fiore si apre da femmina di colore bianco, aspetta l’insetto impollinatore che catturato al suo interno vi rimane chiuso fino al giorno dopo quando il fiore riaprirà i suoi petali e a quel punto è diventato maschio e di colore rosso e l’insetto andrà via libero di uscire e proseguire la sua attività su altri fiori! Riflettevo inoltre, che non è poi così diverso il dato scientifico da quello mitologico: hanno detto la stessa cosa …solo in modo diverso…l’uno utilizzando un linguaggio analitico l’altro immaginativo da cui trarre una sintesi essenziale…se ci fosse maggiore consapevolezza di ciò nelle scuole(dalle primarie ai licei classici) forse si riuscirebbe a fare ciò che suggerisce il Maestro Kremmerz quando dice: “Il metodo d’insegnamento è non altro che un avviamento perchè il discepolo possa entrare nel pieno possesso dei poteri divini che sono nascosti nell’organismo umano”. Per far questo bisognerebbe forse utilizzare una lente\filtro diversi dal consueto nella lettura e trasmissione del sapere, da cui poi verrebbe una modalità d’apprendimento non pedissequa o tanto meno religioso\moralistica, capace di allontanare il più curioso degli allievi, ma piuttosto far leva sull’Intelligenza insita nella Materia insegnata. Quando Kremmerz afferma :”Io voglio spiegarvi il mio modo di vedere e di leggere nella mitologia che comprende i simboli della più vicina antichità: la greco-latina, sfiorandone il senso per quanto è possibile moderno….e se non vi stancate..”Personalmente, mi sarei stancate molto tempo fa se non fosse stato che ho ritrovato, attraverso l’ermetismo, la chiave utile che mi ha riportato a considerare la mitologia non astrusa e lontana dalla realtà ma scrigno prezioso di immagini creative per quello che se ne può capire al livello di chi scrive!

      • sannitica2011

        Condivido. Curioso è – per lo meno a me è capitato più volte – sognare personaggi epici, creature mitologiche, come se si trattasse di elementi archetipali eterni per significare meccanismi, azioni, reazioni , pericoli, avvertimenti, situazioni o comportamenti universali.

    • Buteo

      L’approccio ai racconti mitici è sconcertante se, leggendo, non si ha la possibilità di andare oltre all’interpretazione letterale. I miti non sono stati scritti per gossip (anche se, occasionalmente, gustosi). Immagino che i contemporanei non avessero le difficoltà che incontriamo noi, con la nostra mente imbrigliata, fin dal tempo in cui eravamo in fasce, dalla lettura letterale delle sacre scritture, delle quali anche la maggior parte degli addetti (classe sacerdotale) ignora il significato.
      La lettura dei miti prevede una preparazione che non ci possiamo inventare. Occorre essere ‘accompagnati’ a un nuovo livello di apertura per accedere a una nuova possibilità d’interpretazione.
      Per me, e penso che ciò sia condiviso, è non interessante, è affascinante che la schola offra questa possibilità di crescita, grazie ai metodi e agli strumenti adeguati in suo possesso.

  3. garrulo1

    E già, Saturno (da Sat), padrone della dimensione oscura, detta legge nel dicembre di luce corto assai, ma foriero della nuova visione delle cose di natura, che, con il Capodanno e l’avvento di Gennaio, il Giano, bifronte per connotazione, da una parte guarda ancora l’inverno freddo e buio, ma dall’altra è già proiettato verso il prossimo stato di fermento che caratterizzerà tutto il periodo a venire, prodigo di espansione delle ore di luce, e parimenti di opportunità da tentare di cogliere sul piano magico-operativo. A Roma esiste un colle, fuori dal conteggio dei sette noti, detto “il Gianicolo”, fondato, dice il mito, direttamente dal Dio Giano, prodromico del piccolo centro abitato Ianiculum o Pagus Ianiculensis, e guarda caso, questo colle, originariamente in territorio etrusco, annesso a Roma da Anco Marzio, dalla sommità guarda specularmente a oriente sul Tevere ed a occidente sui boschi sacri ora annessi a Monteverde, forse a testimonianza delle caratteristiche occulte del Dio.
    E con l’occasione dello spunto riflessivo, fornito da Fulva11, porgo con un pizzico di ritardo ma con tutto il cuore, Immensi Auguri di Buon 2017 alla Direzione a tutto il Blog.
    Un caro saluto

  4. fulva11

    Alla Direzione e agli Utenti del sito gli auguri di un ottimo 2017!

    Ora che Saturno dicembrino ha lasciato il trono a Giano è doveroso e altresì gioioso, favorire il dio che presiede al passaggio da uno stato all’altro, perché sia propizio all’inizio di un tempo produttivo di Bene per la Natura e per l’Umanità tutta.

    Forti fraterni abbracci

  5. garrulo1

    Che bello sarebbe, se la mitologia, come messa letteralmente a fuoco dal Maestro Kremmerz agli inizi del novecento, fosse la chiave di lettura da utilizzare sui banchi di scuola. Quanta fatica in meno, raggiunta l’età dell’autonoma ragione, a dover archiviare cerebralmente tutte le favole più o meno antropomorfe udite qua e là, e quanto minore sforzo nel cambiare le lenti da lettura per riapprocciare l’intera questione con modalità completamente differente. Credo che i programmi accademici convenzionali, siano il risultato della progressiva affermazione post positivista della cultura antropocentrica, che non concede spazi alla concezione di un mondo compenetrato da leggi di Natura in continua esplicazione delle loro finalità, quindi leggi di carattere intelligente ed immanente, ma con tutte le variabili che caratterizzano la Vita in ogni sua manifestazione. Invece, la moderna, e se vogliamo anche scientifica visione della natura, è di un qualcosa al servizio dell’essere umano, utilizzabile per il raggiungimento delle proprie mire, senza troppo soffermarsi sui riflessi che determinate azioni provocano ad esempio nell’economia dell’intero ecosistema, e via di questo passo. Ho l’impressione che mai come in questa epoca storica, ci si adagi su quel pericolosissimo principio secondo il quale il fine giustifica i mezzi, con conseguente contrazione dell’etica sotto tutti i punti di vista.
    Un caro saluto.

  6. sannitica2011

    Ai primi del Novecento il Maestro Kremmerz fu un anticipatore (ancora insuperato) dell’importanza della tradizione mitica greco-latina e della sua ermeneutica. Moltissimi gli studiosi in quei tempi della mitologia, e innumerevoli gli sviluppi scientifici che da questa prenderanno le mosse durante il Novecento, ma nessuno così preciso, sapiente e incisivo come il Kremmerz. Egli parla di mitologia greco-latina come di quella più vicina a noi. Le due mitologie si sono amalgamate,seppure con alcune differenze. Ad esempio il mito di Giunone che concepisce e partorisce Marte grazie al fiore donatele da Flora non risale alla mitologia greca ma ad Ovidio. O ancora la figura delle Ninfe, che fu precedente al pantheon greco e, probabilmente, la prima figurazione di entità divine della Natura, in terra italica si chiamò Limpha come è attestato da alcuni rituali italici a noi pervenuti. Kremmerz ricorda nei Dialoghi che “noi fummo latini, italici e greci immigrati” e che la nostra mitologia “è la più fine tessitura favoleggiata degli elementi filosofici della mente umana”, aggiungendo di non sapere addirittura se l’iniziatura orfica o i Pitagorici “vi comparteciparono con elementi essenziali e non pittoreschi”.

  7. sal

    Il Maestro dà la parola alla mitologia per far rivivere la favola di Giove e Giunone nati insieme e anche sposi, talmente uniti che quando Giove agisce anche Giunone re-agisce. E così, in perfetto tema estivo con il dominio della Luna che si fonde in quello del Sole e per le costellazioni di Cancro e Leone, ci troviamo a contemplare la potestà pirica del signore dell’Olimpo, aiutato dal fuoco fino alla nascita di Minerva.
    Iou-pater, che al genitivo latino era Iovis, è emblema della Legge della Natura e del tetragramma divino, nonché dio della giustizia in cielo e in terra (anche se in Terra le questioni le dirime la moglie!). E la giustizia è sempre doppia: come i piatti della bilancia, come il passo di Vulcano zoppo, come il do ut des.
    Per il terzo principio della dinamica espresso dall’alchimista Newton, ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Così viene da chiedersi se la nascita di Marte non sia specchio della nascita di Minerva: questa forza iperenergetica della Natura, se si sdoppia in conseguenza della sua potestà pirica e dei fulmini di cui è capace, finisce con l’originare il pensiero intelligente e volitivo da una parte e, come dice Kremmerz, “la sua realtà corrispondente in una forza agitante della Natura che realmente determina uno stato di essere speciale della materia così detta bruta e di riflesso sugli organismi animati di tutte le classi inferiori ed elevate”. Ed entrambi appaiono ‘incontenibili’ (tipo il latte nel pentolino insomma!).
    Del resto, come si evince da questo stesso sito ( http://www.kremmerz.it/forza-e-forze-nella-concezione-ermetica-parte-i/ ) “quando dalla vita dei minerali si sale alla vita degli esseri organizzati di ordine superiore, si osserva che ogni fenomeno di forza e di volontà è accompagnato da un altro inesplicabile coniuge, che sotto forma di ragione, di libero arbitrio, di equilibrio, di idea, di numero, ne determina la esplicazione più o meno sollecita, in un modo od in un altro”.
    Concludo queste riflessioni ricordando quanto (tra)scrive il Maestro M.A. Iah-hel ne La Pietra Angolare Miriamica a pag. 374 menzionando Kremmerz:
    “ogni corpo umano contiene un’anima passiva (luna+mercurio) e un principio attivo volitivo (sole)… quest’anima può generare ogni miracolo apparente se arriva alla Miriam Universale”…
    Che è Minerva medica?

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