La mitologia pagana greco-romana in alcune interpretazioni del Kremmerz

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La mitologia pagana greco-romana in alcune interpretazioni del Kremmerz

La mitologia pagana greco-romana in alcune interpretazioni del Kremmerz

… in Occidente si è dimenticata la mitologia e la mitografia greco-latina che sono un tesoro di sapienza semplice, naturale e sottile.

Bisogna invece tener presente che la civiltà occidentale si chiama Roma, che l’occidente è Roma… perché dovrei pentirmi di aver trovato nelle cosiddette favole mitologiche e nei simboli di essi addotti, espressioni ben chiare adombranti i poteri naturali occulti alle plebi dei misti? (D,188) – Il paganesimo in molti miti personificò o, meglio, fotografò le diverse forme dell’anima umana. Satiri, ninfe, nereidi, najadi…sono simboli e realtà. Il cristianesimo ha calunniato troppo il paganesimo e le mitologie sapienti. (A,595 nota  2) – L’intelligenza umana rende beneficamente o maleficamente la potestà dei Numi. I quali – vedi il paganesimo – si vestono di corpo umano per compiere opere umane e qualche volta di corpo animale. Giove si trasformò in Cigno per godere dell’amore di Leda. Il prendere ciò alla lettera, come Tertulliano e i più celebri pazzi dei polemisti di suo genere, dimostrerebbe che gli autori delle favole ieratiche furono delle bestie; ma dalla struttura artistica di tutta la mitologia greco-romana appare che i cerebri dei volgarizzatori dei secreti, rivelatori dell’arcano, dovevano pesare in valore ogni parola che esprimeva un atto divino. Gl’iddii guaritori, come Esculapio e consimili, si manifestarono per la prima volta benefici quando gli uomini doloranti vi fecero ricorso – e si manifestarono attraverso l’umana intelligenza. La qual cosa oltre a stabilire l’antico primato dell’arte divina del sanare, deve all’uomo che alle divinità dei Numi non crede, far supporre che dall’intelligenza umana si sprigionò la favilla del miracolo quando la guarigione si ritenne miracolo. (C,II,257 nota 1) – Se l’Urbe occulta conobbe in eredità etrusca e greco-egiziana, gli arcani della scienza della psiche umana, la mitologia poetica dei nostri progenitori non può aver celato le verità di una scienza concreta dello spirito dell’uomo? … Io non affermo, né incenso alla mitologia come religione, come ispiratrice di stati mistici dell’anima umana, come educatrice e moralizzatrice della massa; non solo questo non ci riguarda, ma non credo che siamo in grado di evocare l’esatta influenza che il cumulo delle favole e dei miti abbia avuto sui popoli antichi, precedenti la inondazione cristiana, e sotto il solo aspetto religioso. I miti delle favole divine o eroiche del cielo greco-latino non potrebbero essere un velo grossolano o tenue delle conoscenze di una scienza dell’animo umano la quale s’insegnava a una piccola schiera di menti più aristocratiche e si nascondeva alla plebe? Noi constatiamo una abitudine della antichità: che misteri, sette, religioni conservavano, e ben conservavano, il secreto iniziatico. Bisogna arrivare alle Metamorfosi di Apuleio per sentire un’indiscrezione, mentre nell’opera attribuita a Petronio, il Satyricon, vi scorge qualche chiaro indizio di profanazione solo chi già legge nel buio classico degli occultatori delle ragioni dei misteri. Lo stesso cristianesimo nei primi tempi fu secreto. Dunque, seguendo il naturale sospetto di un contenuto magico dei miti e della mitografia, non vale la pena tentare un sondaggio? In altri termini addito lo studio della mitologia, nella sua essenza, come contenente la iniziazione dei poteri dell’organismo nostro; ricerca di una scienza rara nella possibilità di mettere a nudo un arcano integrativo. (D,19) – L’antica mitologia, ritenuta finora come un grande ammasso di favole senza significato alcuno, imbastite come i racconti pei bambini, è una enorme enciclopedia teologica in cui le divinità rispecchiano forze ed energie della natura, intorno alla quale si addensavano tutte le splendide personificazioni della sua potenza. Mercurio o Ermete, ambasciatore tra le divinità e l’uomo, rappresenta il vero legame tra il finito e l’infinito, tra il mistero della Natura e la comprensione umana a cui l’Idea nuova arriva come un messaggio della intelligenza universale. La nostra scuola si chiama dal suo nome, come se portasse il discepolo in contatto delle forze divine dei cieli dove risiedono gli Dei… Mercurio portò all’uomo la scoperta dei secreti più necessari, dalla maniera di accendere il fuoco al riscaldamento elettrico, al gas per illuminazione e a tutte le invenzioni meravigliose di oggi. Il metodo di insegnamento è non altro che un avviamento perché il discepolo possa entrare nel pieno possesso dei poteri divini che sono nascosti nell’organismo umano. (D,30) – Se state a riflettere alle piccole cose che qui e là la iconografia religiosa degli antichi vi rivela, finirete col sospettare anche voi che abbiamo ragione di supporre che le vecchie mitologie non erano sicuramente delle frottole. Tutti gli iniziati della Grecia, dell’Asia Minore, della Sicilia e della Magnagrecia, parlo dei pezzi grossi, non desideravano che di andare a visitare l’Egitto, Menfi o Tebe, e abboccarsi coi sacerdoti egiziani. Erano ricevuti con ospitalità dignitosa; ma il sacerdote, dopo di aver scandagliato che cosa i visitatori sapessero, si lisciava la barba e, sorridente, faceva mossa come per dire brava gente voi avete la conoscenza degli dii minori, dii piccoli, ma noi abbiamo da fare coi più grandi dell’Universo, con quelli che fanno il caldo ed il freddo e che, se si sentissero solleticare da qualcuno poco riguardoso, potrebbero con uno starnuto distruggere un mondo! … E se questi dii nascosti nel più remoto dei Cieli, presenti in apparenza umana o in forma di animali, o in sembianza mista di uomo e bestia, adombravano il possesso di conoscenze delle forze supreme della natura e la maniera di avvincerle e comandarle? (D,172) – Vi siete meravigliato di Marte, o caro ed irritabile amico, di questo fegatoso dio che sotto un sembiante o una maschera un po’ differente tutte le antiche religioni possedettero, per determinare in lui non solo la forza o energia o violenza nel quadro generale e prospettivo della Natura, ma le energie e le reazioni provocate dall’uomo, coscientemente o brutalmente incosciente, nell’agitazione delle sue ricerche e dei suoi capricci. Quando qui e là ho scritto in difesa delle antiche mitologie, nel mio orecchio risuonavano ancora certe spiegazioni che nelle scuole ho sentito ripetere da maestri che sdegnavano di prendere sul serio qualunque simbolo di religioni antiche, rileggendo alla cianfrusaglia del Parnaso tutte le immagini cultuali di popoli e stati, tramontati e scomparsi che vissero per lunghi secoli di vita magnifica. Ecco perché alle esagerazioni barbariche e alla sconfinata intransigenza dei primi secoli del cristianesimo, addebito questo dispregio sistematico di tutto ciò che appartenne a civiltà ancora poco studiate, nei loro simboli religiosi pieni di misteri e significati reconditi, che finora si attribuiscono ad una rappresentazione degli elementi, come rudimentalmente ancora oggi si crede di rinvenire nelle tribù selvagge dell’Africa centrale e nelle isole dell’arcipelago australiano. Non comprendo come sia sfuggito agli studiosi moderni armati di un sistema critico alla Frazer, che ricerca il primitivo nel mondo dei selvaggi, contemporanei alla civilizzazione nostro, il fatto molto appariscente che le mitologie classiche di tutti i popoli antichi contengono gli stessi elementi simbolici e immaginativi come zampillanti da una sorgente unica originale e ignota storicamente a noi… mi è parso di leggere nelle personificazioni simboliche delle religioni antichissime la sapienza enciclopedica dei popoli che le avevano adottate. Fisica, chimica, filosofia, segreti naturali, evocazioni di forze della natura o provocazioni di misteriose energie terrestri o cosmiche, tutto mi pare di leggere attraverso storielle e iconografie religiose di popoli scomparsi da più millenni, di cui non abbiamo oggi il sospetto che siano esistiti. Inoltre, leggendo nei libri e nei monumenti residui di questa antica gente, l’investigatore, l’rcheologo o lo storico dimentica che noi viviamo di una psicologia di profanazione, che non è affatto della mentalità antica… Io voglio spiegarvi il mio modo di vedere e di leggere nella mitologia che comprende i simboli della più vicina antichità: la greco-latina, sfiorandone il senso per quanto è possibile dalle conoscenze moderne, e… se non vi stancate… Comincio da questo padre dei tafferugli umani, che è Marte… Egli, dice la favola, fu figliolo di Giunone che, a sua volta, era figliola di Saturno… Ma Giunone era moglie di Giove, il supremo possessore dei fulmini, un dio elettrico: saette, lampi, tuoni di Padre Giove. Interpretazione comune ed accettata che Giove disponesse dei fulmini secondo si vedono nelle tempeste e le masse umane dovettero credere che chi veramente maneggiava le forze meteoriche era il padrone di tutto. Spiegazione elementare e logica.  Ma io posso anche supporre una cosa verosimile, che il potere e la scienza dell’elettricità fossero posseduti da Uno dei supremi sacerdoti o da una speciale categoria di sacerdoti… Allora ritorniamo a Marte… Ovidio racconta che Giunone si era arrabbiata che il suo divino consorte avesse da solo creato Minerva… E la dea irritata andò a consultare Flora per vendicarsi, cioè per fare un figlio senza il concorso del marito, né di alcun altro maschio… Flora la contentò perché possedeva, tra i fiori della terra, uno di meravigliosa creazione. Chi glielo aveva dato l’aveva avvisata della sua virtù… Come questo fiore toccando una giovenca, questa diveniva incinta, Flora toccò con esso la nobile moglie di Giove e il ventre di lei cominciò a ingrassare, con un inquilino più irrequieto di lei, che fin dal primo mese dovette dar saggio del suo carattere litigioso e impertinente. Ed era il figlio di una Dea e di un fiore! La vostra scienza positiva faccia ricerca di questo fiore oleonico e i problemi della depopolazione e quello dei mariti perseguitati dalle mogli, saranno di un colpo risoluti… Una dea che si fa incingere da un fiore e con una paternità così olezzante e vegetale, dona all’Olimpo il più focoso e manesco e metallico degli dei. Non solo, ma causa della sua nascita è la reazione di Giunone al suo Giove che aveva generato Minerva. Giove se la procreò nel suo capo. Vulcano, quando Giove non potette più contenerla, con un colpo di scure, gli aprì il cranio e la dea venne alla luce bella, armata di scudo e lancia. Dicono Minerva dea della intelligenza: ma no, Minerva è il pensiero armato, il pensiero energia e il pensiero non solo intelligente, ma volitivo, creatore, cosciente che si esteriorizza, individualizza, agisce, impera, domina. Concezione che dovette essere etrusca di origine. Posteriormente assimilata con Athena greca – coincidenza impropria – Minerva è idea viva e vivente in azione; l’arma è difesa e resistenza… Quindi luce omnisciente quando in noi è armata, quando si muove e esplode in Giove, luce divina, Monitum (il verbo caro) dei magi, partorita è sapienza in atto; l’idea realizzata. Minerva Medica ebbe tempio, ex voti, adoratori, guariva. Quando vi ho palato della Myriam vi ho figurato Minerva Medica. Se il signor Giove, è il tipo maschio creatore della dea luciferiana e sanatrice, la Signora Giunone è femmina con tutte le virtù della consorte tradita, e per vie naturali, per quelle che son comun a tutte le donne, regala anch’essa un rampollo extranaturale e costui non ha niente a che vedere con la bontà di Minerva. Vir, maschio, aitante, gagliardo, corazzato, diventa un sanguigno capitan Tempesta… Il curioso è che nella Etimologia Latina del Brozzi ho trovato una ricerca sulla radicale Ma; come principio di illustrare, celebrare, rendere clamorosamente famoso… Però, per me, se la regola aretea e la grammatica dei numeri… Marte con elmo scudo e spada ha il suo corrispondente, la sua figura, la sua rappresentanza in tutte le mitologie antichissime…dovette avere la sua realtà corrispondente in una forza agitante della Natura che realmente determina uno stato di essere speciale della materia così detta bruta e di riflesso sugli organismi animati di tutte le classi inferiori ed elevate… Se la forza iperenergetica della Natura, in tutta la sua magnificenza la chiamiamo Marte, nella sua azione fecondativa Venere, o nel suo irraggiamento creatore Giove, o nella morte rinnovatrice Saturno, noi non aspettiamo e non crediamo che tali astri siano i possessori intelligenti e animati che, con incostanza di umori, ci gratificano del loro influsso speciale, che scaturisce a volontà spruzzante come dal becco di un sifone di Acqua di seltz. (D,209-215)

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