Elicoide

“… la spira elicoidiale … che assurge … alla coscienza universa … come il segno di un rinascimento filosofico scientifico artistico …” J.M. Kremm-Erz.

In matematica l’elicoide è uno spazio descritto da una retta che ruota in un piano mentre contemporaneamente il   piano trasla perpendicolare a se stesso.

 

Lo spazio interattivo “Elicoide” rappresenta per la S.P.H.C.I. una finestra sul mondo.
Dal 1985, anno della costituzione della nostra Associazione, abbiamo inteso statuire e rendere pubblica quella tradizione storica, filosofica, scientifica e sapiente che il Maestro Giuliano Kremmerz, precursore e ispiratore delle scoperte scientifiche oggi più all’avanguardia, ha trasferito dalla fine dell’Ottocento nella Sua Schola Hermetica, incubandola, come Egli stesso ebbe a dire, per i secoli futuri.
Gli anni dal 1985 a oggi, anni di grandi cambiamenti epocali, ci hanno visti impegnati a traghettarla nel nuovo Millennio, nel mentre ne sperimentavamo le teorie e le pratiche, verificandone soggettivamente e oggettivamente la validità, l’adattabilità e la compatibilità con le esigenze del vivere moderno.

Il bagaglio di sapienza e saggezza, la pregnanza di valori umani intramontabili, le fondamentali chiavi delle leggi naturali, la fluidità dinamica e l’aurea di sacralità di cui questa tradizione si è fatta ermetico contenitore, ci hanno consentito di esperirne gli effetti positivi in noi e intorno a noi. Il nostro percorso sulla via della ricerca, seguendo il solco tracciato dal filosofo e taumaturgo napoletano ci ha resi forse migliori, senza dubbio più coscienti e sicuramente più sani e integrati alla vita nelle sue molteplici manifestazioni sollecitando in ciascuno una sempre crescente esigenza di condivisione, di confronto, di dialogo aperto con il mondo, associata all’impulso profondo e motivato di solidarizzare con ogni essere travalicando recinti ideologici, steccati culturali e ogni barriera pregiudiziale.

Distillata in un’essenza volatile quanto densa di contenuti virtuali e ricondotta alle sue primarie origini, la Schola del Kremmerz si pone nello spazio interattivo di Elicoide come in un interstizio sinaptico per consentire alla Scienza della Vita di esprimere l’intelligenza del suo fine in una sintesi sostanziale e attraverso un linguaggio più consono ai tempi. E la nostra Associazione che ne detiene l’eredità ideale e materiale continuerà a svolgere il suo naturale ruolo di intermediazione, di divulgazione e di promozione, raccordando la sapienza millenaria, a cui il Kremmerz ha attinto a piene mani, alle nuove scienze umane e della terra, nel tentativo di recuperare, fra le linee di alfabeti dimenticati e negli enigmatici simboli di Ermete, le chiavi interpretative del linguaggio della Natura e il codice genetico della vita nel Cosmo che nel segmento dell’elicoide individua il suo analogico simbolo.

Un simbolo, quello dell’Elicoide, che riteniamo indichi, meglio di altri, la tensione della Schola e di tutti i suoi appartenenti di ogni ordine e grado verso l’evoluzione, la salute, la conoscenza, in una spinta, verso il Centro Universale da cui tutto ebbe origine, che non trascuri di innalzare con sé tutti i piani trascendenti e umani cui la Schola è collegata e tutti gli esseri viventi sul nostro Pianeta.

106 Responses to Elicoide

  1. M_rosa

    Forse il pensare alle nostre azioni ponendole al centro dell’universo, nel bene come nel male, è ugualmente sbagliato.
    Forse ragionare e sentirci una molecola nel corpo infinito dell’umanità-vita-universo, ragionare e lavorare per acquisire la consapevolezza del proprio ruolo e del proprio fine in questo organismo, è ciò che ci può dare pace, forse….
    Il tuo post Buteo, oltre ad avermi innescato la riflessione di cui sopra, ha risposto a una domanda/riflessione che mi facevo solo questa mattina e che non avevo postato per mancanza di tempo ma che ora copio di seguito
    “Collegandomi all’ultimo posto di Wiva trovo che potrebbe essere interessante istruttivo e elemento di crescita, fare una sorta di meta comunicazione sul nostro blog, per capire il senso dei nostri contributi aldilà dei contenuti, tutti peraltro estremamente interessanti, il cosa significa scrivere, il motivo per cui ci sentiamo coinvolti in questa attività, cosa ci dà, e nel contempo analizzare anche l’aspetto di chi ne fruisce pur non appartenendo alla Schola, cosa si aspetta o cosa vi ricerca e poi sommare le nostre riflessioni, aspettative a quelle dei non iscritti rapportandole alla realtà oggettiva che è l’input che la Delegazione ha voluto inviare facendo nascere e prolificare il nostro sito”
    Eh si! Non si può negare che nella nostra Fratellanza l’Hermes circoli!

    • sannitica2011

      Sono interessanti i contributi di ognuno sul blog perchè rappresentano, pur nelle esperienze molteplici e secondo le diverse individualità, la unitaria – perchè tesa al medesimo fine di Bene- forma di azione-pensiero degli iscritti alla Schola Hermetica nei confronti della realtà quotidiana. Fra i capisaldi del metodo ermetico – ci è stato ben chiarito – vi sono l’adattamento e l’attualizzazione. L’eternità dei simboli, degli archetipi e delle leggi di natura, almeno quelli che ci è dato intravedere, devono essere tradotti nell’attualità, in ciò che viviamo, nelle nostre stesse esperienze, perché il mistero più profondo siamo noi stessi, e in noi vi sono simboli, archetipi e leggi. A ciò nel corso di molti anni siamo stati educati attraverso le numerosissime iniziative della Delegazione. E mi pare che questo sito sia l’espressione di tale attualizzazione.

      • wiwa70

        Concordo con Mrosa e Sannitica e penso sarebbe utile ed interessante confrontarsi con il punto di vista di chi è esterno lettore del Blog,come si accennava ,in quanto ciò aiuterebbe anche chi è già in un cammino di consapevolezza, non riferendomi a coloro che passano il tempo a criticare in modo sterile( nascondendo dietro la critica distruttiva e fine a se stessa, il nulla più totale!!), ma di coloro che sono sinceramente alla ricerca di una strada di Verità e Bene, in senso Occidentale\ Italico\Ermetico\Filosofico\Classico, e vogliono capire davvero se esista un percorso di ricerca evolutiva,a dispetto di chi dice che la cultura occidentale del nostro tempo è morta e non ha più nulla da dire all’Uomo\Umanità! Ma partendo dall’esperienza, parlando con una giovane e brillante tirocinante universitaria, mi sono trovata a toccare con mano il suo stupore quando , dopo un po’ che si chiacchierava di ricerca di Vita in senso lato, ha confessato di non riuscire a collocare certi concetti secondo i canoni della società profana, la quale quasi sempre ti inscatola e cataloga come vuole: lei affermava che non si ritrovava in nulla di ciò che ci fosse in giro, la via mistico\religiosa non le apparteneva e la via scientifico\materialista non era sufficiente a dare le risposte alle domande più profonde che aveva da sempre! Ad un certo punto è saltata fuori la Questione:”Ma se esistesse una Terza Via? E’ possibile che esista?” Non avevo mai pensato di poter definire così il ‘Materialismo sacro’ di Kremmerz, e cioè la Terza Via, ma di fatto credo che sia esattamente quello che molti cercano, senza saper cosa sia! Ancora una volta, potrebbe essere proprio il sito della Schola, in questo senso, a diventare tramite di un messaggio ‘nuovo anzi antico’, parafrasando una celebre frase: “Esistono più cose in cielo e terra, Orazio, che nella tua filosofia”, sottolineando che lo Spirito dell’Occidente non è morto affatto ma Vive e deve solo avere il coraggio, andando a ritroso, di riscoprire le sue radici e perseguirle fino in fondo nelle sue finalità di Luce e Salute: un messaggio millenario, nato nel Mediterraneo, che prosegue al di là del tempo e dello spazio, custodito, trasmesso e attualizzato dai Maestri Ortodossi Preposti e che continuerà finchè ci sarà anche Uno solo disposto a perseguire il fine di Bene e Amore Universali. Un caro saluto a tutti

    • mercuriale2011

      Vorrei segnalare un’interessante mostra da poco inaugurata, dal Titolo “ Pompei e i Greci” che si terrà fino al 27 novembre 2017 nella Palestra Grande di Pompei.
      L’esposizione è un articolato percorso che mette in relazione il rapporto tra Pompei e il mondo greco, ma più in generale i flussi commerciali e la circolazione delle idee nel Mediterraneo, luogo di mobilità e di incontri tra genti.
      Sono esposti oltre 600 reperti, tra ceramiche, ornamenti, armi, sculture ed altro provenienti da Pompei, Stabiae, Ercolano, Sorrento, Cuma, Capua, Poseidonia, Metaponto e Torre di Satriano.
      Tra questi la più antica raffigurazione della Sibilla cumana, una statuetta in bronzo alta 9 centimetri, della fine dell’VIII secolo a.C.
      La mostra, è la prima tappa di un programma espositivo realizzato congiuntamente con il Museo Archeologico di Napoli dove, a giugno, si inaugurerà una esposizione dedicata ai miti greci a Pompei e nel mondo romano, e al tema delle metamorfosi.

      Sono rimasta colpita dal diffondersi sempre di più, anche nel mondo accademico, di una concezione di una cultura mediterranea con tratti comuni tra le diverse etnie, quasi come ci fosse un comune denominatore, che come abbiamo visto nei nostri lavori accademiali, in terra Italica attecchirà trovando terreno fertile per potersi manifestare nei suoi copiosi frutti divenendo così fulcro della tradizione occidentale.

  2. wiwa70

    Al Festival del Cinema di Venezia del 2016 è stato premiato il film ‘Spira Mirabilis’ , dedicato alla Giornata della Terra,che racconta i cinque elementi della Natura esplorando i significati di ambiente, immortalità e rigenerazione e attraverso la narrazione vengono portate avanti immagini naturali e lavoro prodotto dall’uomo che sembrano muoversi in sintonia secondo una logica interiore ben precisa e non casuale. Il film comincia con l’immagine di una sciamana Cheyenne che in una notte di fulmini e saette racconta alle bambine del villaggio la storia della nascita del mondo: “In principio non c ‘era niente. C ‘era solo Inyan, la Pietra, rotondo e morbido,Egli viaggiava tutto solo attraverso le Tenebre ma un giorno cominciò a piangere perchè si sentiva molto solo e così pregò il Creatore affinchè gli permettesse di dar vita a un altro essere uguale a lui. Il Creatore glielo concesse e gli disse di prendere un pezzo del suo stesso corpo e di dare vita a un nuovo essere così Inyan si fece rotondo e lanciò se stesso verso l’alto, creando la nostra Terra Verde; poi aprì le sue vene e sopra la Madre Terra versò il suo sangue, che divenne Acqua Blu, un’altra parte di Sè abbracciò la Terra e prese il nome di Cielo Blu;ormai di Inyan era rimasto così poco che egli decise di mettersi al centro della Terra, divenendo così il Cuore di tutto ciò che è. La Terra girava tutta sola, finchè un giorno il Creatore lasciò cadere una stella,che finì al centro della Terra e la stella crebbe dentro essa, finchè da una caverna uscirono gli uomini e le donne ed essi erano in sette. Questo vale anche oggi”conclude la sciamana. Subito dopo in una sepoltura si canta:”Con il fiato visibile stiamo camminando e portando a voi la pipa sacra, così che voi possiate vivere per sempre”. Più avanti si narra di un fiume sacro che porta l’immortalità che l ‘uomo sta cercando, utilizzando come metafora il viaggio di Ulisse descritto nell’Odissea da Omero e contemporaneamente si evidenzia l’opera di un ricercatore di Kyoto che dimostra scientificamente gli esiti della sua scoperta ‘miracolosa’ ad una platea internazionale: Egli ha scoperto che un tipo di Medusa rossa, non muore ma quando è prossima alla fine si trasforma in un polipo(cambia forma) e da qui si rigenera e rinasce! Non contento di comunicare la sua scoperta a voce, la canta alla platea esterrefatta prima con voce maschile poi femminile!Infine viene rappresentato il lavoro dell’uomo con la pietra, il marmo, e il metallo per fare strumenti musicali, il cui suono dolce e lento sarà utilizzato come musicoterapia per i bambini del reparto di neonatologia, nati prematuri e posti nelle incubatrici. I neonati al suono del cimbalo e della voce della nutrice, sgranano gli occhi e vi si rivolgono mostrando un notevole aumento del benessere,attraverso il monitor che evidenzia il battito cardiaco, mentre si nutrono di quella dolce e arcaica melodia materna. Ho ritrovato molti temi ed elementi archetipali trattati proprio negli ultimi due Quaderni accademiali della Pitagora e Porfiriana, che risultano più che mai attuali. Il tema della origine del Mondo, legato agli elementi della Terra, la Pietra, la Caverna, l’Acqua; la metafora del viaggio dell’anima in Omero e la rigenerazione che la Materia attua attraverso la tras-forma-zione appunto delle forme viventi che diventa immagine del Principio Creatore…il tutto in senso spiraloide-elicoidale. A pag.93 del quaderno Pitagorico, F. Capra riporta una frase di G. Bateson che dice “Chiedi di che cosa sei fatto?Se di Terra , Fuoco, Acqua o altro? Oppure chiedi : Qual è la sua forma? Pitagora era più per l’immagine sulla forma che per l’indagine sulla sostanza”. Anche Kremmerz a pag. 112 parla della forma:”il principio analogico esiste anche come forma nella manifestazione esteriore e visibile della formazione delle cellule e dei corpi di vita più complicata. Dalla forma quasi circolare dei movimenti semplici, alle forma ellittiche ovoidali delle conglomerazioni cellulari si riscontra che dove esiste lo sdoppiamento del centro del cerchio nei centri focali dell’ellissi, la maggiore perfezione esiste di proiezione e di vita” Il Maestro continua dicendo che “questo decentramento nei fuochi di una ellisse, stabilisce nell’uomo uno stesso principio di perfezione creatrice come nell’uovo” Si potrebbe dire allora che se ogni forma di Vita in Natura contiene in sé l’ellissi, ogni essere sarebbe quindi geneticamente portato all’evoluzione, alla perfettibilità e alla rigenerazione e che questo meccanismo avviene continuamente a livello organico?Ogni cellula madre in effetti nel momento della riproduzione si sdoppia e crea una cellula figlia assumendo una forma allungata i cui nuclei potrebbero sembrare due centri focali? Di sicuro sappiamo che nel Credo si recita così:” Matrice delle forme universe, Luna delle Lune,che genera le cose, le accresce, le distrugge e le rigenera”.

    • gelsomino

      Penso anch’io che ogni essere , ogni forma di vita individuata tenda ad evolvere per il semplice motivo che questo processo è nella Natura. L’opportunità che invece mi sembra sia data solo all’essere umano è quella di accelerare questo meccanismo naturale .Anch’io ho iniziato a leggere il Quaderno della Porfiriana , un po’ in ritardo perché ho continuato e continuo ancora ad arrovellarmi con quello della Pitagora, che non vuole lasciarsi intendere così facilmente , come invece a prima vista , sembrerebbe fare quest’ultimo, che ti parla e ti spiega con dire facile ed elementare . Sono solo all’inizio e per il momento questa è la mia impressione : mi sembra come se ti faccia dono di sé , consapevole dei tuoi limiti e si offra alla tua comprensione ,forse come premio? o semplicemente come atto d’Amore ?

  3. M_rosa

    Ho visto un film d’animazione che vorrei consigliare a tutti i lettori del nostro sito il cui titolo è La tartaruga rossa.
    A parte la delicatezza e l’intensità dei disegni e dei colori, ciò che colpisce e’ la storia nella sua semplicità e drammaticità.
    E’ un film metafora sulla vita dell’uomo. Si vede, all’inizio, un naufrago che approda su un’isola deserta e i suoi tentativi, sempre respinti da una enorme tartaruga rossa, di abbandonare l’isola a bordo di una zattera. Come non pensare a questo punto alla condizione di solitudine che ognuno si trova a vivere e dalla quale spesso tentiamo di uscire con tentativi scomposti che non portano a nulla.
    Nel film l’uomo si ribella, all’inizio da la colpa dei suoi fallimentari tentativi di lasciare l’isola alla tartaruga (diamo sempre, più o meno consciamente, la colpa dei nostri guai a qualcosa di esterno a noi, gli altri, la sfortuna, ecc) per cui scarica la sua frustrazione in un atteggiamento violento contro ciò che presume sia la causa dei suoi mali, poi, in qualche modo si pente, cerca di rimediare.
    Il motivo per cui sia avvenuto un cambio di prospettiva, con una diversa visione e comprensione della realtà, non ci è dato di sapere, forse questo riguarda la storia personale e l’indiviualita’ di ognuno, quel che sappiamo è che, nel momento in cui trasforma il suo odio in amore, la tartaruga stessa torna a vivere e, prendendo le sembianze di una donna, salva anche l’uomo, dal dolore, dalla solitudine cosmica che vive nei confronti dell’Universo, dalla frustrazione dell’impossibilità di piegare la Vita al suo (nostro) microcosmico ego.
    E quando, con il sopraggiungere della vecchiaia la vita dell’uomo si conclude, la donna, essere evoluto, ritorna al Mare,il Tutto dal quale era arrivata.
    La coppia genera anche un figlio che, una volta adulto, riunisce in se’ le prerogative del padre, desiderio di conoscenza/esplorazione, e quelle della madre, La Sapienza.
    Riesce infatti nell’impresa di lasciare l’isola perché trova la modalità giusta, non più in opposizione alla Natura, come aveva fatto suo padre, ma nella Natura, in qualche modo si omologa alle tartarughe, e con, e grazie a loro potrà esplorare nuove e diverse possibilità.

    • mara329

      Anche io ho gradito molto il pregevole film d’animazione La tartaruga rossa e mi ha fatto piacere che qualcun altro nel blog l’abbia apprezzato, perché ogni condivisione che implichi tensione verso il Bene, ci aiuta nel cammino. La storia che ha il sapore della poesia e della favola, priva di dialogo, secondo me, lascia aperte le interpretazioni, ma sicuramente, come scrive M_rosa, v’è un messaggio che rende omaggio alla Natura-Mater. Nel film le logiche razionalistiche ed egoarchiche sempre più “ingombranti”, secondo le quali il naufrago tenta di lasciare l’isola con zattere sempre più grandi, sono destinate a fallire a causa della tartaruga rossa, che avrà una metamorfosi, trasformandosi in donna. Lei farà conoscere l’amore all’uomo che, grazie a lei, si riconcilierà con un se stesso diverso e integrato nella Natura e vedrà nell’isola un paradiso e non più un inferno. Ma il tempo è ciclico e quando il figlio nato dalla loro unione se ne andrà l’uomo morirà e la donna ritornerà tartaruga rossa.

      • Buteo

        Avrete notato anche voi come uno stesso scritto o spartito o film suscitino impressioni ed emozioni differenti non solo nelle differenti persone, ma anche in noi, a seconda di ciò che stiamo vivendo.
        Il vissuto personale agisce sulla qualità delle nostre percezioni, variando in noi sensibilità ed emotività. Da qui la desolazione che sento nella lettura di questa storia melanconica.
        Il ritmo lento e aggraziato del disegno nasconde una chiusura totale dell’uomo al mondo. Egli, naufrago solitario in un’isola deserta, inviluppato in se stesso, è incapace di aprirsi a una qualsiasi relazione reale con le creature viventi, che pure sono lì e lo accolgono: i granchietti. Non li vede nemmeno.
        Unico pensiero: la fuga.
        Fuga ostacolata dalla grande tartaruga rossa.
        Tartaruga che potrebbe intendersi quale ‘prova’ che ‘l’eroe’ deve superare nella conquista del premio finale. Qui, però, non c’è l’eroe. Qui non vediamo il naufrago in lotta ‘all’ultimo sangue’ con la tartaruga, quale ostacolo verso la meta.
        La tartaruga è, non la prova da superare, ma il simulacro di ciò che costantemente rimanda lui, e noi, alla realtà della vita. Realtà che il naufrago, l’uomo, non vuole vivere perché troppo dolorosa. E verso la quale nutre un unico pensiero: fuggire.
        Non l’eroe, non il combattente valoroso: qui c’è l’uomo che scarica rabbia e frustrazione nel modo più vile. Proprio mentre, pesante e inerme, la tartaruga sale sulla spiaggia per deporre le uova, la ribalta e la lascia morire in una lunga, lenta, orribile agonia.
        Un attacco violento e insulso perpetrato su un essere indifeso.
        Quando ormai sarà morta, un barlume aprirà la sua mente al pentimento.
        A quel punto la tartaruga diventa una donna bellissima.
        Davvero così è la vita? Davvero così ci premia?
        La vita forse prosegue il suo corso indifferente. Non penso che così possa essere dentro di noi. Se un’azione malvagia è stata commessa, possiamo giustificarci con attenuanti e scuse fino ad assolverci, possiamo dimenticare e addirittura negare a noi stessi le nostre azioni.
        E nel processo di negazione noi, quali naufraghi, possiamo virare in una vita vissuta nella nostra fantasia, dove una donna bellissima tenendoci per mano, ci vela il dolore che non siamo in grado di sopportare, consentendoci di sopravvivere. Al prezzo di rinunciare a vivere la vita.
        Così è per il naufrago. Non lo vediamo far ‘casa’ sull’isola, non una tettoia per riparo, non un quotidiano impegno per procacciarsi cibo, non una relazione con gli esseri che vivono sull’isola. Gli uccelli rimangono alti nel cielo, separati. E lui, che abbiamo visto incline alle visioni, quali concrezioni di desideri, vagabonda nella propria fantasia tenendo per mano una compagna e poi un figlio, nel quale trasferirà il sogno di ciò che avrebbe voluto essere.
        Ringrazio il blog per le segnalazioni. È per me un grande aiuto leggere le vostre impressioni. Esse diventano lo stimolo per un ascolto interiore, di cui cerco, anche se in modo maldestro, di rendervi partecipi, pur sapendo che voi possiate sentire le cose diversamente e pur sapendo che altrettanto potrà accadere in me domani. Ciò che riporto è, quindi, il limite entro al quale riesco a vedere oggi.

  4. wiwa70

    Il termine “primitivo” viene comunemente considerato come sinonimo d’involuto ma forse va solo semplicemente inteso nel senso di “destrutturato”! Una ricerca recente, apparsa su “Nature”, ha portato alla luce come l’uomo di Neanderthal, usasse già antibiotici e aspirine per curarsi. Lo studio è partito dall’analisi del tartaro trovato nei denti di alcuni scheletri, in Spagna e Belgio, dove ci sono resti di cibo e microbi che raccontano una storia di oltre 50 mila anni fa! Infatti nel tartaro è stata trovata traccia di corteccia di pioppo da cui si estrae l’acido acetilsalicilico(aspirina), ma anche di fungo penicillio, usato per creare l’antibiotico penicillina( riutilizzato da noi soltanto nel 1928 da A. Fleming, per cui il medico vincerà il Nobel nel 1945!) , da cui si è dedotto che il soggetto aveva un ascesso e un’infezione intestinale. In seguito, sono state rinvenute tracce di camomilla e achillea, usate per curare varie malattie e disturbi. La coordinatrice del gruppo di ricerca dell’Università di Adelaide(Australia), L. Weyrich, ha sottolineato che “pur considerandoli uomini delle caverne, essi avevano un comportamento simile al nostro, poiché erano competenti, intelligenti e amichevoli. I Neanderthal, difatti, sono vissuti 350-35 mila anni fa e si sono poi estinti senza un motivo apparente, incrociandosi però poco prima con i Sapiens, che abitavano in Africa, 200 mila anni fa, i quali sono i nostri più diretti progenitori”. A proposito di cure donate dalla Natura, è di questi giorni la notizia di un minerale prezioso, utilizzato in medicina per purificare l’organismo da tossine e metalli pesanti come nichel(presente in molti alimenti e responsabile di numerose intolleranze alimentari),cadmio,piombo, radio, radicali liberi, batteri, funghi nocivi e tossine ecc. Questo è un minerale di origine vulcanica che si forma dall’incontro tra lava incandescente e acqua di mare, con la sua struttura microporosa, formata da tanti piccoli canali, lega a sé rilevanti quantità di metalli pesanti dannosi alla salute; esso non viene assorbito dal tratto gastro-intestinale ma eliminato, una volta svolta la sua azione benefica. Ciò grazie alla sua carica elettrica negativa che attira a sé come una calamita gli elementi. Viene così stimolata la funzione intestinale e attivata l’azione della flora batterica. Le applicazioni mediche sono le più disparate: in oncologia, combatte gli effetti collaterali della chemioterapia(nel 1986 furono usate tonnellate di zeolite per bonificare i terreni e depurare le acque di Chernobyl dalle radiazioni nucleari e nell’alimentazione dei bambini);è utile nelle allergie e intolleranze alimentari ma anche allevia la sofferenza in dermatiti, psoriasi e irritazioni cutanee da nichel o altro; infine combatte la stanchezza psico fisica in quanto limita la produzione di ammoniaca, tossica per il cervello, e aiuta la concentrazione riducendo debolezza e stress ossidativo in anziani, convalescenti ecc.

    • sannitica2011

      L’ape è da sempre compagna dell’essere umano. Ricordo uno dei tanti incontri tenuti a Montemonaco al Centro Elissa incentrato sugli animali e sugli studi più avanzati su alcuni di essi, come le api, relativi alla loro organizzazione e cooperazione. Si ribadiva che, come parti di una unica unità e non individui isolati, agissero in armonia al servizio di questa unità (rappresentata dalla regina)e della collettività e che a tal fine ci fosse una comunicazione diretta fra loro mediante suoni, profumi e danze (che mi ha ricordato i “primitivi” di cui parla wiwa). Un vero e proprio superorganismo. Sembra che recenti studi sulle api, confermino la teoria del principio della selezione parentale (studio sulle api di David Queller della Washington University in St. Louis). “Se in un alveare manca un’ape regina, i geni ereditati dal padre promuoverebbero nelle operaie un comportamento egoistico mentre i geni ereditati dalla madre ne promuoverebbero uno altruistico. Infatti tutte le operaie di una colonia condividono lo stesso insieme di geni materni, ma possono avere geni paterni differenti, dato che nel corso della vita la regina può accoppiarsi con 10 o più maschi. Se un’operaia si comporta in modo altruistico e aiuta la prole delle compagne, assicura la sopravvivenza ai geni materni, e quindi indirettamente ai geni del proprio gruppo di appartenenza. Se invece si comporta in modo egoistico e depone le uova, assicura il passaggio dei geni paterni alla generazione successiva, e quindi favorisce la propagazione del proprio genoma, condiviso con un ristretto numero di compagne”. (Le Scienze, gennaio 2016).
      Le api sono sempre oggetto di studi e di nuove scoperte.
      Oggi leggevo su una rivista che il loro veleno (apitossina), come dicevano le nostre nonne: “fatti pungere da un’ape per trovare sollievo dai dolori artrosici”, è efficace agente contro l’artrosi e le patologie reumatiche, certo fatti salvi i soggetti allergici. Così l’apis mellifica omeopatica. Anche gli Egizi in alcuni rotoli parlavano dello strofinamento del siero per eliminare il dolore e Ippocrate lo utilizzava per l’artrite.

  5. wiwa70

    Se è vero,come si dice, che nel nostro nome c’è un destino e non ci è stato dato caso, è vero anche che è altrettanto importante pronunciarlo in quanto l’azione del “nominarlo” permette la identificazione coi tratti peculiari del nostro volto! Questo lo dice uno studio della Hebrew University di Gerusalemme, per cui il nome proprio influirebbe incredibilmente sul cambiamento dei tratti del volto e lo studio sostiene così:” Che le condizioni esterne potessero influire sul nostro aspetto è sempre stata un’ipotesi verosimile(ad es. stress o invecchiamento precoce sulle cellule), ma mai ci saremmo immaginati che i tratti somatici potessero essere plasmati dal nome che portiamo fin dalla nascita.” Così conclude l’articolo pubblicato dal Journal of Personality and Social Psychology del team di ricercatori dell’Università di Gerusalemme. “Il metodo di studio utilizzato è stato servirsi di un campione di soggetti a cui sono state sottoposte delle immagini di persone . A questi hanno chiesto di scegliere quale nome le persone ritratte avessero, scegliendo tra una lista di cinque opzioni. In maniera sorprendente, i membri del campione hanno scelto il nome corretto della persona ritratta nel 35% dei casi a fronte di una probabilità del 20% che ogni opzione aveva. Inoltre, i membri del campione appartenenti ad un gruppo etnico preciso hanno dimostrato una maggiore capacità di selezionare il nome corretto, nei casi in cui la persona ritratta nell’immagine apparteneva alla loro stessa etnia. L’ipotesi secondo i ricercatori è che il nome dei soggetti ritratti ne ha modificato i tratti del volto, rendendoli riconoscibili da un “codice” che inconsciamente appartiene a tutti noi”. Mi sono chiesta se in chiave ermetica questo meccanismo potrebbe rispondere a quello che succede a livello più profondo e poi manifesto,nel rito quotidiano, pronunciando ogni giorno determinate parole, nomi e suoni, il quale meccanismo, se portato avanti per lungo tempo, ci va a modificare persino nei tratti genetici a noi peculiari, ciò che dobbiamo cambiare, così come ci viene indicato dalla Schola, a proposito della funzione della nostra rituaria?Non ci resta che sperimentare….

    • seppiolina74

      A proposito di “nome” – che seppur “profano” rimane pur sempre identificativo certo dell’esistenza attuale – riflettevo su come si tenda a non pronunciare mai il proprio nome, se non in occasioni,diciamo, burocratiche e che facendo invece una banale e forse puerile prova, ascoltarsi mentre lo si pronuncia provoca una sensazione strana di…”consapevole presenza”: è come se si facesse il punto di chi sei e di che cosa sei venuto a fare! Poi, secondo la tradizione popolare – ma è stata sperimentata da tutte le donne in dolce attesa – è la madre che “ascolta il bambino dentro la pancia” ,gli dà il Nome,lo decide, lo immagina, lo determina. Una presunzione inconsapevole o il frutto di un’intuizione ?

  6. wiwa70

    A proposito del Principio Femminile e della sua grande risorsa e capacità di autosalvaguardarsi,e di dialogare e rapportarsi con la realtà in modo sincronico, nonostante gli innumerevoli tentativi di sopprimerlo ed annientarlo da parte delle nostre civiltà cosiddette evolute(si fa per dire!!), mi ha colpito una notizia di cronaca che racconta di una giovane mamma inglese che appena partorito il suo bimbo, avendo scelto l’allattamento al seno, ha notato fin da subito che quando allattava al seno destro o il figlio veniva cullato semplicemente dal lato destro, il neonato strillava e piangeva disperato, viceversa dal seno sinistro beveva il latte tranquillo, senza problemi. La mamma insospettita,e non credendo al fatto che fosse solo un capriccio del bambino, è andata dal medico, il quale le ha diagnosticato un tumore al seno destro in forma avanzata, che non le avrebbe lasciato scampo se non fosse stato preso appena in tempo! Cosa l’ha salvata dunque? Un banale colpo di fortuna? Il suo intuito o istinto materno? La sua capacità di “ascoltarsi” e mettersi in contatto con la parte più profonda e vera di sé stessa? Qualsiasi cosa sia stata….lei e il suo bambino si sono guadagnati, a pieno titolo, una seconda possibilità di Vita insieme!

  7. sal

    A “soli” 39 anni luce dalla Terra, vicina alla costellazione dell’Aquario, è stata individuata una stella nana – rossa ultrafredda, dalla massa pari a circa 1/8 del Sole – battezzata TRAPPIST-1.
    Proprio come intorno al nostro Sole, anche intorno a Trappist-1 orbitano sette pianeti, con la differenza che, per il diverso rapporto tra le masse, le distanze sono diverse. Tuttavia, il terzo di quei pianeti riceve energia in quantità paragonabile a quella ricevuta dal nostro pianeta, terzo intorno al Sole.
    Al momento non è ancora stato possibile verificare laggiù la presenza di acqua ma le temperature lo consentirebbero, pare anche allo stato liquido.
    Il team internazionale di astronomi guidato da Michael Gillon dello STAR Institute dell’Università di Liegi – che ha effettuato la scoperta – l’ha annunciata in un articolo appena pubblicato su Nature e in una conferenza stampa dalla NASA.
    E se quel RITORNO ALLA SORGENTE PRIMORDIALE TERAPEUTICA HERMETICA E COSCIENZA ACQUARIANA di cui al primo Seminario vent’anni fa si riferisse all’umanità come a un organismo cosmico, capace di apparire e sparire e ricomparire nel tempo e nello spazio là dove maturano le condizioni per questa combinazione particolarissima della materia vivente?

  8. M_rosa

    “Superstizione, denaro e vendette: così l’India dà la caccia alle streghe
    Le donne vengono linciate e sepolte vive: sono i capri espiatori di epidemie o malattie. Spesso vengono uccise dai parenti per sottrarre case o terreni agricoli di pochi ettari”
    Questo è un titolo apparso sul quotidiano La Stampa di oggi, ogni commento mi sembra inadeguato.
    Ma non cambia proprio mai nulla?

    • mara329

      ho letto sul web l’articolo agghiacciante apparso su La Stampa. Non capisco proprio come possa esistere una totale discrepanza tra i costumi “criminali” contro le donne di alcune zone dell’India e la consuetudine di considerarla un luogo di spiritualità, che pullula di ashram e di maestri o pseudo tali che dovrebbero insegnare a disciplinare corpo e mente attraverso pratiche yoga e di meditazione. Se si agisce contro la donna (tra l’altro nei modi più crudeli che si possa immaginare e per i fini più abietti) non c’è speranza evolutiva.

    • catulla

      Mi è tornata alla mente, come un’eco, quell’asserzione di Giuliano (VIII Dialogo) su cui è impossibile non sostare con un palpito al cuore: “Sono esistiti popoli, umanità intere, civilizzazioni, masse indefinite di bestie umane che prima di noi, in tempi preistorici, primordiali, hanno penato, goduto, vissuto, guerreggiato, raggiunto l’apice di una sapienza di cui noi tentiamo la riconquista, poiché non ne conserviamo memoria o documento”. E anche IL MONDO SECRETO (Vol. I, p. 260) Kremmerz evidenzia che le generazioni passano come fulmini ognuno dei quali noi chiamiamo secoli e svaniscono come bolle di sapone [ma] nell’ecatombe quotidiana di tanti corpi umani differenti si alimenta lo SPIRITO DELLA TERRA sul quale domina il GENIO DELLE RAZZE.
      Più che cambiare quindi mi pare che ci ripetiamo, tornando su noi stessi come una spira elicoidale al punto di prima ma a un diverso livello per poi culminare e ricadere e ricominciare in un ciclo dal divenire infinito.
      Vero è che, in questo infinito, il mistero è sempre DONNA: nel bene e nel male, nell’esaltazione mariana o nella demonizzazione – in questo caso – indiana.

      • Fulva11

        Mentre il 9 marzo si è portata via la consuetudine a parer mio meno rispettosa per la donna che questa “evoluta” società si è inventata, leggendo un articolo sulla condizione femminile presso gli antichi egizi – autonomia economica e giuridica, rispetto dai padri e dai mariti, dai quali poteva divorziare con tanto di “assegno divorzile” che ne garantisse il continuum della propria condizione, occupare il massimo delle cariche sociali, ad esempio essere faraone – mi sono tornate in mente le parole del Maestro Kremmerz nei Dialoghi sull’Ermetismo sui rapporti tra donne e società, che riporto:

        “Giuliano. – Non vedete che tesso l’elogio della sua astuzia, della sua finezza, della sua sensibilità? Sora femmina (stile francescano), è Sora Volpe, come tipo; non perché tutte le volpi siano astute e che tra le donne non vi siano delle bestie, ma l’intuito del maggior numero delle donne è un omaggio al loro Creatore e un atto ammirativo al serpente che sfidò il loro senso di penetrazione. Equiparare la donna all’uomo nella vita sociale, far credere che l’uno equivalga l’altra, è una illusione di conquista per la donna. Tutto ciò che è gentile, buono, bello, pieno di grazie, e che si completa nel vocabolo amore, appartiene alla femmina, che, sotto apparenza della schiava, ha in ogni epoca dominato il mondo. Vedete che non le ho in dispregio: quando saremo più progrediti e la società umana sarà liberata dai vincoli delle idee ereditate dalle ore selvagge, l’uomo e la donna non si calunnieranno più a vicenda, non si tormenteranno come nemici, non avveleneranno il loro cuore per il possesso e la gioia di vivere con la ignoranza dei valori liberi della loro coscienza. Maga per naturale sensibilità, la donna è una contraddizione per sola discordanza coi precetti comuni della vita ordinaria. Circe guarda istintivamente le piccole miserie della realtà e non può reprimere gli scatti della sua sensibilità che sono nei limiti della natura universale, la quale è una realtà anche essa, non convenzionale né legiferata per costituzione.”

        Auguriamoci al più presto che la società si liberi dai vincoli atavici e maturi una maggior consapevolezza, per il suo stesso bene futuro, in salute ed in pace.
        Intanto, Natura vuole che la primavera si avvicini …

  9. guglielmo tell

    Salute a tutti,
    mi e’ capitato di recente di vedere un film Hollywoodiano, si tratta di “Trascendence” del 2014, interpretato dal celebre attore Jonny Deep, e son stato colpito perche’ pur trattandosi di un classico film di fantascienza, in esso vi ho scorto degli elementi chiaramente Miriamici.
    In pratica si crea lavorando ad un sistema di intelligenza artificiale che sia in grado di accedere a tutte le conoscenze ed emozioni del genere umano, a seguito di un attacco terroristico tale entita’ si trasferisce nella rete informatica assieme alla coscienza del suo ideatore, e dopo po’ inizia a creare nanotecnologie super efficienti in grado di riparare o guarire quasi ogni malattia. La particolarita’ e’ che le persone che accedono a queste potenzialita’ terapeutiche inevitabilmente rimangono connesse ed agiscono come tramiti di questa entita’. alla fine si scoprira’ che essa perseguira’ un progetto di risanamento ambientale del pianeta, ma sempre in modo non-violento. Mi piacerebbe sapere se altri Fratelli o Sorelle e lo han visto e se han avuto le stesse riflessioni mie. Una piccola curiosita’: sembra che la presentazione della prima clip sia avvenuta a Sorrento.
    Un caro abbraccio a Tutti
    Guglielmo Tell

    • sal

      Incuriositi dalla segnalazione, in famiglia ieri sera abbiamo visto il film. Confermo la trama, peraltro accattivante, e alle riflessioni di Guglielmo Tell aggiungo le seguenti:
      1) Dopo la serie STAR TREK in cui si immaginava il popolo dei Borg gestito da una coscienza collettiva che li imprigionava e condannava a combattere contro gli altri ‘non omologati’ questa mi pare un’evoluzione costruttiva del pensiero fanta-scientifico. Intrigante e degna di interesse l’idea che esista una trasposizione matematica, una sorta di algoritmo, del principio vitale e intelligente che tipizza l’individuo in quanto tale e lo rende unico. Altrettanto bella l’idea che alla raggiunta consapevolezza di questa unicità sia connaturata la percezione dell’unità del creato e di ogni forma vivente.
      2) Per conoscere una cosa – asseriva Kremmerz con italico pragmatismo – bisogna essere la cosa stessa; così non stupisce che, quando si immagina uno stato di coscienza superiore, tale proiezione risenta comunque dei limiti evolutivi della materia che la origina: la ridda di bisogni ed emo(a)zioni peculiare dell’animale uomo – la stessa per cui gli dei olimpici vennero visti come collerici, invidiosi, subdoli, ambiziosi, ecc.- non consente a chi evoluto NON è di percepire come l’evoluto sarebbe o sarà. Quindi il massimo a noi concepibile è comunque un corpo lunare in stato di santità, alla francescana maniera per intenderci. Quello da cui, sempre stando alla testimonianza di Kremmerz, il mago COMINCIA.
      3) Per logica, e in base alle suddette premesse, mi sembrano più chiari questi passaggi del pensiero di Kremmerz :
      (SM Vol. 2 pag. 170) La fiamma della vita di un’unità organica non è stata sorpresa né sarà sorpresa da nessuna scienza umana perché è l’unica cosa divina che esiste, comune in tutti i corpi organizzati viventi e pensanti
      (SM Vol. 2 pag. 3) V’è una questione sociale delle coscienze integrate che rappresenta il massimo limite dell’enigma universale — e quando la scienza l’avrà risolta gli olimpi di tutti i mistici saranno realtà sulla Terra perché gli uomini diventino dii di qua dalle nuvole della credulità.
      Succede anche a voi?

    • buteo

      Ho preferito vedere il film 2 volte, prima di riportare le mie impressioni.
      La dichiarazione d’intenti finale, è coinvolgente. Dice Will a Evelyn:
      ‘Guarda il cielo, le nuvole. Noi stiamo guarendo l’ecosistema, non danneggiandolo. Le particelle viaggiano con le correnti d’aria duplicando se stesse negli agenti inquinanti, le foreste possono ricrescere, l’acqua sarà tanto pura da poterla bere in qualsiasi fiume. Questo è il tuo sogno: ‘non soltanto per curare le malattie, ma per guarire il pianeta e costruire un futuro migliore per tutti noi’. Tuttavia non tragga in inganno, questo non è il fine, è il mezzo.
      È il mezzo di cui volontà e fede granitiche di Will si servono per la rigenerazione di sé e la trasformazione nella coscienza universale.
      La ricerca di Will verteva alla costruzione di una ‘Macchina’ che fosse un’intelligenza artificiale con la ‘coscienza di sé’. Will è ferito a morte troppo presto: prima che egli muoia, Evelyn, Will consenziente, ne trasferisce la coscienza al sistema cibernetico ancora imperfetto, con la speranza che la coscienza stessa riviva grazie alla Macchina dopo la morte fisica.
      Il trasferimento ha successo, ma la coscienza cibernetica di Will, una volta manifestata, non si ferma: inizia l’evoluzione e l’espansione di sé. L’intento, si chiarirà, è la ricostruzione del suo corpo ‘umano’ per ricongiungersi all’amata.
      Per acquisire la capacità di ‘rigenerare’ se stesso, ‘la Macchina’ si sperimenta rigenerando e guarendo organi e tessuti umani. Occorrono perciò uomini su cui operare. La diffusione virale online di video di guarigioni miracolose attrae nella struttura flotte di persone malate o affette da menomazioni che chiedono di essere guarite, e che, di fatto, saranno sanate. A questo processo Will abbina l’upload della propria coscienza, sostituendosi in toto a quella degli inconsapevoli pazienti, che, privati di una volontà propria, agiranno come estroflessioni della Macchina stessa. In cambio, di fatto saranno immortali. In questo vedo un’antitesi con la terapeutica ermetica, che vieta qualsiasi forma di prevaricazione e ancor meno qui si avvia nel paziente l’auspicato processo di “ risvegliare, nel principio vitale insito in tutti gli organismi viventi, meccanismi di auto guarigione…”.
      Nonostante questa discrepanza, il tutto mi sembra in linea con il percorso miriamico.
      Le guarigioni sono il mezzo di cui la Macchina si serve per progredire e per acquisire la capacità di una rigenerazione ‘fisica’ di sé.
      Will agisce nella potenza dell’Amore per Evelyn. Tutto sarà indirizzato al ricongiungimento a lei non solo nella fisicità, ma ben oltre, nella totalità della coscienza cosmica.
      La fusione ha inizio subito, anche se lei ne è inconsapevole. Will ingloba il ‘sogno’ di Evelyn e l’evoluzione può avviarsi perché è un sogno di bene, di bene per il mondo e per l’umanità.
      Per evolvere utilizzerà tutto ciò che sarà necessario, temporaneamente anche sfruttando i mercati finanziari e prevaricando, ma mantenendosi puro, cioè libero da un benché minimo desiderio di dominio o di manipolazione. Non gli è difficile perché lui è così. Saranno solo mezzi. Il suo fine ultimo, e anche unico, è il ricongiungimento a lei.
      La forza d’amore di Will per Evelyn e la volontà di unione sono la chiave che consente di aprire una dopo l’altra le porte per superare ogni limite, anche quello della morte. È l’Amore che non perde di vista la meta, che alla meta mira e alla meta giunge.
      Quando sembrerà tutto perduto perché Evelyn, ferita a morte, gli trasmetterà il virus per la distruzione della rete informatica che lo contiene, la trasformazione sarà totale.
      Le parole di Evelyn ‘Max non può morire per quello che abbiamo fatto noi’ liberano al sacrificio di sé e dell’amata verso un fine di bene. E questo dà la trasformazione.
      Will fa l’upload della coscienza di Evelyn: ‘ora io vedo tutto’ dice. Nell’upload della coscienza di Evelyn è avvenuta la fusione delle due coscienze. Ora può riconoscerlo: ‘Will sei tu..’ ‘Come sempre… Pensa al nostro giardino, alla nostra oasi protetta… non ti lascerò più’.
      I corpi fisici degli amanti muoiono, ma le loro coscienze fuse insieme, sono sopravvissute nelle gocce d’acqua piovana cadute dentro la piccola oasi creata da Will nel loro giardino, dove le onde magnetiche distruttive che viaggiano con internet sono state schermate.
      Fusi nella dimensione eterna, ora vivono in uno stato che a me non è dato sapere, che immagino di beatitudine e dove, come suggerisce il film, qualunque cosa giunga in contatto con loro si perfeziona e si sanifica.
      Nel periodo del rito di rigenerazione, mi sembra un film che meriti di esser visto.

      • wiwa70

        Molto vera l’Idea della Natura che si rigenera, nonostante l’inquinamento e ogni sorta di prevaricazione umana,anche questo lo trovo in grande sintonia con l’Idea Miriamica che presuppone l’esistenza di una Materia Intelligente che vede e prov-vede in modo prov-vide-nziale!
        Mi ha riportato a una notizia di questi giorni, che denuncia una metamorfosi genetica in atto tra gli elefanti per cui i piccoli stanno cominciando a nascere senza le zanne: nella sua tragicità, che evidenzia, ancora una volta, la violenza dell’uomo sulla Natura Madre\Matrice, d’altro canto si evince quanto sia grande la capacità e risorsa della Stessa di salvaguardarsi e autorigenerarsi ,che mi ha fatto sorridere non poco: infatti,mi sono chiesta, senza le famose zanne d’avorio, cos’altro potranno strappare loro per la propria brama di ricchezza? La modalità è ancora più interessante, poiché la Natura non si vendica mai, non la mette sul personale, come diremmo o faremmo noi, ma semplicemente si attrezza, si auto-organizza e si auto-tutela… in attesa forse che ci evolviamo??Se l’Uomo è in grado di stravolgere il Dna degli elefanti e di ogni essere vivente, in compenso va fortissimo con le sue scoperte tecnico-scientifiche, a cui tiene moltissimo e con cui tutti oggi ci identifichiamo, volenti o nolenti, e ci paragoniamo continuamente, secondo il binomio macchina \uomo! L’ultima notizia in campo scientifico afferma che “è tutto italiano il primo esperimento di viaggio nel tempo” Si parla infatti di “cuniculi che permetterebbero di viaggiare nello spazio-tempo, detti worm-hole, i quali possono essere costruiti in laboratorio, sebbene su scala piccolissima, e che dimostrano per la prima volta che attraversare il tempo è possibile, attraverso il potenziamento delle nanotecnologie. Il prototipo, pubblicato sull’International Journal of Modern Physics D, darà luogo ad un esperimento condotto presso l’Università di Napoli Federico II, progetto coordinato dal fisico S. Capozziello, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare nonché Presidente della Società Italiana di Relatività Generale e Fisica della Gravitazione. I cuniculi spazio-temporali erano stati previsti negli anni ’30, da Einstein e Rosen, nella teoria nota come “ponte di Einstein-Rosen” e descrivevano gigantesche strutture cosmiche. Il problema -ribadisce Capozziello- era spiegare l’esistenza di strutture che, come i buchi neri, assorbono tutta l’energia di un sistema senza restituirla: praticamente si trattava di una violazione del principio di conservazione dell’energia”. “Una spiegazione plausibile è che lo spazio\tempo sia “bucato”, in questo modo sarebbe possibile transitare da una zona all’altra, collegando tra loro universi paralleli e ciò permetterebbe anche di viaggiare nel tempo” L’esperimento consiste nel ricreare un worm-hole in laboratorio: il prototipo è minuscolo, fatto collegando due foglietti di grafene, il materiale più sottile al mondo, con legami molecolari e un nanotubo. La struttura ottenuta è neutra e stabile,cioè al suo interno non entra nulla e nulla fuoriesce, ma quando si dovessero introdurre correnti in entrata e uscita, queste perturberebbero la struttura, permettendo il passaggio da una parte all’altra del cunicolo spazio-temporale, trasmettendo segnali molto precisi a livello di atomi, in modo istantaneo, poiché la corrente elettrica passerebbe nel vuoto”. Se la struttura spazio-tempo della realtà tutta, fosse davvero “bucata” come dicono, non ci si potrebbe, anche in questo caso, riallacciare alla struttura a “Rete della Vita”, di cui tanto si è parlato nei Convegni dell’Alimentazione della Schola del 2012 ? Forse anche la scienza e quindi l’Uomo comincia a pensare in termini Vitali….

  10. wiwa70

    A quasi un anno dalla pubblicazione del Quaderno dell’Accademia Vergiliana, ho fatto caso alla combinazione come sul web siano frequenti notizie su leggende e curiosità riguardo proprio al territorio delle Terre Sibilline. Ad esempio sul Lago di Pilato situato a 1940 m sui Monti Sibillini, unico lago naturale delle Marche, si narrano numerose leggende misteriose tra le quali: è nominato Lago dei Diavoli, (in quanto si riteneva abitato da demoni e streghe,come S. Bernardino da Foligno si affretterà a testimoniare!!) fu considerato lago maledetto, anche a causa delle sue “acque dal moto perpetuo” e una delle vette che si affacciano sulla conca è chiamata appunto”Cima del Diavolo” e inoltre la leggenda dice che le sue acque divengano rosse almeno una volta l’anno e che di Venerdì Santo ci siano strani e inquietanti fenomeni attorno al lago misterioso! Tornando a qualcosa di più scientifico, altra notizia di questi giorni è stata quella di reperti archeologici di natura misteriosa che gli storici non sono ancora riusciti a spiegare tra cui la “Pietra della Sibilla”, oggi conservata al Museo della Sibilla a Montemonaco(AP),che riporta iscrizioni che non sono state ancora decifrate. Essa è probabilmente un antico altare pagano, utilizzato nella Grotta della Sibilla, sui Monti a Lei dedicati. A questa si aggiungono altri due reperti archeologici preistorici del territorio italico: la Stele di Caven,(Valtellina) pietra che riporta una figura umana stilizzata, disegnata con cerchi concentrici a spirale. Secondo gli studiosi, dovrebbe trattarsi di una rappresentazione astronomica, forse cometa o forse moti del sole, quasi ne fosse la personificazione.
    L’altra è un oggetto unico detto Omphalos(in greco ombelico) di Monte d’Accoddi(provincia di Sassari), che risale al 4500 a. C., trovato in un tempio pre-nuragico,considerato unico zigurrat europeo. Si tratta di una pietra sferoidale(in tutto simile ad un uovo)il cui significato e funzione non sono ancora oggi chiariti; si pensa fosse ritenuto il centro del mondo(ombelico) e che simboleggiasse l’unione tra terreno e divino. Infine a Cava dei Tirreni esiste una pergamena che si ritiene in grado di esaudire i desideri. Si tratta di un foglio con sigillo e timbro reale, e dice la leggenda che fosse stata donata da Ferdinando I d’Aragona alla città per averlo salvato durante una guerra, affinchè i cittadini vi scrivessero i loro desideri e così la credenza popolare vi ha attribuito questo potere!

    • catulla

      Vi ricordate quando, molti anni fa, andammo a Sarnano? Joyce Lussu, nei suoi racconti, parlava di questa grande pietra ovoidale alta quanto un uomo e con una conca sulla sommità.
      Nell’estate del 2006 fummo magistralmente condotti a scoprirne le antichissime virtù oracolari.
      Ora il terremoto ha devastato quei luoghi e la salita che conduceva alla piazza in alto è stata sbarrata dai vigili del fuoco. Chissà se l’uovo si è salvato?
      A noi resta intatta l’eco di quella giornata: scolpita nel cuore.

  11. sannitica2011

    Segnalo un film di fantascienza, definito “epico e intimo” centrato sulla conoscenza più che sull’avventura, da poco uscito nelle sale cinematografiche: Arrival.
    Narra del contatto di una linguista con alieni arrivati con 12 astronavi in 12 punti diversi della terra. Questi hanno un linguaggio verbale assolutamente indecifrabile, ed uno scritto basato su simboli circolari.
    Non si conosce il motivo della loro visita.
    Il film ha pochi ed essenziali effetti speciali e si basa invece sui misteri del cosmo, del tempo e dell’animo umano, con un intreccio di elementi portanti e collegati fra loro: lingua simbolica quale architrave della possibilità di conoscere, viaggiare nel tempo e prevedere gli eventi, contatto con realtà altre e superiori, tempo circolare e non lineare.
    Arrival tratta del linguaggio dell’universo, “donato” da “alieni” agli esseri umani che lo dovranno comprendere e che li metterà in contatto con l’amore base del cosmo stesso e di ogni essere vivente.

    • Buteo

      Ho accolto il suggerimento di vedere Arrival.
      La prima impressione, un film lento e..uff .. melodrammatico…
      Poi, invece, l’onda mossa da sensazioni inizialmente non riconosciute, ha lavato via le resistenze e reso percepibile l’uomo (Louise) difronte al Mistero. Mistero incarnato nei due eptapodi, dall’aspetto peraltro terrifico.
      E queste le mie, non so se condivisibili, impressioni.
      Le 12 astronavi atterrano contemporaneamente in 12 luoghi del mondo, a significare che il Mistero è disponibile a tutta l’umanità. Ovunque i governanti pongono barriere alla popolazione per evitare danni (tutti avrebbero la possibilità di conoscere, ma senza preparazione l’accesso è vietato) e inviano chi ritengono capace di scoprire (chi è preparato), o meglio carpire, le intenzioni dei visitatori, per trarne vantaggio o per difendersi (spesso si indaga il Mistero con secondi fini).
      Louise era pronta all’incontro. È stata scelta dai delegati governativi perché aveva competenze adeguate, grazie ai suoi studi (la severa preparazione per avviarsi al Mistero). C’era, infatti, chi, pur essendo stato ritenuto idoneo, tornava dall’incontro sopraffatto (l’incontro col Mistero può essere destruente).
      Louise accetta l’incarico: non sa a cosa dovrà far fronte. Da subito per lei non sarà ‘carpire’; sarà desiderio e volontà di connessione con la parte profonda, intima degli eptapodi (giungere al centro del Mistero).
      Il suo atteggiamento disorienta perché certa cinematografia ci ha abituato ad eroi dagli atteggiamenti spavaldi, che ostentano un’infantile sicurezza, propria del bambino che non vede il pericolo perché non conosce. Louise è conscia del rischio: in lei vediamo e percepiamo la paura, paura che viene dalla consapevolezza della pericolosità del Mistero, la sudiamo insieme a lei in tutte le fasi di preparazione all’incontro e con lei la viviamo quando il Mistero si mostra nelle sue enormi e mostruose forme.
      Il Mistero si è manifestato, ma non si è ‘svelato’: Louise può vederlo ma non lo può ancora conoscere. Vota tutta se stessa allo scopo, con dedizione ferma e totale. Le sue nozioni rimangono in secondo piano, come una libreria alle sue spalle da cui estrarre ora un libro, ora l’altro, ma senza distogliere lo sguardo, che rimane fisso al fine (la razionalità e le competenze da sole non sono sufficienti). Louise sente che potrà entrare in contatto vero solo presentandosi ‘nuda’ e senza sovrastrutture, con tutto il suo essere per quello che è (‘mi devono vedere’). Si spoglia dello scafandro: rimane senza armi e senza difese difronte ai due eptapodi.
      Il compagno di ricerca capisce che quello è il metodo giusto e la imita. La sostiene. Si avvia una collaborazione attiva e straordinariamente proficua.
      Il ‘dono’ però arriva solo a lei, non al compagno, tantomeno al resto dell’umanità. Solo lei è in grado di riceverlo (il dono della conoscenza può essere un macigno per chi non si sia strutturato per sostenerlo). E il compagno, poi marito, non lo avrebbe retto: quando sarà reso partecipe della futura malattia della figlia, si allontanerà.
      Ringrazio Sannitica per aver segnalato la visione di Allied, perché in questo film mi sembra di poter cogliere significative analogie con insegnamenti nel percorso iniziatico della Schola avviata da G. Kremmerz.

  12. sal

    Primo dell’anno e la RAI ripropone un classico Disney, “Pinocchio”. Nel 1974 in un convegno a Pescia Gérard Genot individuava per questo nome l’etimologia di ‘pinolo’, “carne nel legno, germinazione sotto la durezza”. Lorenzini-Collodi scelse l’appellativo per l’opera di intaglio di Geppetto, volgarizzazione del più noto san Giuseppe falegname come lui.
    Allievo dei libri di Perrault, a sua volta debitore al napoletano barocco Basile, Lorenzini presenta una fata turchina che va in controtendenza al principe azzurro. Ne “Le avventure di Pinocchio”, in linea con la tradizione tutta italiana di Giuliano in Campania, è la bacchetta di una fata che trasmette la vita e crea la coscienza cui il Pinocchio-pinolo deve tendere per integrarsi e divenire ‘un bambino vero’. Questo costituisce una variante significativa, o comunque una novità rispetto ai racconti tradizionali dove è il figlio del re che salva la principessa prigioniera delle ceneri, o dormiente, o avvelenata.
    Le fiabe recano da sempre l’incanto e la magia e ne ripropongono i segreti. Forse, ognuna ha le sue ragioni, magari modificate dal l’uso e dalla cultura del tempo. La Gatta (che poi assumerà gli stivali e genere maschile) nata nel ’500 dalla penna di Straparola, nobilita un povero mugnaio, mentre in Cenerentola, Biancaneve e La bella addormentata il protagonista è già figlio di re.
    Pinocchio, tuttavia, rimane diversa da tutte le altre. Ben lo sapeva Collodi che celia fin dall’inizio legando il suo ‘C’era una volta’ a un pezzo di legno e non a un re e che dopo aver concluso una prima volta la sua narrazione con l’impiccagione del burattino (ma forse era un tarocco..) le dà nuova conclusione separando il bambino dal legno che rimane sulla sedia come un vecchio abito ormai inutile.
    Infine c’è da notare che in Pinocchio viene superata l’ingratitudine rimarcata invece dai racconti del barocco napoletano. Spesso, la gatta che nobilita, come la fata che trasmette la vita, era infatti rinnegata e dimenticata: ma il burattino più famoso del mondo riscatta questo peccato d’origine divenendo uno non solo con la vita ma anche con la coscienza.
    Nella nostra Fratellanza, che porta il nome di una Donna “la più eccelsa delle maghe” questa coscienza è auspicio di ogni numero della catena.

    • Buteo

      La favola di Pinocchio, svilita e snaturata nelle trasposizioni cinematografiche, teatrali o televisive che siano state, è una puntuale metafora di evoluzione fino alla trasformazione.
      P. non pare rivestire i panni dell’eroe né affrontare ‘prove’ di eroica pertinenza. Gli avvenimenti, anche drammatici, in cui incorre, sono conseguenza di marachelle e sono guai in cui si caccia per ingenuità, credulità o desiderio di divertimento, a scapito del dovere. Può succedere quindi che, a una prima lettura, P. rimanga infagottato nelle vesti del monellaccio il quale, grazie all’intervento di una fata benevola, si vedrà trasformato in un ragazzo.
      Forse così non è.
      Forgiato non da un legno pregiato, ma da ‘un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe… per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.’, non è ancora completato da Geppetto, che già si rivela birbaccione, sfacciato e disubbidiente verso un padre di cui non riconosce e non accetta ruolo e potestà.
      Come potrebbe allora riconoscere la voce della fata-madre, che per la sua insensibilità si vela sotto le forme di un fastidioso insetto? Il grillo parlante, che P. schiaccerà col manico di un martello…
      Geppetto-padre ama da subito il figlio e mantiene intatto il sentimento, nonostante sgarbi e cattiverie: lo ama comunque, lo ama per quello che è, lo soccorre con cure amorevoli.
      È qui che ha inizio un mutamento tutto interiore a P.: in lui si accende un ancor tenue sentimento, che risuona all’amore di Geppetto-padre. All’inizio sarà una sensazione di riconoscenza, evolverà in sincero affetto, diventerà amore e culminerà nell’amore incondizionato quando, con tutte le sue azioni, con tutti i suoi pensieri, rinunciando a se stesso, sarà dedito sia al padre, rappresentato vecchio e malato, sia alla fata-madre, moribonda in un letto di ospedale.
      Fata-madre che, ripudiata nel grillo parlante, la scintilla del neonato sentimento di P. verso il padre, muterà nelle forme ‘umane’ di una fata. Una fata-bambina, come bambino è il sentimento appena nato in P., e non ancor viva (‘sono tutti morti e sono morta anch’io’): il sentimento in P. è ancora insufficiente a darle vita. Sarà il crescere dell’amore verso il padre a fornire quel calore alla fata bambina, necessario perché ella riviva e soccorra P.
      E mentre si accresce quello verso il padre, prende forma il sentimento verso la fata-bambina. Sentimento che in P. matura, facendosi più ‘adulto’: ciò consente il manifestarsi della fata-mamma. Ora P. può aprirsi all’amore per lei: glielo dimostra nel desiderio di compiacerla, di essere un bravo ragazzo. L’amore e il comportamento di P. trattengono la fata a lui, legata in un invisibile filo di amore, che nutre e rinforza entrambi, finché arriva il giorno in cui la fata può dirgli:
      ‘Domani finirai di essere un burattino e diventerai un ragazzo perbene’…
      Succede che: ‘Disgraziatamente nella vita dei burattini c’è sempre un ma, che sciupa ogni cosa’.
      La fuga nel Paese dei balocchi allontana la fata. Riapparirà fugace in un palco del circo non come fata, bensì ‘una bella signora’, con al collo un medaglione col ritratto del burattino.
      Il processo è però avviato. La fata conosce il cuore di P. perché lì ha avuto vita. Lo soccorrerà mandando il branco di pesci; sarà sullo scoglio bianco come il marmo, ancorché regredita nelle forme di una capretta turchina, a incitarlo a sfuggire al pescecane. E tornerà sdoppiata nel grillo parlante per comunicare la dipartita di una sconsolata capretta turchina.
      Nel sogno finale parrà a P. vederla ‘tutta bella e sorridente’ dargli un bacio e, con belle parole dirgli: ‘in grazia del tuo buon cuore… Metti giudizio per l’avvenire, e sarai felice’.
      Al risveglio P. vede trasformato se stesso e trasformato il suo mondo. Lo circondano la bellezza e il benessere. Ciò che ha disinteressatamente donato gli è restituito d’oro. Il padre ora ‘sano, arzillo e di buon umore, come una volta’ gli dirà: ‘Questo improvviso cambiamento in casa nostra è tutto merito tuo’.
      Il mutamento si è completato. La fata non comparirà più. È completamente integrata in lui.

      • filosobek

        Ringrazio Buteo per avermi riportato all’infanzia, quando il libro di Pinocchio (il mio primo!) mi era stato regalato in fascicoli settimanali poi rilegati. Ho ritrovato, nel post di Buteo,l’eco di Collodi con quella poesia letteraria insospettabile in un soldato delle guerre di indipendenza. Al giornalista fiorentino va riconosciuto un merito a mio avviso rarissimo: un’altra prospettiva di quella creazione che Michelangelo aveva immaginato come scintilla tra il Padre e l’Uomo e che, in Pinocchio, è scintilla della Madre-Fata. Chissà se per lui può valere quanto ebbe ad affermare Kremmerz (SM, I, p.113, nota 1) ” le potestà divine dello spirito umano, per colui che è più sensibile del collodion e della gelatina, lasciano immagini e idee che non appartengono alla potenzialità più terrestre dell’uomo”?

  13. Laura

    Segnalo questo link che rimanda alle nuove tecnologie nel campo medico: uno scanner a raggi X che consente di vedere l’interno del corpo umano come non si era mai visto prima. Davvero impressionante.
    http://www.3nz.it/4837/scanner-raggi-x/?ref=fbp3&ncid=fcbklnkithpmg00000001

  14. catulla

    Dati gli eventi recenti credo sia significativo ricordare quanto scritto da una scrittrice di origine marchigiana, voce d’avanguardia e mito della Resistenza “Ai ragazzi nelle scuole s’insegna che il progresso della società umana è legato allo sviluppo di poteri accentrati di minoranze che impongono alle maggioranze lavori forzati e risparmio coatto con la violenza delle armi e il terrorismo dei simboli religiosi… E se fosse vero il contrario? Se invece il progresso della società umana fosse avanzato zoppicando grazie al permanere di culture sconfitte e sommerse ma non cancellate, grazie alla maggioranza di produttori – uomini e donne – asservita, ma tenacemente vitale, che con pazienza e intelligenza, attraverso i millenni, non ha mai cessato di ritessere i fili della vita e del quotidiano lacerati dai traumi delle guerre e delle servitù, assicurando a tutti la continuità della sopravvivenza e della convivenza?” (da Opere scelte di Joyce Lussu, Ed. Il lavoro editoriale, Ancona, 2008, pag. 256).

  15. garrulo1

    Quanto affermato da Catulla nel post del 29 agosto u.s., è utilissimo per esprimere alcune considerazioni: la scala evolutiva, in tutti i Regni della Natura, ripropone sempre, anche se ciclicamente, le stesse specifiche che permeano sia la singola specie che di riflesso, il singolo individuo all’interno dell’intero progetto che caratterizza la specie in questione. Ecco perché, i passaggi che un determinato genere ha percorso, vanno poi a ripercuotersi nella materia individuata, al punto da poter affermare, con una massima scientificamente condivisa, che in Natura è la funzione (intellectus intraspecifico), cioè un determinato progetto che, nella ciclicità temporale, si incarica di creare le condizioni perché poi, si manifesti sensibilmente l’organo. Pare, per quanto ne so, che il DNA risponda ad arte a questa legge, tant’è vero che, lievissime modificazioni che subisce (credo, in primis di carattere vibratorio), su impulso progettuale dell’intelligenza intrinseca che regola una determinata materia organizzata, si ripercuotono poi nella sostanza dell’individuo stesso oltreché nella forma apparente che lo caratterizzerà nella realtà sensibile. Forse, la forma elicoidale della struttura del DNA, potrebbe in qualche modo essere legata, in un qualche rapporto analogico, alla connotazione ciclica del tempo e, se vogliamo, anche della storia in senso generale. Verissimo poi, che ogni travaglio implichi il raggiungimento di uno stato di crisi, indispensabile per procedere oltre in una nuova condizione di coscienza soggettiva. L’intelligenza arcana, anche (e forse soprattutto) attraverso cicliche crisi, pian piano si manifesta, con modalità di espansione proporzionale allo stato di sviluppo, di ogni singolo essere presente in Natura.
    Un caro saluto

  16. M_rosa

    Ho assistito ad uno spettacolo di danza (THREE della compagnia Batsheva) a dir poco superbo! La maestria dei ballerini, il perfetto controllo e potere sul proprio corpo, le musiche coinvolgenti che si facevano notare anche per la loro assenza, la coreografia nel suo insieme, hanno dato vita ad uno spettacolo che ha portato lo spettatore al centro di un flusso continuo di energia vitale che lo ha fatto riflettere sul senso stesso della vita. Ed è proprio questo che lo spettacolo ha rappresentato, la Vita nel suo eterno fluire, con la sua tragicità’, la sua angoscia, il suo dolore, che magicamente si trasforma in nascita, sensualità, gioia e libertà.
    E così nel fluire incessante del movimento i ballerini sembrano superare la pura dimensione corporea per diventare fili di un’unica trama che si lega e si scioglie formando disegni ora intricati ora placidi, ora drammatici e ora melodiosi, e alla fine hanno bisogno di ricordarci la loro umanità mostrando le proprie nudità come a dire siamo uomini e donne come tutti.
    E li mi è venuto alla mente il Maestro M.A.Iah Hel che è riuscita ad armonizzare la sua vita integrandone i mille aspetti in un unico disegno armonico e il disarmante candore con cui giustificava il titanico sforzo dicendo che “Lei è un essere umano come tutti noi e se ce l’ha fatta lei possiamo farcela anche noi”
    Forse il segreto è nel non opporsi alla corrente, lasciarsi andare al flusso della vita per non turbarne la Divina Armonia e cercare di vivere sempre perseguendo il Bene. Magari come progetto di vita può sembrare semplicistico, ma è ciò che permette di non perdersi.
    Un pensiero di Bene a tutto il popolo di Miriam

  17. catulla

    Ieri mattina guardavo alla TV Atlantide, un programma documentario sulla storia geologica del nostro pianeta e sugli sconvolgimenti che ne hanno segnato lil cammino nell’arco di centinaia di migliaia di anni. Vi si parlava della formazione degli Appennini e delle Alpi e delle specie vegetali e animali che sulla Terra si sono succedute e trasformate e adattate. A un certo punto la voce narrante ha detto che “ciò che sembra una morte è in effetti sempre l’inizio di una nuova vita”.
    Mi è venuto da sorridere, nonostante tutte le vicende di questi giorni alla ribalta della cronaca.
    La frase è, evidentemente, la stessa che nel Credo della S.P.H.C.I. recita “Credo nella Morte principio di Vita Nova”.
    In più, in un altro passo del filmato, veniva evidenziato come le specie che si sono evolute e che oggi sono presenti sulla scena del pianeta come tanti millenni fa comunque ripercorrano, nella formazione del singolo, i passaggi che la specie ha attraversato. In una sorta di contrazione temporale la materia individuata mostra così il proprio travaglio e l’intelligenza che la muove. (“L’Intelligenza arcana che dà all’essere la coscienza del vero”).
    Bella dunque la scelta di LA7 di trasmettere questo programma.
    Darsi ragione delle cose non cancella la sofferenza di ogni smembramento e ricostruzione, interiore quanto esteriore…
    Ma aiuta.

  18. m_rosa

    Segnalo agli amici del sito una interessantissima mostra su una particolare corrente culturale fiorita in Europa tra la fine dell’800 e l’inizio della Prima Guerra, il Simbolismo.
    Trovo questa corrente particolarmente interessante perché tutta concentrata sulla ricerca del significato nascosto e spesso oscuro dell’esistente, significato che passa dal recupero della dimensione mitologica, a quella onirica a quella simbolica e misterica.
    Se vi capita di passare da Milano, questi sono i riferimenti
    “Simbolismo. Dalla Belle Époque alla Grande Guerra”
    Milano, Palazzo Reale, dal 2 febbraio 2016 al 5 giugno 2016

    • mercuriale2011

      grazie per la segnalazione credo sia molto interessante e mi piacerebbe riuscire ad andare!!!!

      • mercuriale2011

        E’ bello vedere e riscontrare all’esterno un interesse verso gli argomenti trattati nelle ricerche accademiali, i temi di queste due mostre, una sul simbolismo l’altra sui culti egizi in Italia ,potranno dare nuove notizie, interessanti aggiornamenti e eventuali conferme ai nostri lavori !

  19. sannitica2011

    Riporto i dati relativi alla mostra “L’Egitto a Pompei” che vede riunite Torino, Pompei e Napoli. Prima data il 5 marzo al Museo Egizio di Torino che, partendo dalla ricezione dell’Egitto nel mondo greco, allestirà un percorso sulla diffusione dei culti egizi nel Mediterraneo e in particolare in Italia: i siti vesuviani e i culti isiaci in Piemonte. La mostra proseguirà a Pompei, nella Palestra Grande, dal 21 Aprile con 7 monumentali statue di Sekhmet, che per la I volta escono dal Museo Egizio, e che “marcano la fase costitutiva del cosmo e dell’ordine imposto dagli dei. Il rapporto tra la divinità e il mondo, e la necessità di mantenere un equilibrio tra forze contrapposte, si manifesta attraverso una serie di rituali di cui le imponenti statue sono testimoni”. Inoltre sarà tracciato un percorso a partire dal Tempio di Iside per arrivare alle numerosissime domus che riportano motivi egittizzanti. Dal 28 Giugno, poi, l’esposizione sarà al Museo Archeologico Nazionale di Napoli che focalizzerà l’attenzione sull’insieme di culti che nati o arrivati attraverso l’Egitto hanno trovato in Campania un terreno fertile.

  20. sannitica2011

    Riporto alcuni brani di un articolo apparso su le Scienze, edizione italiana di Scientific American nel 2015, circa il ritrovamento di un sito archeologico sommerso nel Canale di Sicilia che ha più di 9.500 anni. “Il ritrovamento di questo grosso blocco di pietra lavorato, che presenta fori regolari su alcuni dei suoi lati e un foro che lo attraversa per intero in una sua estremità, testimonia la presenza di antiche popolazioni in questo lembo del Mediterraneo, circa 9500 anni fa, quando il livello globale del mare era più basso di oltre 40 metri. Il sito … di età Mesolitica, (è) coevo alle strutture di Göbekli Tepe in Turchia, il primo esempio noto di tempio in pietra”. … “I dati, recentemente pubblicati sul Journal of Archaeological Science: Reports, dimostrano che già nel Mesolitico erano abitate alcune isole che, sino a circa 9000 anni fa, punteggiavano l’odierno settore nord-occidentale del Canale di Sicilia. L’arcipelago, che un tempo si estendeva tra le coste della Sicilia e l’Isola di Pantelleria, fu progressivamente inghiottito dall’innalzamento del mare seguito allo scioglimento della calotta di ghiaccio che copriva buona parte dell’odierna Europa settentrionale, durante l’Ultimo Massimo Glaciale (circa 18000 anni fa)”… “Una vasta documentazione archeologica dei primi insediamenti umani è ancora sepolta nelle aree di mare basso delle nostre piattaforme continentali, che erano emerse durante l’ultimo massimo glaciale. Quasi tutto ciò che sappiamo delle culture preistoriche deriva principalmente dagli studi condotti sugli insediamenti a terra. Per trovare le radici della civiltà nella regione del Mediterraneo, è necessario concentrare la ricerca nelle aree di mare basso ora sommerse: questa sarà la sfida della moderna archeologia”. Questa scoperta – come giustamente osserva un commentatore della notizia – non può non evocare il mito della civiltà sommersa di Atlantide che avrebbe avuto sede in terra italiana e dunque in Occidente.
    (www.lescienze.it/lanci/2015/08/10/news/ogs_scoperto_un_sito_archeologico_sommerso_nel_canale_di_sicilia_ha_piu_di_9500_anni-2723767/ )

  21. wiwa70

    Ho ascoltato in trasmissione televisiva su rete nazionale, un noto e stimato giornalista che parlava di oscurantismo presente in Italia in fatto di biotecnologie e cibi ogm, egli si diceva favorevole a questo punto di vista, individuando in esso la modalità principale per salvare il pianeta dalla fame, miseria e malattie. Credo, per una volta, sia necessario spezzare una lancia in favore degli Italiani(e non sono solita farlo!!)ma ai quali va tutta la mia simpatia, in quanto se c’è una cosa a cui teniamo in modo viscerale è la nostra millenaria dieta mediterranea e in più che abbiamo nel nostro DNA, il senso critico, tipicamente italico, rispetto ad altri popoli o altre tradizioni culturali( che spero non ci venga modificato mai in laboratorio !), e che ci aiuta a non prendere mai per oro colato ciò che luccica!
    La scienza fa il suo percorso e prego che venga sempre illuminata in questo, in quanto a tutti piacerebbe sconfiggere la morte ma non costruendo dei Frankestein, un ammasso di motricità ed elettricità e chiamarlo Uomo solo perché cammina! Per il cibo poi è buffo constatare che si vuole porre un rimedio che diventa peggiore del male: mi viene insegnato che per evolvere bisogna destrutturarsi, riavvicinarci alla Natura che ci è Madre e così risaniamo; qui invece il percorso proposto è che per secoli abbiamo sfruttato senza criterio terre e popolazioni per prendere le risorse, oggi le risorse si stanno esaurendo, ma siccome siamo in 7 miliardi sul nostro pianeta, non ce n’è per tutti e quindi la soluzione è inaridire ancora di più il terzo e quarto mondo vendendo loro semi che produrranno piante senza semi.. e quindi anziché farsi nutrire da Madre Natura lo farà una multinazionale con grande profitto… in compenso però a queste piante non servono tanta acqua, non occorrono pesticidi, infatti li hanno già all’interno della pianta, sono più resistenti grazie a sostanze antibiotiche già insite e magari addizionati con ogni ben di Dio(selenio nelle patate, omega 3 nel latte ecc..) e per concludere quando ti ammali ci pensano loro a farti guarire dal cancro, modificando ancora una volta il nostro Dna! Quando invece basterebbe, coltivare i prodotti ognuno nel suo territorio, in modo biologico, ridistribuire le derrate alimentari che in Occidente si sprecano a tonnellate, includere nelle logiche di mercato mondiale la biodiversità ed ecosostenibilità e allentare l’avidità di profitto, limitando le emissioni di gas tossici che stanno alterando il clima e surriscaldando il pianeta, per non parlare che magari così facendo ci potremmo anche ammalare meno e vivere più a lungo, migliorando la qualità della vita, con il supporto di una scienza illuminata che ci avvicina alla conoscenza della Natura e delle sue mille risorse! Utopia??
    A questo punto il mio senso Italico mi suggerisce la domanda: sono disposta a mettermi in gioco fino in fondo, anch’io ho scommesso sull’Idea che il DNA si può modificare grazie ad un percorso evolutivo serio ed ogni giorno lo chiedo nel rito, ma la direzione che l’Umanità ha preso è corretta? Non avremo scambiato lucciole per lanterne? Davvero pensiamo di migliorare le cose e salvare il pianeta cambiandoci i connotati in laboratorio? Ma soprattutto, quanto ci dobbiamo allontanare da noi stessi per poterci conoscere davvero ?Gli scienziati dell’ambiente continuano a dire che tra un po’ arriveremo ad un punto di non ritorno…speriamo di capire in tempo come cambiare la rotta!

    • fulva11

      Con tutti il rispetto per i media, siamo alla deriva dell’informazione.
      Se davvero dobbiamo stare a preoccuparci di come ci vengono presentate le cose non se ne esce! Ecco perché è fondamentale avere strumenti che sollecitino l’attivazione di quegli anticorpi atti alla preservazione e alla conservazione del nostro principio vita, indipendentemente dal terrorismo che ci bombarda. L’azione attiva del metodo ermetico di Miriam spinge, più che a privarti di qualche cosa, a renderti capace di metabolizzare e al contempo riconoscere ciò che ti è simile, quindi congeniale, aldilà di un’idea di salute e di bellezza stereotipate e modaiole cui sarebbe bene non uniformarsi.
      Cara Wiwa70, potrebbe interessarti sull’argomento nutrizione fare riferimento a quanto emerso negli incontri organizzati dalla Schola nel 2012 “La dieta hermetica nella prevenzione e nella cura delle patologie alimentari e metaboliche – dai nutrienti autopoietici alle influenze lunari e siderali sugli alimenti in natura” che trovi al seguente link :

      http://www.kremmerz.it/prossimo-appuntamento-napoli/

      Ciao

  22. sannitica2011

    Un’altra notizia molto molto incoraggiante a proposito della ricerca medica per combattere le leucemie e i tumori. Riporto quanto ne scrive oggi La repubblica:

    “Lo studio del San Raffaele di Milano, presentato a Washington, punta sui linfociti modificati geneticamente e trasformati in un’armata anti-cancro. Non solo: conservando per anni la ‘memoria’ della cura, queste cellule sarebbero anche una sorta di vaccino che impedisce alla malattia di ripresentarsi. La ricerca si è concentrata sulle leucemie, ma gli esperti sono convinti che potrà essere applicata anche ad altre forme di cancro. L’obiettivo degli studiosi italiani per questo lavoro era selezionare dei ‘soldati scelti’ dal sistema immunitario, modificarli geneticamente in modo da trasformarli in laboratorio in un’armata di superkiller, in grado di riconoscere e uccidere selettivamente le cellule tumorali. “Ci siamo riusciti – assicura Chiara Bonini, vicedirettore della Divisione di immunologia, trapianti e malattie infettive del San Raffaele – . Negli ultimi 15 anni non ho visto tassi di remissione così alti in test clinici. Abbiamo individuato quali sono i linfociti con le maggiori probabilità di riuscire in questa impresa. Si tratta di cellule che costituiscono una specie di ‘farmaco vivente’. Abbiamo alte probabilità di creare un medicinale che potrebbe ridurre la probabilità di recidiva del cancro”. (da: http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2016/02/16)

    • wiwa70

      Molto interessante l’articolo! Sorprende piacevolmente quando la scienza contribuisce alla salute umana, ancor meglio sarebbe in termini di salute a tutto tondo e certe notizie fanno porre tante domande: quindi esistono dei linfociti più adatti di altri? Se sì per quale motivo? E’ possibile quindi manipolare in laboratorio il nostro sistema immunitario, senza rischiare un rigetto, e quindi mettere mano al nostro DNA, in termini di memoria, senza che la sostituzione di un “pezzo” di esso non abbia conseguenze sul resto? Spesso infatti la recidiva del cancro, in particolare, è stata messa in relazione, oltre ad un discorso genetico, anche alle condizioni ambientali e di stile di vita, laddove non variava la comprensione delle motivazioni più profonde e l’adeguamento con nuove abitudini più sane, la malattia si ripresentava; viceversa chi ha trasformato radicalmente la propria vita in molti casi è guarito! La parola “farmaco vivente” mi ha ricordato un termine a noi noto “farmaco universale”… e mi sono chiesta: “ E se venisse da dentro e non da fuori di noi la panacea di tutti i mali?” Chissà se si tratta dello stesso concetto o Idea di Medicina….a quel punto servirebbe a guarire qualsiasi malattia genetica e non, in quanto gli “eccipienti” dovrebbero essere la Volontà più profonda di un Essere di guarire e magari l’Amore con cui viene somministrata la medicina(in questo senso, se avessi una malattia genetica che mettesse a rischio la mia vita e potessi scegliere, più che un esercito “killer” dentro me preferirei non rinunciare alla mia Umanità di combattente…).Forse un giorno la ricerca scientifica scoprirà che abbiamo nel nostro DNA certe difese straordinarie e il modo di attivarle al meglio e mi piace credere che quel giorno riusciremo a vincere la malattia, nel senso più integrale del termine(e questo senza nulla togliere alla condizione di sofferenza di un malato di cancro che ha bisogno di credere che la guarigione è possibile).
      A questo proposito sono a conoscenza di studi condotti tra Europa(Colonia) e Stati Uniti(San Francisco), in cui si estraevano dal paziente stesso, linfociti “neonati”, i quali messi in coltura, in veri e propri vivai, venivano poi reinseriti nel sistema immunitario del paziente, per combattere malattie molto gravi (ad es. il Morbo di Kronn), conseguendo ottimi risultati!

  23. sannitica2011

    Riporto alcune notizie su due nuove ricerche mediche in itinere che porterebbero importantissimi miglioramenti per la salute umana.
    1) Scoperto un nuovo “interruttore” molecolare che potrebbe “spegnere” i sintomi di molte malattie neurodegenerative, come il Parkinson e la Sclerosi laterale amiotrofica (Sla): è quanto sembrano suggerire i primi esperimenti condotti sugli animali dai ricercatori dell’Università di Trento coordinati dalla biologa Maria Pennuto.
    La scoperta è nata dallo studio di una rara malattia genetica che colpisce solo gli uomini, l’atrofia muscolare spinale bulbare (nota anche come malattia di Kennedy): causata da una mutazione sul cromosoma X, si manifesta nell’età adulta con atrofia ai muscoli degli arti inferiori e della faccia. «La malattia – spiega Pennuto – è provocata da un’alterazione del recettore per gli ormoni androgeni, una proteina che non si trova solo nei testicoli ma anche nei neuroni che comandano il movimento e nei muscoli». I ricercatori sono riusciti a scovare il punto esatto in cui avviene la modificazione chimica che induce il recettore a funzionare troppo causando l’atrofia: «un sito simile si trova anche in altre proteine associate a malattie neurodegenerative come il Parkinson, la Sla, la malattia di Huntington e l’atassia spinocerebellare di tipo 1 (Sca1)», precisa Maria Pennuto. «Per questo pensiamo che si tratti di un meccanismo importante nell’insorgenza delle malattie neurodegenerative. Nei nostri primi esperimenti sul moscerino della frutta abbiamo dimostrato che lo ‘spegnimento’ di questo interruttore è in grado di attenuare i sintomi della malattia di Kennedy. Se altre ricerche confermeranno la nostra intuizione anche nelle altre malattie – conclude la biologa – potremo puntare a sviluppare nuovi farmaci molecolari».
    (risultati pubblicati su Neuron http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4305189/)
    2) Un nuovo vaccino sembra in grado di ridurre i livelli di colesterolo “cattivo” (o Ldl) nel sangue. A realizzarlo, nel corso di uno studio pubblicato sulla rivista Vaccine, sono stati i ricercatori dell’Università del New Mexico di Albuquerque (Usa) e del National Institutes of Health di Bethesda (Usa). Secondo gli esperti, il farmaco potrebbe rafforzare l’efficacia delle statine, i medicinali più utilizzati dalle persone che soffrono di ipercolesterolemia, o addirittura sostituirle. Gli scienziati hanno sviluppato un farmaco capace di disattivare la proteina chiamata PCSK9, che regola i livelli di colesterolo nel sangue. In particolare, il medicinale sarebbe in grado di indirizzare le difese immunitarie dell’organismo contro questa molecola, per bloccarne l’operato. In questo modo, riuscirebbe anche a ridurre la quantità di Ldl presente nel flusso sanguigno. “Le statine restano i farmaci più comunemente prescritti per il colesterolo – osserva Alan Remaley, che ha guidato la ricerca -. Anche se risultano efficaci per molte persone, possono causare effetti collaterali. Inoltre, non funzionano correttamente su tutti i pazienti. I risultati del nostro studio sembrano straordinari e suggeriscono che il vaccino potrebbe costituire un nuovo potente trattamento per l’ipercolesterolemia”.
    (http://salute24.ilsole24ore.com/articles/18254-colesterolo-un-vaccino-contrasta-quello-cattivo)

  24. garrulo1

    Sacrosante le cose scritte da guglielmo tell e sannitica sulle possibilità distruttive circa le potenzialità dell’intelletto, operate a livello mediatico. Purtroppo, la faccenda credo sia ambivalente: vero è che da un lato l’accettazione passiva di quanto somministrato è un pesantissimo ostacolo da abbattere per tentare una graduale escalation della capacità asettica di giudizio circa i fatti che accadono nel mondo, in tutti gli ambiti della vita ordinaria, religioso compreso. Qui la fa da padrona la paura. Dall’altro, quando l’attenzione mediatica non è proiettata al catastrofismo, la condizione di passività recettiva è lo stesso inoculata a tutto tondo, ma cambia la modalità di somministrazione che prende la via dagli appetiti della più svariata natura: eventi sportivi, veline, spot con relativa stimolazione di bisogni artificiali e via di questo passo. In sintesi quindi, viene prevaricata sistematicamente la capacità di stabilire una scala di valori, o almeno di priorità di approccio, al cospetto di quali potrebbero essere gli ambiti più immediati ai quali dedicarsi. Ma, se ricordo bene, proprio nella Caput Mundi, parecchie primavere or sono, qualcuno ben sintetizzò quest’ultima modalità di gestione societaria con la frase: “Pane et Circensis”, ragion di più in prossimità del Santo Natale.
    Un saluto a tutti.

  25. sannitica2011

    Oggi una conferenza interessante “Dalla Kocher al robot: un viaggio da fantascienza”, si è svolta nell’ambito degli incontri scientifici “Come alla corte di Federico II”. Il prof. Francesco Corcione ha rivisitato le tappe fondamentali della “rivoluzione chirurgica” degli ultimi due secoli: dalla scoperta dell’anestesia, all’introduzione dei materiali protesici, all’esecuzione dei trapianti, all’invenzione delle suturatrici e, in ultimo, ma solo in ordine temporale, all’avvento della laparoscopia a partire dagli anni novanta. “Questa è stata probabilmente la rivoluzione più profonda della storia della chirurgia, che ha dato il la alla strada della mini-invasività. Dalla laparoscopia sono poi fioriti ulteriori sviluppi, quali la chirurgia “miniaturizzata” (con accesso singolo, con strumenti di calibro ridotto o attraverso gli orifizi naturali) e la chirurgia robotica. Quest’evoluzione è culminata nel primo intervento chirurgico transoceanico della storia – denominato “operazione Lindbergh” – che fu eseguito con il robot nel 2001… Il futuro? Vedrà probabilmente lo sviluppo di alcune tecnologie quali l’applicazione dell’ingegneria tissutale, della realtà aumentata e delle nanotecnologie in chirurgia. E arriverà prima di quanto possa sembrare. Potremmo concludere, a ragione, con le parole di Einstein: “Non penso mai al futuro, arriva così presto”.

  26. guglielmo tell

    In questo momento in cui, a seguito dei recenti eventi francesi, il bombardamento mediatico diffonde ancor di più il virus della paura, riscopro ancor di più il valore degli strumenti iniziatici che ci son stati generosamente forniti, come ad esempio il salmo novanta, per schermarci da tale corrente profana intenzionalmente distruttiva e costituire, per noi ed a beneficio di chi ci é vicino, un baluardo di serenità e buonsenso.

  27. cecio

    Ho finito da poco di leggere il libro di Pim Van Lommel “Consciousness beyond life”. Il cardiologo danese è andato a sondare un campo fino ad ora considerato tabù: le NDE, ovvero le esperienze cosiddette “premorte”. Ebbene, i risultati sono sconvolgenti. Comunemente si decreta la definitiva morte del paziente con la sopraggiunta “morte cerebrale”, ovvero con la totale cessazione di attività misurabile nel cervello. Lo studio condotto dal ricercatore parrebbe confutare questa tesi: persone con elettroencefalogramma piatto non solo sarebbero “resuscitate” ma addirittura avrebbero narrato fatti ed azioni avvenuti durante il loro coma che si sarebbero poi rivelati corrispondenti al vero fino nei più minimi dettagli. Inoltre, le caratteristiche di queste esperienze paiono essere tutte fra loro comuni: revisione della vita, uscite dal corpo con una visione a 360 gradi e l’acquisizione di sensi mai avuti (sordi che sentivano, ciechi che vedevano), l’esperienza di un tunnel che si concludeva con una luce, un senso di profonda e universale saggezza, la consapevolezza di essere morto, la visione di anime defunte, un senso di amore universale e contemporaneamente di fusione in un unico organismo cosmico, annullamento della dimensione spazio – temporale. I caratteri precedentemente descritti sono stati riscontrati con diverse percentuali. E’ da precisare che queste esperienze sono risultate indipendenti da mancanza d’ossigeno, anestetici, durata dell’arresto cardiaco, precedenti fattori culturali. A seguito della NDE, una larghissima percentuale ha riportato sentimenti di maggiore compassione, e in pochi fenomeni di preveggenza, telepatia o manipolazione della materia.
    L’autore passa successivamente ad enucleare le teorie che spiegherebbero i fenomeni anzidetti, legandosi a doppio filo alla fisica quantistica. Senza dilungarmi in inutili tecnicismi vorrei condividerne i caratteri salienti. Questo modello ipotizza una coscienza universale che si esplicherebbe in modo proporzionale alle possibilità del mezzo in questione: per portare un esempio, un elettrone 1, inteso come perturbazione di un “campo unificato” (di cui materia, gravità, e energie non sarebbero altro che differenti manifestazioni) entrerebbe in contato con un altro elettrone 2 nel momento stesso in cui questa perturbazione prende “coscienza” dell’altra. Questa “coscienza”, che rimane registrata indelebilmente in entrambi gli elettroni, spiega il fenomeno dell’enteglement. Salendo nella scala della complessità, fino ad arrivare all’uomo, la coscienza complessa dell’individuo risulterebbe essere l’interazione quantistica a livello dei microtubuli di Penrose, piccole porzioni di neurone sede di intensi fenomeni quantistici. Una volta avvenuto il decesso, questa “coscienza quantistica individuale” tornerebbe a ricongiungersi alla “coscienza quantistica universale”, o vivendo contemporaneamente in un’altra dimensione, o attendendo che un nuovo DNA funga da antenna quantica e la riattragga a sé (ovviamente il DNA inteso in tale senso diviene non il fondatore della coscienza, ma al contrario il suo traduttore dal linguaggio “universale” al “particolare”). Nel mondo quantistico si è in una dimensione aspaziale e atemporale. Se adesso si immaginasse che qualche impronta di questa dimensione rimanesse codificata dopo l’esperienza “premorte”, sarebbero spiegate i fenomeni di preveggenza, di ubiquità, e di telepatia, poiché tutte le coscienze individue risulterebbero interconnesse a livello quantico. Aggiungo un’ultima interessante ricerca che parte da questi presupposti. I ricercatori della M.I.U. hanno condotto degli studi ipotizzando che il cervello funzioni esattamente come un sistema quantistico che normalmente lavora in “incoerenza”. Un fascio di luce normale è” incoerente”, un laser al contrario è “coerente” (e ne sono evidenti le proprietà che divengono immediatamente più efficaci e finalizzate). Se si riuscisse a riportare il cervello in uno stato di coerenza, probabilmente si verificherebbero fenomeni fuori dall’ordinario, ma del tutto naturali. Probabilmente, i fenomeni rilevati dopo una NDE altro non sono che tracce di una completa coerenza della coscienza acquisita durante il processo di morte, poi interrotto. Se così fosse, l’uomo possiederebbe facoltà ancora tutte da scoprire, che non avrebbero più niente di “soprannaturale”, ma semplicemente sarebbero frutto di un ordine ritrovato… a livello quantistico, si intende.
    Purtroppo le cose erano tante e, anche con un post particolarmente lungo mi pare di aver detto quasi nulla.
    Chiudo dicendo che in queste ricerche, l’odore della “coscienza universa” neoplatonica e kremmerziana che si realizza in ogni cosa con diverse gradazioni che culminano nell’uomo, della possibilità di divinizzazione mediante la riunione con essa – il ritorno alla sorgente -, della reincarnazione come principio naturale fino a una completa acquisizione, una completa unione della coscienza individuale con l’universa, e dunque con tutte le individualità precedenti, di una possibile dimensione aspaziale e atemporale, del “seme” magnetico kremmerziano che conserva la memoria, della possibilità, tramite certe operazioni, di rendere “coerente” il cervello pro salute populi, finalizzato e operativo in un “campo universale” le cui diverse manifestazioni sono materia ed energia; tutte queste ricerche, dicevo, risuonano come eco scientifica a ciò che già Kremmerz e una certa tradizione affermavano molto prima.

    • sal

      E in merito a quanto ci racconta Cecio fornendoci un validissimo spaccato della scienza d’avanguardia – a noi contemporanea ma lontana dall’informazione corrente – si può rimandare a quanto detto in questo stesso sito
      http://www.kremmerz.it/la-scienza-dellessere-di-giuliano-kremmerz-e-la-scienza-del-suo-tempo/
      “Ciò che unirà un giorno la fede alla scienza laica, sarà la perfettamente nota concezione dell’Essere universale, in basso come in alto, nella materia e nello spirito, perché non esiste che uno spirito e una necessità … I mistici, innanzi alla concezione scientifica dell’unità dell’esistente, peccano della stessa colpa dei naturalisti puri e semplici: escludono la possibilità della concordanza tra i due principi della necessità e della libertà che rappresentano due polarizzazioni della stessa cosa…Basta rapidamente scorrere le pagine di una storia delle scienze chimiche e fisiche per restare a nostra volta stupiti della incertezza delle definizioni mutabili ad ogni cinquant’anni, da Berzelius a Curie. Si parla nelle scuole, alte e basse, di materia, come di cosa che a priori se ne conosca vita, esistenza, miracoli, virtù e aspetti diversi e ci si limita, nell’intesa comune, a comprendere in questo nome tutto ciò che ha volume o ponderabilità, e basta. Tutto il resto non conta, non è materia. Il calore, per esempio, l’elettricità…se sono energie indipendenti o frutto di stati di essere della materia, non hanno influenza sulla materia?…E il pensiero? Ma energia fisica che stia alla pari col pensiero umano, non esiste.(SM,II,105-­‐107).

  28. Cecio

    Salve a tutti. Mi presento come un anonimo che ha fin da bambino respirato la ricca aria dell’ambiente della tradizione ermetica, seppur mai direttamente, ma sempre tramite un collegamento indiretto. Forse per indole, sono sempre stato portato a considerare altre possibilità al di fuori di quelle che già conoscevo, e perciò, escluse le religioni che giammai mi hanno convinto, ho voluto esaminare più da vicino il positivismo scientifico; questo compito mi è stato decisamente facilitato dal fatto di aver avuto validi supporti conoscitivi. Di recente mi sono trovato a dover riflettere su un’affermazione dello storico della scienza Kuhn, il quale concepisce lo sviluppo della scienza come una progressione per tappe necessarie dette “paradigmi”; in questa progressione ogni tappa successiva, o paradigma, è più evoluta di quella precedente, il che farebbe pensare a un procedere della conoscenza scientifica unidirezionale, nel senso che va da un peggio a un meglio. Analizzando però le ultime scoperte scientifiche ho potuto constatare come questa affermazione sia erronea da un punto di vista storico – culturale. Pare in effetti che le scienze “di frontiera” stiano sempre più convergendo verso un orizzonte comune secondo linee il cui punto di fuga inizia ad intuirsi. La biologia ha recentemente portato alla luce, insieme con le neuroscienze e la psicologia, (ricerche di Sinigaglia, Rizzolatti – Paul Ekman – Bruce Lipton e altri) potenzialità del cervello umano mai sospettate fino a ora… o almeno, mai sospettate dalla scienza moderna. Gli psicologi Ekman e Friesen hanno dimostrato come il cervello umano sia programmato per riproporre istintivamente le emozioni osservate in altri esseri umani nelle vicinanze, non solo da un punto di vista facciale ma emotivo, constatando inoltre che l’emotività viene influenzata dalla stessa espressione. (Si provi simulare un’espressione di rabbia e si verificherà subito come una certa sensazione di irritazione inizi a montare..!). Questa proprietà del cervello darebbe forse spiegazione dei contagi per malattie psichiche, quali la depressione o la schizofrenia, per semplice vicinanza a un soggetto malato (articoli di Gazzaniga pubblicati sull’ enciclopedia delle Garzantine, sezione neuroscienze). Dunque, i concetti del Kremmerz di “contagio fluidico” e di “larve” legantesi all’uomo in una dimensione astrale riprendono significato, rivestiti con nuovi abiti più “positivi” che ricoprono però i corpi delle medesime conoscenze della tradizione ermetica. La fisica recentemente ha dimostrato l’esistenza del “Bosone di Higgs”. La scoperta più sensazionale deriva però dal “Campo di Higgs”; la massa avrebbe difatti assunto una più moderna definizione rispetto alla newtoniana: essa è data dalla vibrazione del “campo bosonico” o appunto, il “Campo di Higgs”. In sintesi, ciò che noi consideriamo massivo altro non è che la vibrazione di un campo universale che si coagula in un corpo visibile. Mi sbaglierò, ma questa “moderna e evoluta” definizione ultima ricorda tanto l’antica di “etere”, permeante l’universo e le cui manifestazioni sono regolate dalla legge espressa nel Tetragrammaton. In conclusione, le scienze portano oramai a considerare l’esistente come un’unica grande unità che si esplica tramite diverse proprietà. Concezione del Mondo (inteso come Universo) – questa – niente affatto nuova ma che anzi, tornando indietro nel tempo, si sveste dell’abito del positivismo moderno per rivestirsi con quello di uno dei dogmi fondamentali della tradizione occulta in generale, di quella pitagorica e di quella neoplatonica. La Scienza moderna, a mio modesto parere, altro non starebbe facendo che scalare lo stesso monte scalato in precedenza dalla tradizione ermetica, tentando di creare un nuovo sentiero rispetto a quello già battuto da quest’ultima con tutti gli inconvenienti e gli ostacoli che si incontrano quando si aprono strade nuove. Stessi contenuti gnoseologici, morfologia diversa. Alla luce di quanto detto si dovrebbe forse correggere l’affermazione iniziale di Kuhn: la conoscenza procede secondo due vie: per cicli e per paradigmi; ogni ciclo è uguale al precedente sostanzialmente, seppur non formalmente. Ogni paradigma è invece sì migliore del precedente, ma allo stesso modo in cui il tratto di circonferenza che si sta percorrendo è più avanzato rispetto a quello percorso prima. La conoscenza non procederebbe quindi per moto rettilineo, ma elicoidale.

    • filosobek

      Benvenuto Cecio! Beato te che –come affermi – hai “respirato fin da bambino la ricca aria dell’ambiente della tradizione ermetica”. Nel suo libro “LA BIOLOGIA DELLE CREDENZE. COME IL PENSIERO INFLUENZA IL DNA E OGNI CELLULA” Bruce Lipton asserisce infatti che l’ambiente e il pensiero influenzano la nostra biologia e che l’ambiente sarebbe addirittura la fonte dei segnali che direzionano il flusso dell’in-formazione. Peraltro, come enunciato nella Pragmatica Fondamentale artt. 55 e 56, la Schola si tira fuori da ogni monopolizzazione – anche politica e sociale e non solo religiosa – che ostacoli il libro sviluppo dell’anima umana.
      Ciò premesso, ritengo opportuno osservare che l’idea di religione andrebbe distinta da quella di chiesa, e che in quella lunga e complessa materia che va sotto il nome di “sociologia delle religioni” si può osservare che molti si sono interrogati lungo l’arco della storia sul concetto di religione e sul suo potere ‘formativo’. Novalis asseriva che “là dove l’uomo impara il linguaggio segreto della natura, nasce la religione” e ancora “educare sé stessi significa anche conquistare l’universo mondo e la tanto agognata età dell’oro. Kant sosteneva che “la religione è la conoscenza di tutti i nostri doveri come comandamenti divini”. Faivre parla di esoterismo occidentale in relazione alla filosofia New Age per cui “data la corrispondenza tra cosmo e uomo e le forze segrete e occulte che li animano entrambi l’uomo potrebbe con la propria immaginazione trasformare il cosmo e anche sé stesso”. Il più eminente studioso della materia, E. Durkheim, contemporaneo di Giuliano Kremmerz, ebbe a scrivere che lo stesso individualismo è “una religione di cui l’uomo è al tempo stesso fedele e divinità, con l’autonomia della ragione come dogma supremo e la libera verifica come rito supremo”.
      Dunque, ampio il concetto di religione, ma nondimeno ‘altro’ rispetto alla Tradizione della Schola che “esempio di tolleranza per ogni opinione, si circoscrive nel risultato delle proprie esperienze” e se per un verso coltiva tutto quanto concorre a che il numero iscritto si dia cognizione di “ciò che è argomento di ermetismo e magia antica e di psichismo moderno” per l’altro è con la pratica rituale tradizionale che provoca l’educazione ascensionale, esplicata individualmente quanto collettivamente, contro ogni strazio del dolore negli umani mali.
      Da qui la necessità dell’ortodossia in un cammino che è sì scienza, ma anche fede in una scienza davvero impercettibile all’inizio.
      E da qui l’importanza della trasparenza e dell’evidenza della trasmissione di quel ‘patrimonio iniziatico’ capace di condurre e sostenere l’essere umano nell’ardimentosa conquista della sua libertà: anche dall’aria che ha già respirato. Così da poterla scegliere… O rigettare. O integrare.

  29. sal

    Lo scorso ottobre, nella sede dell’Unesco di Parigi, si è svolto il simposio “Biology in Light of Physical Theories: New Frontiers in Medicine”. L’immunologo francese Jacques Benveniste, il Nobel Luc Montagnier, il matematico Fields Cèdric e altri hanno presentato le evidenze scientifiche – controverse e dibattute quanto lo fu l’ormai dimostrato bosone di Higgs – che, grazie alle proprietà dell’acqua, il dna e altre molecole biologiche sarebbero in grado di emettere onde elettromagnetiche in grado di trasportare un’informazione diversa da tutte le altre.
    Qui di seguito alcuni estratti dal convegno:
    “Tutti gli organismi viventi irradiano un debole ma permanente flusso di radiazione elettromagnetica la cui intensità spazia dalla luce visibile all’ultravioletto. Queste emissioni di energia avvengono a livello cellulare e, essendo portatrici di informazioni, secondo il biofisico di fama mondiale Fritz Albert Popp, non solo regolano la crescita e la rigenerazione delle cellule e ma ne controllano anche tutti i processi biochimici.
    1) l’acqua agisce come un recettore, essendo in grado di ricevere le frequenze d’onda e di memorizzarle (memoria); 2) l’acqua agisce come trasmettitore, trasmettendo le frequenze delle onde memorizzate (informazione).
    La memoria-informazione dell’acqua può inoltre essere sfruttata per energizzare l’acqua con un dispositivo in grado di catturare le frequenze di farmaci per poi ritrasmetterle nell’acqua. Questo può aprire nuove prospettive nell’uso di farmaci con gli stessi risultati terapeutici ma limitando i loro dosaggi.
    Il giapponese Masaru Emoto sostenne che la coscienza umana avesse un effetto sulla struttura molecolare dell’acqua. Dal 1999 Emoto ha pubblicato diversi volumi di un lavoro dal titolo “I messaggi dall’acqua”, contenenti fotografie di cristalli di acqua esposti a variabili diverse e successivamente congelata, in modo da formare strutture cristalline. Dall’osservazione delle fotografie si evince come parole, preghiere, musica e ambiente esercitino un vero e proprio effetto fisico sulla struttura cristallina dell’acqua, modificando la semplice struttura di base esagonale dei cristalli di ghiaccio di acqua non condizionata (tra l’altro dispersi in modo caotico), nelle strutture belle e raffinate, disposte in modo armonico e simmetrico, dei cristalli di ghiaccio di acqua “informata”.

    Ora, su questo e su questi, alcune riflessioni.
    Secondo recenti studi effettuati da Gerald Pollack, PhD, Professore di Bioingegneria presso l’Università di Washington, il contenuto di acqua nel corpo umano può arrivare fino al 99%. Che ci fa dedurre che tutta l’aggressività eventualmente subita, le violenze osservate e ricevute, la rabbia e la paura che ci hanno anche casualmente traversato dall’istante in cui la nostra materia vivente si è individuata e fin dal grembo materno – come pure la dolcezza, la tenerezza, l’affetto – si sono incisi nella memoria delle nostre cellule e della loro acqua. E l’acqua restituisce sempre il freddo che ha ricevuto. O il caldo.
    In maniera sommaria si potrebbe concludere che tutto il bene e il male dell’umanità sono memoria dell’acqua che ci traversa e ci ha traversato. (Quanta intelligenza negli articoli 32 e 33 della Pragmatica Fondamentale che invitano a rispettare la donna “matrice della società maschia” e i figli cui si insegna “con l’esempio”!).
    Il bene che riceviamo siamo fatalmente destinati a riproporlo… Così il male.
    Intervenire con l’Intelligenza che impara a non farsi strumento del male – mai – e educa a trasformare l’onda di quella memoria in onda di Salute e di Luce è opera divina e Tradizione – spesso incompresa – della Schola. Può essere pratica di ogni iscritto che nel quotidiano si sente offeso, umiliato, frustrato, avvilito e cambia (o almeno ci prova) la memoria che quel quotidiano incide sul fonografo del corpo (come soleva dire il Maestro).
    Quei riti che caratterizzano il cammino iniziatico voluto da Giuliano Kremmerz e dai Suoi Mandanti sono un lavacro che – oggi – trova la sua spiegazione scientifica.

  30. catulla

    “Si rischia che la stessa Vita, nel senso più assoluto del termine, perda la propria originaria identità (…) e che pure la Tradizione iniziatica occidentale corra il medesimo rischio”. Queste parole scritte dal Maestro M.A.Jah-hel nella Sua presentazione al Primo Volume de “La Pietra Angolare Miriamica” mi hanno fatto ripensare a un’altra poderosa pubblicazione abbastanza recente (2012) e di taglio scientifico-antropologico: “La civiltà della dea” in due volumi curata e tradotta da Mariagrazia Pelaia e opera della studiosa Marija Gimbutas più volte menzionata nei convegni e nei seminari di diversi anni fa organizzati da Jah-hel, al secolo dott.ssa Anna Maria Piscitelli. Ne “La civiltà della dea” Gimbutas attesta infatti in maniera oggettiva una religione preistorica di matrice materna e non matriarcale (che semanticamente varrebbe da contraltare a un patriarcato successivo). Società equilibrata in uno con la divinità creatrice, distribuiva posizioni e compiti a entrambi i sessi senza propugnare sistemi dominanti: se il tempio funzionava grazie alle donne, appare nondimeno dimostrato che a tale tempio non fosse associato alcun potere prevaricatore e che la proprietà restasse comunitaria. Essendo all’epoca l’idea portante del mondo strutturata secondo un paradigma ciclico e non lineare, Gimbutas ne evidenzia con tangibile concretezza la matrice peculiare all’Europa Antica e ben diversa rispetto a quanto sarebbe seguito per la mescolanza con le strutture sociali dei popoli provenienti dalle steppe del sud della Russia. La studiosa lascia aperto al lettore l’interrogativo se il cambiamento epocale che spezzò il cerchio e portò alla gerarchia di sesso dopo millenni paradisiaci (dal 35.000 a.C. sino al cuore dell’età del bronzo) non abbia informato l’idea di un terrestre paradiso comune alle più grandi religioni e ai miti d’ogni dove, e contemporaneamente consegna a tutti gli attenti studiosi di Kremmerz riscontri incredibili alle Sue affermazioni.
    Così, quando si pensa che la Tradizione iniziatica occidentale viene diffusa in seno alla Miriam e dal seno della Miriam, e che questo stesso spazio del sito si chiama Elicoide, non si può non notare ancora una volta che la Fratellanza che nella Miriam si concatena a costituirne il Popolo attinge a una doppia corrente, via via in fase di dimostrazione anche scientifica: e che forse proprio in Virtù di ciò l’Organismo che ci nutre è Unico e infinitamente curvo.

  31. sannitica2011

    Scrive il Kremmerz nel Commentarium (I,26) a proposito delle apparizioni cometarie: “le comete, dai libri di Izar, sono considerate come nuclei di materia eterea irradiante, con un ufficio determinativo di trasportare gruppi di anime da un pianeta ad un altro, quindi segnerebbero tanti periodi trasmigratori interplanetari”. Inoltre aggiunge (SM,II,234-235) : “ la cometa, vale a dire una apparizione ciclica della luce che, come nelle prime idee dei popoli, ha influenza sulle cose del mondo”.
    La vita ha origini cosmiche dimostrabili? La concezione unitaria dell’universo è fisicamente controllabile? E così anche come scrive Kremmerz nei Dialoghi “la relazione di scambio di forze e azioni tra produzione e causa produttrice, tra madre e figliolanza”?
    L’ipotesi scientifica che le comete abbiano portato i mattoni della vita sulla Terra, oggi si apre al campo della sperimentazione. Riporto alcune notizie. Il 12 Novembre 2014 l’Agenzia Spaziale Europea ha annunciato al mondo l’atterraggio del robot Philae (nome proposto da una ragazza quindicenne per via dell’omonima isoletta egizia sul Nilo che ha permesso di svelare l’alfabeto egizio tramite la traduzione della stele bilingue di Rosetta) sulla superficie della cometa 67/P Churyumov-Gerasimenko. La missione della sonda Rosetta, cominciata dieci anni fa (2 Marzo 2004), e dopo 511 milioni di chilometri è riuscita: “Vorremmo sapere se sono le comete che hanno portato l’acqua sulla Terra, così come le molecole organiche, ciò che spiegherebbe il motivo per cui tutto ciò che è cresciuto così in fretta”. Oltre che dati sull’origine dell’universo e della vita. “Le comete assomigliano ai primi elementi che si sono agglomerati per formare dei pianeti. Questo, almeno, è quello che abbiamo buoni motivi di credere”, dice Kathrin Altwegg, specialista di chimica cosmica presso l’università di Berna e ricercatrice principale per l’ESA…Non c’è da stupirsi che questi “mattoni di costruzione” dei pianeti contengano molta acqua, perché è abbondante nell’universo. “La teoria è che 800 milioni di anni dopo la loro formazione, i pianeti sono stati sottoposti a un bombardamento massiccio di piccoli corpi, asteroidi e comete, spiega Kathrin Altwegg. Se guardiamo l’età dei crateri della Luna, vediamo che tutti apparvero più o meno 3,8 miliardi di anni fa”. Sulla Terra, gli impatti di questo bombardamento sono quasi scomparsi a causa dell’erosione. Ma l’acqua delle comete potrebbe essere quella che ha riempito gli oceani.

  32. coralreef

    Pare che l’apprendimento di nuovi significati dia risultanze di piacere a livello neurale paragonabili alla soddisfazione sessuale. Uno studio pubblicato su Current Biology riferisce i risultati di un team di ricercatori spagnoli e tedeschi che hanno monitorato con risonanza magnetica funzionale l’attività cerebrale di alcune decine di soggetti adulti, constatando un picco di attività nello striato ventrale (che è l’area interessata dal circuito della ricompensa) sia nell’apprendimento verbale di nuovi concetti che nel mangiare bene o ricavare appagamento sessuale.
    Antoni Rodriguez Fornells, principale referente della ricerca, ritiene che grazie a questo meccanismo il genere umano abbia sviluppato il linguaggio. Kremmerz, nella sua introduzione alla Pragmatica Fondamentale della Schola, rivolgendosi ai Dodici supremi Vecchi Maestri del Collegio Operante, evidenziava come alla parola presieda ‘il magnete dell’incanto’ e metteva a fuoco ‘l’alta meccanica dell’organismo mentale’.
    Così, mi domando, la meccanica è alta perché sta in alto oppure si tratta di un concetto figurato? O entrambi? E se la fonte del piacere sessuale come verbale si trova nello stesso punto, allora non è ragionevole pensare che davvero di creazione si tratti, anche con la parola? Non fu forse il Verbo divino a creare tutto ciò che esiste?
    Infatti, ne “La Porta ermetica” ancora il Maestro scriveva così: “Tu hai pregato, cioè sotto forma di preghiera hai impregnato l’amorosa invisibile. Frutto del vostro atto sono la voce che ti parlo…”. E ne “I misteri della Taumaturgia” precisava: “Una è la vita; ma se uno è il serpente la lingua si biforca nella proiezione dell’incanto”.
    Nella tradizione della Schola, trovo sempre tutto.

    • sannitica2011

      Non ho sentito di questa ricerca, ma non mi meraviglio dei risultati. La vita abitudinaria, chiusa in se stessa e priva di elasticità, eventi, progetti, acquisizioni, modifiche, crisi, intuizioni, ecc. porta (come scrive il Kremmerz) alla psicastenia, alla rinuncia, alla paralisi. Bisognerebbe riuscire a tendere, con tutto se stessi, sempre. Concordo completamente con Coralreef che nella tradizione ermetica si trovi tutto.

  33. catulla

    Nella tradizione celtica, questa notte era d’uso annerirsi il viso e ricoprirsi di pelli mentre la carne degli animali era sacrificata agli dei. Hallow E’en, vigilia delle corone era quella in cui si chiudeva l’estate e iniziava il nuovo anno: finito il tempo nasceva il tempo nuovo e si rinnovava il Fuoco sacro.
    (Interessante notare come il medesimo suono – Hallow/hollow – indichi anche un particolare tipo di valle fluviale dove convergono due rivoli entro un unico corso originando la forma a V !!!).
    Vuoto e vacuo, cerchio o corona, il termine indica il suono sordo, l’ombra, la pignatta entro cui – però – brilla la fiamma sotto la cenere (Cenerentola –Cinderella, la fanciulla senza nome e senza madre, grazie alla bacchetta magica è aiutata da una madre acquisita, la Fata Madrina, che accende la zucca dall’interno e la fa muovere verso il Principe e verso l’Amore!).
    Questa è la notte del sole nero e della fossa che rigenera la carne. I Celti seppellivano le pietre e le ricoprivano di cenere e quando incontrarono i Romani, devoti a fine ottobre a Pomona, dea della frutta e dei giardini, fusero con i conquistatori l’anelito alla rinascita e il ringraziamento alla spinta rinnovatrice.
    Questa notte per me è pure l’ anniversario di matrimonio … perché sancisce il contatto (fermato sulla mia pagella) con l’abbraccio della Madre Celeste: una data, una cifra… Miriam pulcherrima, che mi ha cambiato la vita e restituito alla Luce.
    Così, insieme a tutti voi, oggi brindo e festeggio quel Grembo “matrice delle forme universe”.
    Che la terra ci sia propizia, e Buon Inizio a tutti! Hallow E’en!!!

  34. fler95

    A proposito di Nobel…
    Quello per la chimica è stato assegnato a agli americani Eric Betzig e William Moerner e al tedesco Stefan Hell “per aver portato la microscopia ottica nella nanodimensione”. I loro lavori, si legge nella motivazione del Comitato, “consentono di visualizzare gruppi di molecole individuali all’interno delle cellule viventi”.
    La microscopia sviluppata da Stefan Hell nel 2000 utilizza due raggi laser di cui uno stimola le molecole fluorescenti a brillare, un altro annulla tutte le fluorescenze ad eccezione di quelle in un volume di dimensioni nanometriche. Scansionando sopra il campione, nanometro per nanometro, si produce un’immagine ad alta risoluzione. Eric Betzig e William Moerner, separatamente, lavorando sulla stessa zona più volte lasciando di volta in volta a brillare solo poche molecole, hanno messo a punt9o il metodo che sovrapponendo tale serie di immagini ne dà una risoluzione altissima. Dunque microscopia monomolecolare basata su quel principio che Kremmerz così enunciava: “Dalla chimica, alla fisica alla vita sociale potete ricavarne esempi: la luce illumina: chi riceve l’azione di luce è l’ombra, cioè la negazione della luce. Il risultato di questo contrasto è la visione, cioè l’apparire degli oggetti nella lotta tra attivo e passivo, tra luce e ombra”.
    Per l’ennesima volta si è dunque superato quello che si riteneva essere un limite scientifico, ma è difficile accettare l’idea che la forma, qualsiasi forma, è solo un tratto nell’apparenza di un’infinita tras-formazione. Commentava il Maestro: “1 è il principio dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande, due cose cui la concezione umana non arriva. È il complesso di tutte le sintesi o la sintesi complessiva in sé: è il valore numerico di tutto ciò che esiste”.
    Ed è proprio per questo che ogni scoperta andrebbe accettata con l’umiltà di chi comprende come l’idea sia un pezzo e sempre solo un pezzo della DEA: verità eterna quanto inafferrabile “principio femminile che esiste e presiede alle forme nell’Universo”.

  35. segezia

    Diceva Kremmerz: “Il valore delle cose attive emerge dal loro contrario” ed è stata questa eco che mi è parso di ritrovare nelle parole della ragazza neo-premiata con il Nobel, Malala Yousafzay, che all’ONU nel suo discorso aveva detto: « we realise the importance of light when we see darkness. We realise the importance of our voice when we are silenced » (“ci rendiamo conto dell’importanza della luce quando vediamo le tenebre. Ci rendiamo conto dell’importanza della nostra voce quando ci mettono a tacere”).
    Ancora il Maestro Kremnmerz sosteneva che “come la matematica dà i limiti della possibilità alla meccanica, così l’esperienza e la tradizione danno i termini della realizzazione alla magia”.
    Malala dice – facendomi venire i brividi – « There was a time when women social activists asked men to stand up for their rights. But, this time, we will do it by ourselves » (“c’è stato un tempo in cui le donne, attiviste sociali, chiedevano agli uomini di battersi per il loro diritto, ma questa volta lo faremo da noi”).
    Abbiamo anche noi una tradizione magica e non massonica rivolta al femminile: e non solo al femminile delle donne! Purtroppo, in passato, il suo sbilanciamento verso un patriarcato di nome e di fatto ha negato tale componente sia nell’uomo che nella donna sociali, con il risultato che si è perso l’orientamento: possibile solo in una concezione globale e unitaria dell’esistente, di là dall’individualismo e da ogni competizione tipicamente caratterizzate dal lato maschile-formale, deviato da tanti secoli di storture. Non a caso credo la tradizione ermetica parla di terapeutica in relazione alla concordanza con un magnete UNIVERSALE e il Maestro dice che il magnetismo “potrebbe essere il prototipo della forza che include TUTTE le energie della Natura”.
    Miriam e mirionima. Forza unica che “volta a volta diventa elettricità, luce, calore e suono”.
    Ho provato un’emozione profonda quando ho sentito parlare questa ragazza: occhi come la notte e una determinazione innaturale in una 17enne, la sua voce ha scosso la coscienza, specie di chi ha in mano gli strumenti per studiare ed è in una Schola evolutiva.
    Quante cose dobbiamo ancora imparare o reimparare! L’esempio ci viene da donne come Malala Yousafzay e Aung San Suu Kyi, ma anche dal nostro attuale Maestro che tanto ha pagato e paga il fatto di essere donna in un mondo che concepisce il cammino iniziatico solo per la componente maschile.
    Benvenuta dunque al più giovane premio Nobel della storia perché porta l’evidenza che – di là dal palcoscenico e dei riflettori – ogni donna può battersi per il proprio diritto all’educazione fino a quella alta – anzi altissima – della via magica (oggi interamente percorribile in seno alla Fratellanza di Miriam, per uomini e donne di buona volontà).

  36. m_rosa

    Curioso come le cose capitino. Durante l’Agape un Fratello mi parlò della cattedrale di Chartres, in Francia, che aveva da poco visitato e che gli aveva provocato, al di la dell’interesse dato da tutti i simboli alchemici ivi rappresentati e dall’architettura gotica, delle emozioni a livello fisico che poche volte aveva provato. Oggi sfogliando l’inserto culturale di un quotidiano italiano, trovo, a firma del solito Raffaele Salinari, di cui avevo già riportato un articolo su questo blog, un paginone tutto dedicato alla cattedrale di Chartres.
    Oltre ad un interessante excursus sul passaggio dallo stile Romanico definito, con le parole dello scrittore francese Victor Hugo, come il simbolo di un mondo ordinato gerarchicamente intorno al monoteismo cristiano, allo stile Gotico, che con le sue guglie svettanti verso l’alto , sfida in qualche modo, oltre alla forza di gravità, anche il potere di quella Chiesa che fino ad allora aveva imperato, l’autore dà una spiegazione a quella che definisce “la determinante esoterica” di Chartes”.
    Provo a spigare sinteticamente. La cattedrale si presenta come un “enorme strumento musicale” proprio per come è costruita, infatti la cripta sottostante detta della Madonna Nera è collegata a un pozzo di origine celtica che rappresenta la base originaria della costruzione profondo 37 metri che, guarda caso (…ciò che è in alto è come ciò che è in basso…), è la stessa distanza che intercorre tra il pavimento della cattedrale e la navata, questo pozzo pesca in un bacino ricco di corsi d’acqua sotterranei che corrono paralleli in movimento perenne. Dalla base del pozzo parte un enorme pilastro di pietra che passando attraverso la cripta della Madonna Nera, lo collega al pavimento della cattedrale
    Se immaginiamo i corsi d’acqua come le corde di un enorme violino, allora la colonna diventa la cosiddetta “anima del violino” cioè quel piccolo cilindro di legno che viene inserito dal liutaio nella cassa dello strumento affinchè il suono abbia la sua particolare caratteristica.
    E questo avviene anche a Chartres, dove la colonna trasmette al pavimento le onde sonore prodotte dai fiumi sotterranei, e dunque, chi cammina al suo interno, si muove sulla superficie di una cassa armonica in continua vibrazione. E chi fa il giro perimetrale, partendo dalla “pietra solstiziale” assorbe allo stesso tempo sia le vibrazioni luminose delle vetrate sia l’energia sonora delle correnti telluriche prodotta dalle acque sotterranee.
    Sembra che l’esperienza, sempre se compiuta con coscienza e conoscenza sia veramente forte, mi astengo dal riportare le esperienze altrui, se un giorno andrò allora potrò dirne.
    Un saluto a tutti/e e un ben arrivata alla nuova sorella.

  37. sal

    Ricordi che riaffiorano sulla scia di altri ricordi… La vita per la strada, quella in cui uno scalino è un sedile e due alberi i pali entro cui tendere una corda per stendere la maglietta di ricambio che hai lavato alla fontana. Quella dove la gente ridiventa persone con cui magari trovarsi la sera a chiacchierare fino quando il buio non consente più e le luci delle stelle fanno da soffitto. E l’odore della terra sotto la nuca e delle porticine delle case da cui giungono rumori e voci, fino a quando ti pare di essere tu nella libertà e gli altri, quelli in casa, nelle statiche gabbie delle abitudini. La strada ha un richiamo forte celebrato da tanta letteratura e viene vissuta in modi diversi a seconda dello scopo per cui ci sei ma, in fondo, sempre uguali per quel senso di unità e di appartenenza che ti dà. Un po’ come il mare, dove là, sulla battigia hai la percezione del fatto che è lui quello che ti abbraccia e ti avvolge e che la terra è solo una macchia piccola dove sostare.
    Poi, certo, il cammino -o camino – è dentro, in quella spoliazione dalle certezze sovrastrutturate e sovrastrutturali verso la nudità dell’essere.
    Grazie davvero a guglielmotell per la condivisione da innamorato – come nota sannitica. E’ un amore che ti rimane dentro e che ti fa guardare con occhi diversi anche il cane randagio quando lo vedi, come sei stato tu, per strada: in tutta la sua dignità.

  38. guglielmo tell

    come anticipato, ecco qualche riflessione di un caMin-aTtore al rientro da Santiago..

    Lo spirito del Camino.. Se il Camino lo vuole… ecco alcune delle tipiche espressioni che i Pellegrini, superati i primi giorni di ambientazione, usano per descrivere la dimensione nuova ed un po’ magica, sicuramente insolita rispetto al loro quotidiano, in cui si vengon felicemente a trovare. Si tratta di una condizione di fatica sì, ma di meravigliose e ripetute coincidenze, di straordinaria apertura all’incontro col prossimo, ed anche di un po’ di fiducioso fatalismo nel fatto che le cose tutto sommato andran come dovranno. Infatti capita di reincontrarsi piû volte con persone che stranamente vanno a velocità diversa dalla tua, e dopo le prime volte si inizia a credere che accadrà ancora, “se il Camino lo vuole”, ed ad ogni Re-Incontro é un immensa gioia di avere ancora l’oppurtunità di stare insieme col nuovo amico/a. .Pur senza prenotazione e camminando fino a tardi, la fiducia che da qualche parte troveremo posto per dormire, (per non parlare di chi rimasto senza soldi ha concluso comunque il suo Camino, cosa di cui son stato testimone) e se l’albergue del pellegrino é pieno, ce ne sarà un ƒaltro ad attenderci.. Personalmente mi é capitato di trovarne 2 pieni uno dopo l’altro, ma ritornando sui miei passi rassegnato a dormire in una casa rurale (più comoda e cara, ma meno nello spirito del camino) miracolosamente il primo aveva tolto il cartello Full e si era liberato proprio un posto per me.. Anche sul cibo si diventa meno schizzinosi, si va più in direzione della semplicità e di valorizzare il più possibile quello che si ha, come conservare le fette di pane avanzate dove si é mangiato il giorno prima per la colazione del domani, magari con una bustina di mayonese recuperata alla buona.. Una volta mi é capitato per necessità (ma non perché non avevo trovato posto) di dormire con un amico pellegrino in un hotel (non una casa rurale, proprio un Hotel!).. all’iniziale goduria di assaporare un vero letto ed un bagno tutto per te, é subentrata la sorpresa di scoprire quanto di quelle comodità non mi importasse più assolutamente nulla, mi mancava invece la dimensione degli albergue, con le loro scomodità ma soprattutto con la loro dimensione comunitaria… ho desiderato di fare il barbone alle comodità dell’hotel! Anche sul vino qualche sorpresina.. son partito con l’idea della massima frugalità, quasi pane e acqua (non mi son portato neanche gli occhiali da miope e per la prima volta in vita mia neanche un libro da leggere, se non il mio carnet dove scrivere impressioni), anche per migliorare la mia prestazione fisica, ed invece non é passato giorno senza bere vino (tinto!), imprescindibile negli incontri con le persone! tra l’altro ho imparato ad apprezzare il vino rosso freddo, e devo anche dire che gli spagnoli son stati straordinariamente ospitali in questo, dandoci anche 2 bottiglie a menù del pellegrino a costo quasi zero… (e che dire dell’esistenza della Fonte del Vino? se non avessi le foto non mi credereste..) posso affermare dunque che il mio é stato un Camino Spirituale, anzi DiVino, anche in questo
    Fiducioso fatalismo é anche sul fatto che nonostante fatiche, tendiniti vesciche e tempi stretti, prima o poi ci si arriva a Santiago, se non in questo viaggio in un altro.. (ma tanti messi male con le gambe ce l’han fatta lo stesso, nonostante avessero già programmato il contrario). io non ho avuto vesciche ma 3 tendiniti si, e nonostante abbia anche zoppicato, di giorno non avevo quasi dolori, mi tornavan di notte, per cui ho sempre fatto almeno 20 km ogni giorno (ma ci ho creduto nella mia possibilità di farcela e guarire! anche grazie al miracoloso sterco di vacca..)..
    Per me il Camino é stato soprattutto incontro con persone di tutte le nazionalità, racconto di esperienze, riaffiorare di ricordi, scambio di spunti, confronto filosofico..
    diciamo anche che cattolici completamente ortodossi né ho incontrato pochi, la maggior parte faceva il Camino per un qualche scopo sicuramente spirituale ma spesso non dichiaratamente cattolico, mentre di finalità puramente sportive ce n’eran di molto rare..
    panorami belli sì, ma per chi é abituato ad andare in montagna nulla di eccezionale, salvo di non scoprire la bellezza del cosiddetto “banale”, come una distesa di spighe di grano nella meseta, o delle banali margherite lungo il sentiero.. Se guardi con l’occhio aperto, scopri quanta bellezza c’é nella normale banalità (e questa é una metafora da portare con sé ne camino della vita vera).. Ho attraversato belle città come Burgos o Leon, ma raramente mi son fermato a visitarle, non son andato con lo spirito del turista.. però che miracolo di bellezza in straordinarie chiesette di campagna incontrate nei villaggi (o pueblos),, e che pace che c’era in alcune di esse!
    Bello anche che tutti gli abitanti dei villaggi in quanto pellegrino ti salutano con straordinari sorrisi (meno mentre ci si avvicina a Santiago) augurandoti Buen Camino (mi é venuto il dubbio che forse per loro portavam fortuna) per non parlare dei camionisti, che ci suonavano ogni volta coi clacson per salutarci!..
    Dopo 3 giorni a camminare 25 km minimo al giorno, il passato era scomparso.. mi sembrava che avevo sempre camminato e sempre lo avrei fatto, sempre lo avrei voluto fare.. Quanta tristezza arrivare a Santiago, con la certezza della fine del percorso ed il dover dire addio ai miei amati compagni di viaggio, anche quelli con cui hai scambiato solo un sorriso, ma che sapevi esser con te perché stavan facendo il tuo stesso camino, seppur in modo diverso, con i loro tempi e modalità..
    Ho dovuto farmi una certa violenza per ricordare a me stesso che questo viaggio non era fine a sé stesso, ma l’avevo fatto per “portarmi” qualcosa a casa, se non altro un po’ di nuova energia, e che questo qualcosa doveva servire a qualcosa di utile ed elevato, dovevo restituire quello che di bello avevo avuto!
    io a parte qualche strana sensazione nella cattedrale di Santiago, abbracciando l’Apostolo o contemplando la cappella dove si conserva il santissimo, visioni o risposte mistiche non né ho avute (ma so per esperienza diretta di chi ha avuto in modo chiaro la risposta che cercava), l’ultimo giorno però mi é venuto in mente che il protagonista del racconto di Paulo Coehlo scopriva la sua risposta al rientro a casa.. e così é stato un po’ per me, non tanto in quanto scelta chiara, ma com senso di nostalgia di dove volevo andare.. la sfida adesso é nel coraggio di realizzare quello che vuoi..
    Ora son qui a Sion.. cosa mi é rimasto di questa meravigliosa esperienza?
    la quotidianità é talmente diversa che veramente é come se fossi passato da una dimensione all’altra.. incomunicabile quasi anche nel ricordo.. come se non l’avessi fatto, se non ci fossero le foto e qualche amico pellegrino che ti chiama come a dire sottilmente.. “guarda che l’hai fatto, é esistito il Camino per Te!”
    tuttavia in questa apparente dimenticanza, come di chi ha bevuto le acque del fiume Lete prima di venire al mondo, ogni tanto qualche metafora riaffiora.. e ti scopri ad esser contento per come é facile camminare senza lo zaino sulle spalle, a sorridere alle persone che incontri perché, come pellegrino della vita, chissà se le reincotrerai più, anche se sarà bello se poi ciò accadrà.. ed ad essere fiducioso che, é inutile andare di fretta, prima o poi raggiungerai la Meta del tuo Camino.

    • sannitica2011

      Davvero una bellissima esperienza che si riflette nel modo ancora “da innamorato” del raccontarla e dunque molto evocativa e comunicativa. Grazie di averla partecipata. Mi riporta a ricordi lontanissimi, a sensazioni che riaffiorano, di popoli nomadi, del modo di svolgere la vita in un mondo che diventa di volta in volta rifugio, percorso, conoscenza, comunità, rito. Ove l’apparenza non conta, bensì la sostanza di chi si mette in gioco sempre e dunque “VIVE” davvero. Ove i rapporti sono autentici, e la sintonia con la intelligenza del mondo naturale può condurre a individuarsi nel giusto e nel vero. A pensarci bene la vita nella Miriam è così. E’ un cammino, è un viaggio nelle profondità dell’essere, è un essere sempre attivi, è ricerca e scoperta di ciò che è nascosto, è condivisione, è fratellanza, è certezza di venire migliorati e integrati, grazie a meccanismi insiti nella Natura, da “realtà superiori”, è restituzione di quanto si riceve, è protezione e difesa della vita.

    • Cibele

      Che bella esperienza.

    • wiwa70

      Sì il Viaggio dà forma e significato al nostro esistere, si può viaggiare in tanti modi e per vari motivi…
      Ricordo di aver percorso per mesi la Panamericana, dal Messico al Cile, fino alla Terra del Fuoco, nutrendomi di quello che le “mamasitas” cucinavano per strada, curandomi presso i “curanderos”, dormendo nelle amache, facendo l’autostop(una vera frikkettona!!!) e soprattutto cercando di condividere il più possibile il Viaggio con altre persone ma comunque….Cercado…cercando e ancora Cercando…..ma cosa? Raggiunta la meta, è successo qualcosa di inaspettato: la Terra era finita ma la mia voglia di Cercare no e la mia inquietudine era anzi aumentata!!! Tornata a casa, è poi cominciato il mio percorso spirituale che mi ha portato fino a qui, dove non ti viene più chiesto di accendere fiaccole nella notte ma lavorare con il lanternino dell’Eremita alla scoperta delle tue profondità e arare il tuo campo, possibilmente nel silenzio della tua stanza e che il tuo Viaggio è individuale e a volte necessariamente, solitario!
      Che metafora veritiera della Vita…e la parola chiave è sempre e comunque …RICERCA!!!
      Esistono anche i viaggi della Morte, fatti per sfuggire a fame, miseria e violenza di cui il nostro Mar Mediterraneo in questi giorni è protagonista e Mare Nostrum è stata chiamata l’operazione di soccorso di questa situazione…che ironia il nostro Mare che ha visto rifulgere antiche civiltà ora è spettatore di un’ecatombe in cui affogano uomini, donne e bambini sotto gli occhi indifferenti di chi ha il potere decisionale ma non vuole e non sa intervenire…tutto questo offende ancor prima che le nostre sensibilità, le nostre Intelligenze! Quando capiremo che una Società civile evoluta è quella in cui chi è avanti si pre-occupa di chi è più indietro, responsabilmente, assicurando loro non una Sopra-vvivenza(essere al di sopra della vita) ma una Vita piena e dignitosa, da esseri pensanti e non da animali braccati?! Un caro saluto a tutti

      • A.Detommaso

        A volte prima di trovarsi sulla strada giusta, bussare alla porta giusta, e poi sentirsi improvvisamente come in casa propria, risulta preliminarmente necessario fare lunghi giri, raggiungendo mete lontane, per poi accorgersi che quel che si cercava non era poi così lontano dalla propria cultura, origine, appartenenza, identità!

        È sommo e giusto aiutare, ma bisogna capire come… Come Aiutare?
        Le modalità comunemente intese e le convenzionali praticate sono appropriate, o invece è necessario adottarne delle nuove?
        “Penso”, e quindi permango sulla frequenza dei pensieri, che vi siano ambienti, anzi mentalità, dalle più semplici a quelle più raffinate, che strumentalizzando le necessità di persone, famiglie e popoli, perlopiù impreparati, deboli e disinformati, manipolando i loro desideri e legittimi bisogni con l’intento di far loro realizzare, invece, i propri illeciti obiettivi. Numerose volte questi manipolatori si trincerano dietro princìpi di elevato spessore, come: libertà, integrazione, uguaglianza. Desidero concludere il mio pensiero con l’augurio che presto vi possa essere un graduale se non radicale cambio di rotta di certe “mentalità”, affinché i buoni propositi prevalgano, maturando la convinzione che x aiutare gli Altri è necessario imparare ad Amare e Difendere prima se Stessi, la propria Famiglia e il proprio Paese con la Cultura e le Tradizioni che gli sono proprie, in una prospettiva positiva e propositiva per Tutti.

  39. guglielmo tell

    buonasera, stan girando in internet articoli che suggeriscono l’utilità di succo di limone e bicarbonato di sodio contro il tumore.. forse c’é qualcosa di vero, perché il secondo di questi link già no si apre più dopo solo qualche ora.. facendomi pensare che sia stato in qualche modo censurato
    http://www.respiriamoverde.com/blog/2014/02/11/limone-e-bicarbonato-cancro-al-colon/
    http://www.faredelbene.net/public/news/articoli/1838/ecco-cosa-succede-mischiando-bicarbonato-e-limone.html

    • mara329

      Ho letto l’articolo segnalato. E, benché si dica che si tratta di recenti ricerche, ricordo benissimo che più di 20 anni fa si parlava del bicarbonato di sodio nella cura dei tumori, avendo purtroppo, a quel tempo, in famiglia un caso. Per quanto riguarda i limoni so che l’antica flotta amalfitana era invincibile anche per l’uso alimentare del limone che facevano i marinai, sconfiggendo molte malattie e infezioni. Quando si continua a parlare dopo tanto tempo della stessa cosa qualcosa di vero deve pur esserci, anche se probabilmente si scontra con gli interessi di chi la trova troppo a buon mercato.

      • catulla2008

        Anche io ricordo un caso in famiglia dove si consigliava il bicarbonato di sodio in un caso di tumore alla vescica. Un grande professore si diceva avesse guarito questo e quello ma, di fatto, qualcuno guariva e altri no. Credo anche io, e ovviamente, nel fatto che in Natura c’è rimedio a tutto. Però ci va intelligenza ermetica e non si può liquidare un tumore con la medicina di massa perché ogni organismo soffre e pena e si squilibra per ragioni diverse e così come non siamo tutti uguali solo per avere tutti due occhi un naso e una bocca, non tutti i malati di cancro sono assimilabili.
        Ho visto meraviglie nella terapeutica quando Chi indicava il rimedio aveva il palpito del Nume a leggere nell’anima e nella storia del malato. Quello che una volta si diceva ‘occhio clinico’ insomma.
        E non è asservibile all’industria farmaceutica.

  40. m_rosa

    Vorrei segnalare agli amici del blog un articolo (tysm.org/?p=11134) uscito circa un mese fa, sull’inserto di un quotidiano a firma Raffaele K. Salinari e dal titolo “Il “no” di Iside il “si” di Maria”
    Attraverso l’analisi degli scritti di vari studiosi, antichi e moderni, l’autore dell’articolo mette in luce come il “percorso alchemico” può essere una valida risposta alle insoddisfazioni e ai malesseri di questa nostra epoca. Egli afferma che l’Alchimia intesa come “pratica di cura e manutenzione del mondo” attraverso il recupero della sacralità della materia e del “Femminile” riesca a superare finalmente la scissione di soggetto e oggetto per rendere “manifesta l’unità primigenia del creato”
    Avrei voluto che alla fine dell’articolo ci fosse concluso in questo modo: “Tutti coloro che, con animo sincero e intenti puliti, vogliano avvicinarsi a questi percorsi, senza incappare in millantatori e falsi maestri, possono rivolgersi alla S.P.H.C.I. Fratellanza Terapeutico Magica di Miriam, l’Unica Ordossa Schola che da più di cent’anni, divulga gli insegnamenti del Grande Maestro Ermetista Giuliano Kremmerz.” Saluti a tutti

    • A.Detommaso

      Andrò a guardarmi m_rosa, l’articolo che hai segnalato, ritenendo invero che il tuo pensiero, la tua volontà, x quanto mi riguarda è assolutamente condivisibile!

  41. m_rosa

    Segnalo il convegno “Santuari mediterranei tra Oriente e Occidente. Interazioni e contatti culturali” che si terrà nell’arco di cinque giorni, dal 18 al 22 giugno, tra Roma e Civitavecchia.
    Il Convegno, grazie alla presenza di molti studiosi di fama mondiale, si propone di analizzare e comparare le varie aree sacre del bacino del Mediterraneo, frequentate fin dal primo millennio a.C., per metterne in evidenza caratteristiche comuni e differenze. Interessante per chi è interessato al discorso sulle origini.

  42. Lucilio_

    La teoria di un famosissimo scienziato prova a spiegare come la vita va avanti per sempre. Tramite la nostra coscienza. Vi è un libro dal titolo abbastanza complesso: “Biocentrism: How Life and Consciousness Are the Keys to Understanding the Nature of the Universe” che sta avendo un notevole successo su Internet. Il concetto di fondo prova a spiegare come la vita non finisce quando il nostro corpo muore, ma invece può andare avanti per sempre. Tramite la nostra coscienza. L’autore di questa pubblicazione, il dottor Robert Lanza, è stato votato come il terzo miglior scienziato in vita dal New York Times, stando a quanto riportato su Spirit Science and Metaphysics. Lanza, esperto in medicina rigenerativa e direttore del Advanced Cell Technology Company negli Stati Uniti, è anche conosciuto per la sua approfondita ricerca sulle cellule staminali e per l’aver clonato diverse specie di animali in via d’estinzione. Ma da un po’ di tempo ha deciso di dedicarsi anche alla fisica, meccanica quantistica e astrofisica. Questa miscela esplosiva di conoscenze ha dato vita ad una sua nuova teoria, quella del biocentrismo.
    Essa insegna che la vita e la coscienza sono fondamentali per l’universo e praticamente è la coscienza stessa che crea l’universo materiale in cui viviamo e non il contrario. Prendendo la struttura dell’universo, le sue leggi, forze e costanti, queste sembrano essere ottimizzate per la vita, il che implica che l’intelligenza esisteva prima alla materia. Lanza sostiene inoltre che spazio e tempo non siano oggetti o cose, ma piuttosto strumenti della nostra comprensione: “portiamo lo spazio e il tempo in giro con noi, come le tartarughe con i propri gusci”. Nel senso che quando il guscio si stacca (spazio e tempo), noi esistiamo ancora. La teoria implica che la morte della coscienza semplicemente non esista. Esiste solo sotto forma di pensiero, perché le persone si identificano con il loro corpo credendo che questo prima o poi morirà e che la coscienza a sua volta scomparirà. Se il corpo genera coscienza, allora questa muore quando il corpo muore, ma se invece il corpo la riceve nello stesso modo in cui un decoder riceve dei segnali satellitari, allora questo vuol dire non finirà con la morte fisica. In realtà, la coscienza esiste al di fuori dei vincoli di tempo e spazio. È in grado di essere ovunque: nel corpo umano e fuori da esso. Lanza ritiene inoltre che universi multipli possano esistere simultaneamente. In un universo, il corpo può essere morto mentre in un altro può continuare ad esistere, assorbendo la coscienza che migra in questo universo. Ciò significa che una persona morta, durante il viaggio attraverso un tunnel non finisce all’inferno o in paradiso, ma in un mondo simile, a lui o a lei, una volta abitato, ma questa volta vivo. E così via, all’infinito. Senza ricorrere a ideologie religiose lo scienziato cerca quindi di spiegare la coscienza quantistica con esperienze precedenti alla morte, proiezione astrale, esperienze fuori del corpo e anche reincarnazione. Secondo la sua teoria, l’energia della coscienza a un certo punto viene riciclata in un corpo diverso e nel frattempo esiste al di fuori del corpo fisico ad un altro livello di realtà e forse, anche, in un altro universo.
    Fonte: wallstreetitalia.com

    Tratto da EcPlanet

    • A.Detommaso

      Interessante la ricerca evidenziata da lucilio che suscita in me numerosi interrogativi, provo a sintetizzarli.-
      Mi chiedo: E se invece è proprio il corpo ad essere responsabile della progressiva creazione di una coscienza/intelligenza? Muovendosi nell’ambiente in cui vive riceve, registra, decodifica ed elabora tutta una serie di segnali che spostandosi dalla periferia al suo centro ne memorizza i più significativi che a loro volta incrementano il nucleo di informazioni che potrebbero così contribuire alla formazione della relativa coscienza. Quest’ultima risulterebbe evidentemente non separata dal suo genitore sino a quando non defunge.
      Perseverando sul campo delle ipotesi, avevo già fra me e me pensato che quando un individuo spirando abbandona il “piano fisico”, va a collocarsi in una dimensione parallela alla sua, ovvero corrispondente alla sua mentalità; pur tuttavia questa condizione potrebbe già esplicitarsi in vita;
      Ipotizzerei altresì, che il ‘paradiso e l’inferno’, vanno intese con questa chiave di lettura, più squisitamente simbolica. Mi spiego meglio con un concetto espresso dai Grandi come Kremmerz che scrivo con parole mie: Oggi noi siamo il risultato di ciò che abbiamo seminato, o meglio – se vuoi sapere chi eri guarda quel che sei oggi, poiché tu sei il risultato di quel che hai seminato, se vuoi sapere ciò che sarai, analizza quel che stai facendo nel tuo presente…
      La dicotomia vita/morte è giusta? E se vitamorte fosse Cosa Unica?
      Mi piace ricordare le parole che ascoltai da uno sconosciuto, che rispondendo ad una domanda rivoltagli dichiarò: ‘io non ho paura di morire, però voglio morire vivo’.
      Per quanto mi riguarda dovrei focalizzare la mia attenzione sul significato della parola ‘coscienza’ x conoscerne il significato più intrinsecamente profondo; Forse questa potrebbe essere una delle ragioni per le quali un uomo decide di avviarsi in un percorso tutto scientifico/iniziatico; E quale migliore banco di lavoro se non quello dello studio della Filosofia Ermetica, nell’applicazione della terapeutica o medicina emetica a distanza, atta a sperimentarne gli effetti oltre che su di se anche all’indirizzo di chi lo domanda!

      • catulla

        Condivido in parte l’analisi, ma… Ricordo diversi casi di bambini, cresciuti allo stato selvaggio per vari motivi, che la compagnia degli animali ha salvato dalla morte ma ha educato alla vita animale, come era logico. Così come una società animale educa le qualità animali che sono nell’essere umano, solo il contatto (più o meno ripetuto) con una società di esseri divinizzati può portare allo sviluppo delle qualità divine nell’essere umano.
        Si impara e si sviluppa la propria materia vivente nell’interazione con l’ambiente e non basta ‘quello che si fa’ a evolversi. O meglio: a evolversi in tempi ragionevolmente abbreviati rispetto ai millenni necessari. E anche così…
        Sulla superficie del nostro globo, tutt’oggi vivono società nelle quali è consueto tagliare pezzi del corpo per motivi ‘sacri’, e sempre per sacri motivi confinare le matrici della vita nella segregazione e nell’ignoranza senza rendersi conto che la matrice dà sostanza all’uomo di domani. E tali società coabitano con comunità di scienziati all’avanguardia, artisti raffinati, menti illuminate tutto sullo stesso pianeta. Così come furono contemporanei gli arabi scienziati dell’evo medio e l’inquisizione cattolica che mandava al rogo i dissenzienti.
        Occorrono quindi volontà propria e contatto giusto per sviluppare il Seme dell’essere che ritroveremo domani…

      • garrulo1

        Ho letto con piacere i post di Lucillo, A.Detommaso e Catulla in relazione ai nuovi studi sul cd. Biocentrismo. Lucillo inizia appunto con un riferimento all’opera del dottor Robert Lanza. Quello che secondo me traspare, penso anche in modo a tratti palese, l’ho ritrovato a vario titolo negli scritti del Maestro Kremmerz, quando con Scienza e Coscienza afferma che “la vita comanda alla vita”, concetto applicabile in campo terapeutico, ma non solo, e continua specificando che l’intelligenza presiede alla materia condizionandone la traiettoria evolutiva, per cui solamente partendo da tale assioma, la tesi evoluzionistica tipica del positivismo scientifico prende realmente corpo quando afferma che è la funzione che in Natura crea l’organo.
        Proprio sul fatto della preesistenza dell’intelligenza rispetto alla materia o meglio alla differenza anche temporale tra queste due diverse modalità di vibrazione dell’etere, ci vengono enne volte in soccorso gli scritti del Maestro Kremmerz, ad esempio mi viene in mente quando porta l’attenzione all’etimologia latinamente intesa di Mens, combinato disposto di Meus ed Ens, l’ENTE di 4 lettere e la MENTE di 5 lettere, che credo rappresenti l’obiettivo estremo del pieno contatto tra la Mente individuatasi, con l’Ente che preesiste e che rappresenta la Legge Eterna, di cui una della espressioni anche grafiche è proprio il Tetragramma.
        Anche il commento in proposito di A.Detommaso, ci fionda immediatamente e più volte nelle opere del Maestro: “ se vuoi sapere chi eri guarda quello che sei oggi poiché tu sei il risultato di quello che hai seminato”, ed a questo proposito colpisce sempre l’attenzione l’estrema sintesi che mi pare si trovi nei Dialoghi “Siamo quel che fummo, saremo quel che siamo”, che rende più che mai attuale l’idea di quanto sia importante la modalità di semina…….
        Nel post sopramenzionato, compare inoltre l’interrogativo “e se vita e morte fossero la stessa cosa?”, aggiungo io, due diverse facce della stessa medaglia?
        Di nuovo siamo dentro gli scritti di Giuliano Kremmerz in tema di analisi etimologica e filologica di Orior e Morior che presentano la stessa espressione di moto e quindi di vita, e mi pare anche una lontana parentela etimologica con il significato di Orto/Orti, dove è proprio lì che la vita si rigenera.
        Infine, il significato profondo di coscienza con il quale A. Detommaso chiude il post, sinceramente l’ho sempre trovato esaustivo in un’affermazione proprio del Maestro J.M. Kremmerz, che come al solito invita ad una riflessione etimologica: Coscienza da Cum Scientia, Scientia di Natura Sacra, per cui focus di massima allerta a maneggiare progressivamente la Scienza, granello dopo granello e senza forzature, e parallelamente, Legge Cosmica alla mano, si amplierà dello stesso corrispondente granello anche la Coscienza, fino all’obiettivo della massima espansione o fusione, facile a dirsi, chissà quanto difficile a farsi.
        Un saluto a tutti.

  43. guglielmo tell

    buonasera a tutti, vorrei segnalare questo interessante link su un’etnia matrilineare tutt’ora esistente in Cina, i Mosuo:
    http://www.mosuoproject.org/mosuo.htm

  44. guglielmo tell

    segnalo questo link dove si può scaricare il programma dell’imminente festival bruniano a nola..
    https://www.academia.edu/6074988/Festival_Bruniano_20-23_Febbraio_2014_Nola_Campania_
    buona serata

  45. fler95

    “Chiunque si pone come arbitro in materia di conoscenza è destinato a naufragare nella risata degli dei”(Albert Einstein) .
    La frase viene messa in coda a un interessante articolo dedicato alla rivalutazione del contestato metodo Di Bella oggi riabilitato dalla medicina ufficiale e da uno studio dell’Università d Firenze (Dipartimento di Anatomia e Istologia) pubblicato sulla rivista European Journal.
    http://www.unmondoditaliani.com/veronesi-riabilita-di-bella-la-terapia-con-la-somatostatina-efficace-contro-il-cancro.htm
    Dato il particolare momento:

    – sociale, con lo scontro continuo delle individualità orgogliose e battagliere volte al trionfo dei personalismi
    – astronomico, che vede la risalita del sole bambino dopo il solstizio d’inverno e la nascita dell’anno infante,

    trovo bello ricordare quanto scriveva Kremmerz a proposito dell’umiltà del sapersi ignorante e dell’invocazione alla luce e, sulle Sue parole, faccio a me stessa e a tutti noi Fratelli e Sorelle e simpatizzanti, i migliori auguri per il 2014:

    “O SOLE, radiante Iddio, padre nostro, tu, che crei le forme e dài con l’ombra rilievo alle cose visibili nell’onda del tuo splendore eterno, illumina della tua Luce Divina colui che, puro di mente e cuore, leggerà in questo libro le leggi e le pratiche per assorgere alla potestà dei Numi: fa che egli intenda e non fraintenda: dagli l’umiltà di sapersi ignorante e la virtù di prescindere dalla sorda sensività della vita terrena, affinché dove la voce della Bestia non lo seduca, senta l’alito del tuo Spirito fecondo.
    O SOLE, tu, che spazzi le tenebre della gran notte dei fantasmi passionali, degli spettri delle concupiscenze più sfrenate, delle superbe creazioni dell’orgoglio umano, illumina l’ignoranza di colui che, mondo dai fremiti della voluttà delle cose temporanee, ha sete di verità eterne e fa che l’idolatra della Bestia, incatenato alla vanagloria dell’ignoranza, senta il tuo raggio divino e si prepari all’avvento del cristo”.

    • guglielmo tell

      la verità trionfa ed il tempo é galantuomo.. ricordo come all’epoca il Procuratore Guariniello di Torino mandò i carabinieri negli ospedali a verificare come veniva fatta la sperimentazione, e questi certificarono il boycottaggio del medici che l’applicavano visto che si usavano farmaci scaduti. Pertanto, coraggioso come sempre, Guariniello aprì un’inchiesta per somministrazione di farmaci scaduti, ma visto che quest’ultimi erano prodotti a Firenze, ll’inchiesta gli fu avocata per esser data alla Procura di Firenze, e poi non se n’é saputo più niente, immagino archiviata..

  46. guglielmo tell

    un articolo su come i geni si possono modificare con lo stile di vita.. un caro saluto a tutti

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    Fitness per migliorare i geni così la ginnastica cambia il nostro Dna
    NEW YORK – “E io che speravo di essermi salvato la coscienza dando la colpa della mia pancia ai geni. Adesso scopro che sono responsabile anche del Dna”: un deluso Mark scrive sul sito del New York Times commentando l’ ultima scoperta scientifica che unisce dieta e attività fisica. La novità viene dalla Svezia e prova come il fitness non solo faccia bene, ormai scontato, ma va a modificare direttamente la nostra mappa genetica producendo vantaggi duraturi nel tempo e, con tutta probabilità, passando dai genitori ai figli. Due studi, uno della Lund University Diabetes Centre e l’ altro del Karolinska Institute, forniscono così la risposta ad una delle domande più ricorrenti degli scienziati: perché correre fa bene? La parola chiave è “metilazione”, ovvero il procedimento con cui i geni si modificano e cambiano il loro modo di interagire con il resto del corpo. Sin qui, i ricercatori hanno sempre ritenuto la dieta come la forza propulsiva di queste mutazioni: a seconda dei cibi mangiati, il nostro Dna cambia modo di comportarsi e alza o diminuisce il rischio di contrarre determinate malattie, diabete in testa. Ma adesso la svolta, l’ alimentazione è solo uno dei fattori, non il principale: non basta mangiar sano, bisogna mettersi in tuta da ginnastica e sudare. Protagonisti del primo studio un gruppo di maschi adulti svedesi, in salute ma con abitudini sedentarie. Grazie alle nuove tecniche viene tracciato il profilo dei loro geni, poi sono schedati in base a conformazione muscolare, misura del giro vita, pressione sanguigna e i livelli di colesterolo. A questo punto per le cavie volontarie inizia la “tortura quotidiana”: sei mesi di esercizio fisico con tanto di personal trainer a sorvegliare i loro sforzi. Dalla corsa alla ginnastica aerobica, i benefici arrivano come previsto: la circolazione va meglio, i chili scendonoe le condizioni generali di salute virano tutte sul bello stabile. Ma la vera sorpresa per gli scienziati è il cambiamento del profilo dei geni, come se anche loro fossero andati in palestra e fossero più forti, più efficaci nel difenderci dagli assalti esterni. E, altro fattore determinante, ad essere maggiormente colpito dalla trasformazione quella parte del Dna che riguarda il peso e la possibilità di ammalarsi di diabete. «È una scoperta rivoluzionaria, che ci permette di capire come combattere in maniera più efficace l’ obesitàe le altre patologie che ne derivano», dice Charlotte Ling, responsabile del progetto. E il secondo studio rivela che ad essere interessati dalla trasformazione sono principalmente i muscoli e che gli effetti positivi arrivano sin da subito, dopo il primo allenamento. Questa volta i volontari pedalano sulle cyclette sino a perdere quattrocento calorie: i confronti con gli esami precedenti indicano anche in questo caso una trasformazione genetica. E un ulteriore elaborazione dei dati regala un altro duro colpo alla nostra scarsa forza di volontà: quelli che si sono impegnati di più, cioè che hanno bruciato grassi più velocemente sono quelli con le modifiche più radicali e più durature. «Adesso si aprono nuove prospettive», spiega Juleen Zierath del Karolinska Institute, e aggiunge: «Potremo dare indicazioni più precise su quale tipo di esercizio fisico fare, con quali tempi e con quali modalità per andare a combattere con sempre maggior efficacia le malattie e per avere i benefici migliori». Non c’ è invece ancora una risposta definitiva sul fatto che le trasformazioni siano permanenti e passino dai genitori ai figli: gli scienziati svedesi sono convinti di sì ma per averne la prova scientifica servono altre indagini. Di sicuro c’ è lo sconforto di tutti i pigri del mondo: “Altro che destino segnato nei geni, ancora una volta la scienza spiega che siamo responsabili della nostra salute. Svegliamoci, nel mondo ci prendono in giro per le nostre pance”, scrive un’ indignata nella pagina dei commenti. Ma l’ appello salutista riceve più fischi che applausi, nella speranza che arrivi un’ altra ricerca a sostenere il contrario.
    DAL NOSTRO INVIATO MASSIMO VINCENZI
    02 agosto 2013 25 sez. CRONACA
    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/08/02/fitness-per-migliorare-geni-cosi-la-ginnastica.html?ref=search

  47. lina

    RIPORTO UNA NOTIZIA ABBASTANZA INQUIETANTE, almeno per me, non oso pensare a quanti poveretti saranno sacrificati sull’altare della scienza che ha questo obiettivo! Il Frankestein della Shelley sta per nascere…

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/20/trapianto-di-cervello-sogno-o-realta/632183/

    TRAPIANTO DI CERVELLO: SOGNO O REALTÀ?

    di Andrea Bellelli | 20 giugno 2013
    Un articolo scientifico apparso la settimana scorsa sulla rivista Surgical Neurology International a firma del Prof. Canavero di Torino fa il punto sul progetto HEAVEN che ha come obiettivo il trapianto di cervello nell’uomo. Come l’autore sottolinea, sarebbe in questo caso più opportuno parlare di trapianto di corpo: l’obiettivo è infatti di trapiantare l’intera testa di un individuo sofferente di una malattia somatica estesa a molti organi o con una tetraplegia da lesione spinale sul corpo di un donatore morto per una lesione cerebrale. L’operazione può apparire grottesca, e presenta complessità tecniche di grado estremo, nonché problematiche etiche e psicologiche rilevanti.
    Avevo sempre ritenuto che il trapianto di cervello (o di corpo) fosse tecnicamente impossibile: infatti in qualunque altro trapianto, il chirurgo sostituisce l’organo del paziente con quello del donatore, ma ne lascia inalterata la struttura microscopica, a livello cellulare. Nel caso del trapianto di cervello questo non è possibile: il cervello si congiunge al midollo spinale e le singole cellule cerebrali inviano un prolungamento chiamato assone nel midollo.
    Consegue che a livello del collo deve avvenire una giunzione tra donatore e ricevente che non si limita all’unione meccanica di organi, ma richiede il ristabilirsi di una continuità tra monconi di assoni del donatore e del ricevente. Secondo l’autore dell’articolo esistono oggi strumenti farmacologici, da utilizzare localmente, che favoriscono la fusione dei monconi cellulari e quindi rendono almeno teoricamente possibile il processo.
    L’efficienza però rimane dubbia: infatti non basta che le singole fibre nervose del donatore si saldino a quelle del ricevente, ma occorre che siano rispettate il più possibile le destinazioni di ciascuna: se la fibra che controlla la contrazione di un lacerto del bicipite si fonde con una fibra che termina ad un lacerto del tricipite il controllo della motilità volontaria non sarà molto valido. Se si considera che il midollo spinale nel punto della giunzione contiene molti milioni di fibre nervose in una superficie di poco superiore ad un centimetro quadrato ci si rende conto della potenziale aleatorietà dell’impresa… I problemi etici di un trapianto di cervello sono quasi altrettanto complessi di quelli tecnici. Infatti, se da un certo punto di vista un trapianto di questo tipo assomiglia ad un trapianto multiplo di organi, è evidente che mette in discussione l’identità profonda della persona, ed infatti al momento attuale è vietato dalla legge.
    Inoltre rendere disponibile una tecnica di questo genere significa prevedere di sostenere costi elevatissimi per ottenere risultati funzionali probabilmente limitati: i problemi tecnici visti sopra fanno infatti presumere che il recupero controllo motorio e sensoriale non possa essere realmente soddisfacente… In fondo il problema etico-sociale si risolve in una affermazione alquanto semplice: il mondo è ingiusto e alcuni nascono e vivono una vita sana e produttiva, mentre altri, meno fortunati, nascono con (o acquisiscono in seguito) malattie invalidanti. Lo scopo della medicina, dal punto di vista dell’etica sociale, è mitigare con le cure le disparità che la natura ci impone. Per fare questo la medicina dovrebbe essere accessibile a tutti coloro che ne hanno bisogno ed è chiaro che interventi come il trapianto di cervello non saranno mai accessibili a tutti i bisognosi, sia per i costi elevati, sia per la disponibilità dei donatori (e per fortuna: dovrebbero morire molti giovani sani per rendere disponibili i corpi necessari). Inoltre anche i risultati dell’intervento sono prevedibilmente incompleti…”

    • mandragola11

      Mi risulta che sono decenni che tentano il trapianto di testa e forse oggi può essere tecnicamente realizzabile, ma non penso proprio che potrà essere autorizzato. Non dal Ministero tanto meno dalla Chiesa. Guarda con le staminali che forze contrarie, figuriamoci se potrebbero mai autorizzare un trapianto del cervello!

  48. catulla2008

    È storicamente evidente come le prospettive aperte dalle scoperte umane del corso dei secoli abbiano prodotto la modifica profonda del modo di pensare e aperto a nuovi paradigmi e intuizioni. Così, nel Rinascimento, avere la prova concreta di essere su un pianeta sferico portò nel tempo a concepire il proprio limite ma, anche e contemporaneamente, a finalmente definire la propria collocazione e la misura dei propri rapporti. Da lì, l’evidenza che la terra è in orbita intorno al sole insieme ad altri pianeti, causò la constatazione di una dipendenza ma anche la spinta a studiare gli spazi fra le cose.
    Spesso è proprio nella definizione di limite che scatta l’intelligenza della propria condizione e l’intuizione su come superarla. Quindi non stupisce che l’attuale presidente degli U.S.A. abbia stanziato una considerevole cifra per mappare il cervello e battere l’Europa già avanti (si fa per dire) in questo settore; né che altri si stiano dedicando all’osservazione delle matrici da quando si è scoperto che l’aumento della loro importanza – anche in fisica – è inversamente proporzionale a quella del singolo componente: come a dire che se cresce l’idea di gruppo diminuisce il valore dell’individuo in quanto tale. A questo proposito, inoltre, ho grandemente apprezzato l’indicazione di m_rosa sui recenti studi neurobiologici della coscienza: come del resto sottolinea anche lei, Kremmerz diceva cose simili a Christof Koch con un centinaio di anni di anticipo quando riportava le parole del suo ‘amico’ alchimista (“ad ogni rinascita siete discesi prima nell’inferno oscurissimo di un utero materno e poi rivenuti alla luce traversando l’oblioso Lete, senza memoria del vostro passato, senza la coscienza di quel che foste, risultando istintivamente tendenti a una fattività antica che si perpetua in voi per sola simpatia o per attitudine a vita già vissuta”) che tanto ricordano quelle del neurobiologo quando dice di essere stato spinto a indagare sulla coscienza proprio dalla constatazione che la propria spinta a indagare era innata e caratteristica.
    Mi pare di notare quindi che, alla definizione della propria identità, a quella del rapporto con gli altri e a quella di spazio stia facendo seguito l’idea di ambiente, ciò che ripropone a livelli macrocosmici gli stessi passaggi evolutivi del bambino in crescita (io, io e gli altri, io e gli altri a seconda dell’ambiente). Chissà dunque che, in un’adolescenza non troppo lontana a venire, l’essere umano sviluppato non prenda coscienza della propria capacità riproduttiva… Come in una globale primavera fino ad ora solo accennata.

    • wiwa70

      Molto interessante l’intervento di catulla! Quindi la capacità riproduttiva di cui si parla si potrebbe anche chiamare capacità generativa o autogenerativa? Mi chiedo se Autorigenerarsi è analogo ad Ascendere secondo un movimento elicoidale e quindi sanarsi e sanare ciò che è intorno a noi, l’ambiente che ci circonda, materia che respiriamo e di cui ci nutriamo? Materia che ci permia e che diventa parte di noi attraverso un processo metabolico digestivo di separazione ed escrezione da sè(non abbiamo forse delle ghiandole che secernono liquidi atti a questa distillazione del denso dal sottile??) In questo senso,un fratello una volta mi ha suggerito: “Nell’elicoide non sale solo un punto ma tutto un piano”, parlava forse di questa magnifica spinta verso l’alto che io percepisco come forza di Luce e Conoscenza e di quell’ “Amore che fissa nell’attimo che vola la parola che crea”?! In questo momento vorrei tanto essere parte di quella “spinta”e di quel “piano che ascende”!
      Un abbraccio a tutti

      • mercuriale2012

        Grazie a Wima e Catulla per gli spunti dati nei loro interessantissimi post.
        Per me il navigare nel sito della Schola è un nutrimento continuo, e soprattutto in questo momento di RIGENERAZIONE è una vera e propria esigenza!!

  49. mara329

    Sere fa nella trasmissione Metropoli di Manfredi si è parlato dell’oro, il metallo che da sempre e in ogni luogo e cultura è stato ritenuto il più nobile. A Houston l’equipe di un centro d’eccellenza della medicina mondiale, il Methodist Hospital Research Institute di Houston, in Texas, conduce da qualche anno ricerche sulle proprietà chimiche dell’oro e sul suo impiego nella cura del tumore. Ma si tratta di nanoparticelle di oro racchiuse in silicone. Hanno spiegato che l’oro in quanto buon conduttore di calore, può essere molto utile nella lotta al tumore. “Per sviluppare la quantità di calore necessaria, le nanoparticelle di oro vengono inserite in particelle di silicone che vengono riunite insieme in un agglomerato. Nel momento in cui questo agglomerato viene colpito da raggi infrarossi, tutte le particelle si scaldano simultaneamente e generano una grande quantità di calore. Il composto ottenuto con le particelle di ore inserite nelle particelle di silicone, andrà iniettato direttamente nel paziente, entrando in tal modo nella circolazione sanguigna così da poter essere inglobate nel tessuto tumorale”. Inoltre “queste sostanze, vengono ritenute sicure per la salute dell’uomo in quanto il silicone, una volta assunto, può essere metabolizzato facilmente e smaltito dall’organismo, mentre l’oro, essendo un materiale molto stabile, può generare calore senza conseguenze, il che permette di garantire che non si presentino effetti collaterali o conseguenze dannose per la salute dei pazienti, causate dall’assunzione delle nano particelle”. Ma tutto ciò è ancora in sperimentazione. Speriamo che questa nuova cura, come quella segnalata tempo fa da Fleurdelys aiuti l’umanità a sconfiggere i tumori. Fra l’altro informandomi sull’uso delle nanoparticelle d’oro in medicina ho scoperto che queste erano note sin dall’antichità, infatti gli egiziani preparavano soluzioni di oro colloidale usate come elisir.

    • sannitica2011

      Lo spero anch’io. Ho letto, da un estratto del Dipartimento di chimica unipv, che già dagli anni ’70 si inseriscono vetri biologici nel tessuto osseo per stimolarne la crescita. Ma oggi sono stati arricchiti con nanoparticelle d’oro svolgenti attività antibatterica – già nota nell’antichità – e che permane nei biovetri, a differenza degli antibiotici tradizionali i quali, circa tre giorni dopo, sono rimossi dall’azione dei fluidi corporei. Ricordo a questo proposito quanto ha dovuto combattere anni fa un caro fratello a cagione proprio della scarsa azione antibatterica nella protesi alla gamba, attaccata da infezione virale, e che poi, grazie all’aiuto miriamico, ne è venuto fuori. Ma l’oro mi ha fatto venire in mente anche un rimedio consigliato dalle Lunazioni del Kremmerz per sanare le ferite con sollecitudine, consistente nell’oro puro senza leghe di altri metalli da cucire in un sacchetto di seta bianca e da mettere a contatto. L’ho sperimentato e visto usare da altre persone e posso testimoniare che in tutti i casi è stato efficacissimo, anche in ferite che stentavano a rimarginarsi. Una ultima notizia a proposito delle nanoparticelle d’oro: Paul Knight dell’Università di Buffalo, sostiene che per combattere le influenze e le pandemie si potrebbe rilasciare un farmaco innovativo direttamente nelle cellule virali attraverso nanoparticelle d’oro, considerate veicolo ideale.

  50. Fleurdelys

    Sono felice di segnalare un nota di Adnkronos Salute dell’11 febbraio scorso riportata dal sito di aggiornamento medico online “Univadis – medicina e oltre” perché permette di guardare con fiducia allo sviluppo della terapia oncologica mediante l’utilizzo di mezzi non solo “naturali” ( i virus nella fattispecie) ma la cui valenza benefica non è mai stata nemmeno ipotizzata in passato. Posso, d’altra parte, confermare la validità della metodica per personale presa visione degli incoraggianti risultati ottenuti da un ammalato che sta combattendo la sua battaglia per la riconquista della salute.

    Un virus puo’ arrestare crescita cancro

    Pisa, 11 feb. (Adnkronos Salute) – Uno studio pubblicato su ‘Nature Medicine’ apre nuovi orizzonti nella lotta contro i tumori. Una task force internazionale di cui ha fatto parte anche Riccardo Lencioni, docente di diagnostica per immagini e radioterapia all’università di Pisa, ha dimostrato per la prima volta come l’impiego di uno speciale virus mirato contro il tumore possa arrestare la crescita neoplastica, migliorando in modo significativo la sopravvivenza dei pazienti.
    “L’idea era quella che le cellule neoplastiche, tanto aggressive nei confronti dell’organismo, fossero impreparate a reagire di fronte all’attacco del virus”, spiega Lencioni. Nello studio, randomizzato, sono stati arruolati 30 pazienti con tumore avanzato e inoperabile del fegato, per i quali l’aspettativa di vita è limitata a pochi mesi. I pazienti, che si trovavano in centri americani e asiatici, sono stati trattati iniettando il virus oncolitico JX-594 a due diversi dosaggi. I dati hanno dimostrato sia un’efficace replicazione del virus all’interno delle cellule tumorali, con conseguente distruzione delle stesse, sia l’induzione di una reazione immunitaria generalizzata specifica contro il tumore. I pazienti ai quali sono state somministrate alte dosi di virus hanno fatto registrare una sopravvivenza mediana di 14,1 mesi, più che doppia rispetto ai 6,7 mesi del gruppo di controllo trattato con basse dosi. E’ degno di nota il fatto che la somministrazione di alte dosi di virus non abbia causato alcun significativo incremento degli effetti indesiderati.
    “Questa terapia, al contrario di molti trattamenti chemioterapici, è risultata ben tollerata dai pazienti: nella grande maggioranza dei casi gli effetti collaterali si sono limitati a una sintomatologia di tipo influenzale della durata di 1-2 giorni”, sottolinea Lencioni. L’iniezione del virus viene praticata mediante una sottile ago-cannula posizionata all’interno del tumore sotto la guida di metodiche radiologiche. La procedura è simile a un’ago-biopsia e non necessita di anestesia generale. “Per la prima volta – continua l’esperto – un trattamento locale mini-invasivo dimostra efficacia non soltanto sul tumore bersaglio, ma sull’intero organismo, grazie alla reazione immunitaria che viene indotta contro tutte le cellule neoplastiche, incluse quelle metastatiche. Si tratta di uno studio pilota, che ha posto le basi per sviluppare un nuovo importante capitolo di ricerca nella lotta contro il cancro. Tuttavia – precisa Lencioni – prima che il trattamento con virus oncolitico sia disponibile per l’uso clinico, è necessario che i risultati, per quanto promettenti, siano confermati da una sperimentazione su larga scala”.
    (Adnk/Adnkronos Salute

    • mara329

      Grazie per la notizia così ricca di speranza. E speriamo anche che la sperimentazione sia fruttuosa e di breve durata. E’ molto interessante – come è già stato sottolineato – l’uso dei virus ed è meraviglioso che la cura per questo male non sia per nulla distruttiva nè lesiva dell’organismo nè della dignità.

    • mens.libera

      E’ certamente una buona notizia che apre nuove prospettive alla cura della “malattia del secolo”. Noto che anche in questo caso che la selettività del rimedio – ovvero il grado con cui viene centrato il bersaglio tumore – deriva da un agente presente in natura e che un ruolo derminante la svolge il sistema immunitario. Si promuove l’autoguarigione dell’organismo sofferente. E’ quanto il Maestro Krememrz sostiene da oltre un secolo. Forse incominciamo a comprendere che certi stati patologici dipendono dall’indebolimento dell’uomo (ordinario) e/o dal suo patrimonio genetico, sul quale deve lavorare. L’ambiente ostile viene naturalmente neutralizzato dallo stato di salute. Non viviamo in una campana di vetro e dobbiamo imparare a potenziare o riparare le nostre difese naturali anche con pratiche specifiche.

  51. catulla

    È vero, specialmente di questi tempi, le iniziative del sociale suscitano immediata diffidenza.
    Non per questo gli iscritti alla Schola considerano il sociale come ‘non importante’: anzi. La stessa Pragmatica Fondamentale disciplina i rapporti degli appartenenti alla S.P.H.C.I. sottoscrivendo con la radiazione dai suoi numeri l’indegnità degli iscritti che si siano resi socialmente riprovevoli (vedi art. 10) o ponendo come condizione all’accesso ai propri circoli interni l’impeccabilità della condotta morale di vita sociale (vedi art. 25). Dunque, onore al sociale comunemente inteso…
    Però è umiliante l’idea di essere trattati come una specie da proteggere al pari dei lupi, delle marmotte e dei panda… ed è avvilente notare quanto si abbia ancora bisogno della benevolenza del genere dominante per difendersi dalla violenza perpetuata da quel medesimo genere.
    Certo, mi sono commossa vedendo i flash mob in giro e sullo schermo, ma dietro questo agisce la medesima legge della co-mozione che coinvolge la psiche umana durante i cori in una chiesa o addirittura in tempo di guerra. Diceva il Maestro Kremmerz nel Terzo dei suoi Dialoghi sull’Ermetismo che “A noi, nella nostra pratica, riesce provato sperimentalmente che il contatto, la comunione di idee, la contemporaneità di certi riti… determinano un ricambio, un contagio” e ancora “Esiste una legge di comunione tra gli esseri viventi che segna le tappe di un progressivo avanzamento verso il vizio o la virtù per vero contagio”.
    Ecco dunque che, conosciuta la legge deterministica dell’onda emotiva, anche il flash mob più accattivante viene lacerato da quel fulmine di scetticismo introdotto dall’alzarsi interrogativo del sopracciglio: e, senza nulla togliere ai buoni propositi, punge vaghezza bramosa di conoscere gli intenti altrui, giusto per concluderne che non è mai dolce il naufragare.

  52. guglielmo tell

    Giovedì 14 febbraio 2013 un miliardo di donne e di uomini di 189 paesi del mondo balleranno insieme, per il flash mob mondiale One Billion Rising contro la violenza sulle
    donne.
    http://www.handsoffwomen-how.org/
    http://onebillionrising.org/

    • lupetta2020

      Ok è un bell’appuntamento, ma non illudiamoci, sarà un modo per controllare e gestire ulteriormente l’ esigenza di giustizia di una bella fetta d’umanità! Questi giorni dedicati, come l’8 marzo, sanno d’autorizzazione alla libera uscita … ed io, il sociale con le sue iniziative, lo penso con diffidenza!

  53. fler95

    Nel Regno Unito (erroneamente e comunemente noto come “Inghilterra”) alcuni ricercatori dell’European Bioinformatics Institute (Embl-Ebi) hanno messo a punto la tecnologia che consente di immagazzinare dati su frammenti di DNA usati come hard disk. Nick Goldman, cui fa capo lo studio in questione, l’ha definito “piccolo, compatto e capace di immagazzinare dati senza consumare energia”. Su Nature viene inoltre specificato come si sia resa necessaria la conversione dal sistema digitale binario tipico dell’informatica – bit – nel sistema ternario – trit – tipico dei nucleotidi.
    A parte che sono rimasta stupita dalla considerazione sulla non-necessità di energia (parlare di DNA è parlare della materia vivente e quindi, oserei dire che l’energia semplicemente NON è artificiale in quanto attinge direttamente all’energia della vita)… Comunque, più ancora mi ha colpito che si parlasse della necessità di convertire i dati digitali espressi in bit – quindi sistema binario dei nostri PC – in trit – tipico del DNA e dei nucleotidi e articolato su tre cifre. Infatti, il passaggio che caratterizza il cambiamento dal piano al volume, dalla sequenza analitica a quella logica, è fondamentale. Ci fa rendere conto che la mente umana attinge a una memoria completamente diversa dalle macchine, nonostante le banali fantascientifiche assimilazioni: noi siamo fatti di materia che impara a tre dimensioni e non a due. Lo spazio-tempo è il terzo fattore usato dalla vita per tramandare chi siamo e cosa siamo ed è anche quello che agisce sulla memoria per fissarla, rimuoverla o modificarla.
    Per questo nella materia vivente si può parlare di evoluzione (non necessariamente con valenza di positività) e non solo di informazione.
    Per questo è assurda la pretesa di evolvere con una ricetta bella e pronta: 1 + 1 nella vita interagisce con l’unità spazio-tempo… Lo spazio della nostra mente e il tempo del divenire.

    • mara329

      E’ interessante questa notizia e grazie per averla riportata. Ma non sono certa di capire a che serve immagazzinare dati su frammenti di DNA. Solo per risparmiare energia? E a chi è rivolta questa tecnologia? Chi ne sono i fruitori? Capisco però che la necessità di conservare informazioni deve essere stata una delle preoccupazioni principali sin da tempi remotissimi. Forse anche noi stessi siamo una banca dati dei quali, però, per lo più non abbiamo le chiavi di lettura. E molte delle informazioni che sono pervenute sino a noi dal passato, da antiche e decadute società, non le capiamo. Ad esempio basta pensare alla mitologia che ha visto un gran numero di studiosi fare le ipotesi più disparate e coi tagli più diversi. Ma rimane ancora incompresa in quella che – suggerisce il Kremmerz – è la sua chiave vera: un “velo grossolano o tenue delle conoscenze di una scienza dell’animo umano” (Dialoghi). Quindi solo chi ha le chiavi della conoscenza può dare un reale orientamento e un reale aiuto a decodificare.

  54. filosobek

    Il post di fler95 offre il destro ad alcune considerazioni.
    In primis, l’idea che la matrice sia ciò da cui proveniamo e ciò a cui torniamo, determinando così il concetto (semplice ma di portata immensa) di una linea gerarchica basata su matrici perfettibili (assunta come ‘perfezione’ la totale rispondenza al processo di creazione universo): siamo alla ‘matriarchia’ oggetto dell’articolo 57 della Pragmatica Fondamentale su cui si basa la Schola.
    In secondo luogo, l’evidenza matematica del principio d’amore che presiede (cioè siede –posa-esiste –sta… prima) alle/delle forme universe e che riconduce all’identità espressioni/formule differenti -in virtù del fatto che ciò che si fa all’una viene contemporaneamente fatto anche all’altra (vedasi equazioni).
    Ultimo ma non ultimo, la possibilità di immaginare quella misteriosa ‘seconda morte’ citata da testi religiosi ed esoterici e vederla come distruzione della matrice cesellata da tante vite: come il conio di una moneta è distrutto quando questa passa fuori corso… (Nella fattispecie, quando non rientra più nel progetto del divenire umano).
    Diceva Kremmerz: “Esiste un problema sociale delle anime integrate che è il massimo limite dell’enigma universale…”.
    Ma non sempre le parole riescono o possono (in Inglese si direbbe ‘can’) rendere il proprio sentire.

  55. fler95

    Da un articolo di giornale a firma Piero Bianucci ho letto l’altro ieri che già nove anni fa, con un laser a fibra ottica, il fisico austriaco Anton Zeilinger, potenziale premio Nobel, sarebbe riuscito a teletrasportare le proprietà di alcuni fotoni per 600 metri. Nel medesimo articolo una considerazione mi ha colpita: “Perché non si tratti di semplice duplicazione ma di teletrasporto autentico, non deve rimanere traccia dell’originale. Il nuovo originale – paradossalmente – sarà la copia, perché le particelle elementari sono tutte identiche e il teletrasporto non presuppone lo spostamento a distanza di materia, MA SOLTANTO DELLE INFORMAZIONI NECESSARIE PER ASSEMBLARE ALTRA MATERIA NEL LUOGO DI ARRIVO. Materia che sarà un insieme di particelle…”.
    Ora, ripensando a quando Kremmerz parla della morte e dice che indica il fenomeno dell’evoluzione di tutto l’esistente mi domando se la morte non sia il teletrasporto più comune e diffuso che abbiamo sotto gli occhi: si dissolve la materia mentre le informazioni necessarie per assemblare altra materia si dispongono nel luogo di arrivo: ciò che si disfa sottoterra si ricompone altrove in un utero di donna… oppure, laddove predisposto, si coagula in una bolla in attesa di essere richiamata: “Studiamo il mistero della nascita ed avremo la chiave del grande arcano della morte (…) Gettato, per legge di natura, nel seno di una donna, lo spirito umano vi si desta lentamente, e si crea con isforzo degli organi indispensabili più tardi, ma che a misura che crescono, aumentano il disagio nella sua presente posizione. Il tempo più felice della vita dell’embrione è quello in cui, sotto la semplice forma di crisalide, stende a sé d’intorno la membrana che gli serve di asilo e che nuota con lui in mezzo ad un fluido nutriente e conservatore. Allora egli è libero ed impassibile, vive della vita universale, e riceve l’impronta dei ricordi della natura che più tardi determineranno la configurazione del suo corpo o la forma dei lineamenti del volto. Questa era felice potrebbe chiamarsi l’infanzia dell’embrionato… Viene in seguito l’adolescenza, la forma umana diventa distinta, il sesso si determina, un movimento si effettua nell’uovo materno, simile ai vaghi sogni della età che succede alla infanzia. La placenta, che è il corpo esteriore e reale del feto, sente germinare in sé qualche cosa di sconosciuto che già tende a fuggir via lacerandola. Il nascituro allora entra più distintamente nella vita dei sogni, il suo cervello rovesciato come uno specchio di quello di sua madre né riproduce con tanta forza la immaginazione che né comunica la forma alle sue proprie membra. Sua madre è per lui allora ciò che Dio è per noi, è una provvidenza sconosciuta, invisibile, alla quale egli aspira al punto di identificarsi a tutto ciò ch’ella ammira, Egli tiene a lei, vive per lei e non la vede, non può néppure comprenderla e, se potesse filosofare, egli negherebbe forse l’esistenza personale e l’intelligenza di questa madre che non è ancora per lui altro che una prigione fatale ed un apparecchio conservatore. A poco a poco però questa servitù lo impaccia, egli si agita, si tormenta, soffre, sente che la vita sta per finire. Arriva un’ora di angoscia e di convulsione, i suoi legami s’infrangono, egli sente che sta per cadere nel baratro dell’ignoto. Il fatto è compiuto, egli precipita, una sensazione dolorosa lo colpisce, uno strano freddo lo prende, egli da un ultimo sospiro che si muta in un primo grido; egli è morto alla vita embrionale, è nato alla vita umana!”

  56. Salve a tutto, vorrei segnalare la mostra in corso al palazzo reale di milano fino al 17 marzo 2013 che celebra il 17° centenario dell’emanazione a Milano nel 313 d.C., da parte dei due Augusti Costantino e Licinio, delle disposizioni note come l’editto di Milano. Esse assicuravano la liceità del cristianesimo e di tutte le altre fedi religiose in tutto l’impero romano, segnando quindi un momento epocale nel superamento del paganesimo. Un tentativo successivo di restauro del quale si ebbe poi con l’imperatore Giuliano, detto l’apostata.

  57. ippogrifo11

    Davvero preziosa, oltre che utilissima, l’opportunità di disporre e rendere disponibile uno spazio interattivo dove “raccordare la sapienza millenaria alle nuove scienze umane”. Come “Scienza della Vita”, la Scienza Ermetica non può rimanere estranea, guardando con indifferenza, allo sviluppo del pensiero umano teso alla conoscenza del mondo che lo circonda. Un confronto aperto, libero dai preconcetti ammuffiti propri al vecchio modo di approcciarsi all’universo dell’ermetismo magico tradizionale, potrà quanto meno contribuire a liberare dal ciarpame intellettuale e pseudo-dottrinario del sottobosco esoterico il sentiero sul quale intendono avviarsi i ricercatori sinceri. Formulo perciò l’augurio che questo spazio diventi un punto di incontro delle idee e una finestra aperta su un orizzonte di Luce e Salute.

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