Nell’acronimo S.P.H.C.I. Giuliano Kremmerz volle compendiare quell’antica sapienza che nutrì e informò la civiltà dei popoli mediterranei e in particolare di quelli che vivevano o si insediarono nella penisola italica fin dai primordi.

Nel corso dei secoli e dei millenni le innumeri saggezze di questi popoli furono via via codificate, costituendo così un vero e proprio corpo dottrinale che dette origine alle teogonie, alle filosofie e ad ogni scienza fisica, matematica, medica ecc. che la mente umana riuscisse a concepire.
Fu dato così il via al progresso dell’umanità, come oggi inteso, progresso che prese a modularsi in parallelo alla costituzione di quegli organismi, – filosofici, religiosi, politici, scientifici e di ogni altra natura – che, esercitando le modalità più idonee alle varie epoche, potessero consentirne l’assimilazione graduale, senza cioè stravolgere repentinamente gli assetti consolidati di intere popolazioni e comunità.

Ma quale fu il senso che il Maestro Kremmerz volle dare a questo Acronimo?

Molto sinteticamente, la Schola Philosophica Hermetica Classica Italica è filosofica in senso classico, esempio di educazione sperimentale, dove il filosofo è lo scienziato, lo sperimentatore, il critico, il medico. Quindi “Schola” ove non si apprende passivamente ma si sperimenta e si tende a divenire attivamente consapevoli del processo evolutivo innescato, ivi trasmesso e custodito, termine quest’ultimo che riconduce all’attributo di classica, derivante etimologicamente dal latino ‘claudo’, ‘racchiudere’ e, per l’appunto, ‘custodire’.

Hermetica perché detentrice della filosofia tradizionale tramandata dal mitico Hermes-Thot egizio. Italica perché esperimento nostrano. E infatti Kremmerz scrive di non ritenere utile abdicare alla mentalità italica la quale non ha la privativa sull’Ermes, ma ha l’originalità e l’indipendenza nella disamina delle antiche mitografie, e il disgusto di seguire i mistici. Aggiunge di aver coordinato, come opera italica, tutta la parte veramente probante della filosofia ermetica.

La Schola italica è per liberi ricercatori che traggono dalla pratica la relativa teoria. Italica è anche la concezione del destino: siamo noi gli artefici del nostro destino e possiamo con gli strumenti rituali migliorare, cambiare rotta e addirittura trasformare gli input genetici. Quindi per italica va intesa la mentalità/genialità, che è, per il Kremmerz, la più geniale ed alta significazione dell’equilibrio intellettuale dell’Universo. Tale mentalità ha un suo modo massimamente equilibrato di considerare il problema delle virtualità umane di cui il Maestro si fece poi portavoce col restauro della Fratellanza di Miriam.

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